Categoria: Luoghi

  • Alla scoperta di Tiscali: il villaggio segreto nel cuore del Supramonte

    Alla scoperta di Tiscali: il villaggio segreto nel cuore del Supramonte

    Immagina un villaggio talmente ben nascosto da essere invisibile fino a quando non ci sei dentro. Nella suggestiva cornice del Supramonte, al confine tra i comuni di Dorgali e Oliena, sorge Tiscali: un sito archeologico unico in Sardegna e uno dei più affascinanti dell’intero Mediterraneo .

    Ciò che rende speciale questo luogo è la sua posizione: il villaggio è costruito interamente all’interno di un’enorme dolina carsica, una sorta di voragine naturale sulla cima del Monte Tiscali (518 metri di altitudine) . Un’ampia apertura nella parete rocciosa è l’unico accesso a questa cavità, e il villaggio non è visibile finché non si raggiunge il suo interno . In origine, il sito era una grotta carsica, ma il successivo crollo della volta ha creato questo riparo naturale, poi colonizzato da una rigogliosa vegetazione di lecci, ginepri e lentischi . Un tempo, il villaggio è stato forse l’estremo rifugio per le genti nuragiche che resistevano all’avanzata romana .

    Cenni storici: un rifugio nel tempo

    Le origini di Tiscali risalgono all’Età del Bronzo, tra il XV e il IX-VIII secolo a.C. . Il sito venne poi frequentato e ristrutturato in epoca romana (II-I secolo a.C.) , un periodo in cui probabilmente fungeva da ultimo baluardo per le popolazioni locali in fuga dai dominatori . La sua esistenza è nota solo da poco più di un secolo: fu scoperto casualmente da alcuni carbonai alla fine dell’Ottocento e visitato per la prima volta dallo storico Ettore Pais nel 1910 .

    Struttura del villaggio

    Il sito è composto da due distinti agglomerati di abitazioni, per un totale di circa 70 capanne, distribuite su un’area di circa 5.000 m² .

    • Area Nord: Qui si trovano quaranta capanne di forma tondeggiante e ovale, tipiche dell’architettura nuragica. Presentano pareti sottili e ingressi sormontati da architravi in legno di ginepro .
    • Area Sud-Ovest: Un secondo nucleo è composto da circa trenta abitazioni più piccole, con pianta quadrata o rettangolare. In questa zona sono evidenti due fasi costruttive: una più antica a secco, con pietre di medie e grandi dimensioni (di chiara origine nuragica), e una più recente con pareti di piccole pietre miste a malta, risalente probabilmente al periodo romano .

    Purtroppo, decenni di incuria e saccheggi da parte di tombaroli hanno danneggiato il sito, che oggi conserva solo una parte della sua struttura originaria .

    Quando visitarlo

    Il sito archeologico di Tiscali è visitabile tutto l’anno, con orari che variano a seconda della stagione :

    • Da maggio a settembre: 9:00 – 19:00 .
    • Da ottobre ad aprile: 9:00 – 17:00 .

    Il periodo ideale per una visita è la tarda primavera o l’autunno, quando le temperature sono miti e il paesaggio è rigoglioso. L’estate può essere molto calda, mentre in inverno i sentieri potrebbero essere scivolosi.

    Come arrivare e sentieri

    Raggiungere Tiscali è un’avventura in sé. L’escursione è classificata come di livello Escursionistico (E), adatta a chi è in buona forma fisica e ha un minimo di familiarità con i sentieri di montagna . È obbligatorio indossare scarpe da trekking e portare con sé una scorta d’acqua .

    Esistono due percorsi principali per arrivare al villaggio :

    1. Dal versante di Oliena (Sentiero n.410): La partenza è dalla Valle di Lanaitho, nei pressi delle sorgenti di Su Gologone. Questo è il percorso più gettonato. Si percorre un sentiero che sale in modo piuttosto ripido fino alla “spaccatura” (Sa Harpidura) che dà accesso alla dolina. Si tratta di un’escursione di circa 2,35 km con un dislivello di 350 metri e una durata di circa 1,5 ore per la salita .
    2. Dal versante di Dorgali (Sentiero n.411): La partenza è dal ponte Sa Barva, nella valle di Oddoene. Il percorso segue il fiume Flumineddu e poi risale la ripida “scala di Surtana” .

    Informazioni utili per la visita

    Prima di metterti in cammino, ecco alcune informazioni pratiche per organizzare al meglio la tua escursione.

    • Biglietto d’ingresso: Per accedere al sito è necessario acquistare un biglietto, che viene venduto direttamente all’ingresso. È importante sapere che il pagamento è possibile solo in contanti, poiché la zona non è coperta da servizio POS .
    • Tariffe: (dati aggiornati al 2026)
      • Intero: € 6,00 .
      • Ridotto: € 3,00 .
      • Gruppi: € 4,00 a persona .
    • Visite guidate e organizzazione: Il sito è gestito dalla Cooperativa Ghivine di Dorgali . È possibile visitarlo in autonomia, ma dato che il sentiero non è sempre segnalato in modo impeccabile e l’ultimo tratto può essere insidioso, è fortemente consigliato rivolgersi a una guida escursionistica locale o a una delle cooperative del territorio . Le escursioni organizzate hanno un costo che si aggira intorno ai 50€ a persona e spesso includono il trasporto con fuoristrada fino al punto di partenza del sentiero .
    • Contatti: Per informazioni, puoi contattare il numero +39 349 442 5552  o fare riferimento al sito del Museo Archeologico di Dorgali .

    Visitare Tiscali significa immergersi in una Sardegna autentica e selvaggia, dove storia, natura e avventura si fondono in un’esperienza indimenticabile. È un viaggio nel tempo e nel cuore più profondo dell’isola.

  • Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Nella Sardegna centro-occidentale, a pochi chilometri da Oristano, si apre uno dei paesaggi più affascinanti e autentici dell’isola: la Penisola del Sinis . Questo lembo di terra, lungo circa 30 chilometri e racchiuso dall’Area Marina Protetta più estesa d’Italia, è un mosaico di spiagge di quarzo, stagni popolati da fenicotteri, falesie a picco sul mare e un patrimonio storico che affonda le radici in epoche lontanissime . Al centro di questa straordinaria ricchezza, le rovine di Tharros raccontano una storia lunga quasi duemila anni.

    Tharros: un viaggio nella storia millenaria

    Tharros è molto più di un semplice sito archeologico. È un luogo in cui si percepisce il peso della storia, un museo a cielo aperto che si affaccia su un mare cristallino. La sua fondazione risale alla fine dell’VIII secolo a.C., quando i Fenici scelsero questo punto strategico della penisola per stabilirvi una città . L’insediamento sorse in un’area già frequentata in epoca nuragica, come testimoniano i resti del villaggio dell’età del Bronzo sulla collina di Su Muru Mannu .

    I Fenici, abili navigatori e commercianti, sfruttarono la posizione di Tharros per i loro traffici nel Mediterraneo, come dimostrano i raffinati manufatti e le ceramiche d’importazione (attiche, ioniche, corinzie) rinvenuti nell’area, che testimoniano una straordinaria vivacità commerciale già nel periodo arcaico .

    Dalla potenza cartaginese alla grandezza romana

    A partire dalla seconda metà del VI secolo a.C., Tharros entrò nell’orbita di Cartagine, che ne fece un centro strategico e una delle capitali provinciali dell’isola. In questo periodo la città venne monumentalizzata con una poderosa cinta fortificata, il cui tracciato è ancora in parte visibile, e con edifici sacri di grande impatto, come il cosiddetto “tempio delle semicolonne doriche”, un imponente basamento con semicolonne doriche risparmiate sulla roccia viva . Il tophet, il santuario fenicio-punico a cielo aperto, divenne in questa fase uno dei più importanti del Mediterraneo, con migliaia di urne e oltre 300 stele .

    Nel 238 a.C., dopo la prima guerra punica, Tharros passò sotto il controllo di Roma. La città non perse il suo ruolo, anzi: durante l’età repubblicana e imperiale conobbe un periodo di grande prosperità e rinnovamento . Il centro venne trasformato urbanisticamente: le strade furono lastricate in basalto, fu realizzato un sistema fognario e venne costruito un acquedotto che portava l’acqua fino a un grande edificio, il castellum aquae, posto all’incrocio tra le due vie principali . Oggi è possibile ammirare i resti di tre complessi termali, di cui uno trasformato in epoca paleocristiana, e le fondamenta di numerose case e botteghe artigiane .

    Il declino e l’abbandono

    Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Tharros, governata da Vandali e Bizantini, iniziò un lento declino, segnato dalle incursioni saracene . Nel 1050 d.C., la città fu definitivamente abbandonata . Il Giudice Orzocco I de Lacon-Zori trasferì la capitale del Giudicato di Arborea e la sede vescovile nella vicina Oristano . Un celebre detto popolare, “e sa cittad’e Tharros, portant sa perda a carros” (“dalla città di Tharros portano le pietre a carri”), testimonia che le sue pietre furono utilizzate per costruire la nuova città .

    Cosa vedere nell’area archeologica oggi

    Camminare tra le rovine di Tharros significa attraversare diverse epoche. Le strutture più visibili risalgono al periodo romano e paleocristiano. Tra queste, è possibile osservare:

    • I resti delle terme: tre impianti termali in diversi stati di conservazione, che mostrano la raffinatezza della vita pubblica in epoca romana .
    • Il Tophet: il santuario fenicio-punico, uno degli esempi più importanti di questo tipo di luogo di culto nel Mediterraneo occidentale .
    • Il basamento del tempio monumentale: con le sue caratteristiche semicolonne doriche, un’icona del sito .
    • Le strade e le fondamenta: le antiche vie lastricate e i resti di abitazioni e botteghe che raccontano la vita quotidiana .
    • Il battistero paleocristiano: una delle terme fu riadattata a edificio sacro, a testimonianza del periodo tardo-antico .

