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  • La notte più magica dell’anno: il solstizio d’estate in Sardegna tra fuochi, erbe e riti millenari

    La notte più magica dell’anno: il solstizio d’estate in Sardegna tra fuochi, erbe e riti millenari

    Quando il sole raggiunge il punto più alto nel cielo e il giorno diventa più lungo dell’anno, in Sardegna si celebra una delle notti più magiche che ci siano. Dal 21 al 24 giugno, antiche tradizioni pagane e devozione cristiana si fondono in un abbraccio di fuoco, acqua e profumi che da millenni accompagna l’arrivo dell’estate.

    È il solstizio d’estate, e in Sardegna si chiama Bèranu, si accendono is fogaronis (i grandi fuochi) e si raccolgono le erbe che la notte di San Giovanni rende miracolose .

    🌞 Il solstizio: quando il sole si ferma

    Il solstizio d’estate – che cade il 21 giugno – è il momento in cui il sole raggiunge la sua massima inclinazione nel cielo. Il giorno è il più lungo dell’anno, la notte la più breve . Per le antiche civiltà questo passaggio era carico di significato: il sole era al culmine della sua potenza, ma da quel momento in poi avrebbe iniziato a indebolirsi, preparando la strada all’inverno.

    Per questo, si accendevano grandi fuochi: per dare forza al sole, per accompagnarlo nel suo percorso discendente, per propiziare raccolti abbondanti e allontanare le energie negative . Era un modo per dire alla natura: “Non ti lasceremo solo”.

    In sardo, il mese di giugno si chiama “Làmpadas” – le lampade – proprio per via di questi fuochi che, all’imbrunire delle serate estive, illuminano come grandi lampade l’intera isola .

    🔥 I fuochi di San Giovanni: tra purificazione e legami indissolubili

    Il fulcro della celebrazione è il fuoco. La notte del 23 giugno – vigilia di San Giovanni Battista – in ogni paese sardo si accendeva un grande falò. Era un momento sacro, comunitario, atteso tutto l’anno.

    Il salto del fuoco

    Il rito più suggestivo? Saltare il fuoco. Tenendosi per mano, a coppie o in gruppo, si saliva e si scavalcava la brace ardente. Non era un gioco: era un atto solenne.

    Saltare il fuoco serviva a suggellare legami di amicizia e d’amore destinati a durare tutta la vita. Chi saltava insieme diventava “gommai” e “compari” – comare e compare – un vincolo simile a quello dei testimoni di nozze o dei padrini di battesimo . Un’usanza talmente radicata che la scrittrice Grazia Deledda (premio Nobel per la letteratura) la racconta nel suo romanzo Marianna Sirca.

    C’era anche un’altra tradizione: l’uomo che voleva chiedere la mano di una ragazza saltava il fuoco per dimostrare il proprio coraggio e la serietà delle sue intenzioni .

    Quante volte si salta? Solitamente tre volte. Il numero tre, in molte culture, ha un valore simbolico legato alla completezza e alla perfezione .

    🌿 Le erbe magiche della notte di San Giovanni

    Se il fuoco purifica, le erbe curano e proteggono. La notte del solstizio è considerata il momento ideale per raccogliere piante spontanee, perché in questa notte magica le erbe acquisirebbero poteri straordinari di guarigione e protezione .

    Quali erbe si raccolgono?

    Le più preziose sono :

    • Iperico (l’erba di San Giovanni per eccellenza)
    • Elicriso (profumatissimo, usato per decotti e oli)
    • Lavanda
    • Timo, salvia, menta, rosmarino
    • Artemisia

    Cosa se ne faceva?

    La sera del 23 giugno si raccoglievano fiori ed erbe e si mettevano a bagno nell’acqua. L’acqua veniva lasciata all’aperto tutta la notte, esposta alla rugiada e alla luna. La mattina del 24 giugno, ci si lavava il volto con quell’acqua per purificarsi e scacciare il malocchio. Fino a poco più di un secolo fa, in alcune zone dell’isola l’acqua veniva addirittura benedetta dai sacerdoti e usata durante l’anno per alleviare malattie .

    Le “Rezzettas”

    Un’altra tradizione ancora viva è quella delle “Rezzettas” – piccoli sacchetti di tela in cui si inseriscono le erbe raccolte. Questi sacchetti vengono regalati a chi ha bisogno come protezione, portando con sé la forza propiziatoria della notte di San Giovanni .

    💧 Acqua, grano e divinazioni: gli altri simboli del solstizio

    Il solstizio non è solo fuoco. L’acqua – nelle fonti, nei pozzi sacri, nei ruscelli – in questa notte è particolarmente preziosa. A Bono, ad esempio, esiste ancora la tradizione di raccogliere l’acqua di sette fontane diverse, che se usata con fede acquisirebbe proprietà speciali . Non a caso San Giovanni Battista è il santo del battesimo – l’acqua che purifica e rinnova .

    C’è poi il grano, simbolo di fertilità e rinascita. Il periodo del solstizio è anche quello della mietitura. Le giovani intrecciavano spighe di grano per augurare ricchezza e fertilità agli sposi .

    Giochi e divinazioni

    C’erano anche momenti più leggeri. In alcune zone, le ragazze che volevano scoprire il mestiere del futuro marito andavano in campagna il pomeriggio della vigilia a “mudare sa trovodda” – ad adornare una pianta di verbasco con briciole di pane e pezzetti di formaggio. Il giorno dopo, a seconda dell’insetto che vi trovavano attorno, “leggevano” se avrebbero sposato un contadino, un pastore o un artigiano .

    E poi c’era il canto del cucù. Le giovani chiedevano al cucù quanti anni mancassero al matrimonio… e se il cucù cantava troppo a lungo, lo maledicevano. La leggenda vuole che San Giovanni abbia tagliato la lingua al cucù – ed è per questo che da fine giugno il cucù non canta più come prima .

    📅 Quando e dove si festeggia oggi

    Il bello è che queste tradizioni non sono solo memoria. Sono vive. Ogni anno, dal 21 al 24 giugno (e in alcuni casi fino al 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo), tantissimi paesi della Sardegna accendono ancora i loro fuochi.

    Ecco alcuni dei luoghi dove l’atmosfera è più suggestiva :

    LocalitàEvento caratteristico
    Alghero“Focs de Sant Joan” – tre giorni di eventi, fiaccolata lungo le mura e falò in spiaggia 
    OzieriGrande fuoco e rito del salto (quando le braci sono calde), con balli e canti tipici
    BonoTradizione “de sas funtanas” – raccolta dell’acqua da sette fontane
    MacomerFuochi nell’area archeologica di Tamuli – archeologia e tradizione si fondono
    Siamaggiore, Erula, Sedilo, Ittiri, Castelsardo, Bonorva, Sennori – e tanti altri paesi, soprattutto nel Nord Sardegna

    Ma anche in Ogliastra, in Barbagia, nel Campidano: chiedete a un locale “dove si accende ‘su fogadoni’ quest’anno?” e vi sapranno indicare il punto di ritrovo.

