I borghi sardi di dicembre si trasformano in piccoli mondi incantati con “Magie di Natale” e programmi natalizi diffusi: alberi luminosi, mercatini artigianali, luci che accendono vicoli e iniziative che uniscono famiglie e visitatori. Arzachena guida la scena con un calendario ricco, mentre Marrubiu, Narbolia e Terralba nell’Oristanese propongono atmosfere intime tra tradizioni e luci festive.
Arzachena: Magie di Natale nei borghi e nel centro
“Magie di Natale” ad Arzachena parte l’8 dicembre con l’accensione dell’albero in piazza Risorgimento, inaugurando un programma di 37 eventi fino all’Epifania che coinvolge centro storico e frazioni come Cannigione, Porto Cervo e Baja Sardinia. Si trovano villaggi natalizi con casa di Babbo Natale (apertura 18 dicembre in piazza Risorgimento), mercatini, degustazioni enogastronomiche e spettacoli di strada per bambini. Concerti stellari animano il calendario: Francesco Demuro all’Ama Auditorium (16 dicembre), Ricchi e Poveri a Porto Cervo (27 dicembre) e Achille Lauro per Capodanno allo stadio Biagia Pirina (31 dicembre).
Marrubiu, Narbolia e Terralba: le vie del Natale oristanese
Nell’Oristanese, Marrubiu, Narbolia e Terralba ospitano mercatini, presepi e luminarie nei centri storici durante “Le vie del Natale”, con bancarelle di artigianato, dolci sardi e animazioni per famiglie. A Terralba spicca il “Gran Galà dello Sport” natalizio al Teatro Comunale, un evento di festa comunitaria con premiazioni e spettacoli, integrato da luci e alberi nei borghi. Questi programmi, organizzati da Comuni e Pro Loco, trasformano le piazze in salotti caldi, ideali per passeggiate serali tra vin brulé e canti tradizionali.
Luci, alberi e iniziative nei borghi suggestivi
Ogni comune punta su illuminazioni artistiche: ad Arzachena le frazioni come Cannigione (dal 14 dicembre) e Porto Cervo (dal 10 dicembre) si accendono con musiche e food truck. Marrubiu e Narbolia enfatizzano i presepi viventi e le casette enogastronomiche lungo le vie principali, mentre Terralba unisce sport e festa con eventi aggregativi fino a gennaio. Sono occasioni per scoprire borghi autentici, con meno folla e prezzi accessibili, perfetti per weekend natalizi slow.
Dopo mesi di viaggio attraverso i paesi più autentici della Sardegna, Autunno in Barbagia 2025 giunge al suo commovente e gioioso epilogo. L’ultimo weekend della manifestazione, il 13-14 Dicembre, porta le cortes aperte in due comunità che custodiscono con fierezza il patrimonio più vivo della tradizione isolana: Ortueri e Orune. Un finale in bellezza, all’insegna della musica sacra più antica d’Europa, dell’artigianato prezioso e di un’atmosfera dove l’Avvento sardo mostra il suo volto più suggestivo.
Un itinerario per veri intenditori, per chi vuole cogliere l’essenza più pura e spirituale della Barbagia, ascoltando voci che riecheggiano da secoli e scoprendo gesti artigiani che resistono al tempo.
Ortueri: Il Paese dei Canti a Cuncordu e dei Tessuti
Come Arrivare: Ortueri si trova nel Mandrolisai, a circa 90 km da Cagliari. Si raggiunge percorrendo la SS131 Carlo Felice fino all’uscita per Samugheo, per poi seguire le indicazioni per Ortueri lungo la SP. Cosa Vedere Oltre le Cortes:
Chiesa di San Nicola di Bari: La parrocchiale del paese, che con la sua mole domina il centro abitato.
Area Archeologica di Santa Maria de Urri: Nei dintorni, i resti di un insediamento nuragico e di una chiesa campestre testimoniano una storia antichissima.
Paesaggio del Mandrolisai: Ortueri è immerso in un territorio di dolci colline, vigneti e sugherete, perfetto per brevi passeggiate.
Cosa Fare durante Cortes Apertas: Ortueri è celebre in tutta l’isola per una tradizione musicale unica al mondo.
I Canti a Cuncordu: Nelle cortes di Ortueri risuonano i canti a cuncordu, una forma di canto polifonico sacro di origine medievale, considerato tra i più antichi d’Europa. Ascoltare questi cori maschili, spesso vestiti con l’abito tradizionale, è un’esperienza emotiva potente e mistica, soprattutto nel periodo dell’Avvento.
La Tessitura Artistica: Le donne di Ortueri sono abilissime tessitrici. Qui potrete ammirare la creazione di tappeti e coperte dai motivi geometrici complessi e dai colori vegetali, una tradizione che si tramanda da generazioni.
I Sapori del Mandrolisai: Il gusto è quello del celebre vino Mandrolisai, dei formaggi pecorini stagionati e della carne di maiale trasformata in salsicce e prosciutti. Il tutto innaffiato da un buon vino rosso.
Orune: Il Paese delle Fonti e dell’Oro Filigranato
Come Arrivare: Orune si trova a circa 30 km da Nuoro. Si raggiunge facilmente percorrendo la SS129 in direzione Buddusò/Sassari, l’uscita è ben segnalata. Cosa Vedere Oltre le Cortes:
Fonti Sacre Su Tempiesu: A pochi km dal paese, uno dei monumenti più importanti della Sardegna nuragica: un tempio a pozzo dedicato al culto delle acque, perfettamente conservato e di straordinaria bellezza architettonica.
Il Centro Storico: Un dedalo di viuzze e piazzette lastricate che si affacciano su panorami mozzafiato del Monte Albo e del Supramonte.
Chiesa di San Giovanni Battista: La parrocchiale che custodisce un pregevole altare ligneo.
Cosa Fare durante Cortes Apertas: Orune è un centro di eccellenza per un artigianato tra i più pregiati dell’isola.