    Informazioni pratiche per la visita

    • Come arrivare: Tharros si trova nel comune di Cabras, a circa 20 km da Oristano. Si raggiunge facilmente in auto seguendo la SS292 e poi la SP6 verso San Giovanni di Sinis .
    • Biglietteria: È attiva una nuova biglietteria presso l’Infopoint turistico di San Giovanni di Sinis, nella piazza principale, oltre a quella tradizionale all’ingresso dell’area archeologica. Qui è possibile acquistare i biglietti e anche il servizio di trenino panoramico che accompagna i visitatori fino al sito, ideale per chi ha difficoltà motorie .
    • Orari e costi: Il sito è visitabile tutto l’anno. In estate è aperto dalle 9:00 fino al tramonto . Il costo del biglietto d’ingresso è di circa 6 euro (ridotto 4 euro) .
    • Visite guidate: Sono disponibili in loco e sono altamente consigliate per comprendere la complessa stratificazione storica del sito .
    • Consigli: Il sito è ampio e presenta poche zone d’ombra. Si consigliano scarpe comode, cappello e una scorta d’acqua, soprattutto nei mesi estivi .

    Oltre Tharros: i tesori della Penisola del Sinis

    La visita a Tharros può essere il punto di partenza per esplorare le altre meraviglie del Sinis. A pochi passi si trova il borgo di pescatori di San Giovanni di Sinis, con la sua antica chiesa paleocristiana . La penisola è famosa per le sue spiagge uniche, come Is Arutas, detta la “spiaggia del riso” per la sua sabbia di quarzo bianco e rosato . Da non perdere anche lo Stagno di Cabras, un paradiso per il birdwatching dove è facile avvistare i fenicotteri rosa, e l’affascinante borgo di San Salvatore di Sinis, famoso per la Corsa degli Scalzi e per essere stato location di film western .

  • Sulcis-Iglesiente: tra miniere, mare e vigneti, il cuore autentico della Sardegna

    Sulcis-Iglesiente: tra miniere, mare e vigneti, il cuore autentico della Sardegna

    C’è una Sardegna che va oltre le cartoline delle spiagge da sogno e i tramonti sulla Costa Smeralda. È una terra segnata dal sudore e dal silenzio, dove la roccia racconta storie di fatica e di riscatto. È il Sulcis-Iglesiente, l’angolo sud-occidentale dell’isola che custodisce un patrimonio unico al mondo: quello delle sue miniere, un’epopea industriale che ha plasmato paesaggi, comunità e identità per secoli .

    Un patrimonio mondiale da scoprire

    Il Sulcis-Iglesiente è oggi al centro di un’importante iniziativa: la candidatura del suo patrimonio storico minerario a Patrimonio dell’Umanità UNESCO . Un riconoscimento che coronerebbe un percorso iniziato nel 1997, quando il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna divenne il primo al mondo a essere riconosciuto dall’UNESCO . Un territorio che, con le sue 28 amministrazioni comunali unite in una rete, sta lavorando per trasformare le ferite del passato in un’opportunità di sviluppo sostenibile e turismo culturale .

    La storia: un’epopea di lavoro e lotte

    L’attività mineraria in questa zona ha radici antichissime. Già i Romani, e prima ancora i Fenici e i Punici, estraevano piombo, argento e zinco da queste montagne . Ma è a partire dall’Ottocento, e soprattutto nel Novecento, che il Sulcis Iglesiente è diventato uno dei principali distretti minerari d’Italia .

    Il carbone e la nascita di Carbonia. La scoperta del carbone portò alla fondazione, voluta da Mussolini, della città di Carbonia nel 1938 . Un intero centro abitato, progettato in un anno, per ospitare migliaia di famiglie di minatori . Oggi, la sua eredità è custodita nella Grande Miniera di Serbariu, trasformata in un affascinante Museo del Carbone e divenuta un punto di riferimento del Percorso europeo del patrimonio industriale .

    Le lotte operaie e gli eccidi. La vita in miniera era durissima. Le condizioni di lavoro, i soprusi e lo sfruttamento portarono a momenti di forte tensione sociale. Il 1904 fu segnato dai moti di Buggerru, ricordati come la prima strage operaia d’Italia, un episodio drammatico che segnò la storia del movimento sindacale italiano . Altre vittime si contarono l’11 maggio 1920 .

    La crisi e la rinascita. Il declino del settore, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, portò a un progressivo abbandono e a una crisi economica e demografica che ha lasciato ferite ancora aperte . Oggi, però, queste stesse terre stanno vivendo una rinascita. Il turismo lento e la riscoperta del patrimonio industriale e culturale offrono nuove prospettive a un territorio che non vuole dimenticare il suo passato, ma trasformarlo in un futuro possibile .

    I luoghi simbolo: dove la storia incontra il mare

    Porto Flavia. È il gioiello dell’ingegneria mineraria, un’opera unica al mondo . Non una miniera, ma un porto d’imbarco del minerale, scavato a 600 metri all’interno della montagna, a picco sul mare . Fu progettato dall’ingegnere Cesare Vecelli nel 1924 e prende il nome dalla figlia Flavia . Due gallerie sovrapposte e nove enormi silos permettevano di caricare fino a 10.000 tonnellate di minerale direttamente sulle navi alla fonda . Di fronte, si erge lo scoglio Pan di Zucchero, il faraglione più alto del Mediterraneo, a creare un contrasto mozzafiato tra la durezza del lavoro e la bellezza selvaggia della natura . Oggi, Porto Flavia è visitabile con guide turistiche .

    Le laverie di Nebida e Buggerru. Le coste del Sulcis Iglesiente sono punteggiate da altre testimonianze dell’epopea mineraria. A Nebida, la Laveria Lamarmora sorge su una scogliera a strapiombo sul mare, mentre a Buggerru si possono esplorare la miniera Malfidano e la suggestiva Galleria Henry . Per gli amanti del trekking, la zona è un paradiso di sentieri che si affacciano sull’azzurro .

    Il Cammino Minerario di Santa Barbara: un viaggio a passo d’uomo

    Per scoprire questo mondo in modo autentico, esiste un itinerario unico: il Cammino Minerario di Santa Barbara . Un percorso ad anello di oltre 500 chilometri e 30 tappe che ripercorre le antiche vie utilizzate dai minatori, collegando borghi, siti archeologici e miniere dismesse . Una “infrastruttura culturale” che ha saputo unire 28 comuni in un progetto di valorizzazione e riscatto .

    I “Sentieri del Carignano”: enogastronomia e cultura

    Da questo cammino si dirama un itinerario tematico: “I Sentieri del Carignano” . Un percorso che intreccia la memoria mineraria con la sorprendente viticoltura del Carignano del Sulcis DOC. Questo vitigno, introdotto dagli Aragonesi nel 1300, ha trovato nei terreni sabbiosi del Sulcis Iglesiente un ambiente ideale, sfuggendo alla fillossera e producendo vini di grande carattere . Camminando tra i vigneti secolari, si può degustare il frutto di una terra che ha saputo trasformare il dolore in bellezza .

    I borghi tra terra e mare

    Oltre alle miniere, il Sulcis Iglesiente è un mosaico di borghi affascinanti, isole e coste selvagge. Iglesias, la città più importante, con la sua cattedrale romanico-gotica Carloforte, sull’isola di San Pietro, con la sua parlata ligure e l’antica tradizione della tonnara Sant’Antioco, isola e città tra le più antiche del Mediterraneo, legata alla figura del santo patrono della Sardegna . E poi Portoscuso, Gonnesa, Tratalias, ognuno con la sua storia e i suoi tesori . Un mare di spiagge e calette incontaminate, come quelle di Cala Domestica e Masua, fanno da cornice a un paesaggio unico .

    Come arrivare

    Il Sulcis-Iglesiente è facilmente raggiungibile. L’Aeroporto di Cagliari-Elmas dista circa 60 km da Iglesias . Da Cagliari, si percorre la SS 130 . La zona è servita anche da treni e autobus .

  • Piscinas e le sue dune: il “piccolo Sahara” della Sardegna

    Piscinas e le sue dune: il “piccolo Sahara” della Sardegna

    Nel cuore della Costa Verde, nella Sardegna sud-occidentale, si cela un paesaggio che sembra uscito da un altro continente. Le dune di Piscinas, con le loro imponenti montagne di sabbia dorata che si gettano direttamente nel mare turchese, offrono uno spettacolo unico nel suo genere, tanto da essere soprannominate il “piccolo Sahara italiano” .

    Un deserto di sabbia e mare

    Il sistema dunale di Piscinas si estende per circa 28 chilometri quadrati nel territorio di Arbus, digradando dolcemente dai rilievi collinari fino alla linea di costa . Le dune, tra le più alte vive d’Europa, raggiungono i 100 metri di altezza e si spingono verso l’interno per circa due chilometri, modellate incessantemente dal vento di maestrale che continua a plasmarle .

    La spiaggia, lunga 7 chilometri, è un rifugio ideale per chi cerca luoghi selvaggi e lontani dal turismo di massa . Un tempo patrimonio del National Geographic, l’area è oggi patrimonio UNESCO, e la sua bellezza è stata celebrata anche in produzioni cinematografiche e nel videoclip di “Due Vite” di Marco Mengoni .

    La storia tra natura e industria

    La formazione di queste imponenti dune è un processo iniziato migliaia di anni fa, con l’abbassamento del livello del mare durante le glaciazioni che permise l’emergere di vasti fondali sabbiosi, poi modellati dai venti .

    Ma la storia di Piscinas è indissolubilmente legata anche all’attività mineraria. L’unico edificio presente sulla spiaggia è l’antico magazzino minerario, dichiarato monumento nazionale nel 1985 . Faceva parte di un complesso sistema di estrazione e trasporto dei minerali provenienti dalle vicine miniere di Gennamari e Ingurtosu . Il minerale veniva trasportato qui tramite vagoncini su una breve ferrovia e poi imbarcato su bilancelle alla volta di Carloforte . Oggi, i resti dei binari e dei vagoni arrugginiti raccontano il silenzioso tramonto di quell’epopea industriale .

    Il Rio Piscinas, che scorre a nord della zona, è talvolta chiamato “fiume Rosso” perché alimentato anche da acque provenienti da gallerie minerarie dismesse, che ne tingono le acque . Un passato che lascia ancora il segno su questo paradiso naturale .

    Un ecosistema unico

    Nonostante l’aspetto desertico, l’area di Piscinas è viva e ricca di biodiversità . Sulla sabbia e sui pendii delle dune crescono piante resistenti come il ginepro, il lentisco, la ginestra e l’euforbia . Lungo il rio Naracauli si trovano invece tamerici e giunchi .