    🏛️ Un patrimonio culturale da preservare

    La festa di San Giovanni è un unicum – forse l’esempio più perfetto di come il cristianesimo abbia saputo assorbire e reinterpretare i riti pagani senza cancellarli. Il 24 giugno si celebra la nascita del Battista (data scelta proprio perché coincide simbolicamente con l’inizio del declino del sole, così come Giovanni dice di Cristo: “Egli deve crescere, io diminuire”). Eppure, sotto la patina cristiana, pulsano ancora i cuori antichi dei contadini che pregavano Cerere, dei guerrieri che saltavano il fuoco per farsi coraggio, delle ragazze che ascoltavano il cucù sognando l’amore .

    Oggi, in un mondo sempre più digitale e veloce, sedersi intorno a un falò nella notte di San Giovanni, sentirsi parte di una comunità, prendersi per mano e saltare – anche solo per gioco – è un atto di resistenza culturale. È tenere acceso un filo che ci lega ai nostri nonni e ai loro nonni, in una catena che attraversa i millenni.

    E chissà che, con la felpa addosso (perché nelle campagne sarde anche a giugno la notte rinfresca), davanti alle fiamme che danzano, non vi capiti di capire qualcosa in più… di voi stessi.

    💡 Se volete vivere l’esperienza

    • Quando: la notte del 23 giugno (vigilia di San Giovanni) è il momento clou, ma i festeggiamenti in molte località iniziano già dal 21.
    • Dove: informatevi presso la Pro Loco del paese che intendete visitare. Ogni comunità ha le sue varianti.
    • Cosa portare: una felpa (la notte in campagna è fresca), scarpe comode, e magari una piccola busta di tela… se trovate qualche erba di San Giovanni da portare a casa come amuleto .
    • Cosa fare: chiedete se è previsto il rito del salto del fuoco. Se sì, fatelo. Tenendovi per mano con qualcuno a cui volete bene.

    Bona notte de Santu Giovanni a tutti. Che il fuoco vi illumini, che l’acqua vi purifichi, che le erbe vi proteggano.

  • Bèranu Antigu 2026 a Villagrande Strisaili: il programma ufficiale tra longevità, archeologia e tradizioni

    Bèranu Antigu 2026 a Villagrande Strisaili: il programma ufficiale tra longevità, archeologia e tradizioni

    “Villagrande Strisaili è un paese dell’Ogliastra centro-orientale, immerso tra i profumi della macchia mediterranea, l’aria frizzante di montagna e quella di mare.”

    Così si presenta il borgo che detiene un primato mondiale unico: la più alta concentrazione di ultraottantenni, ultranovantenni e ultracentenari del pianeta, un record entrato nel Guinness World Records 2014. Un territorio dove la qualità dell’alimentazione, basata su cibi semplici e locali, e fattori genetici e socio-culturali, hanno creato la “terra della longevità”.

    Ed è proprio qui, tra i boschi secolari e lo sguardo che spazia dal mare al monte, che si celebra il Bèranu Antigu – l’Antica Estate – giunto alla sua edizione 2026. Un evento che non è solo una sagra, ma un ritorno alle origini, un viaggio nei sapori, nei suoni e nei gesti di una Sardegna che resiste.


    🔥 Cos’è il Bèranu Antigu?

    Bèranu, in sardo ogliastrino, significa “estate”. E “Antigu” vuol dire “antico”. Il festival celebra l’arrivo della stagione calda secondo i ritmi e i riti di una volta: il fuoco, la musica, i balli, i laboratori artigianali e i prodotti della terra.

    L’evento si snoda tra Villagrande Strisaili (capoluogo comunale, a circa 700 metri di altitudine) e la sua frazione Villanova Strisaili, dove la natura è più selvaggia, con le cascate di Bau Mela e il Lago Alto Flumendosa a fare da scenario.

    Cosa rende speciale questa edizione?

    • Il primato di longevità del paese, che si riflette anche nella cultura del cibo e del vivere lento
    • laboratori artigianali dal vivo (pelli, legno, formaggio, costume tradizionale, ferratura dei cavalli)
    • Le mostre fotografiche e artistiche dedicate alla natura e ai volti senza tempo del luogo
    • La possibilità di visitare S’Arcu ‘e is Forros, il più importante santuario nuragico della Sardegna legato alla metallurgia
    • Le esibizioni musicali tra folk, world music e DJ set

    📅 Programma ufficiale Bèranu Antigu 2026 – Villagrande Strisaili

    📅 SABATO 13 GIUGNO

    OraAttivitàLuogo / Note
    dalle 16:00Inaugurazione dell’eventoVillagrande Strisaili
    dalle 16:00Apertura esposizioni:
    • Mostra fotografica “Armonie della Nostra Terra: Piante, Rocce, Fiori e Cascate” (Giuseppe Demurtas, Raimondo Loddo)
    • Mostra fotografica “Volti senza tempo” (Pro Loco Villagrande)
    • Mostra “La longevità nell’arte pittorica di Maria Sciortino” (a cura di G. Rubiu)
    • Mostra sui coltelli artigianali da lavoro (Federico Mereu)
    • “Sa cojoineda” (a cura della Pro Loco Villagrande)
    Spazi espositivi
    dalle 16:00Apertura laboratori e dimostrazioni dell’artigianato a cura di A.S.P.E.N. (Azienda Speciale CCIAA Nuoro):
    • Laboratorio del Costume Sardo villagrandese
    • Laboratorio dimostrativo del formaggio
    • Laboratorio lavorazione pelli
    • Laboratorio lavorazione legno
    • Laboratorio dimostrativo ferratura cavalli
    • Punto info EINSTEIN TELESCOPE
    Area laboratori
    dalle 16:00 alle 20:00Archeonova info point – Promozione siti e attività + visite guidate al Santuario Nuragico di S’Arcu ‘e is Forros (ingresso ridotto – tel. +39 3783027077)Presso lo stand
    19:00Esibizione del Gruppo Folk San Gabriele di Villagrande StrisailiPiazza / area eventi
    dalle 20:30Concerto live con ECHOSS DUOSerata musicale
    dalle 22:00Musica con DJFino a tarda notte

    📅 DOMENICA 14 GIUGNO

    OraAttivitàLuogo / Note
    dalle 9:00 alle 13:00Archeonova info point – Visite guidate a S’Arcu ‘e is Forros (ingresso ridotto – tel. +39 3783027077)Presso lo stand
    dalle 10:00Apertura esposizioni (stesse mostre di sabato) + Mostra e seminario “Incontro di voci e suoni del Mediterraneo” a cura del Gruppo Etnico Musicale PRENDASSpazi espositivi
    dalle 10:00Apertura laboratori artigianali A.S.P.E.N. (stessi di sabato) + Punto info EINSTEIN TELESCOPEArea laboratori
    a seguire (mattina)Esibizione delle piccole Cheerleaders SemtexAnimazione
    a seguireSpettacolo e animazione per bambini a cura di Sardegna MagicaArea bambini
    dalle 16:00 alle 20:00Archeonova info point – ultima occasione per visite guidate a S’Arcu ‘e is Forros (ingresso ridotto)Presso lo stand
    dalle 16:00Progetto culturale e musicale “Incontro di voci e suoni del Mediterraneo” a cura del gruppo PRENDASPiazza Chiesa
    18:30Musica e folklore con Andrea ZaraPiazza Martire
    dalle 21:00Musica con DJChiusura della manifestazione

    🏛️ Cosa vedere nei dintorni (oltre all’evento)

    1. S’Arcu ‘e is Forros – Il santuario nuragico della metallurgia

    A pochi chilometri da Villagrande, questo villaggio-santuario è probabilmente il più importante centro metallurgico della Sardegna nuragica. Il tempio megaron, i forni fusori per i metalli e i bronzetti ritrovati lo rendono un sito di straordinario valore. Durante il Bèranu Antigu, l’ingresso è a prezzo ridotto e sono disponibili visite guidate (info: +39 3783027077).