L’Oro di Orune: Il paese è famoso per i suoi maestri orafi specializzati nella filigrana sarda, una tecnica raffinatissima che crea gioielli delicati e preziosi. Nelle cortes li vedrete all’opera, intenti a plasmare l’oro e l’argento per creare buttones, giuncaggi e orecchini.
I Sapori della Pastorizia: La cucina è legata alla pastorizia: formaggi di pecora e capra, porceddu (maialino arrosto) e pane carasau appena sfornato.
L’Atmosfera Natalizia: A metà dicembre, l’atmosfera è già profondamente natalizia. Le cortes si riempiono di luci calde e profumi di dolci speziati, creando un’ambientazione magica e raccolta.
Consigli per il Weekend del 13-14 Dicembre 2025
Pianificazione dell’Itinerario: Il consiglio è di dedicare il sabato a Orune per ammirare la luce sull’oro filigranato e la domenica a Ortueri, per immergersi nell’atmosfera spirituale dei canti, perfetta per la giornata di festa.
Prenotazione: Prenotare è consigliabile. Cercate un B&B in uno dei due paesi o nelle immediate vicinanze per vivere appieno l’atmosfera serale.
Cosa Portare:
Abbigliamento caldo e elegante. Le serate di dicembre sono fredde e l’atmosfera, soprattutto per i canti, è particolarmente suggestiva e rispettosa.
Un registratore vocale per catturare i canti a cuncordu (chiedendo sempre il permesso).
Cosa Comprare:
A Ortueri, un manufatto tessile è il ricordo per eccellenza.
A Orune, un gioiello in filigrana è un investimento in bellezza eterna e un pezzo di tradizione sarda da tramandare.
Spostamenti: L’auto è necessaria. La distanza tra i due paesi è di circa 45 minuti di auto attraverso strade provinciali.
Questo ultimo weekend non è un addio, ma un arrivederci. Ortueri e Orune, con la potenza mistica dei loro canti e la luce preziosa dei loro gioielli, sigillano con emozione unica un viaggio indimenticabile attraverso l’anima della Barbagia. È il regalo perfetto che la Sardegna più autentica fa a sé stessa e a chi ha avuto la fortuna di percorrerla, lasciando nel cuore la promessa di ritornare.
La Sardegna a dicembre è l’isola che si rivela davvero, lontana dal caos estivo: borghi accesi da luci natalizie, mercati profumati di torrone e pan’e saba, strade vuote dove ogni saluto è sincero. Visitarla in questo periodo significa immergersi in un’autenticità che i mesi caldi nascondono, tra tradizioni vive e un ritmo lento che invita a sentire il battito dell’isola.
Autenticità senza maschere turistiche
In dicembre la Sardegna abbandona il volto da cartolina per mostrare le sue radici: pastori che rientrano dai pascoli invernali, famiglie che preparano la cena della Vigilia attorno al ceppo acceso, processioni silenziose nei paesi interni. Si cammina per vicoli di borghi come Collinas o Berchidda senza code, entrando in chiese con presepi artigianali e chiacchierando con gli abitanti che condividono storie di “sa nott’e xena”. È l’occasione per assaggiare piatti veri – fave con lardo fumanti, malloreddus fatti in casa – in osterie che d’estate sono prese d’assalto.
Meno folla, più spazi per se stessi
Senza le migliaia di auto e ombrelloni, l’isola respira: spiagge deserte come quelle del Poetto o di Chia diventano passeggiate meditative con il mare d’inverno che sussurra, mentre Cagliari si gode mercatini natalizi in Corso Vittorio senza gomiti. Nei weekend si raggiungono luoghi magici – il Gennargentu innevato, terme di Fordongianus, cantine del Cannonau – con parcheggi facili e sentieri solitari, perfetti per chi cerca pace invece di selfie affollati.
Prezzi che premiano chi sceglie l’inverno
Dicembre è economico: hotel e agriturismi calano del 50-70% rispetto all’estate, voli low-cost atterrano a Cagliari o Olbia con tariffe dimezzate, e mangiare bene costa meno perché i prodotti sono di stagione e locali. Un weekend con pernottamento, cene tipiche e visite a fiere natalizie come quella di Cagliari si chiude sotto i 200 euro a persona, lasciando spazio per extra come degustazioni o un massaggio termale.
Atmosfera locale e calore comunitario
L’atmosfera è quella di casa: luci soffuse nei paesi, vin brulé nei mercatini, canti corali alla messa di mezzanotte che uniscono generazioni. I sardi aprono le porte – letteralmente – con ospitalità che sa di camino e caffè forte, trasformando un semplice viaggio in un’esperienza di appartenenza. È il momento in cui l’isola, mite e accogliente (15°C medi), regala tramonti sul mare senza fretta e albe silenziose che ricaricano l’anima.
I dolci di Natale sardi raccontano una Sardegna fatta di miele, mosto cotto, frutta secca e profumi di agrumi, portando in tavola storie di feste contadine e lunghe sere d’inverno attorno al focolare. Su pan’e saba, papassini, caschettas, torrone di Aritzo e Tonara e mostaccioli sono protagonisti assoluti, perfetti da abbinare a vini dolci e liquori dell’isola.
Su pan’e saba: il pane delle feste
Su pan’e saba (o pane di sapa) nasce dall’incontro tra il pane e la sapa, il mosto d’uva cotto lentamente per ore fino a diventare uno sciroppo denso e ambrato. È un dolce ricco, arricchito da frutta secca, uvetta, scorza d’agrumi e spezie, considerato da molti “il dolce del Natale per eccellenza” nelle case sarde.
Tradizionalmente veniva preparato in famiglia nei giorni precedenti le feste, spesso in grandi quantità da condividere con parenti e vicini, quasi fosse un pane “benaugurale” da spezzare insieme. In abbinamento, sono ideali vini dolci sardi come Moscato di Cagliari o Malvasia di Bosa, oppure una Vernaccia di Oristano passita, che ne esaltano le note di frutta secca e mosto cotto.