    La fauna è altrettanto affascinante: l’area è un rifugio per il raro cervo sardo e per la testuggine mediterranea . La spiaggia, inoltre, è spesso scelta dalla tartaruga marina Caretta caretta per la deposizione delle uova .

    Come raggiungere le dune di Piscinas

    Raggiungere Piscinas è un’avventura che fa già parte dell’esperienza. Il percorso più breve e semplice parte da Arbus :

    1. Da Arbus, percorri la SS 130 in direzione di Fluminimaggiore.
    2. Prosegui sulla SS 126.
    3. Svolta a destra seguendo le indicazioni per Ingurtosu/Piscinas .
    4. Dopo aver superato le suggestive rovine delle miniere, ti troverai di fronte a una strada sterrata di circa 10 chilometri, facilmente percorribile con qualsiasi auto, che ti condurrà direttamente al parcheggio vicino alla spiaggia .

    Un percorso alternativo, più panoramico ma più impegnativo, segue la litoranea della Costa Verde passando per la spiaggia di Portu Maga .

    Cosa vedere nei dintorni

    La zona di Piscinas offre numerose attrazioni che meritano una visita:

    • Le Miniere di Ingurtosu e Montevecchio: un affascinante viaggio nell’archeologia industriale sarda, tra edifici e gallerie che raccontano un secolo di storia mineraria .
    • La Spiaggia di Scivu: conosciuta come la “spiaggia parlante”, per la sua sabbia che produce un caratteristico suono quando viene calpestata .
    • Torre dei Corsari: un’altra splendida spiaggia della Costa Verde, con la sua caratteristica sabbia rossastra che crea un forte contrasto con il mare .
    • Il Villaggio di Arbus: un paese ricco di tradizioni, con il suo Museo del Coltello Sardo e l’affascinante centro storico .

    Piscinas è un luogo di rara bellezza dove il deserto incontra il mare, un’esperienza che lascia senza fiato e che racconta una Sardegna autentica, fatta di natura selvaggia, storia mineraria e silenzio, lontana dai percorsi più battuti.

  • Muravera e Costa Rei: tra spiagge celebri e calette segrete nel Sarrabus

    Nel sud-est della Sardegna, il territorio di Muravera e il suo gioiello balneare, Costa Rei, offrono uno dei litorali più affascinanti dell’isola. Un tratto di costa di 32 chilometri che racchiude lunghe distese di sabbia dorata, calette nascoste tra le rocce di granito e un entroterra ricco di tradizioni .

    Muravera: cuore pulsante del Sarrabus

    Muravera, un paese di circa 5.000 abitanti sulla costa sud-orientale, è il comune che custodisce questo paradiso . La sua posizione strategica, a circa 70 km da Cagliari e a circa 23 km a nord di Villasimius, lo rende facilmente raggiungibile e una base ideale per esplorare la zona .

    Il territorio è caratterizzato da un microclima ideale, con una temperatura media annua intorno ai 19 gradi, favorito dalla vicinanza di montagne e dalla presenza di acqua dolce . Non a caso, Muravera è famosa per i suoi agrumeti e per la celebre Sagra degli Agrumi che si tiene a fine aprile.

    Costa Rei: la spiaggia regina

    Costa Rei è il nome che evoca immagini di paradiso: un litorale di circa 8 chilometri di sabbia finissima e dorata che si estende dallo Scoglio di Peppino fino a Capo Ferrato . La qualità delle sue acque, cristalline e dai fondali che digradano dolcemente, ha ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu . Lonely Planet l’ha definita una delle dieci spiagge più belle del mondo .

    La “Costa del Re”, come viene chiamata, offre tutti i servizi e comfort per una vacanza all’insegna del relax, tra stabilimenti balneari, ristoranti e locali . “Per chi cerca la tranquillità di un buen retiro sul litorale verso nord c’è l’imbarazzo della scelta”, scrive il Corriere della Sera, suggerendo di esplorare le calette nascoste oltre la spiaggia principale .

    Calette nascoste e spiagge poco conosciute

    Oltre la celebre distesa di Costa Rei, la costa si frastaglia in un susseguirsi di piccole baie e insenature che regalano angoli di pace anche in piena estate. “Lungo sentieri trekking e itinerari a cavallo tra cespugli di lentischio, elicriso e cisto, si raggiungono calette segrete e scogli. Dove anche ad agosto ci si ritrova soli davanti all’orizzonte” .

    A sud di Costa Rei (verso Villasimius)

    • Cala Sinzias: Oltrepassato Monte Turno, si apre questa baia di 2 chilometri di sabbia bianca finissima. Acque cristalline e fondale basso la rendono perfetta per le famiglie. È facilmente raggiungibile in auto con diversi parcheggi e offre tutti i servizi, sebbene siano presenti anche ampi spazi liberi .
    • Cala Pira: Raggiungibile con un breve sentiero dopo un comodo parcheggio, questa spiaggia è considerata una delle più suggestive della zona. La sabbia bianchissima e l’acqua trasparente, talvolta con riflessi rosa per frammenti di corallo, incorniciano una baia selvaggia, priva di stabilimenti. Sul promontorio domina la Torre di Cala Pira, un’antica torre di avvistamento spagnola del XVII secolo .
    • Porceddus: Una spiaggia di ciottoli, più adatta a una passeggiata panoramica che a una giornata di mare. Si raggiunge con un sentiero di 20 minuti dalla strada. La vista dall’alto sull’Isola di Serpentara, un santuario naturalistico nell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, è mozzafiato .
    • Punta Molentis: Una caletta a forma di mezzaluna con sabbia bianca e riflessi rosa. L’accesso è regolamentato per preservare l’ecosistema, con un massimo di 600 visitatori al giorno (ingresso a 1 euro). Sono presenti parcheggio a pagamento e servizi in spiaggia .

    A nord di Costa Rei (promontorio di Capo Ferrato)

    • Perda Sacchioni: Un susseguirsi di piccole insenature di sabbia e ghiaia tra le rocce. Un luogo selvaggio e poco frequentato, raggiungibile con una breve camminata dalla pineta dove si può parcheggiare .
    • Cala Zinnibri: Un vero gioiello per chi cerca l’isolamento. Si raggiunge con una camminata di circa 30 minuti da Perda Sacchioni, attraverso un sentiero non segnalato. Una baia solitaria di sabbia fine, dove è possibile trovarsi soli per tutta la giornata .
    • Cala Sa Figu: Conosciuta anche come “Baia delle Anfore” per i reperti romani (anfore) trovati nei suoi fondali, è un’ampia mezzaluna di sabbia bianca divisa al centro da una roccia . Il mare è cristallino e il fondale scende più deciso rispetto ad altre spiagge. Per raggiungerla, si parcheggia in uno spiazzo sulla SP18 e si percorre un sentiero sterrato di circa 1 km . Una volta lì, “il silenzio non è assenza di suoni, ma un sottofondo di vento, salsedine e acqua che scivola lenta sugli scogli” .

    Come arrivare

    Da Cagliari

    L’opzione più comoda e veloce è percorrere la SS 554 (circonvallazione di Cagliari) in direzione Villasimius, per poi immettersi sulla SS 125 verso Muravera. Si percorrono circa 70 km e, senza traffico, si impiega circa un’ora . Chi preferisce un percorso più panoramico e ha tempo, può seguire la litoranea per Villasimius (SP17), godendo di viste mozzafiato fino a Costa Rei .

    Da Villasimius

    La distanza è di circa 23 km. Da Villasimius si può procedere verso nord lungo la costa o seguire le indicazioni per la SS 125 in direzione Muravera .

    L’auto è il mezzo più consigliato per esplorare questa zona e raggiungere le calette più nascoste, spesso servite da strade sterrate .

    Un consiglio finale

    Muravera e Costa Rei sono una destinazione che sa coniugare la bellezza delle spiagge più celebri con la scoperta di angoli di paradiso ancora incontaminati. Per un’esperienza autentica, oltre a godersi la spiaggia principale, lasciatevi guidare dalla curiosità: percorrete gli sterrati e i sentieri che si addentrano nella macchia. Troverete calette come Cala Sa Figu o Cala Zinnibri, dove la natura regna sovrana e il tempo sembra essersi fermato.

  • Le spiagge più belle di Carloforte: la guida completa per l’estate 2026

    Le spiagge più belle di Carloforte: la guida completa per l’estate 2026

    L’Isola di San Pietro è una di quelle destinazioni che non ti aspetti. A due passi dalla costa sud-occidentale della Sardegna, questo lembo di terra racconta una storia diversa: qui si parla un dialetto ligure, le case sono color pastello come a Genova, e il mare… il mare è semplicemente da sogno.

    Carloforte, unico centro abitato dell’isola e tra i Borghi più belli d’Italia , è circondato da un litorale che alterna spiagge di sabbia chiara, calette riparate e falesie scolpite dal vento. Una varietà che rende ogni giornata al mare un’esperienza unica.

    Ecco la guida completa alle spiagge più belle di Carloforte per l’estate 2026, con consigli su accesso, fondali e servizi.

    🏆 La top 5 delle spiagge imperdibili

    1. Spiaggia La Bobba – La perla dell’isola

    Se dovessi scegliere una sola spiaggia a Carloforte, molto probabilmente sarebbe La Bobba. Situata sulla costa sud-occidentale a circa 6 km dal paese, è considerata la spiaggia più famosa e attrezzata dell’isola .

    Il nome ha una storia curiosa: deriva dalla “bobba”, la minestra di fave che i pescatori erano soliti consumare in quest’area durante le pause di lavoro . Oggi, l’atmosfera è ben diversa: sabbia chiara e fine, mare turchese con fondale basso che la rende perfetta per le famiglie con bambini .

    Cosa la rende speciale:

    • Le Colonne – proprio davanti alla spiaggia si ergono due imponenti faraglioni di trachite, simbolo naturalistico di Carloforte e tra i soggetti più fotografati della Sardegna sud-occidentale 
    • Servizi – durante l’estate trovi il chiosco Drafin Blue per ristoro e noleggio ombrelloni 
    • Accesso facile – si raggiunge comodamente in auto con parcheggio nelle vicinanze 

    Tipologia: Sabbia fine e chiara, fondale misto (sabbia e scogli) che digrada dolcemente 

    2. La Caletta – La spiaggia più ampia

    Inserita nell’ampia insenatura di Cala Spalmatore, La Caletta è una delle spiagge più grandi e spettacolari dell’Isola di San Pietro .