    2. Villanova Strisaili, cascate Bau Mela e Lago Alto Flumendosa

    La frazione di Villanova è il cuore naturalistico dell’area. Qui si trovano le cascate di Bau Mela e il Lago Alto Flumendosa, incastonati in un paesaggio selvaggio tra boschi di lecci e corbezzoli. Perfetto per un’escursione a piedi, in bici o a cavallo seguendo gli antichi sentieri dei pastori.

    3. Sa Carceradda – Tombe dei Giganti e tempio in antis

    A pochi passi dal paese, l’area archeologica di Sa Carceradda comprende quattro tombe di Giganti, un raro tempio in antis e un villaggio nuragico. Un sito meno famoso ma altrettanto affascinante.

    4. Il primato della longevità

    Villagrande Strisaili è entrata nel Guinness World Records per la più alta concentrazione di ultracentenari. Passeggiando per il paese, non stupirti se incontrerai novantenni che ancora lavorano l’orto o fanno il formaggio. È un luogo dove il tempo scorre lento e la qualità della vita è scritta nel Dna.


    🍽️ Cosa gustare al Bèranu Antigu

    Durante l’evento, i percorsi enogastronomici (non esplicitati nel volantino ufficiale ma tradizionalmente presenti) ti permetteranno di assaggiare:

    ProdottoDescrizione
    Culurgiones d’Ogliastra IGPIl ripieno di patate, pecorino e menta
    Pecorino sardoFresco o stagionato, prodotto nei caseifici locali
    Pane carasauIl “carta da musica”
    Su porchedduMaialetto arrosto (spesso presente nelle sagre estive)
    SeadasDolce fritto con formaggio e miele
    Cannonau di JerzuIl vino rosso DOC delle colline vicine
    Miele e confettureDai boschi dell’Ogliastra

    Inoltre, non perdere i laboratori dimostrativi del formaggio e della lavorazione delle pelli e del legno: potrai vedere dal vivo come nascono i prodotti che poi potrai acquistare negli stand.


    🚗 Come arrivare a Villagrande Strisaili

    Villagrande Strisaili si trova nell’Ogliastra centro-orientale, a circa 700 metri di altitudine, con vista sul Golfo di Arbatax.

    In auto (consigliato)

    • Da Cagliari: circa 1h45 – SS125 Orientale Sarda verso nord, uscita per Villagrande Strisaili dopo Tortolì/Arbatax.
    • Da Nuoro: circa 1h15 – SS389 verso Lanusei, poi seguire indicazioni per Villagrande.
    • Da Olbia: circa 2h – SS131 sud, svolta per Siniscola e SS125 interna, oppure via Nuoro.

    In aereo + auto

    Aeroporti: Cagliari-Elmas (CAG) o Olbia-Costa Smeralda (OLB) . Noleggia un’auto all’arrivo.

    Parcheggio e navette

    Durante il Bèranu Antigu, i parcheggi saranno organizzati dal Comune. Segui le indicazioni all’ingresso del paese.


    💡 Consigli utili

    • Prenota l’alloggio in anticipo – Villagrande ha poche strutture; alternative a Lanusei, Arzana, Tortolì (costa).
    • Porta scarpe comode – Camminerai tra mostre, laboratori e possibili escursioni.
    • Una felpa non guasta – A 700 metri, la sera il fresco si fa sentire.
    • Approfitta dell’ingresso ridotto a S’Arcu ‘e is Forros – Un’occasione unica per visitare uno dei siti nuragici più importanti della Sardegna a prezzo scontato, con guida.
    • Porta i bambini – Domenica mattina ci sono cheerleaders e spettacolo di Sardegna Magica.
    • Scopri il primato di longevità – Chiedi ai locali di raccontarti il segreto dei centenari: è un’esperienza culturale unica.

    🏆 Ne vale la pena?

    Assolutamente sì. Il Bèranu Antigu non è una sagra qualsiasi: è un viaggio nella Sardegna più autentica e longeva, dove l’arte, l’artigianato, l’archeologia e la musica si fondono in un abbraccio che dura due giorni. È l’occasione per scoprire un angolo d’Ogliastra che molti ignorano, ma che custodisce tesori come il santuario nuragico di S’Arcu ‘e is Forros e il primato mondiale di longevità.

    📅 Date: 13-14 giugno 2026
    📍 Dove: Villagrande Strisaili (e Villanova Strisaili, Ogliastra)
    🎟️ Ingresso: libero (consumazioni a pagamento; ingresso ridotto a S’Arcu ‘e is Forros)
    📞 Info Archeologica: +39 3783027077


    🌐 Per restare aggiornati

    L’evento fa parte del calendario “Primavera nel cuore della Sardegna” (aprile-giugno 2026), che include le sagre di Osini (6-7 giugno), Bari Sardo (20-21 giugno) e Lanusei (27-28 giugno).

    Sito web: cuoredellasardegna.it
    Social: f (Facebook) e X (Twitter)

    Bèranu Antigu – l’estate antica ti aspetta tra record di longevità, fuochi e archeologia. Buon viaggio nell’Ogliastra più vera.

  • Sagra delle Ciliegie a Osini 2026: il programma ufficiale tra ciliegie, musica e borgo fantasma

    Sagra delle Ciliegie a Osini 2026: il programma ufficiale tra ciliegie, musica e borgo fantasma

    Ai piedi dei Tacchi, monti di origine calcarea e dolomitica, a due passi dalla fertile valle del Rio Pardu, ricca di oliveti e filari di vite che accompagnano il dolce fluire del fiume fino ad incontrare il mare, si trova Osini.

    Con queste parole, gli organizzatori accolgono i visitatori alla Sagra delle Ciliegie 2026, che si terrà sabato 6 e domenica 7 giugno nel piccolo borgo dell’Ogliastra. Un evento che da anni celebra il frutto rosso più amato della primavera, ma anche l’occasione perfetta per scoprire un territorio autentico, fatto di natura incontaminata, arte diffusa e silenzi carichi di storia.


    🍒 Perché visitare la Sagra delle Ciliegie di Osini

    Osini è uno dei paesi più piccoli dell’Ogliastra, ma la sua offerta culturale e naturale è straordinariamente ricca. Il paese sorge ai piedi dei Tacchi, imponenti formazioni calcaree e dolomitiche, a due passi dalla valle del Rio Pardu. Qui la natura è lussureggiante: boschi di lecci, macchia mediterranea (erica, cisto, lentisco, corbezzolo), sorgenti d’acqua fresca e fenomeni carsici.

    Non è raro avvistare cinghiali, volpi, falchi pellegrini, corvi imperiali e gatti selvatici. Negli ultimi anni è stato attivato un progetto di ripopolamento del cervo sardo, che trova nei Tacchi l’habitat ideale.