Papassini: i biscotti del Natale
I papassini (o pabassini) devono il loro nome all’uva passa (pabassa in sardo), ingrediente chiave di questi grandi biscotti romboidali di pasta frolla arricchiti con mandorle, noci, scorza di limone e spesso ricoperti da una glassa bianca. Sono diffusi in tutta l’isola, con varianti locali che prevedono l’aggiunta di sapa, liquori all’anice o cannella a seconda della zona.
Un tempo venivano preparati non solo per Natale ma per l’intero periodo delle feste, perché si conservano a lungo e si prestano a essere offerti agli ospiti insieme al caffè o al vino dolce. L’abbinamento ideale è con un Moscato o con una Malvasia morbida e aromatica, ma anche con liquori tipici come il mirto dolce o la filu ‘e ferru servita in piccole dosi a fine pasto.
Caschettas: gioielli di pasta e mandorle
Le caschettas (o caschettas di Belvì) sono dolci tipici delle Barbagie: sottili nastri di pasta avvolgono un ripieno profumato a base di mandorle, miele o zucchero, scorza d’arancia, spezie e talvolta sapa. La loro forma arrotolata, che ricorda piccole spirali o anelli, le rende subito riconoscibili e molto scenografiche nei vassoi delle feste.
Si tratta di dolci di origine antica, legati alle occasioni speciali come matrimoni e ricorrenze religiose, poi entrati stabilmente anche nel repertorio natalizio. Con le caschettas si sposano bene vini dolci non troppo invadenti, come una Malvasia o un passito leggero, che accompagnano le mandorle senza coprirne il profumo.
Torrone di Aritzo e Tonara
Il torrone sardo è un grande classico dell’inverno e del Natale, preparato con miele, albume d’uovo e frutta secca (mandorle, noci o nocciole), spesso racchiuso tra due ostie sottili. I centri più famosi sono Aritzo e soprattutto Tonara, in Barbagia, dove la tradizione artigianale del torrone è documentata da secoli ed è diventata un simbolo identitario.
Rispetto ad altri torroni italiani, quello sardo si distingue per l’uso abbondante del miele e, nelle versioni più tradizionali, per la quasi assenza di zucchero, che rende il gusto più naturale e aromatico. A tavola si abbina bene a un Moscato di Cagliari o a una Vernaccia dolce, ma anche a un calice di vino passito o a un liquore alle erbe servito a piccole sorsate.
Mostaccioli: dolci speziati dell’Oristanese
I mostaccioli (mustatzolos) sono dolci tipici dell’Oristanese: impasti compatti a base di farina, miele o zucchero, spezie e agrumi, spesso dalla consistenza soda e profumata. Hanno origini molto antiche e venivano preparati per feste religiose e fiere, perché si conservano a lungo e migliorano con il passare dei giorni.
Nel periodo natalizio i mostaccioli compaiono spesso accanto a pan’e saba e papassini, completando il “trittico” dei dolci da credenza. La loro struttura compatta e speziata si abbina bene con vini dolci strutturati (come alcuni passiti) o con un bicchierino di liquore di arancia o di mirto, che richiama le note agrumate e balsamiche del dolce.
Un vassoio di Natale tutto sardo
Mettere insieme su pan’e saba, papassini, caschettas, torrone di Aritzo e Tonara e mostaccioli significa portare in tavola, in un solo vassoio, l’isola intera: dalle Barbagie all’Oristanese, passando per i paesi del vino e del miele. Ogni dolce racconta un modo diverso di usare ingredienti poveri ma ricchi di significato – uva, cereali, mandorle, miele – trasformandoli in piccoli rituali di festa.
Per un finale di pranzo perfettamente sardo, si può proporre una piccola degustazione: assaggiare un pezzetto di ogni dolce affiancandolo a un calice di Moscato, Malvasia o Vernaccia dolce, lasciando che siano i sapori a raccontare la storia del Natale in Sardegna.
Il penultimo, magico atto di Autunno in Barbagia 2025 si svolge il 6-7-8 dicembre 2025 nel paese più alto della Sardegna. Fonni, arroccato a 1000 metri sul livello del mare tra le cime del Gennargentu, per il ponte dell’Immacolata (6-7-8 Dicembre) chiude la manifestazione con un weekend speciale di tre giorni, dove il fresco profumo di montagna si mescola all’atmosfera festosa dell’Avvento.
Un appuntamento per vivere la Barbagia nella sua veste più suggestiva: tra paesaggi imbiancati dalla prima neve, tradizioni gastronomiche robuste e una fede sentita e profonda. Un’esperienza che scalda il cuore nonostante il freddo.
Fonni: Il Balcone sul Gennargentu
Come Arrivare: Fonni si trova a circa 120 km da Cagliari e 50 km da Nuoro. Si raggiunge percorrendo la SS389 Var Nuoro-Lanusei, l’uscita è ben segnalata. Data l’altitudine, in inverno è sempre bene verificare le condizioni meteo e la percorribilità delle strade. Cosa Vedere Oltre le Cortes:
Santuario della Madonna dei Martiri: Il cuore spirituale di Fonni. Questo santuario, meta di pellegrinaggi, custodisce un simulacro della Madonna molto venerato e un ciclo di affreschi di grande valore.
Basilica di San Giovanni Battista: La parrocchiale del paese, imponente e ricca di opere d’arte, domina il centro storico.
Monte Spada e i Sentieri del Gennargentu: Per i più avventurosi, partono da Fonni alcuni dei sentieri più belli per esplorare il massiccio del Gennargentu. Con un po’ di fortuna, potrete camminare in un paesaggio innevato.
Museo della Cultura Pastorale: Per comprendere il profondo legame tra Fonni e la transumanza.
Cosa Fare durante Cortes Apertas: L’atmosfera a Fonni è unica, un mix di tradizione barbaricina e clima natalizio.