    A colpire fin dal primo sguardo è l’armonia tra gli elementi: le rocce dalle sfumature rossastre che incorniciano la baia, la vegetazione rigogliosa che si spinge quasi fino alla riva, e un mare che sfuma dal turchese all’azzurro profondo .

    Perché sceglierla:

    • Spiaggia lunga e sabbiosa, ideale per passeggiate al tramonto
    • Fondale che digrada dolcemente, perfetto per nuotare senza pensieri 
    • Da qui partono sentieri costieri per esplorare calette nascoste 

    Tipologia: Sabbia chiara, fondale basso e sabbioso 

    3. Cala Fico – Il fiordo nascosto

    Se ami la natura selvaggia e le atmosfere da esploratore, Cala Fico ti conquisterà. Situata sul versante nord-occidentale poco prima di Capo Sandalo, questa cala è un piccolo fiordo stretto tra alte pareti di roccia modellate dal maestrale .

    L’accesso richiede una breve camminata, ma ne vale assolutamente la pena: il litorale è di ciottoli e il mare ha un colore smeraldo intenso. La sensazione è quella di entrare in un luogo remoto e silenzioso, frequentato anche dagli appassionati di birdwatching .

    Consiglio: vieni qui se cerchi un’esperienza più intima e lontana dalla folla. Porta scarpette da scoglio e tutto il necessario, perché non ci sono servizi.

    Tipologia: Ciottoli e scogli, fondale roccioso e profondo 

    4. Spiaggia di Girin – Le acque dei caraibi

    La spiaggia di Girin è un piccolo angolo di paradiso che molti definiscono “da atollo tropicale” . Sabbia bianca e finissima, acque cristalline di un intenso colore turchese, fondale sabbioso poco profondo.

    È riparata dal forte vento di Maestrale ed è incorniciata da una folta macchia mediterranea e pini che profumano l’aria . Per questo è molto amata dalle famiglie con bambini, che trovano in questa piccola baia un luogo idilliaco per trascorrere la giornata.

    Tipologia: Sabbia chiara e fine, fondale basso e sabbioso

    5. Spiaggia del Giunco (o Lucchese) – Relax garantito

    La Spiaggia del Giunco (chiamata anche Lucchese) si trova nei pressi delle vecchie saline, facilmente raggiungibile dal paese . È una delle spiagge più comode da raggiungere e per questo molto frequentata, ma mantiene un’atmosfera rilassata.

    Il mare è trasparente e luccicante, di un colore turchese in cui si stagliano l’isolotto di Geniò e le lontane Colonne . Ideale per chi cerca comfort senza rinunciare alla bellezza.

    Tipologia: Sabbia chiara, fondale basso e sabbioso, accesso facilissimo 

    📌 Tutte le spiagge di Carloforte a colpo d’occhio

    SpiaggiaTipologiaAdatta aAccessoFondale
    La BobbaSabbia fine e scogliFamiglie, tuttiFacile (auto)Misto, digradante
    La CalettaSabbia chiaraFamiglie, nuotatoriFacile (auto)Basso, sabbioso
    Cala FicoCiottoli e scogliCoppie, natura selvaggiaMedio (sentiero)Roccioso, profondo
    GirinSabbia bianca fineFamiglie, bambiniFacile (auto)Basso, sabbioso
    GiuncoSabbia chiaraRelax, tuttiFacilissimo (auto/bus)Basso, sabbioso
    Punta NeraScogli, piattaformeSnorkeling, tramontiFacile (auto+sentiero breve)Roccioso, profondo
    GuidiSabbia fineTuttiFacile (auto)Misto
    GeniòSabbia grossaEsploratori, silenzioMedioMisto

    Fonti: 

    🌅 Oltre la sabbia: Capo Sandalo e le meraviglie della costa

    Una menzione speciale merita Capo Sandalo, l’estremità occidentale dell’isola. Qui sorge un faro ottocentesco (costruito nel 1864), oggi automatizzato e considerato uno dei più belli d’Italia . Il promontorio si affaccia su un mare di un azzurro intensissimo, con falesie a picco e cale rocciose.

    Il momento migliore per visitarlo è il tramonto: da quassù lo sguardo abbraccia l’intero tratto di mare verso Gibilterra . Un’esperienza che da sola vale il viaggio a Carloforte.

    Sulla strada per Capo Sandalo, non perdere Cala Vinagra e le Piscine Naturali di Nasca – profonde piscine naturali scavate nella roccia vulcanica, dove l’acqua assume un colore verde smeraldo intenso .

    🚗 Come organizzare la giornata al mare

    Come arrivare alle spiagge

    L’Isola di San Pietro è piccola e si gira bene. Una volta sbarcati a Carloforte, hai diverse opzioni:

    • Auto (consigliata): le spiagge sono tutte raggiungibili in auto. La costa sud e ovest è ben collegata da strade asfaltate. Per Cala Fico e Cala Vinagra servono sterrati, ma percorribili con attenzione.
    • Scooter o bici: ideali per chi ama la libertà e vuole esplorare senza pensieri di parcheggio.
    • Bus locali: collegano il paese alle spiagge principali, ma le corse sono limitate .
    • Escursioni in barca: il modo migliore per vedere la costa da un’altra prospettiva e raggiungere calette altrimenti inaccessibili .

    Consigli pratici per l’estate 2026

    • Prenota in anticipo – Carloforte è piccola e in alta stagione gli alloggi si riempiono velocemente 
    • Porta scarpette da scoglio – molte spiagge hanno tratti rocciosi, specialmente sul versante occidentale
    • Attenzione al maestrale – il vento può soffiare forte, soprattutto a ovest. Le spiagge più riparate sono sul lato sud e est (Bobba, Girin, Guidi) 
    • Rispetta l’ambiente – l’isola è un’area naturale protetta. Porta via i tuoi rifiuti e non calpestare la duna
    • Abbinata cibo e mare – dopo la spiaggia, concediti una cena a base di tonno rosso o cascà (il cous cous tabarchino). Carloforte è famosa per la sua cucina 

    Quando andare

    • Giugno: clima perfetto, mare già caldo, poca folla, prezzi umani – il mese ideale
    • Luglio e agosto: tutto aperto, ma affollato e caro. Prenota con larghissimo anticipo
    • Settembre: mare ancora caldo, folla in calo, prezzi più accessibili – un’ottima alternativa

    🏝️ Perché scegliere le spiagge di Carloforte

    Le spiagge dell’Isola di San Pietro non sono le più famose della Sardegna – e forse è meglio così. Qui non troverai la movida della Costa Smeralda né i resort extralusso. Troverai autenticità, silenzio e un mare che ti lascia senza parole.

    Ogni spiaggia ha la sua anima: La Bobba con i suoi faraglioni e la storia dei pescatori, La Caletta con la sua sabbia infinita, Cala Fico con la sua bellezza selvaggia. E tutte condividono una cosa: un’acqua cristallina che sembra dipinta.

    Che tu venga in famiglia, in coppia o da solo, Carloforte ha la spiaggia giusta per te. L’importante è arrivare preparati, con lo spirito giusto – quello di chi cerca la Sardegna più vera, quella che si racconta sottovoce.

    Buon mare da Carloforte – e non dimenticare di assaggiare il tonno!

  • Monte d’Accoddi: lo Ziggurat sardo che sfida il tempo e l’archeologia

    Monte d’Accoddi: lo Ziggurat sardo che sfida il tempo e l’archeologia

    Sassari custodisce il monumento preistorico più unico del Mediterraneo

    C’è un luogo in Sardegna che non somiglia a nessun altro. Non è un nuraghe, non è una tomba dei giganti, non è un pozzo sacro. È qualcosa di completamente diverso, una struttura che gli archeologi hanno faticato a classificare e che ancora oggi, a distanza di migliaia di anni, continua a sollevare domande e a suscitare stupore.

    Sto parlando di Monte d’Accoddi, un altare prenuragico situato nel territorio di Sassari, a pochi chilometri dalla città, che rappresenta una delle testimonianze archeologiche più enigmatiche e affascinanti non solo della Sardegna, ma dell’intero bacino del Mediterraneo .

    La sua forma, una piattaforma tronco-piramidale a gradoni sormontata da una rampa d’accesso, evoca immediatamente l’immagine degli ziggurat mesopotamici. Ed è proprio per questo che Monte d’Accoddi viene spesso chiamato lo “Ziggurat sardo”. Ma è davvero così? E cosa sappiamo di questo luogo sacro che ha oltre 5.000 anni?


    Il nome e la scoperta

    Il nome Monte d’Accoddi deriva verosimilmente dal sardo logudorese e significa “Monte o collina delle Pietre” . Per secoli, infatti, quella che oggi riconosciamo come una struttura imponente era nascosta sotto un cumulo di terra e detriti che ne avevano fatto una semplice collinetta. Un “monte di pietre”, appunto.

    La scoperta del sito archeologico avvenne nel 1947 da parte di un agricoltore che, lavorando il terreno, si imbatté in manufatti antichi . Fu però nel 1952 che iniziarono i primi veri scavi, condotti dall’archeologo Ercole Contu, proseguiti poi da Santo Tinè tra il 1979 e il 1990 . Fu grazie al loro lavoro che emerse dalla terra una delle strutture più sorprendenti dell’intera preistoria europea.


    La storia: un santuario costruito in due templi

    Le indagini archeologiche hanno rivelato che l’area di Monte d’Accoddi fu frequentata già a partire dal Neolitico medio (V millennio a.C.). Qui sorgevano villaggi di capanne e una necropoli con tombe ipogeiche del tipo domus de janas, appartenenti alla Cultura di Ozieri.

    Ma fu intorno al 4000-3650 a.C. che venne edificata la prima grande struttura sacra .

    Il Tempio Rosso (4000-3500 a.C. circa)

    I popoli della Cultura di Ozieri costruirono un’ampia piattaforma sopraelevata, a forma di tronco di piramide, di circa 27 metri per lato e 5,5 metri di altezza . Vi si accedeva tramite una rampa lunga circa 25 metri . Sulla sommità della piattaforma sorgeva un edificio rettangolare di 12,50 metri per 7,20, interpretato come un tempio o una cella sacra .