    Ma Osini è anche arte. Il paese ospita opere di illustri artisti sardi:

    • Il gioco del volo dell’oca di Maria Lai
    • La Dea Madre di Costantino Nivola
    • Un murale di Pinuccio Sciola raffigurante una coppia con il costume tradizionale di Osini

    E poi c’è Osini Vecchio, il borgo fantasma abbandonato dopo l’alluvione del 1951, oggi avvolto in un’atmosfera onirica dove i suoni della vegetazione che rinsalda le vecchie case e gli squarci di muri pericolanti raccontano storie di un tempo che non c’è più.


    📅 Programma ufficiale Sagra delle Ciliegie 2026

    📅 SABATO 6 GIUGNO

    OraAttivitàNote
    8:00Set-up stand espositivi e prodotti localiAllestimento
    9:00Trekking guidatoEscursione nei dintorni
    10:00Attivazione servizio navettaTrasporto gratuito per i siti
    11:00Esibizione di Ignazio Lepori + Apertura percorsi enogastronomiciInizio degustazioni
    11:00 – 13:00Dimostrazioni e laboratori a cura di A.S.P.E.N. (Azienda Speciale CCIAA Nuoro)Attività tematiche
    12:00PranzoPausa ristorazione
    16:00DJ Set con Denise MurruMusica

    📅 DOMENICA 7 GIUGNO

    OraAttivitàNote
    8:00Posizionamento stand espositoriApertura mercato
    9:00Trekking guidatoEscursione mattutina
    10:00Servizio navetta Osini – Scala di San Giorgio + Esposizione auto d’epocaTrasporto al canyon + mostra
    11:00Esibizione di Ignazio Lepori + Apertura percorsi enogastronomiciSeconda giornata
    11:00 – 13:00Dimostrazioni e laboratori A.S.P.E.N.Come da sabato
    11:30Spettacolo “Circo a Tre Ruote”Animazione per famiglie
    12:00Pranzo
    15:00DJ Set con Denise MurruPomeriggio musicale
    16:00CONVEGNO – Ciliegio e cambiamento climatico: strategie di adattamentoFocus tecnico: proprietà antiossidanti della ciliegia + Informativa sulla Legge Regionale 8 maggio 2026, n.13 per la valorizzazione del mandorlo
    17:00 – 19:00Dimostrazioni e laboratori A.S.P.E.N.Secondo turno pomeridiano
    17:00Esibizione “Tamburinos Gavoi”Gruppo folk
    18:00Sfilata gruppi folkTradizione in costume
    18:30Balli in piazza con Ignazio LeporiBallo sardo partecipato
    20:00Concerto di Moses ConcasMusicista sardo (launeddas/contemporaneo)
    20:30CenaServizio ristorazione
    22:00Torneo di Morra + Serata musicale con Ignazio LeporiChiusura in festa

    🎪 DURANTE TUTTA LA MANIFESTAZIONE (entrambi i giorni)

    • Stand di prodotti tipici e artigianato locale
    • Percorsi enogastronomici (assaggi di ciliegie, dolci, salumi, formaggi)
    • Servizio navetta gratuito per i siti di interesse
    • Area spettacoli e intrattenimento
    • Esposizioni e laboratori tematici

    📍 Cosa vedere a Osini e dintorni (oltre la sagra)

    1. Osini Vecchio – Il borgo fantasma

    Abbandonato dopo l’alluvione dell’ottobre 1951, oggi è un luogo magnetico. Camminare tra le sue rovine, con i solai crollati e gli squarci di muri che lasciano intravedere vecchi cammini, è un’esperienza che molti visitatori descrivono come “onirica”. La Chiesa Parrocchiale di Santa Susanna Vergine è ancora lì, a illuminare idealmente il vecchio centro.

    2. Scala di San Giorgio – Il canyon miracoloso

    A pochi chilometri da Osini, una gola profonda con pareti che si innalzano fino a 100 metri. Durante la sagra, domenica mattina, parte una navetta gratuita proprio per questo sito. La leggenda narra che sia stato San Giorgio ad aprire miracolosamente un varco nella montagna.

    3. Nuraghe Serbissi

    Uno dei complessi nuragici più spettacolari della Sardegna, a quasi 1000 metri di altitudine sul Taccu di Osini. Durante la sagra è raggiungibile con le navette.

    4. I Tacchi d’Ogliastra

    Circa 80 km di sentieri segnalati per trekking, mountain bike e fotografia naturalistica. Se sei un appassionato di escursioni, chiedi informazioni sul trekking guidato delle 9:00 di entrambi i giorni.


    🍽️ Cosa gustare (oltre alle ciliegie)

    ProdottoDescrizione
    Ciliegie localiIl prodotto regina: dolci, succose, raccolte a mano
    Percorsi enogastronomiciAssaggi di specialità locali lungo percorsi dedicati
    Prodotti tipiciFormaggi, salumi, pane carasau, dolci
    Artigianato localeStand con manufatti in cuoio, legno, tessuti
    Vino CannonauIl rosso DOC sardo, perfetto con i formaggi

    🚗 Come arrivare a Osini

    Osini si trova in Ogliastra, nell’entroterra tra Tortolì e Lanusei.

    In auto (consigliato)

    • Da Cagliari: circa 1h45 – SS125 verso nord, poi deviazione per Gairo/Osini
    • Da Nuoro: circa 1h30 – SS389 verso Lanusei, poi SS198
    • Da Olbia: circa 2h15 – SS131 sud, poi svolta per Siniscola e SS125 interna

    In aereo + auto

    Aeroporti più comodi: Cagliari-Elmas (CAG) o Olbia-Costa Smeralda (OLB) . Noleggia un’auto all’arrivo.

    Parcheggio e navette

    Durante la sagra, i parcheggi sono organizzati all’ingresso del paese. Approfitta del servizio navetta gratuito per raggiungere i siti principali (Osini Vecchio, Scala di San Giorgio, Nuraghe Serbissi).


    💡 Consigli utili

    • Porta scarpe comode – Camminerai tra borgo fantasma, canyon e sentieri
    • Arriva presto – Soprattutto domenica, il paese si riempie
    • Usa le navette – Sono gratuite e ti evitano lo stress del parcheggio nei siti
    • Non perdere il convegno – Domenica alle 16:00 si parla di clima, ciliegie e mandorli (Legge Regionale 8 maggio 2026, n.13). Interessante per agricoltori, curiosi e appassionati di sostenibilità
    • Rispetta l’ambiente – Osini è immerso nella natura selvaggia. Porta via i tuoi rifiuti

    🏆 Ne vale la pena?

    Assolutamente sì. La Sagra delle Ciliegie di Osini non è solo una festa del cibo: è un viaggio nel cuore più autentico della Sardegna, tra arte, natura selvaggia, borghi fantasma e tradizioni che resistono. È l’occasione per scoprire un angolo d’isola che molti turisti ignorano, ma che custodisce tesori inestimabili.

    📅 Date da segnare: 6-7 giugno 2026
    📍 Dove: Osini (Ogliastra)
    🎟️ Ingresso: libero (consumazioni a pagamento)
    🚌 Navetta: gratuita durante la manifestazione

    Buona sagra e buona scoperta da Osini – dove le ciliegie sanno di primavera, e i tacchi toccano il cielo.