I Sapori della Montagna d’Inverno: Le cortes profumano di legna bruciata e di piatti caldi e corroboranti. È il regno della carne di maiale (salsicce, prosciutti, salsiccia ossata), dei formaggi stagionati e delle minestre di lenticchie e fave. Il tutto accompagnato da un corposo Cannonau.
L’Artigianato del Freddo: L’artigianato qui è fatto per resistere all’inverno: lavorazione della lana per creare coperte pesantissime (bisacce), calde berritte e guanti, e lavorazione del legno per utensili e mobili robusti.
L’Atmosfera dell’Avvento: Il weekend coincide con la festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre), che segna l’inizio del periodo natalizio. L’atmosfera è festosa, le strade si illuminano di luci e si respira un’aria di attesa e comunità. Potrete assaggiare i primi dolci natalizi.
Un Weekend Speciale: La Festa dell’Immacolata
Il fatto che Cortes Apertas si svolga in concomitanza con il ponte dell’Immacolata aggiunge un layer di festa e significato alla visita.
Eventi Religiosi: La festa dell’Immacolata è molto sentita. Potrete assistere alle funzioni religiose solenni e forse a una piccola processione, immergendovi in una tradizione viva.
Inizio del Natale: Molte famiglie approfittano del ponte per addobbare le case. Vedrete preparativi e decorazioni che si intrecciano con le attività delle cortes, creando un’atmosfera magica.
Alta Stagione Invernale: È il momento in cui Fonni si prepara alla stagione sciistica sulle piste di Bruncu Spina. L’energia è quella di una località di montagna in fermento.
Consigli per il Weekend del 6-7-8 Dicembre 2025
Prenotazione Obbligatoria: Questo è uno dei weekend più gettonati dell’anno per Fonni, sia per Autunno in Barbagia che per il ponte festivo. Prenotate con largo anticipo l’alloggio in hotel, B&B o agriturismo.
Come Vestirsi: Abbigliamento da Alta Montagna:
Scarponcini impermeabili e caldi.
Giacca a vento pesante, cappello, sciarpa e guanti.
A strati, per adattarsi ai cambi di temperatura tra l’esterno e il calore delle cortes.
Cosa Portare a Casa: Una coperta di lana caldissima o un dolce natalizio artigianale sono il ricordo perfetto.
Spostamenti: L’auto è necessaria. Verificate sempre le condizioni della strada (SS389) prima di partire, soprattutto in caso di neve o ghiaccio. Le catene a bordo sono altamente consigliate.
Gusta la Lentezza: Questo è un weekend da vivere al caldo. Trascorretelo entrando in ogni corte, scaldandovi con un bicchiere di vino o una minestra calda, chiacchierando con gli artigiani e assaporando il clima di festa che precede il Natale.
Fonni offre la chiusura più spettacolare possibile per Autunno in Barbagia. È l’incontro tra la tradizione piú antica e la magia dell’inverno che avanza. Un’esperienza che vi lascerà nel cuore il calore dell’accoglienza barbaricina e il ricordo di un paese che, arroccato sul suo tetto, guarda verso il cielo e le feste imminenti.
In inverno la Sardegna cambia volto: i grandi flussi turistici lasciano spazio ai borghi, che nel periodo natalizio si accendono di luci, presepi diffusi e antichi riti comunitari. Tra case in pietra, vicoli stretti e chiese romaniche, molti paesi dell’interno e del nord dell’isola diventano un vero presepe a cielo aperto, dove ogni angolo racconta una storia.
Il presepe, in tutte le sue forme, resta uno dei simboli più amati del Natale sardo, capace di unire spiritualità, artigianato, gastronomia e voglia di stare insieme. Non si tratta solo di una scena da ammirare, ma di un’esperienza da vivere camminando per le vie, incontrando figuranti, cori e profumi di dolci e vin brulé.
Berchidda e Bono: i “borghi del Natale”
Berchidda, nel nord Sardegna, è conosciuto come uno dei “paesi dei presepi”: con la manifestazione Notte de Chelu, gli otto rioni allestiscono presepi a grandezza naturale, spesso accompagnati da cori polifonici che si esibiscono nelle strade e nelle piazze. Passeggiare tra le installazioni significa entrare e uscire da piccole scenografie che raccontano la Natività con materiali semplici, luci calde e richiami al mondo agropastorale.
Anche Bono, nel Goceano, vive il Natale come una festa diffusa grazie a “Presepe in Carrela”, iniziativa in cui i vari quartieri del paese allestiscono presepi lungo le vie e nei cortili, trasformando l’intero centro storico in un percorso tematico. I visitatori possono così scoprire angoli nascosti del borgo mentre seguono un itinerario scandito da luci, musica e scene della Natività reinterpretate in chiave locale.
Collinas e Castelsardo: borghi-presepe tra colline e mare
Nel Sud Sardegna, Collinas è noto come “paese di presepi”: durante le feste ogni via, finestra e cortile si anima di piccole e grandi rappresentazioni, fino a creare una vera galleria a cielo aperto. Il borgo, raccolto tra le colline, offre così un’atmosfera intima e suggestiva, perfetta per un pomeriggio lento tra luci soffuse, chiese di pietra e scorci panoramici.
Sul mare, Castelsardo durante il periodo natalizio viene spesso descritto come un presepe naturale: il borgo medievale arroccato, illuminato da migliaia di luci, sembra sospeso tra cielo e acqua. Le sue viuzze, le case addossate alla roccia e le decorazioni natalizie rendono la passeggiata verso la rocca e la cattedrale un’esperienza che richiama l’idea stessa di “paese-presepe”.
Presepi viventi e riti comunitari
Accanto ai presepi statici, in diversi paesi sardi si organizzano presepi viventi in cui gli abitanti indossano abiti d’epoca, riaprono vecchie case e cantine e mettono in scena antichi mestieri. In luoghi come Calangianus, ad esempio, la rappresentazione si snoda tra le strade del quartiere storico di Santa Giusta, con figuranti, botteghe ricostruite e arrivo dei Re Magi che coinvolge tutto il paese.