    Questo primo santuario è conosciuto come “Tempio Rosso” perché la maggior parte delle sue superfici era intonacata e dipinta con ocra rossa. Sono state trovate anche tracce di giallo e di nero . Oggi, di questa struttura originaria rimangono solo il pavimento e il muro perimetrale, alto circa 70 centimetri .

    Il grande altare a gradoni (2800-2400 a.C. circa)

    All’inizio del III millennio a.C., probabilmente in seguito a un incendio, la struttura venne abbandonata . Ma intorno al 2800 a.C., le genti della Cultura di Abealzu-Filigosa decisero di non ricostruire semplicemente il vecchio tempio. Lo inglobarono, ricoprendolo completamente con un colossale riempimento di terra, pietre e calcare polverizzato.

    Sovrapponendosi al Tempio Rosso, crearono una seconda, imponente piattaforma a gradoni, che è quella che vediamo oggi. Le sue dimensioni sono notevoli: 36 metri per 29 di base, per un’altezza di circa 10 metri . La nuova rampa d’accesso, lunga 41,80 metri, fu costruita sopra quella più antica, come una sorta di “matrioska” architettonica .

    Questo secondo santuario, con la sua forma a gradoni, è quello che ha fatto paragonare Monte d’Accoddi a uno ziggurat mesopotamico .


    Perché è considerato un unicum nel Mediterraneo

    La domanda che da sempre accompagna Monte d’Accoddi è: com’è possibile che una struttura simile sorga in Sardegna?

    Gli ziggurat erano tipici della Mesopotamia (l’odierno Iraq), dove venivano costruiti a partire dal III millennio a.C. come templi a gradoni dedicati alle divinità. Eppure, a migliaia di chilometri di distanza, nella Sardegna del Nord-Ovest, troviamo un monumento che presenta sorprendenti analogie con quell’architettura.

    Non è un caso che Monte d’Accoddi venga definito “unico non solo in Europa, ma nell’intero bacino del Mediterraneo” .

    Ci sono diverse ipotesi:

    1. Contatti con l’Oriente: alcune teorie suggeriscono scambi culturali tra la Sardegna e le civiltà del Mediterraneo orientale nel IV millennio a.C.
    2. Migrazione: più recentemente, gli archeologi G. e M. Webster hanno ipotizzato che il monumento possa essere frutto di una migrazione (forse un esilio) dalla Mesopotamia avvenuta nella prima metà del IV millennio a.C. 
    3. Sviluppo indipendente: altri ritengono che popolazioni diverse, in luoghi distanti, possano essere giunte a soluzioni architettoniche simili in modo autonomo.

    Qualunque sia la risposta, Monte d’Accoddi rimane una testimonianza unica di un culto e di un’architettura che non ha eguali in Occidente.


    Un luogo di sacrifici e rituali

    Cosa accadeva sulla cima di questo altare? Gli scavi hanno fornito indizi preziosi. L’altare era considerato il punto di incontro tra l’umano e il divino . Qui venivano celebrati riti di fertilità e sacrifici animali.

    Ai piedi della piramide a gradoni, gli archeologi hanno rinvenuto grandi accumuli di resti ossei di animali – principalmente pecore, bovini e maiali – riconducibili a pasti sacri e sacrifici . Monte d’Accoddi è considerato uno dei più antichi siti sacrificali dell’Europa occidentale .


    Cosa vedere nell’area archeologica

    Oltre all’imponente altare, il sito di Monte d’Accoddi conserva altri manufatti di grande interesse che meritano una visita :

    ManufattoDescrizione
    Il MenhirAlta 4,40 metri e pesante 5,7 tonnellate, è stato recentemente rialzato nella sua posizione originaria 
    La lastra sacrificaleUn enorme blocco di calcare di 8,2 tonnellate, con sette fori passanti ai bordi che servivano probabilmente per legare le vittime dei sacrifici. Si trova sopra un inghiottitoio naturale 
    La Capanna dello StregoneUn’abitazione con più vani, l’unica del suo genere nell’area, così chiamata per i singolari reperti rinvenuti al suo interno durante gli scavi 
    Le pietre sferoidaliDue grandi sfere di pietra, probabilmente simboli astrali (Sole e Luna) o legate a culti della fertilità 

    Il dibattito sul restauro

    Una nota doverosa: il monumento che vediamo oggi non è esattamente come gli archeologi lo hanno ritrovato. Negli anni ottanta, Monte d’Accoddi fu oggetto di un pesante intervento di restauro. Oggi molti studiosi parlano di ricostruzioni arbitrarie o ingiustificate, soprattutto per quanto riguarda la rampa d’accesso e il posizionamento di alcuni reperti .

    È una critica che va tenuta presente quando si visita il sito: si cammina su una struttura che è stata in parte “ricomposta” e interpretata, più che semplicemente conservata. Resta comunque un luogo di straordinario fascino.


    Informazioni pratiche per la visita

    Se volete visitare Monte d’Accoddi, ecco tutto quello che c’è da sapere :

    • Dove si trova: a circa 13 km da Sassari, lungo la ex Strada Statale 131 in direzione Porto Torres (uscita per Bancali). L’indirizzo preciso è Strada Vicinale Monte d’Accoddi, 4, 07100 Sassari 
    • Orari di apertura:
      • Aprile – Ottobre: martedì – domenica, 9:00 – 18:00
      • Novembre – Marzo: martedì – domenica, 9:00 – 14:00
      • Lunedì: chiuso
    • Biglietti:
      • Intero: € 10,00
      • Ridotto (studenti 6-25 anni, gruppi minimo 10 persone): € 8,00
      • Famiglie: € 5,00 
    • Accessibilità: il sito è parzialmente accessibile a persone con mobilità ridotta (l’area esterna sì, la rampa principale potrebbe presentare difficoltà) 
  • Miniera abbandonata di Ingurtosu: l’atmosfera western della Sardegna a metà primavera

    Miniera abbandonata di Ingurtosu: l’atmosfera western della Sardegna a metà primavera

    C’è un luogo, nella Sardegna sud-occidentale, che sembra uscito da un film di Sergio Leone. Non è un set cinematografico, non è un parco a tema. È Ingurtosu, un villaggio minerario abbandonato che emerge dalla valle de Is Animas come un fantasma di pietra e ruggine, silenzioso eppure incredibilmente vivo .

    Ad aprile, quando la primavera tinge di verde la macchia mediterranea e i fiori selvatici sbocciano tra i cumuli di scorie, questo luogo assume un fascino ancora più intenso. Il profumo del cisto e del lentisco si mescola all’odore di ferro arrugginito, il sole di aprile scalda senza bruciare e l’atmosfera western diventa quasi palpabile .

    Ecco una guida per scoprire Ingurtosu nel mese perfetto, tra storia mineraria, paesaggi da far west e la primavera che trasforma tutto.

    1. Il villaggio fantasma che fu capitale del piombo

    Ingurtosu non è sempre stato questo deserto affascinante. Per oltre un secolo, dalla metà dell’Ottocento fino alla fine degli anni Sessanta, è stato il centro direzionale di una delle più importanti e produttive miniere della Sardegna, insieme alla vicina Gennamari e al complesso di Montevecchio .

    Qui si estraevano piombo, zinco e argento. L’apice della produzione fu a cavallo tra XIX e XX secolo, quando la miniera passò sotto il controllo della società inglese Pertusola Limited di Lord Thomas Brassey, che portò innovazione e sviluppo . In quegli anni, il villaggio arrivò a ospitare fino a 2500 operai – oltre 5000 persone contando le famiglie – che vivevano in un insediamento autosufficiente, con tutti i servizi necessari .

    Oggi, dopo la chiusura definitiva del 1968, restano 9 abitanti residenti . Il resto è un borgo fantasma, un monumento di archeologia industriale che dal 1997 fa parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, inserito nella rete GEO-PARKS dell’UNESCO .

    Il nome e le sue origini

    Il nome Ingurtosu ha due possibili origini, entrambe affascinanti. Potrebbe derivare da su gurturgiu, il gipeto, un avvoltoio che popolava i cieli di quest’area. Oppure essere la contrazione di ingurtidroxiu, che significa “inghiottitoio” – forse in riferimento agli antichi scavi minerari che sembravano inghiottire la terra .

    2. Cosa vedere: un viaggio nell’archeologia industriale

    Visitare Ingurtosu significa camminare attraverso un museo a cielo aperto. Ogni edificio racconta una storia, ogni rudere custodisce un pezzo di memoria.

    Il Castello – il Palazzo della Direzione

    Domina il villaggio da una posizione sopraelevata, quasi a simboleggiare il potere della proprietà sugli operai. Fu costruito intorno al 1870 in stile neomedievale, su imitazione di un castello tedesco, e colpisce per l’elegante balconata chiusa a vetri e la sua imponenza granitica .

    Oggi è in rovina, ma la sua sagoma si staglia contro il cielo di aprile con una bellezza malinconica che lascia senza fiato.

    Laveria Brassey – il gigante di ferro

    Nel 1900, Lord Brassey fece costruire un imponente impianto di trattamento del minerale nella località di Naracauli, lungo la valle che scende verso il mare . Oggi la Laveria Brassey è un rudere spettacolare: un gigante di ferro e cemento arrugginito che sembra emergere dalla vegetazione come il relitto di una nave arenata .

    Camminare tra le sue strutture in aprile, con la luce che filtra tra le travi e la macchia mediterranea che ha riconquistato ogni spazio, è un’esperienza da brivido.

    Il Pozzo Gal

    Restaurato di recente e trasformato in area museale, il Pozzo Gal racconta la vita quotidiana degli operai che lavoravano e vivevano in questo luogo . È uno dei punti migliori per comprendere la fatica e la dignità di chi trascorreva la vita sottoterra.

    Il villaggio operaio

    Lungo la vallata si estendono sette borghi, con 900 vani complessivi . Le umili dimore dei minatori si affiancano a servizi che raccontano di una comunità autosufficiente: la chiesetta di Santa Barbara, patrona dei minatori (costruita nel 1916), lo spaccio, la posta, la scuola elementare, l’ospedale e persino il cimitero .