    🌐 Approfondimenti e aggiornamenti

    Per il programma completo e eventuali variazioni dell’ultimo minuto, segui i canali ufficiali:

    • Sito web: cuoredellasardegna.it
    • Social: f (Facebook) e X (Twitter) – cerca l’hashtag #SagraDelleCiliegie

    L’evento fa parte del calendario “Primavera nel cuore della Sardegna”, che include anche le sagre di Baunei (stesso weekend), Villagrande Strisaili (13-14 giugno), Bari Sardo (20-21 giugno) e Lanusei (27-28 giugno). Se ami le sagre, puoi fare un tour di tutto il mese di giugno nell’Ogliastra!

  • Perché giugno è il mese migliore per venire in Sardegna (e no, non sto esagerando)

    Perché giugno è il mese migliore per venire in Sardegna (e no, non sto esagerando)

    Quando si parla di Sardegna, il pensiero corre subito a luglio e agosto: mare affollato, temperature da bollino rosso, code al ristorante e prezzi che fanno venire il mal di cuore prima ancora di aver assaggiato il primo culurgione. Ma chi la conosce davvero sa che c’è un segreto ben custodito: giugno.

    Mentre tutti aspettano l’alta stagione, chi sceglie giugno si gioisce l’isola nel suo momento migliore. Ecco perché.

    ☀️ Clima perfetto: né troppo caldo, né troppo freddo. Il giusto equilibrio

    Partiamo da un fatto oggettivo: il meteo di giugno in Sardegna è da manuale. Le temperature medie si aggirano intorno ai 25-28°C durante il giorno , con punte che raramente superano i 30°C. L’aria è calda ma non afosa, il mare si è già riscaldato a sufficienza (intorno ai 20-22°C) per farsi apprezzare senza lo shock termico di maggio .

    E le notti? Fresche ma non fredde, perfette per cenare all’aperto con una felpa leggera. Niente di quella calura opprimente che costringe a rimanere inchiodati al condizionatore.

    Le giornate sono lunghe – il solstizio d’estate cade proprio il 21 giugno – il che significa più ore di luce per spiaggia, trekking, escursioni e aperitivi al tramonto .

    Aggiungiamoci che il vento (sì, quel famoso maestrale) è generalmente meno intenso rispetto alla primavera e all’autunno, anche se qualche folata può capitare. Ma a differenza dell’alta stagione, il mare è spesso calmo e limpido , ideale per snorkeling e paddle .

    🌊 Meno folla: la Sardegna non è ancora “presa d’assalto”

    Se c’è una parola che descrive la Sardegna a luglio e agosto è “assedio”. Code chilometriche sulla SS125 Orientale Sarda, spiagge dove il telo si tocca con quello del vicino, locali con fila fuori e parcheggi un miraggio.

    A giugno la situazione è radicalmente diversa.

    Le spiagge più famose – dalla Pelosa a Stintino, da Cala Goloritzé a Tuerredda – sono frequentate ma non prese d’assalto. Puoi arrivare a Cala Mariolu o Cala dei Gabbiani senza svegliarti alle 6 del mattino . Tiri su il telo e trovi posto. Fai colazione con calma, prendi il sole e magari trovi anche un po’ di ombra naturale senza dover piantare l’ombrellone alle 8:30.

    I borghi più belli – Bosa, Castelsardo, Alghero, Carloforte – sono vivaci ma non intasati. Giri per i vicoli senza doverti fare largo tra la folla, ti siedi al bar senza lottare per un tavolo, ascolti il rumore del mare e non quello dei motorini.

    💰 Prezzi più economici: la differenza la senti sul conto

    Veniamo al punto che fa più male al portafoglio. La differenza di prezzo tra giugno e luglio/agosto è enorme. E lo dicono i numeri.

    🏨 Pernottamenti

    • Giugno: una camera doppia in un buon B&B o albergo a 3 stelle si trova a partire da 50-90€ a notte .
    • Agosto: la stessa stanza può facilmente costare 150-250€ a notte , con punte di 300€ nelle località più esclusive . Stesso discorso per i villaggi turistici e i residence.

    ✈️ Voli

    • Giugno: voli low cost da Roma o Milano si trovano ancora a 30-60€ andata e ritorno (prenotando con un po’ di anticipo).
    • Agosto: preparati a spendere 150-250€ , se non di più, per gli stessi tratte .

    🍽️ Ristoranti e servizi

    I ristoranti non applicano ancora i “listini turistici” pompati di alta stagione. Una cena a base di pesce con vino ti costa mediamente 30-40€ a persona , contro i 50-70€ di agosto. Noleggio auto, gite in barca, escursioni: tutto costa mediamente il 20-40% in meno .

    Il consiglio? Se puoi scegliere, vieni nella prima metà di giugno . La seconda metà, soprattutto dal 20 in poi, si avvicina già ai prezzi di alta stagione, ma resta comunque più economica di luglio .

    🚗 Servizi e trasporti: tutto funziona (e senza stress)

    Uno degli incubi dell’alta stagione in Sardegna sono i trasporti. Traghetti prenotati con mesi di anticipo, auto a noleggio introvabili o a prezzi folli, autobus stracolmi.

    A giugno il sistema è pienamente operativo ma non ancora sotto stress .

    • Traghetti dalla penisola: tutte le compagnie (Moby, Tirrenia, Grimaldi, ecc.) sono attive con orari regolari, ma puoi ancora prenotare con una settimana di anticipo senza trovarti il “sold out”.
    • Noleggio auto: c’è disponibilità e i prezzi sono ragionevoli (si parte da 30-40€ al giorno per un’utilitaria). A luglio la stessa auto arriva a 80-120€ .
    • Trasporti pubblici (ARST, CTM, ecc.): gli autobus per le spiagge e i paesi interni partono regolari e non sono ancora presi d’assalto.
    • Navi per le isole minori (La Maddalena, San Pietro, Sant’Antioco): ci si imbarca senza file interminabili.

    Insomma, ti muovi con libertà e serenità , senza quel sottofondo di ansia da “devo prenotare tutto tre mesi prima”.

    🌅 Cosa puoi fare a giugno che in piena estate non puoi (o è peggio)

    Giugno non è solo “un agosto meno caro”. È un mese con una sua personalità e attività che in alta stagione diventano complicate.

    🏞️ Trekking e natura

    Temperature miti = escursioni possibili anche nelle ore centrali della giornata. Puoi affrontare il Selvaggio Blu (versione light), i sentieri dei Tacchi d’Ogliastra, la Scala di San Giorgio, le Grotte di Nettuno a Alghero, o il trekking al Gennargentu senza rischiare un colpo di calore. In luglio e agosto molti sentieri sono sconsigliati dalle 11 alle 17.

    🍷 Cantine e sagre

    Giugno è il mese delle prime sagre (Osini, Baunei, Villagrande Strisaili), del Girotonno a Carloforte, delle prime aperture delle cantine con vendemmie in arrivo. È un mese ancora autentico, dove incontri davvero i produttori e non solo folle di turisti.

    🚴 Cicloturismo e sport all’aperto

    Pedalare in Sardegna a luglio con 38°C è un’impresa da atleti. A giugno le temperature sono perfette per giri in bici, trail running, kayak, SUP e vela. I mari sono calmi, i venti non ancora troppo forti, le giornate lunghe.

    🏛️ Cultura senza code

    Puoi visitare i siti archeologici (Nuraghe Su Nuraxi a Barumini, Complesso di Santa Cristina, Tharros, Nora) senza la calca e il caldo soffocante. Le mostre e i musei (Museo Archeologico di Cagliari, Museo Nivola a Orani, MAN a Nuoro) sono godibilissimi.