Questi eventi non sono solo spettacolo ma veri riti comunitari: famiglie, associazioni e gruppi parrocchiali collaborano per mesi, creando un forte senso di appartenenza e trasformando il Natale in un progetto condiviso. Per chi visita, il presepe vivente diventa l’occasione per conoscere dall’interno la vita del borgo, tra assaggi di prodotti tipici, musica tradizionale e racconti degli abitanti.
Presepi speciali: pane, grotte e quartieri antichi
Tra i presepi più particolari spicca quello di Olmedo, dove all’interno della chiesa romanica di Nostra Signora di Talia viene realizzato un suggestivo presepe di pane: figure e scenografie sono scolpite nella pasta, unendo devozione e arte panaria locale. È un esempio di come l’artigianato tradizionale entri nella rappresentazione sacra, valorizzando saperi antichi attraverso la simbologia natalizia.
In molti borghi medievali, come Bosa, la sfida è creare il presepe più bello nei vicoli e nelle scalinate: durante eventi come “Natale a Bosa tra Arte e Tradizione” famiglie e associazioni allestiscono scene della Natività in angoli pittoreschi del centro storico. Il risultato è un itinerario diffuso in cui ogni scorcio diventa un set, tra pietra, luci e addobbi che esaltano la struttura del borgo.
Consigli per chi vuole visitare i borghi-presepe
Chi desidera scoprire i presepi e i riti natalizi nei borghi sardi dovrebbe pianificare il viaggio tra il ponte dell’Immacolata e l’Epifania, quando si concentrano la maggior parte degli eventi. È utile verificare i programmi aggiornati di comuni e pro loco, perché date e orari dei presepi viventi cambiano di anno in anno, spesso in funzione del meteo.
Per vivere al meglio l’esperienza, conviene scegliere pochi borghi in una stessa area (per esempio Berchidda, Bono e Bosa nel nord-ovest, oppure Collinas e altri paesi del Sud Sardegna) e fermarsi almeno una notte, così da godersi sia le luci serali sia l’atmosfera lenta del mattino. Unendo visite culturali, assaggi di prodotti tipici e partecipazione ai riti, il viaggio di Natale in Sardegna diventa un percorso immersivo dentro i “borghi-presepe” dell’isola.
Dal 1° dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 il cuore del Natale a Cagliari sono i Mercatini tradizionali tra Piazza Yenne e Corso Vittorio Emanuele II, con casette in legno, luci e animazione. L’ingresso è gratuito e troverai artigianato, prodotti tipici, street food, casetta di Babbo Natale ed eventi per famiglie distribuiti lungo tutto il periodo.
Il bello dei mercatini cagliaritani è che sono integrati nel centro storico: puoi fare shopping natalizio e, nello stesso tempo, raggiungere a piedi il quartiere di Castello, la Marina e Stampace per una passeggiata tra vicoli, locali e punti panoramici sul golfo. La sera, le luminarie su piazza e corso trasformano questa parte della città in un salotto all’aperto dove fermarsi per un aperitivo o una cioccolata calda.
Castello di Babbo Natale a San Michele
Uno degli appuntamenti più attesi dalle famiglie è il “Castello di Babbo Natale” al Castello di San Michele, che per alcuni weekend di dicembre diventa una piccola Lapponia affacciata sulla città. Nelle sale del maniero giudicale si organizzano incontri con Babbo Natale, laboratori creativi, allestimenti tematizzati e percorsi pensati per i bambini.
La posizione panoramica del Castello permette di unire l’esperienza natalizia a una vista spettacolare su Cagliari illuminata, ideale per foto al tramonto o in notturna. È consigliabile controllare in anticipo le date precise di apertura e, se previsto, la prenotazione per fasce orarie, perché l’affluenza nelle giornate di punta può essere alta.
Wonderland e pista di ghiaccio
Dal 5 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026 Cagliari ospita Wonderland Sardegna, grande parco divertimenti natalizio allestito nell’area del Centro Commerciale I Fenicotteri (zona Santa Gilla). L’ingresso all’area è gratuito, mentre giostre, pista di pattinaggio sul ghiaccio e giochi sono a pagamento, con apertura tutti i giorni dalle 16:00 alle 21:30.
Wonderland propone giostre per tutte le età, aree food a tema, luci e musica, diventando il punto di riferimento per chi vuole una serata “da luna park” durante le feste. La grande pista di pattinaggio sul ghiaccio è l’attrazione simbolo: perfetta per famiglie, coppie e gruppi di amici che vogliono vivere un momento davvero invernale anche senza neve.
Fiera Natale: shopping al coperto
La Fiera Natale 2025 si svolge nel quartiere fieristico di Cagliari (ingresso viale Diaz) nei weekend 6–7–8, 13–14 e 20–21 dicembre, con orario continuato. L’ingresso è gratuito e gli stand propongono artigianato, prodotti agroalimentari, vini, idee regalo, oltre ad aree dedicate ai bambini e momenti di animazione.
È il posto giusto per chi cerca regali originali o vuole fare scorta di specialità sarde per le cene delle feste, ma anche per chi desidera un’alternativa al chiuso nelle giornate di pioggia o vento. Grazie agli spazi ampi della fiera, l’esperienza è adatta anche alle famiglie con passeggini e a chi preferisce evitare la folla delle vie più strette del centro.
Come organizzare il tuo Natale a Cagliari
Per un weekend completo, si può dedicare la prima giornata al centro storico, tra mercatini, shopping natalizio e vista panoramica da Castello, e la seconda a Wonderland e Fiera Natale. Chi viaggia con bambini può inserire il Castello di Babbo Natale come tappa centrale, alternando momenti ludici ad attività più culturali come musei o passeggiate lungomare.