    Ogni edificio, oggi vuoto e in rovina, conserva l’eco di una vita che non c’è più.

    3. La rapina del secolo: una storia da romanzo

    Ingurtosu non è solo pietre e ruggine. È anche il teatro di una vicenda drammatica che sembra uscita da un film noir.

    La sera del 9 febbraio 1948, una banda di nove malviventi armati di moschetti, mitra e bombe a mano prese d’assalto il Palazzo della Direzione . In cassaforte c’erano 19 milioni di lire – l’equivalente di circa un milione di euro odierni – destinati alle paghe dei minatori .

    Fu la “rapina del secolo”, come la definirono i giornali dell’epoca. Ma ebbe un epilogo tragico. Morirono il giovanissimo Carabiniere Giulio Speranza, ventiduenne arrivato a Ingurtosu solo 26 giorni prima, e il Capo delle guardie di miniera Vincenzo Caddeo .

    Prima di morire, Speranza – colpito a morte da un colpo di fucile mentre cercava di raggiungere i rapinatori – trovò la forza di sparare al suo aggressore, ferendolo, e nel letto dell’ospedale pronunciò parole che ancora oggi commuovono: “Maresciallo, sono contento di morire perché ho fatto tutto quello che potevo. Mi spiace solo di non aver potuto impedire che quei vigliacchi mi portassero via il mitra” .

    Per il suo coraggio, Giulio Speranza fu decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria. Oggi una caserma dei Carabinieri porta il suo nome .

    4. Perché aprile è il mese perfetto per visitare Ingurtosu

    La luce perfetta

    Ad aprile, il sole non è ancora alto come in estate. La luce è dorata, morbida, e trasforma i ruderi in soggetti fotografici da manuale. L’ora migliore è il tardo pomeriggio, quando le ombre si allungano e le pareti di pietra si accendono di tonalità calde.

    Il risveglio della natura

    La primavera colora la valle de Is Animas. Lungo i sentieri, tra gli edifici abbandonati, fioriscono cisto, erica, corbezzolo, lentisco e phillirea . I profumi si mescolano all’odore di ferro e polvere, creando un contrasto unico.

    Le temperature ideali

    Aprile regala temperature miti, tra i 18 e i 22 gradi. Perfette per camminare tra i ruderi senza soffrire il caldo che in estate rende la visita faticosa.

    Eventi primaverili

    Ad aprile, spesso vengono organizzate passeggiate esperienziali con guide ambientaliste che raccontano la storia mineraria intrecciata alla natura . Nel 2025, ad esempio, si è tenuta una camminata il 25 aprile . Per il 2026, vale la pena informarsi presso il CEAS di Ingurtosu (Centro di Educazione Ambientale e Sostenibilità).

    5. Itinerario consigliato: da Ingurtosu alle Dune di Piscinas

    Una visita a Ingurtosu non è completa senza proseguire verso valle, lungo la strada che un tempo serviva al trasporto del minerale.

    Il percorso

    Dal villaggio, prendi la SP66 che scende verso il mare. Attraverserai un paesaggio unico: prima i ruderi dei cantieri minerari (Pozzo Fais, Pozzo 92, Pozzo Casargiu), poi la macchia mediterranea sempre più fitta, infine le dune di Piscinas .

    Le Dune di Piscinas

    È il “gioiello della Costa Verde” . Qui si trovano le dune più alte d’Europa, che raggiungono i 100 metri di altezza e si spingono per tre chilometri all’interno . In primavera, la sabbia dorata si colora dei fiori del ginepro e dello sparto, e il silenzio è rotto solo dal vento e dal volo dei gabbiani .

    Sulla spiaggia, ancora abbandonati sulla sabbia, ci sono i vecchi vagoni che un tempo trasportavano il minerale dalla miniera al pontile per l’imbarco . Un’immagine da far west che qui diventa realtà.

    6. Informazioni pratiche

    Come arrivare

    Ingurtosu è una frazione del comune di Arbus, nella provincia del Sud Sardegna . Da Arbus, prendi la SP66 e segui le indicazioni .

    Ingresso

    L’accesso all’area mineraria è a pagamento . Il costo include solitamente la visita guidata, consigliata per comprendere appieno la storia del luogo.

    Servizi

    Sono disponibili visite guidate e informazioni turistiche presso il CEAS e i centri visita del Parco Geominerario .

    Cosa portare

    • Scarpe comode e chiuse (il terreno è irregolare, ci sono detriti e rotaie)
    • Fotocamera (il posto è un paradiso per i fotografi)
    • Acqua (almeno un litro a testa)
    • Strato a cerniera (mattina e sera può fare fresco)
    • Rispetto (non salire sulle strutture pericolanti, non portare via reperti)

    7. Un consiglio da chi ama questi luoghi

    Ingurtosu non è un parco divertimenti. È un luogo di memoria, dove migliaia di persone hanno faticato, vissuto, amato e sofferto. Cammina con rispetto. Ascolta il silenzio. Osserva i dettagli: le scritte sui muri, i gradini consumati, le ringhiere arrugginite.

    Aprile è il mese in cui la natura sembra voler consolare queste pietre, avvolgendole di profumi e colori. È il momento perfetto per lasciarsi andare a quella sensazione straniante di essere finiti sul set di un film western, con la consapevolezza che qui, davvero, il tempo si è fermato.

    E quando, dopo aver visitato i ruderi, scenderai verso le dune di Piscinas e vedrai quei vagoni arrugginiti sulla sabbia, capirai perché questo luogo viene definito “un villaggio da far west, quasi cristallizzato” .

    Prepara lo zaino e parti. Ingurtosu ti aspetta, con la sua storia, la sua ruggine e la sua primavera.

  • Canyon e Gole: Alla Scoperta delle “Piccole Grand Canyon” Sarde

    Canyon e Gole: Alla Scoperta delle “Piccole Grand Canyon” Sarde

    Non serve attraversare l’oceano per ammirare paesaggi da Far West. In Sardegna, nascosti tra le pieghe del Supramonte e le vallate dell’interno, si aprono canyon e gole che nulla hanno da invidiare ai celebri fratelli americani. Sono ferite profonde nella roccia, scavate dall’acqua in milioni di anni, che custodiscono ecosistemi unici, leggende antiche e panorami da togliere il fiato.

    Marzo è il mese ideale per esplorarli. Le piogge invernali hanno riempito i fiumi, le cascate sono nel loro massimo splendore e le temperature miti permettono di affrontare i sentieri senza soffrire il caldo estivo. Preparati a calzare gli scarponi: ti portiamo alla scoperta dei canyon più spettacolari della Sardegna.


    Perché Marzo è il Mese Perfetto per i Canyon

    Prima di partire, capiamo perché dovresti proprio scegliere questo mese per la tua avventura tra le gole sarde:

    • Acqua abbondante: dopo le piogge invernali, i torrenti sono in piena e le cascate offrono uno spettacolo che in estate spesso scompare.
    • Temperature ideali: camminare tra le pareti dei canyon richiede sforzo fisico. Con 15-20 gradi, l’esperienza è molto più piacevole che con il caldo torrido di luglio e agosto.
    • Meno folla: i percorsi più famosi sono ancora tranquilli, lontani dall’affollamento estivo.
    • Natura rigogliosa: la macchia mediterranea è verde e rigogliosa, e in alcuni canyon iniziano le prime fioriture.
    • Periodo di apertura: molti canyon, come la spettacolare Gola di Gorropu, sono ufficialmente accessibili da metà marzo fino a metà novembre .

    I Canyon Imperdibili della Sardegna

    1. Gola di Gorropu (Supramonte) – Il Gran Canyon d’Europa

    È il più famoso, il più imponente, il più spettacolare. La Gola di Gorropu (o “Su Gorropu” nell’uso comune, anche se tecnicamente sarebbe una ripetizione) è considerata il canyon più profondo d’Italia e uno dei più profondi d’Europa .

    Si trova nel cuore del Supramonte, al confine tra i territori di Orgosolo e Urzulei . È una voragine di origine erosiva, lunga circa un chilometro e mezzo, scavata nel corso di millenni dalle acque del Rio Flumineddu . Le sue pareti calcaree, che in alcuni punti raggiungono i 500 metri di altezza, si stringono fino a lasciare un passaggio di soli 4 metri . Un’esperienza che mette i brividi.

    Perché visitarla a marzo: La Gola di Gorropu riapre ufficialmente a metà marzo dopo la pausa invernale, quando le condizioni meteorologiche avverse (piogge e rischio caduta massi) si fanno meno probabili . Il torrente è in piena e l’acqua scorre impetuosa, creando un’atmosfera primordiale.

    Come raggiungerla:

    • Da Genna Silana (percorso più comune) : Si parcheggia al Passo Genna Silana lungo la SS 125 tra Dorgali e Baunei. Da qui si percorre un sentiero segnalato in discesa di circa un’ora e mezza (1,5 km) che conduce all’ingresso della gola . Il ritorno, in salita, richiede circa il doppio del tempo .
    • Da Dorgali (Ponte S’Abba Arva) : Si raggiunge in auto il ponte su S’Abba Arva (o Sa Barva) e si prosegue a piedi per circa due ore costeggiando il Rio Flumineddu . Il percorso totale è di circa 12 km andata e ritorno .
    • Da Urzulei (Sedda ar Baccas) : Un percorso per escursionisti esperti (sentiero B-502) che offre viste panoramiche dall’alto e la possibilità di visitare il laghetto di Pischina Urthaddala .

    Info pratiche:

    • Lunghezza: variabile (da 8 a 12 km A/R a seconda del punto di partenza).
    • Dislivello: 200-700 metri a seconda del percorso.
    • Difficoltà: media-alta (E per escursionisti esperti). Necessario un buon allenamento e scarpe da trekking obbligatorie .
    • Ticket d’ingresso: 6€ (solo contanti), ridotto a 4€ per bambini e gruppi . In alcuni punti si paga all’ingresso della gola .
    • Visita guidata: vivamente consigliata (costo intorno ai 30€ a persona, incluso il biglietto). Le escursioni si svolgono tutti i giorni esclusa la domenica, con un minimo di 4-5 partecipanti .
    • Contatto guide: Sara Muggittu 328 1762602 .