    🏖️ Spiagge: quali scegliere a giugno

    Praticamente tutte . Il discorso è semplice: la maggior parte delle spiagge non ha ancora i bagnini (che partono ufficialmente dal 15 giugno, ma spesso dal 20), ma puoi goderti l’acqua cristallina in assoluta tranquillità.

    Ecco una selezione per area:

    ZonaSpiagge imperdibili a giugno
    Nord (Costa Smeralda)La Pelosa (Stintino), Rena Bianca (Santa Teresa Gallura), Capriccioli, Liscia Ruja
    Est (Ogliastra)Cala Goloritzé, Cala Mariolu, Cala dei Gabbiani, Cala Luna, Porto Frailis
    Sud (Chia/Villasimius)Tuerredda, Porto Giunco, Simius, Cala Cipolla, Su Giudeu
    Ovest (Sinis)Is Arutas (spiaggia di quarzo), San Giovanni di Sinis, Maimoni, Corrighias

    Il consiglio per non sbagliare: arriva entro le 10:30 e trovi parcheggio e posto in spiaggia senza patemi. A luglio/agosto l’ora fatidica è le 8:30 .

    🎟️ Eventi di giugno da non perdere

    DataEventoLocalitàPerché andarci
    29 maggio – 2 giugnoGirotonnoCarloforteFestival internazionale del tonno rosso, cooking show, concerti
    6-7 giugnoSagra delle CiliegieOsiniCiliegie, culurgiones, borgo fantasma, navette gratuite
    13-14 giugnoBèranu AntiguVillagrande StrisailiFalò, laboratori, visite al nuraghe S’Arcu ‘e is Forros
    19-21 giugnoMarina Café NoirGillaquas (Elmas – CA)Festival letterario con Willie Peyote, Motta, Tonino Carotone
    20-21 giugnoSagra del Pesce / tradizioniBari Sardo (OG)Da confermare – tipica sagra ogliastrina
    21 giugnoSolstizio d’estateIn tutta l’isolaFalò, notte delle erbe di San Giovanni, riti antichi
    23 giugnoNotte di San GiovanniAlghero, Ozieri, Bono, Macomer, CastelsardoFuochi, balli, raccolta erbe, rito del salto del fuoco
    27-28 giugnoSagra di fine giugnoLanusei (OG)Chiusura del circuito “Primavera nel cuore della Sardegna”

    Info e aggiornamenti: cuoredellasardegna.it e siti delle Pro Loco locali.

    🎒 Consigli pratici per chi viene a giugno

    • Prenota volo e auto entro metà maggio – I prezzi salgono, ma niente panico come per agosto.
    • Porta una felpa o un k-way leggero – Soprattutto per le escursioni in montagna (Gennargentu, Tacchi, Barbagia) e per le notti al mare.
    • Protezione solare sì, ma non da bollino rosso – A giugno ti abbronzi gradualmente, senza ustionarti in 10 minuti.
    • Scarpe da trekking nello zaino – Se pensi di fare escursioni, ne avrai bisogno.
    • Prenota le cene solo per gli eventi clou (Girotonno, sagre) – Per il resto, trovi posto senza problemi.
    • Scopri l’entroterra – Approfitta delle temperature miti per esplorare Barbagia, Ogliastra, Marmilla, Mandrolisai. A luglio e agosto molte zone interne sono bollenti.

    🏆 Giugno o agosto? La risposta è semplice

    Se puoi scegliere, la risposta è giugno senza pensarci due volte. È il mese che ti regala la Sardegna più autentica:

    • Clima perfetto: caldo ma non torrido, mare gradevole, notti fresche
    • Meno turisti: niente code, niente bagni di folla, ritmi rilassati
    • Prezzi accessibili: voli, hotel, ristoranti e servizi costano molto meno
    • Sistema operativo: traghetti, bus, navi, noleggio auto – tutto funziona senza stress
    • Eventi unici: sagre, festival, fuochi di San Giovanni, solstizio
    • Natura godibile: trekking, ciclismo, escursioni – senza caldo assassino

    Certo, se hai figli in età scolastica e sei vincolato alle ferie di agosto, ti capiamo. Ma se hai la libertà di scegliere, regalati giugno. Scoprirai una Sardegna che non ti aspetti: più vera, più rilassata, più tua.

    Prenota ora. La Sardegna a giugno ti aspetta – senza ressa, senza stress, solo mare, monti e tradizioni.

  • Girotonno 2026 a Carloforte: il festival internazionale del tonno rosso

    Girotonno 2026 a Carloforte: il festival internazionale del tonno rosso

    Quando si parla di tonno rosso, c’è un luogo che più di ogni altro al mondo ne custodisce la tradizione, la cultura e il sapore: Carloforte. La piccola isola di San Pietro, appena al largo della costa sud-occidentale della Sardegna, ospita ogni anno il Girotonno, la manifestazione che celebra il “maiale del mare” con una kermesse unica nel suo genere . Se sei un appassionato di enogastronomia o semplicemente curioso di scoprire un evento che unisce sapori antichi e innovazione, segna queste date sul calendario.


    📜 Cenni storici: dalle tonnare dei Tabarkini al Girotonno

    Per capire l’anima del Girotonno, bisogna fare un salto indietro di quasi tre secoli. Siamo nel 1738: un gruppo di coloni liguri, scacciati dall’isola tunisina di Tabarka, ottiene da Carlo Emanuele III di Savoia il permesso di stanziarsi su quella che oggi chiamiamo Isola di San Pietro . Questi pescatori, conosciuti come Tabarkini, portano con sé un’arte antica e preziosa: quella della pesca del tonno rosso.

    Per secoli, la tonnara di Carloforte (l’unica ancora attiva oggi in Italia tra quelle di tipo “fisso”) ha rappresentato la principale risorsa economica dell’isola . Il rito della pesca era un evento cruciale, scandito da tempi e tecniche precise, con il Rais (il capo dei pescatori) a guidare le operazioni.

    L’idea del Girotonno nasce nel 2003 da un’intuizione dello chef stellato carlofortino Luigi Pomata. Dopo aver partecipato al Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, Pomata pensò: “Perché non organizzare una manifestazione simile a Carloforte, dedicata al tonno?” . L’amministrazione comunale dell’epoca colse subito l’opportunità, e da quell’anno l’evento è diventato un appuntamento fisso e imperdibile, trasformandosi in un punto d’incontro tra le culture gastronomiche di tutto il mondo, esattamente come lo sono state le rotte migratorie del tonno per millenni.


    📅 Programma Girotonno 2026: date e cosa fare

    La 23ª edizione del Girotonno si preannuncia come la più ricca di sempre. L’evento ha preso il via con un pre-event tra il 23 e il 28 maggio 2026 per poi entrare nel vivo nei giorni centrali tra il 29 maggio e 2 giugno 2026.

    1. World Tuna Competition: La gara dei continenti

    Il cuore pulsante del festival. Sei mai stato a vedere chef che si sfidano come fossero atleti olimpici? Per la prima volta nella storia della rassegna, la competizione vedrà rappresentati 5 Continenti . Immagina l’aria profumata di spezie e mare mentre otto chef provenienti da Australia, Finlandia, Giappone, Marocco, El Salvador, Siria e Spagna trasformano il tonno rosso in arte.