Il clima di dicembre è in genere mite (intorno ai 14–16 °C), quindi bastano un buon capo antivento e strati leggeri per godersi la città a piedi fino a sera. Prenotare con anticipo alloggio in centro o nei quartieri vicini consente di muoversi quasi esclusivamente a piedi o con i mezzi pubblici, senza stress da parcheggio durante gli orari di punta.
L’ultimo weekend di novembre segna una tappa più intima e raccolta nel viaggio di Autunno in Barbagia. Lontani dai flitti più consistenti, Gadoni e Oniferi aprono le loro cortes in un’atmosfera di autentica tranquillità, invitando a scoprire storie di miniere abbandonate, di natura rigenerante e di un artigianato che resiste nel silenzio.
Un itinerario per viaggiatori curiosi, per chi cerca la Sardegna più nascosta e desidera immergersi in un’autenticità senza tempo, lontano dalla folla, ascoltando il suono del vento tra i boschi e le storie di comunità resilienti.
Gadoni: Il Paese della Miniera e dei Castagni
Come Arrivare: Gadoni si trova nel cuore del Mandrolisai, a circa 100 km da Cagliari. Si raggiunge percorrendo la SS128 Centrale Sarda fino al bivio per Gadoni, per poi imboccare una strada provinciale che si inerpica tra i boschi. Cosa Vedere Oltre le Cortes:
Ex Miniera di Funtana Raminosa: Un sito di archeologia industriale di grande suggestione. Questa era una delle miniere di rame più importanti d’Europa, ora abbandonata. I suoi edifici in rovina, immersi in una natura che si riprende i suoi spazi, creano un paesaggio malinconico e potentemente evocativo.
I Boschi di Castagni: Il territorio di Gadoni è ricoperto da estesi boschi. A fine novembre, con i primi freddi, il fogliame crea un tappeto color oro perfetto per passeggiate rigeneranti.
Chiesa di San Pietro: La parrocchiale del paese, semplice e accogliente, domina la piazza principale.
Cosa Fare durante Cortes Apertas: L’atmosfera a Gadoni è legata indissolubilmente alla sua storia mineraria e ai frutti del bosco.
La Memoria della Miniera: Nelle cortes, gli anziani minatori diventano narratori. Attraverso foto d’epoca, attrezzi originali e racconti appassionati, rivivono le fatiche e la vita della comunità legata alla miniera. È una memoria viva e toccante.
I Sapori del Bosco: Il profumo di castagne arrosto e di funghi porcini trifolati domina le viuzze. Assaggerete piatti robusti della tradizione mineraria, come minestre di legumi e pecora in capotto, insieme alla polenta di castagne.
L’Artigianato Utile: L’artigianato qui è funzionale: la lavorazione del legno per creare utensili da lavoro e la produzione di cesti in castagno (iscrarionis) resistenti e profumati.
Oniferi: Il Paese dei Ponti e dei Telai Antichi
Come Arrivare: Oniferi si trova a soli 15 km da Nuoro, lungo la SS129 in direzione Bitti. È facilmente raggiungibile e la sua posizione offre un colpo d’occhio notevole. Cosa Vedere Oltre le Cortes:
Il Ponte Romano e il Ponte di Chèru: Oniferi è noto per i suoi ponti antichi che scavalcano il Rio Cedrino. Il Ponte Romano (o Medievale) è un’ardita costruzione a schiena d’asso che rappresenta uno dei simboli del paese.
Chiesa di San Francesco: Custodisce un Cristo ligneo del ‘400 di pregevole fattura.
Il Panorama: Dall’abitato si gode di una splendida vista sulla Valle del Cedrino e sul Supramonte.
Cosa Fare durante Cortes Apertas: Oniferi offre un’esperienza di quieta scoperta, fatta di gesti antichi e sapienza manuale.
L’Arte della Tessitura: Oniferi vanta una tradizione tessile antichissima. Nelle cortes, le abili tessitrici lavorano su telai verticali tradizionali, creando tappeti e copriletti dai motivi geometrici complessi e dai colori naturali, un’eredità che si tramanda di madre in figlia.
I Sapori della Valle: La cucina qui è influenzata dalla vicinanza al fiume e ai pascoli. Formaggi di capra, pane carasau fragrante e dolci a base di formaggio fresco e miele.
Storie di Ponti e Pellegrini: Le cortes diventano anche luogo di racconto, dove si narrano storie di viandanti, pellegrini e commercianti che per secoli hanno attraversato quei ponti, unendo le comunità della Barbagia.
Consigli per il Weekend del 29-30 Novembre 2025
Pianificazione dell’Itinerario: Questo è un weekend da vivere con lentezza. Dedicate una giornata intera a ciascun paese per assaporarne l’atmosfera unica. Godetevi una mattinata a Oniferi con la sua luce chiara e un pomeriggio a Gadoni con la sua luce più calda e le ombre lunghe che esaltano il paesaggio della miniera.
Prenotazione: La prenotazione non è difficile ma è comunque consigliata per trovare l’alloggio più caratteristico. Cercate un agriturismo nei dintorni per una full immersion nella natura.
Cosa Portare:
Scarpe da trekking comode per una passeggiata verso la miniera di Gadoni o lungo il fiume a Oniferi.
Abbigliamento caldo. A fine novembre in quota le temperature sono basse, soprattutto la sera.
Una torcia per esplorare gli esterni della miniera con più atmosfera.
Cosa Comprare:
A Gadoni, un cesto in castagno o un prodotto a base di castagna.
A Oniferi, un manufatto tessile è il ricordo più prezioso e autentico.
Spostamenti: L’auto è necessaria. Le strade che collegano i due paesi sono strette e molto panoramiche, perfette per chi guida con calma godendosi il viaggio.
Questo weekend non è fatto di clamori, ma di echi lontani: il rombo dei macchinari della miniera ormai silenziosi, il ticchettio ritmico del telaio, il fruscio delle foglie secche sotto i piedi. Gadoni e Oniferi sono la scelta perfetta per chiudere in bellezza e tranquillità il mese di novembre, scoprendo due gioielli segreti della Barbagia.