    Biodiversità: Gorropu è uno scrigno di biodiversità. Qui vive l’euprotto, l’anfibio più raro d’Europa, e il geotritone. Tra la flora spicca l’aquilegia nuragica, una specie erbacea endemica e rarissima che fiorisce tra maggio e giugno . Non è raro avvistare mufloni e aquile reali .

    Leggende: Si dice che nella gola abiti “Sa Mama de Gorropu”, una creatura spaventosa, e che durante le notti tempestose emergano dalle grotte “Sos Drullios”, creature malvagie che trascinano via uomini e animali . Inoltre, in un punto preciso del canyon, si dice che si possano vedere le stelle in pieno giorno .

    2. Gola di Riu Milanu (Oliena) – Selvaggia e Incontaminata

    Nel cuore del Supramonte di Oliena, la Gola di Riu Milanu è un’altra meraviglia carsica meno conosciuta ma altrettanto spettacolare. Il rio Milanu scorre in una valle profonda circondata da pareti calcaree altissime, creando un paesaggio selvaggio e solitario.

    Perché visitarla a marzo: Il torrente è in piena e crea suggestive cascatelle lungo il percorso. La macchia mediterranea è rigogliosa e profumatissima.

    Cosa fare: Trekking lungo il corso del fiume, con possibilità di arrivare fino alla base delle pareti. Il percorso non è segnato come quello di Gorropu e richiede esperienza o l’accompagnamento di una guida.

    3. Canyon di Bacu Sa Figu (Talana, Ogliastra) – Per gli amanti del Canyoning

    Se cerchi l’avventura estrema, il canyon di Bacu Sa Figu è quello che fa per te. Situato nel territorio di Talana, in Ogliastra, è considerato uno dei canyon più belli e impegnativi della Sardegna .

    Perché visitarlo a marzo: L’acqua è abbondante e le calate nei laghetti sono spettacolari.

    Cosa sapere: Non è una semplice escursione, ma un vero e proprio percorso di canyoning. Sono obbligatorie attrezzatura specifica (muta, casco, imbrago, corde) e l’accompagnamento di guide esperte. Il percorso prevede 14 calate in corda doppia e passaggi spesso difficoltosi, adatti solo a chi ha esperienza ed è ben allenato .

    4. Canyon di Rio Pitrisconi (Gallura) – Il Paradiso Granitico

    All’estremo opposto dell’isola, in Gallura, il canyon di Rio Pitrisconi offre un paesaggio completamente diverso. Qui la roccia non è calcarea ma granitica, e il fiume ha scavato nel massiccio del Monte Nieddu un percorso fatto di pareti verticali, piscine naturali e acque cristalline .

    Perché visitarlo a marzo: L’acqua è certamente fredda, ma il paesaggio è spettacolare e le piscine naturali sono piene.

    Cosa sapere: Questo percorso di canyoning è considerato adatto anche ai principianti, con la possibilità di nuotare nelle pozze d’acqua e godersi il paesaggio . Anche in questo caso, serve l’attrezzatura e una guida.

    5. Gole di Rio Oridda e Cascata di Piscina Irgas (Villacidro)

    Nel territorio di Villacidro, nel sud-ovest della Sardegna, le gole di Rio Oridda conducono a uno dei luoghi più suggestivi dell’isola: la Cascata di Piscina Irgas, alta oltre 40 metri .

    Perché visitarla a marzo: Le piogge invernali garantiscono alla cascata la sua massima portata. Lo spettacolo dell’acqua che si getta nel vuoto è assicurato.

    Cosa sapere: Il percorso per raggiungere la cascata è di media difficoltà ma comunque impegnativo. Si cammina lungo le gole, tra pareti rocciose e vegetazione lussureggiante, fino ad arrivare al profondo canyon dove la cascata crea una piscina naturale .

    6. Canyon di Rio Zairi (Monte Linas) – Tra Cascate e Foreste

    Nel massiccio del Monte Linas, nel sud-ovest della Sardegna, il canyon di Rio Zairi offre un’esperienza immersa nella natura più autentica. Il corso d’acqua ha eroso nei secoli il granito, creando un percorso ricco di cascate e scivoli naturali .

    Perché visitarlo a marzo: L’acqua è abbondante e le cascate sono spettacolari. Intorno, le foreste di lecci e sugheri sono verdi e rigogliose.

    Cosa sapere: Il percorso inizia con una discesa di sei metri, per poi proseguire tra scivoli naturali di facile percorrenza. Adatto a chi ha un minimo di esperienza e un buon allenamento .

    Tabella Riepilogo: I Canyon della Sardegna

    CanyonZonaCaratteristicheDifficoltàPeriodo ideale
    Gola di GorropuSupramonte (Nuoro/Ogliastra)Il più profondo d’Europa (500 m), calcareo, trekkingMedia/Alta (E)Marzo – Novembre 
    Bacu Sa FiguTalana (Ogliastra)Canyon tecnico, 14 calate, per esperti di canyoningAlta (canyoning)Primavera/Estate
    Rio PitrisconiMonte Nieddu (Gallura)Granitico, piscine naturali, adatto a principiantiMedia (canyoning)Primavera/Estate
    Rio OriddaVillacidro (Sud Sardegna)Conduce alla cascata di Piscina Irgas (40 m)MediaPrimavera/Autunno
    Rio ZairiMonte Linas (Sud Sardegna)Granitico, cascate e scivoli naturaliMediaPrimavera/Autunno

    Consigli per Esplorare i Canyon in Sicurezza

    I canyon e le gole della Sardegna sono luoghi selvaggi e meravigliosi, ma vanno affrontati con rispetto e preparazione.

    • Mai da soli: soprattutto per i percorsi meno battuti o per il canyoning, è fondamentale essere in gruppo.
    • Affidati alle guide locali: per Gorropu e per tutti i percorsi di canyoning, la guida non è solo un consiglio, è una necessità. Conoscono i luoghi, le condizioni meteo, i punti pericolosi e ti faranno vivere l’esperienza in totale sicurezza .
    • Attrezzatura adeguata:
      • Per il trekking: scarponi da trekking alti e con suola scolpita, zaino, acqua (almeno 1,5-2 litri), snack energetici, k-way, cappello .
      • Per il canyoning: muta, casco, imbrago, corde, calzari. Tutto fornito dalle guide, ma è bene informarsi prima.
    • Informati sulle condizioni meteo: prima di partire, controlla le previsioni. In caso di pioggia o maltempo, i percorsi possono essere chiusi per il rischio di caduta massi o piene improvvise .
    • Rispetta l’ambiente: i canyon sono ecosistemi fragili. Non lasciare rifiuti, non danneggiare la vegetazione, non disturbare la fauna .

    Un’Esperienza da Non Perdere: L’Escursione Guidata a Gorropu

    Per vivere appieno la magia di Gorropu, ti consiglio di prenotare un’escursione guidata. Partenze solitamente dal Ponte di S’Abba Arva (Dorgali) o dal Passo Genna Silana. Le guide ti condurranno attraverso il sentiero, ti racconteranno le leggende del luogo, ti mostreranno le specie botaniche endemiche e ti accompagneranno in sicurezza fino al cuore del canyon, dove potrai ammirare le pareti che si alzano vertiginose verso il cielo .

    Conclusione

    I canyon della Sardegna sono un patrimonio naturale di inestimabile valore, capaci di regalare emozioni uniche a chi li esplora con rispetto e spirito di avventura. Dalla maestosità di Gorropu alla selvaggia bellezza di Rio Oridda, ogni gola racconta una storia di acqua, roccia e tempo.

    Marzo, con le sue giornate che si allungano e la natura che si risveglia, è il momento perfetto per calarsi in questo mondo sotterraneo e primordiale. Indossa gli scarponi, affidati a una guida e lasciati sorprendere dalle “Piccole Grand Canyon” della Sardegna.

    Hai già visitato un canyon in Sardegna? Quale ti ha emozionato di più? 

  • Spiagge da Sogno a Marzo: Passeggiate e Colori Inaspettati

    Spiagge da Sogno a Marzo: Passeggiate e Colori Inaspettati

    Quando pensiamo alle spiagge della Sardegna, la mente corre subito all’estate: ombrelloni, folla, caldo torrido e tuffi in un mare rinfrescante. Ma esiste un’altra stagione, forse la più magica, per vivere questi paradisi. Una stagione in cui la sabbia è solo tua, il sole ha la luce calda del pomeriggio e il rumore delle onde è l’unico suono che ti accompagna.

    Marzo è il mese segreto delle spiagge sarde. Quello in cui puoi finalmente ammirare la Pelosa senza la ressa, camminare per chilometri su Mari Ermi come fossi in un’isola deserta, e ascoltare il silenzio assordante di Scivu, interrotto solo dal battito del tuo cuore.


    Perché Marzo è il Momento Perfetto per le Spiagge

    Diciamolo subito: a marzo in Sardegna non si va per fare il bagno. Il mare è ancora freddo, con temperature dell’acqua che oscillano tra i 14°C e i 16°C . Ma è proprio questo il punto. Si va per un’esperienza diversa, più autentica, più profonda.

    • La solitudine: le spiagge che in agosto sono impossibili da raggiungere per la folla, a marzo sono tutte per te .
    • La luce: il sole basso di marzo crea colori incredibili, con il mare che passa dal turchese allo smeraldo e la sabbia che si tinge d’oro al tramonto .
    • I profumi: la macchia mediterranea è in fiore e il suo odore arriva fino alla riva, mescolandosi alla salsedine .
    • Le passeggiate: camminare sulla sabbia compatta, ascoltare il rumore dei passi (a Scivu la chiamano “sabbia parlante” per il suono che produce ), respirare a pieni polmoni. È una forma di meditazione.
    • La fotografia: i colori di marzo sono uno spettacolo per chi ama scattare. Niente ombre dure, niente persone in mezzo all’inquadratura, solo natura allo stato puro.

    Cosa Aspettarsi dal Meteo a Marzo

    Le temperature medie si aggirano tra i 10°C e i 18°C, con possibili picchi di 20°C nelle giornate più soleggiate . Le piogge sono ancora possibili ma meno frequenti che in inverno, e le giornate si allungano regalando più ore di luce. Il vento, soprattutto nel nord dell’isola, può essere ancora protagonista, ma il maestrale che agita il mare crea uno spettacolo affascinante da osservare .