    • Come assistere: Le qualificazioni costano 25€, la finale 35€. Hai diritto a un posto in platea e a degustare i piatti (2 portate internazionali accompagnate da vino e acqua) .

    2. Girotonno Live Cooking

    Se ami la tv, troverai i volti noti della ristorazione italiana. Fulvio Marino, Diana Beltran, Vincenzo Sorvillo e il duo social formato da Fabrizio Nonis (El Bekèr) e Luca Pappagallo saliranno sul palco per show coinvolgenti . E per la chiusura del 2 giugno, un grande omaggio alla tradizione con i cuochi storici di Carloforte: le famiglie Pomata, Rosso e Borghero. Il costo è di 15€ (degustazione + vino) .

    3. Musica e spettacoli: Rocco Hunt in concerto

    Il Girotonno non è solo cibo. La sera, il porto si trasforma in un palcoscenico. L’artista clou è stato, il 30 maggio 2026,  Rocco Hunt, che ha portato i suoi successi “Nu juorno buono”, “Caramello” in un concerto gratuito per il pubblico .

    4. Tuna Village

    Lungo la banchina di Mamma Mahon troverai un villaggio gastronomico dove gustare di tutto: dalla ventresca ai panini gourmet, passando per la bobba (crema di fave tipica) e il cascà (il cous cous carlofortino) .


    🚢 Come arrivare a Carloforte

    L’isola di San Pietro è raggiungibile esclusivamente via mare. Non preoccuparti, le tratte sono brevi e frequenti. Ecco come organizzarti :

    ✈️ In aereo: Atterra all’Aeroporto di Cagliari-Elmas. Da lì, noleggia un’auto (consigliatissima per muoverti liberamente sull’isola) o prendi un bus navetta fino ai porti di imbarco .

    ⛴️ In traghetto: Le compagnie principali sono Delcomar e Saremar. Hai due opzioni per salpare:

    1. Da Portovesme (frazione di Portoscuso): La soluzione più veloce. La traversata dura circa 30 minuti.
    2. Da Calasetta (Isola di Sant’Antioco): La traversata è leggermente più lunga, intorno ai 40 minuti, ma è paesaggisticamente molto bella.

    🅿️ Consiglio logistico: Durante il Girotonno, l’isola si riempie. Se arrivi in auto, lascia il mezzo a Carloforte una volta parcheggiato: il borgo si gira benissimo a piedi. Molti turisti lasciano l’auto al porto di partenza (Portovesme) e portano solo lo scooter sul traghetto, un vero salvavita per evitare la coda per parcheggiare .


    🍴 Cosa mangiare (oltre al tonno)

    Ovvio, qui il tonno è il re. Dalla ventresca grassa e burrosa alla mosciame (filetto essiccato), passando per la bottarga grattugiata sulla pasta . Ma Carloforte ha una particolarità unica: essendo un’enclave ligure in Sardegna, troverai piatti come il cuscus alla carlofortina (il cuscus di pesce) e la farinata di ceci, un ponte perfetto tra Genova e questa splendida isola .


    🏆 Conclusione

    Il Girotonno è molto più di una sagra. È un viaggio nella storia di un popolo che vive in simbiosi con il mare, un’occasione per assaggiare piatti stellari a prezzi popolari e per ballare sotto le stelle in uno dei borghi più affascinanti del Mediterraneo.

    Informazione utile: Se vuoi vivere un’esperienza ancora più autentica, partecipa al contest “Tonnare in Famiglia” (se sei in tempo) o prenota i biglietti per le competizioni su Eventbrite per evitare le code .

    Buon viaggio e buon appetito da Carloforte!

  • Donne di Gusto a Genuri: il gran finale di Primavera in Marmilla dove le ricette si raccontano al femminile

    Donne di Gusto a Genuri: il gran finale di Primavera in Marmilla dove le ricette si raccontano al femminile

    Domenica 31 maggio 2026, la 26ª edizione della sagra “Pani, Casu e Binu a Rasu” diventa un palcoscenico per il talento delle cuoche della Marmilla 

    C’è una sagra, in Sardegna, che non assomiglia a nessun’altra. Non è solo una festa del cibo. Non è solo una celebrazione del pane, del formaggio e del vino. È qualcosa di più intimo, più prezioso, più autentico.

    È “Donne di Gusto” , il gran finale di Primavera in Marmilla che va in scena a Genuri domenica 31 maggio 2026 . E la sua anima, come suggerisce il nome, non è fatta di stand anonimi o di produzioni industriali. È fatta di mani femminili, di ricordi tramandati di madre in figlia, di ricette che sopravvivono al tempo perché qualcuna ha deciso di custodirle.

    In un mondo che corre veloce, dove il cibo è sempre più spesso esperienza standardizzata, “Donne di Gusto” fa una scelta coraggiosa e controcorrente: mette al centro le cuoche del paese. Quelle che da decenni – forse secoli – preparano con gli stessi gesti il pane, i formaggi, i dolci, i piatti della tradizione.

    Ecco perché vale la pena andare a Genuri il 31 maggio. Ecco perché questa sagra merita un articolo che vada oltre il semplice “cosa si mangia”.


    Genuri e la Marmilla: la “terra del grano” che custodisce le radici

    Genuri si trova nel cuore della Marmilla, una regione del centro-sud Sardegna che gli antichi chiamavano la “terra del grano” . È un territorio di dolci colline, di pascoli infiniti, di borghi antichi che si arrampicano su speroni di roccia. Ed è qui, in questo paesaggio che sembra fermo nel tempo, che la tradizione contadina e pastorale è sopravvissuta intatta più che altrove.

    Primavera in Marmilla, la rassegna che coordina il Consorzio Turistico Sa Corona Arrùbia, è nata proprio per valorizzare questo patrimonio . Da fine marzo a fine maggio, nove comuni si alternano in un calendario di eventi che raccontano l’anima autentica del territorio: dalle sagre del pane alle feste della mandorla, dalle rievocazioni storiche alle gare poetiche dei cantadoris .

    E l’ultimo appuntamento, il sigillo finale di questo viaggio primaverile nella Sardegna più vera, è proprio Genuri con “Donne di Gusto” .


    L’angolazione unica: una sagra dedicata al talento femminile

    La 26ª edizione della sagra “Pani, Casu e Binu a Rasu” si tinge quest’anno di una sfumatura speciale . L’evento, pur mantenendo il suo focus sui prodotti tipici – il pane carasau e gli altri pani della tradizione, i formaggi della pastorizia locale, il vino novello delle vigne circostanti – si arricchisce di una dimensione narrativa al femminile.

    Protagoniste assolute sono le donne del paese. Quelle che hanno imparato a impastare il pane guardando le loro nonne. Quelle che conoscono il segreto per ottenere la ricotta perfetta. Quelle che ancora oggi, nei forni a legna delle loro case, preparano i dolci della festa seguendo ricette che nessun libro di cucina ha mai trascritto.

    Come spiega il Consorzio Sa Corona Arrùbia, l’obiettivo di Primavera in Marmilla è trasformare ogni tappa in “un’occasione di scoperta del territorio e in un’esperienza autentica e coinvolgente” . E a Genuri, quella scoperta passa attraverso l’incontro con le custodi della memoria gastronomica del paese.