Nel cuore della penisola del Sinis, dove il vento accarezza i cespugli di macchia mediterranea, un ritrovamento straordinario ha sconvolto il mondo dell’archeologia e riscritto le pagine della storia sarda. Sono i Giganti di Mont’e Prama, un esercito di statue di pietra misteriose e maestose, che per millenni hanno vegliato su una necropoli, custodendo segreti di una civiltà perduta.
Cosa Sono i Giganti di Mont’e Prama?
I Giganti di Mont’e Prama sono un insieme di statue nuragiche in calcare, scolpite a tutto tondo e di dimensioni colossali, alte fino a 2 metri e mezzo. Non sono semplici monoliti, ma sculture complesse e ricche di dettagli che rappresentano figure umane idealizzate.
Queste statue possono essere suddivise in tre tipologie principali:
Guerrieri: Sono le figure più numerose. Indossano un elmetto cornuto o a calotta e impugnano con la mano destra un pugnale appoggiato sul petto, mentre con la sinistra reggono uno scudo protettivo. Alcuni presentano una protezione per gli occhi, una sorta di visiera.
Arcieri: Indossano una corta corazza e un gonnellino. Sono caratterizzati dall’impugnare un arco con la mano sinistra, mentre la destra doveva tendere la corda (oggi perduta). Sulla testa portano un elmo con due corna.
Pugilatori: Forse le figure più iconiche. Sono protetti da un guantone armato che ricopre l’avambraccio e tengono sollevato sopra la testa uno scudo rigido, come per colpire. Indossano solo un gonnellino corto.
Queste statue non erano isolate: facevano parte di una scena complessa. Erano accompagnate da modelli di nuraghe in miniatura e da betili (pietre sacre), creando un complesso rituale unico nel suo genere.
La Loro Storia: una Scoperta Sensazionale e un Mistero Millenario
La storia dei Giganti è un’avventura che inizia per caso e si dipana tra misteri irrisolti.
La Scoperta (1974): Tutto ebbe inizio quando un contadino, arando il suo campo nella località di Mont’e Prama, urtò contro qualcosa di duro: era una testa di pietra. Gli scavi che seguirono portarono alla luce migliaia di frammenti: teste, corpi, arti, tutti frantumati in antico.
Il Mistero della Distruzione: Perché le statue furono deliberatamente spezzate e sistemate con cura sopra le tombe della necropoli? Non si sa con certezza. Forse fu un atto rituale, forse un gesto di profanazione durante un conflitto. Il mistero avvolge ancora la loro fine.
Il Restauro e la Rinascita: Per decenni, i frammenti sono rimasti nei magazzini. Solo tra il 2005 e il 2011, un ambizioso progetto di restauro ha permesso di ricomporre, come un gigantesco puzzle, 38 statue (25 guerrieri, 6 arcieri, 5 pugilatori e 16 modelli di nuraghe). Un lavoro che ha ridato vita a questi eroi di pietra.
Perché Sono Così Importanti? Una Rivoluzione Archeologica
L’importanza dei Giganti di Mont’e Prama è immensa e ha rivoluzionato la comprensione della civiltà nuragica.
Antichità Assoluta: Sono le più antiche statue a tutto tondo del Mediterraneo occidentale, antecedenti ai Kouroi greci. Sono state realizzate tra il XI e il IX secolo a.C., in piena Età del Ferro. Questo colloca la Sardegna nuragica al centro di una rete di scambi culturali sofisticati.
L’Anello Mancante: Fino al loro ritrovamento, si conoscevano solo le piccole statuine in bronzo. I Giganti dimostrano che i Nuragici erano in grado di realizzare sculture monumentali, colmando un vuoto nella storia dell’arte sarda. Sono il trait d’union ideale tra le più antiche statue-menhir e le successive statue bronzee.
Una Società Complessa: La realizzazione di un simile complesso scultoreo richiedeva maestranze specializzate, una committenza potente e una società gerarchica e organizzata. Dimostra l’esistenza di una classe aristocratica di guerrieri che celebrava se stessa e i propri eroi.
Un Messaggio di Potere: Il sito non era un semplice cimitero. Era un heroon, un santuario dedicato al culto degli antenati eroici. Esponeva al mondo la potenza e la legittimità del clan dominante, un messaggio di potere scolpito nella pietra.
Dove Vederli: l’Incontro con i Giganti
Oggi è possibile ammirare questi straordinari reperti in due location d’eccezione:
Museo Archeologico Nazionale di Cagliari: Qui è esposta la collezione principale dei Giganti. Le statue sono allestite in una sala spettacolare che ne esalta la maestosità e permette di osservare da vicino ogni dettaglio.
Museo Civico “Giovanni Marongiu” di Cabras: Il museo nel paese più vicino al ritrovamento ospita altre statue e i preziosissimi modelli di nuraghe. Visitarlo significa calarsi nel territorio di origine dei Giganti.
Consiglio di Viaggio: Per un’esperienza completa, visita prima il museo di Cabras per respirare l’atmosfera del Sinis, e poi recati a Cagliari per la visione d’insieme. Il sito di Mont’e Prama stesso è visitabile e, sebbene le statue non siano più lì, camminare sulla terra che le ha custodite per secoli è un’emozione intensa.
Vedere i Giganti di Mont’e Prama non è una semplice visita museale. È un incontro. È guardare negli occhi scolpiti di un guerriero di 3000 anni fa e sentire l’eco di una civiltà orgogliosa, raffinata e potente, che ha scelto la pietra per diventare immortale.
Hai già avuto la fortuna di incontrare i Giganti? Quale statua ti ha colpito di più?
Lontano dal frastuono delle coste, nel cuore geometrico della Sardegna, si stende un altopiano di rara bellezza e quiete: il Sarcidano. Terra di confine tra Barbagia e Trexenta, questa regione storica è un autentico forziere di tesori archeologici, paesaggi pastorali e tradizioni immutate. Preparati a scoprire una Sardegna autentica, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso.