    Il consiglio è di vestirsi a strati, portare sempre un k-way nello zaino e scegliere le ore centrali della giornata per le passeggiate, quando il sole scalda di più.


    Le Spiagge da Non Perdere a Marzo

    Ecco una selezione delle spiagge più belle da vivere in questo mese speciale, con indicazioni su cosa le rende uniche fuori stagione.

    1. Cala Goloritzé (Baunei) – La Perla del Golfo di Orosei

    Patrimonio UNESCO, è una delle spiagge più celebri della Sardegna. In estate, l’accesso via terra è regolamentato e contingentato per preservarla. A marzo, invece, puoi goderti il sentiero che dall’altopiano del Golgo scende verso il mare in totale libertà.

    La spiaggia di ciottoli bianchissimi, l’acqua color turchese intenso e l’iconico arco di roccia che si staglia verso il cielo sono uno spettacolo che non ha bisogno della folla per essere apprezzato . Il contrasto tra il bianco della pietra e l’azzurro del mare, sotto la luce tersa di marzo, è qualcosa di indimenticabile .

    Accesso: via terra dal parcheggio “Su Porteddu” sull’altopiano del Golgo. Il sentiero è impegnativo (circa 3 km in discesa, altrettanti in salita al ritorno), richiede scarpe da trekking e un buon allenamento.

    2. La Pelosa (Stintino) – Il Sogno Caraibico Tutto per Te

    La spiaggia più famosa della Sardegna nord-occidentale. Quella che in estate si prenota con mesi di anticipo e dove si cammina letteralmente sui teli degli altri. A marzo, La Pelosa è irriconoscibile. Sabbia finissima e bianca, acqua trasparente con sfumature caraibiche, la torre aragonese che veglia sull’isolotto di Piana .

    Puoi passeggiare lungo la riva, fotografare i colori incredibili, sederti sulla sabbia e ascoltare il silenzio rotto solo dal rumore delle onde. Un’esperienza surreale.

    Accesso: facilmente raggiungibile in auto da Stintino. Parcheggio disponibile (a marzo gratuito o a pagamento ridotto).

    3. Cala Brandinchi (San Teodoro) – La “Tahiti” Deserta

    Soprannominata “Little Tahiti” per i suoi fondali bassi e il colore dell’acqua, Cala Brandinchi è una lunga lingua di sabbia bianchissima circondata da un bosco di ginepri . In estate è una delle mete più ambite della Gallura. A marzo, la spiaggia si trasforma in un luogo di pace assoluta.

    Perfetta per lunghe passeggiate a piedi nudi sulla sabbia fine, per ammirare i riflessi del sole sull’acqua calma, per respirare il profumo della macchia circostante.

    Accesso: si trova nel comune di San Teodoro, facilmente raggiungibile in auto. Il parcheggio è ampio.

    4. Mari Ermi (Oristano) – La Spiaggia di Quarzo Rosa

    Sulla costa occidentale, nel Sinis, c’è una spiaggia unica al mondo: Mari Ermi. La sua sabbia è composta da minuscoli granelli di quarzo rosa, che le regalano una colorazione delicata e inconfondibile . A marzo, il contrasto tra il rosa tenue della sabbia, l’azzurro intenso del mare e il verde della macchia circostante è qualcosa di magico.

    Il mare qui è spesso mosso, e il rumore delle onde che si infrangono sulla riva rende l’atmosfera ancora più selvaggia e affascinante. Un luogo perfetto per chi cerca la bellezza nella sua forma più autentica.

    Accesso: raggiungibile da Cabras, seguendo le indicazioni per San Giovanni di Sinis e poi per Mari Ermi. La strada è sterrata nell’ultimo tratto.

    5. Porto Giunco (Villasimius) – Lo Specchio dei Fenicotteri

    Non è solo una spiaggia, ma un ecosistema. A Porto Giunco, la spiaggia di sabbia finissima si affaccia su due fronti: da un lato il mare turchese, dall’altro lo stagno di Notteri, dove in primavera iniziano a popolarsi i fenicotteri rosa . Marzo è il mese ideale per osservarli, mentre si muovono eleganti nelle acque basse dello stagno.

    Salire sulla collinetta alle spalle della spiaggia, dove sorge la Torre di Porto Giunco, regala una vista a 360 gradi che toglie il fiato: da una parte il mare, dall’altra lo stagno con i fenicotteri, e intorno la macchia mediterranea .

    Accesso: facilmente raggiungibile da Villasimius. Parcheggio a pagamento in estate, probabilmente gratuito a marzo.

    6. Spiaggia di Scivu (Costa Verde) – L’Assordante Silenzio

    Se cerchi il vero isolamento, Scivu è la tua meta. Nel tratto di costa della Costa Verde, tra dune e pinete, questa spiaggia di quasi tre chilometri è una delle più selvagge della Sardegna . Circondata da alte pareti di arenaria coperte di macchia mediterranea, Scivu è il luogo dove “udire” un assordante silenzio interrotto solo dallo sciabordio del mare e dai gabbiani .

    La sabbia è finissima e dorata, e camminando produce un suono particolare che le è valso il nome di “sabbia parlante” . Al tramonto, le pareti di arenaria si tingono di rosso, creando uno spettacolo di colori indimenticabile.

    Accesso: raggiungibile tramite una strada sterrata, più o meno lunga a seconda della provenienza. Servono scarpe comode e un po’ di spirito di avventura .

    7. Tuerredda (Teulada) – Il Paradiso del Sud

    Tra Capo Malfatano e Capo Spartivento, nel punto più meridionale della Sardegna, si trova una delle spiagge più belle dell’isola: Tuerredda. Una baia perfetta, con sabbia chiara e finissima, un mare trasparente che richiama i paesaggi caraibici, e un isolotto omonimo a poche centinaia di metri dalla riva .

    Il sito ufficiale della spiaggia lo dice chiaramente: “La primavera e l’autunno sono i mesi più belli per immergersi in questo paradiso” . A marzo, puoi goderti tutto questo in totale tranquillità, magari approfittando per fare una nuotata con maschera e pinne (se il freddo non ti spaventa) o per esplorare l’isolotto, regno di gabbiani e altri uccelli .

    Accesso: raggiungibile da Teulada. La strada è asfaltata e il parcheggio è ampio.

    8. Porto Ferro (Sassari) – Colori e Onde

    Sulla costa nord-occidentale, Porto Ferro è una spiaggia dalle caratteristiche uniche: la sabbia è di colore ocra, il mare di un blu intenso e la vegetazione circostante di un verde lussureggiante . Incorniciata da due promontori con torri di avvistamento spagnole, è un luogo dal fascino selvaggio.

    A marzo, con il maestrale che può ancora soffiare forte, è il paradiso dei surfisti, che cavalcano le onde davanti ai tuoi occhi. Lo spettacolo è garantito. Alle spalle della spiaggia si estende una vasta pineta e uno dei più importanti sistemi dunali della Sardegna .

    Accesso: raggiungibile da Sassari o Alghero. La strada è asfaltata e ben segnalata.

    Tabella Riepilogo: Le Spiagge di Marzo

    SpiaggiaZonaPerché a MarzoAccesso
    Cala GoloritzéBaunei (Ogliastra)Patrimonio UNESCO senza folla, trekking emozionante Sentiero impegnativo (3 km)
    La PelosaStintino (Sassari)Caraibi senza ressa, acqua trasparente, torre iconica Auto, parcheggio ampio
    Cala BrandinchiSan Teodoro (Nuoro)“Tahiti” deserta, sabbia bianca, ginepri secolari Auto, parcheggio
    Mari ErmiCabras (Oristano)Quarzo rosa unico al mondo, atmosfera selvaggia Auto, ultimo tratto sterrato
    Porto GiuncoVillasimius (Cagliari)Fenicotteri rosa, vista mozzafiato dalla torre Auto, parcheggio
    ScivuCosta Verde (Sud Sardegna)Silenzio assoluto, 3 km di spiaggia, sabbia “parlante” Auto, strada sterrata
    TuerreddaTeulada (Sud Sardegna)Perfetta baia caraibica, isolotto da esplorare Auto, strada asfaltata
    Porto FerroSassariSabbia ocra, surfisti, sistema dunale Auto, strada asfaltata

    Cosa Portare per una Giornata in Spiaggia a Marzo

    • Scarpe comode: se vuoi camminare a lungo sulla sabbia o raggiungere calette come Goloritzé, servono scarpe da trekking.
    • K-way o giacca a vento: il tempo può cambiare rapidamente e il vento rende l’aria più fresca.
    • Cestino da picnic: molti chioschi e bar sono ancora chiusi. Portati un buon pranzo al sacco con prodotti locali.
    • Macchina fotografica: i colori di marzo sono uno spettacolo da immortalare.
    • Binocolo: per osservare i fenicotteri a Porto Giunco o i gabbiani sull’isolotto di Tuerredda.
    • Cappellino e crema solare: il sole di marzo è già forte e può ingannare.

    Un’Esperienza Speciale: Il Cammino sulla Costa dell’Elicriso

    Se vuoi trasformare la scoperta delle spiagge in un’esperienza organizzata e di gruppo, dal 14 al 21 marzo 2026 è in programma il cammino “Sulla costa dell’elicriso: Sud Est Sardegna”, organizzato dalla Compagnia dei Cammini . Si percorre un tratto del Cammino 100 Torri, da Villasimius a Muravera, camminando tra spiagge bianchissime, torri aragonesi e macchia mediterranea. Un’occasione unica per vivere la costa sud-orientale dell’isola in tutta la sua bellezza primaverile .

    Marzo è il mese in cui le spiagge della Sardegna tornano a essere quello che sono sempre state: natura selvaggia, incontaminata, silenziosa. Niente ombrelloni, niente musica dagli stabilimenti, niente folla. Solo tu, il mare, la sabbia e il vento.

    È un’esperienza che consiglio a chiunque ami l’isola in modo autentico, a chi cerca la bellezza nella solitudine, a chi vuole portarsi a casa non una tintoria, ma ricordi e fotografie che nessun altro avrà.

    Qual è la spiaggia che sogni di vedere senza la folla estiva? O forse ne hai già visitata qualcuna a marzo?