Cosa Vedere: un Viaggio nella Storia e nella Natura
Il Sarcidano è una destinazione per viaggiatori curiosi, amanti della storia e della natura incontaminata.
1. Laconi: il Regno della Pietra e dei Menhir Il borgo di Laconi è la porta orientale del Sarcidano e una tappa imperdibile.
Castello Aymerich: Arroccato su uno sperone di roccia, il suo profilo medievale domina il paese. Sebbene diroccato, il castello emana un fascino misterioso e offre una vista mozzafiato sull’altopiano.
Museo dei Menhir: Laconi è la “capitale dei menhir” sardi. Il museo ospita una collezione straordinaria di queste antiche statue-stele preistoriche, scolpite con figure umane stilizzate, simboli solari e pugnali. È un viaggio affascinante in un passato risalente al Neolitico.
Parco Aymerich: Un polmone verde che circonda il castello, con sentieri ombreggiati, sorgenti naturali e cascatelle. Un luogo ideale per una passeggiata rigenerante.
2. Isili e il Complesso Nuragico di Is Paras A pochi minuti da Laconi, Isili custodisce uno dei gioielli dell’archeologia sarda.
Nuraghe Is Paras: Questo nuraghe è famoso per la sua tholos (cupola) perfetta, una delle più alte e spettacolari di tutta la Sardegna. Salire all’interno e alzare lo sguardo verso la perfetta volta a cerchi concentrici è un’esperienza che lascia senza fiato.
3. Il Santuario dei Cavalli di Gesturi L’altopiano della Giara di Gesturi si estende in parte nel Sarcidano. Questo tavolato basaltico è un ecosistema unico, famoso per essere l’habitat dei cavallini della Giara, una razza antica e selvatica di piccoli cavalli. Un’escursione sulla Giara al tramonto, per avvistare questi splendidi animali allo stato brado, è un’esperienza magica e indimenticabile.
4. I Borghi Autentici Percorrendo le strade del Sarcidano, vale la pena esplorare i suoi borghi, dove la vita scorre tranquilla:
Nurri, arroccato su un colle granitico.
Orroli, con il suo bel castello medievale.
Esterzili e Escolca, piccoli centri dove respirare l’atmosfera autentica della Sardegna più interna.
Quando Andare: Ogni Stagione ha il suo Incanto
Primavera (Aprile-Giugno): È la stagione ideale. L’altopiano si ricopre di un manto verde e fiorito, le temperature sono miti e perfette per il trekking e le escursioni in mountain bike.
Estate (Luglio-Settembre): Le giornate sono calde, ma le serate sono fresche e piacevoli. È il periodo perfetto per le sagre paesane e per godersi le feste in piazza.
Autunno (Ottobre-Novembre): I colori dei boschi esplodono in tonalità di rosso, giallo e arancione. È il tempo della raccolta delle castagne e dei funghi, e l’atmosfera è suggestiva.
Inverno (Dicembre-Febbraio): Il clima è rigido e a volte può nevicare, regalando paesaggi fiabeschi. È la stagione della quiete, perfetta per rifugiarsi in un agriturismo e assaporare la cucina calda e robusta.
Cosa Assaggiare: i Sapori della Terra e dell’Arte Pastorale
La cucina del Sarcidano è genuina, legata alla pastorizia e ai prodotti della terra.
I Formaggi: Qui si produce un Pecorino Sardo DOP di altissima qualità. Assaggiatelo fresco, semi-stagionato o stagionato (il famoso “Fiore Sardo”). Da provare anche la Fruca, un formaggio fresco aromatizzato con il finocchietto selvatico.
I Panificati: Il pane è sacro. Cercate il pane carasau tradizionale e il civraxu, un pane grande e scuro a lunga lievitazione.
La Carne: Agnello e maiale sono i protagonisti. Provate l’agnello arrosto allo spiedo, il porceddu (maialino da latte) e i salumi artigianali come la salsiccia secca.
I Dolci: Oltre ai classici seadas e pabassinas, cercate i dolci del territorio, spesso a base di formaggio fresco e miele.
Il Vino: Il Sarcidano rientra nell’area di produzione della DOC Mandrolisai, un vino rosato o rosso da uvae Cannonau, Bovale e Monica, dal sapore corposo e fruttato.
Come Arrivare
Il Sarcidano è facilmente raggiungibile, ma avere un’auto propria è essenziale per esplorarlo.
In Aereo: Gli aeroporti di riferimento sono Cagliari-Elmas (circa 1 ora e 15 min di macchina) e Olbia (circa 2 ore e 30 min).
In Auto:
Da Cagliari: Prendere la SS131 Carlo Felice in direzione Nord. Poco dopo Senorbì, svoltare per la SS128, che porta direttamente nel cuore del Sarcidano (Laconi, Nurallao).
Da Nuoro: Prendere la SS129 in direzione Sud-ovest verso Mamoiada e quindi la SS128 in direzione Laconi.
In Treno: La linea ferroviaria ARST Mandas-Arbatax è un’esperienza di viaggio indimenticabile, il famoso Trenino Verde. Attraversa il Sarcidano con paesaggi da sogno, ma ha corse limitate.
Consigli di Viaggio
Prendetevi il vostro tempo: Il Sarcidano non si corre, si assapora. Passeggiate senza fretta per i borghi, fermatevi a parlare con gli anziani, perdetevi nelle stradine di campagna.
Prenotate un agriturismo: È il modo migliore per vivere la cultura locale, assaggiare prodotti a km zero e godere della tranquillità della campagna.
Scegliete scarpe comode: Per esplorare l’area di Laconi, il Nuraghe Is Paras e la Giara di Gesturi, sono fondamentali.
Il Sarcidano non grida la sua bellezza, la sussurra. È per chi cerca l’anima più vera e meno conosciuta della Sardegna, ed è pronto ad ascoltarla.