    Incontriamo le cuoche: voci dalla tradizione (ideale)

    Immaginiamo di passeggiare per le vie di Genuri il giorno della festa. Immaginiamo di spingerci oltre gli stand, di bussare a un portone socchiuso, di essere accolte in una cucina che profuma di lievito e di ricordi.

    Antonia, 72 anni, ha imparato a fare il pane da sua madre quando era ancora una bambina.

    “Avevo sette anni”, racconta mentre le sue mani, rapide e sicure, danno forma a un disco di pasta destinato a diventare pane carasau. “La mattina presto, prima di andare a scuola, mia madre mi chiamava: ‘Antò, vieni che oggi impastiamo’. All’inizio era un gioco. Poi, col tempo, è diventato un dovere. E oggi, finalmente, ho capito che era un dono.”

    Il pane carasau – la celebre “carta da musica” dei pastori sardi – era un tempo la scorta di cibo per la transumanza. La sua preparazione era un rito collettivo che coinvolgeva le donne del vicinato. Mentre una impastava, un’altra stendeva la sfoglia, un’altra ancora controllava il forno a legna. E mentre le mani lavoravano, si raccontavano storie, si cantavano ninne nanne, si tramandavano segreti.

    Oggi, Antonia è una delle cuoche che il 31 maggio aprirà le porte della sua cucina ai visitatori di “Donne di Gusto”. Non ci saranno lezioni formali, ma dimostrazioni spontanee, fatte di gesti antichi e di spiegazioni semplici. Perché, come dice lei, “la ricetta vera non si scrive. Si guarda. Si assaggia. Si sente” .


    Grazia, 58 anni, è la regina dei formaggi nella sua famiglia.

    “Mio padre aveva trenta pecore”, ricorda. “Ogni mattina, prima dell’alba, andava a mungerle. Mia madre, nel frattempo, scaldava il siero. Il profumo del latte appena munto che si trasforma in cacio è qualcosa che non si può descrivere. È il profumo della nostra terra.”

    La tradizione casearia della Marmilla è antica quanto la pastorizia stessa. I formaggi caprini e ovini prodotti in quest’area – pecorino, ricotta, casu axedu (il formaggio fresco acido) – sono ancora realizzati secondo metodi artigianali, senza additivi né conservanti. Al ritmo lento della natura.

    Alla sagra di Genuri, Grazia porterà i suoi formaggi, ma soprattutto porterà la sua storia. “Ogni forma di formaggio racconta qualcosa”, spiega. “La stagione in cui è stato prodotto, l’erba che hanno mangiato le pecore, la mano che lo ha lavorato. Non c’è mai un formaggio uguale a un altro. Come non ci sono due giorni uguali nella vita di un pastore.”


    Maria Luisa, 45 anni, ha ereditato dalla suocera la ricetta delle seadas.

    “Quando mi sono sposata, quasi vent’anni fa, mia suocera mi ha detto: ‘Ora ti insegno a fare le seadas. Perché un giorno le farai per i tuoi figli, e loro le faranno per i loro. È così che si continua’.”

    Le seadas (o sebadas) sono il dolce forse più famoso della Sardegna: un raviolo di pasta di semola ripieno di formaggio fresco (la casu ‘e fitta), fritto nello strutto e servito con miele amaro. Ma la versione di Maria Luisa ha un segreto – un pizzico di scorza d’arancia nell’impasto, un miele specifico raccolto sui monti vicini – che la rende unica.

    “Mia suocera non me l’ha mai detto, il segreto”, confessa ridendo. “Me lo ha fatto scoprire guardandola lavorare. Per mesi. Anni. ‘Vedi’, mi diceva, ‘la quantità giusta si sente con le mani. Non si misura con la bilancia’.”

    Il 31 maggio, Maria Luisa sarà tra le cuoche che prepareranno i dolci sotto gli occhi dei visitatori. E anche se non rivelerà tutte le sue carte, l’emozione di vedere nascere una seada – dalla sfoglia alla frittura – sarà comunque magia pura.


    Cosa si mangia (e si impara) a “Donne di Gusto”

    Oltre alle storie, naturalmente, ci sarà il cibo. E che cibo.

    Il nome della sagra – “Pani, Casu e Binu a Rasu” – dice già tutto: pane, formaggio e vino in abbondanza .

    Ecco alcune delle eccellenze che si potranno degustare:

    • Il pane carasau e le sue varianti: il pane guttiau (condito con olio e sale), il pane frattau (il piatto povero dei pastori, che recuperava le scaglie di pane nel brodo di pecora).
    • I formaggi della Marmilla: pecorino stagionato, ricotta affumicata, casu axedu da spalmare.
    • I salumi locali: salsiccia secca, coppa di maialelardo della lavorazione del maiale.
    • I dolci della tradizione: seadas, pardulas (dolcetti di ricotta e zafferano), amaretti alle mandorle.
    • Il vino novello: il Carignano del Sulcis DOC e i vini bianchi dei vitigni autoctoni della Marmilla.

    Ogni piatto, ogni bicchiere, sarà accompagnato da una storia. Perché a “Donne di Gusto” non si mangia e basta. Si impara mentre si mangia. Si capisce da dove viene quel cibo, chi lo ha preparato, con quali gesti, con quali ingredienti.


    Oltre la sagra: cosa vedere a Genuri e dintorni

    Se decidete di trascorrere l’intera giornata a Genuri – e ve lo consiglio vivamente – approfittatene per esplorare il borgo e le sue bellezze. Il paese, arroccato su una collina a 250 metri di altitudine, offre scorci suggestivi sulla campagna circostante.

    E se avete tempo, la Marmilla merita una visita più approfondita. Il territorio è ricco di siti archeologici (nuraghe, domus de janas, tombe dei giganti), di chiese romaniche e di musei come il Museo del Territorio a Sa Corona Arrùbia e l’adiacente Parco Botanico .

    Il consorzio Sa Corona Arrùbia, presente a ogni tappa di Primavera in Marmilla con un proprio infopoint, mette a disposizione materiali informativi e offre anche la possibilità di noleggiare biciclette per esplorare le campagne in modo sostenibile .


    Informazioni pratiche per la visita

    • 📍 Dove: Genuri, in provincia del Sud Sardegna (Marmilla)
    • 🗓️ QuandoDomenica 31 maggio 2026
    • 🕒 Orari: dalle 10:00 alle sera (il programma dettagliato sarà pubblicato nei giorni precedenti sulla pagina Facebook ufficiale di Primavera in Marmilla)
    • 💰 Costo: ingresso libero; consumazioni a pagamento presso gli stand e le “corti aperte” delle cuoche
    • 🚗 Come arrivare: Genuri si trova a circa 55 km da Cagliari (1 ora di auto) e a circa 45 km da Oristano (50 minuti). La strada principale è la SS 197
    • 🅿️ Parcheggio: saranno allestite aree di parcheggio alle porte del paese, con navette gratuite per il centro (verificate i dettagli nelle settimane precedenti l’evento)
    • 📍 Infopoint: sarà presente uno stand del Consorzio Sa Corona Arrubia con materiali informativi e mappe del territorio 
    • 📞 Contatti utili:
      • Pagina Facebook: Primavera in Marmilla
      • Telefono: 070 934 1009 
      • Email: museoterritoriale@gmail.com 

    Perché “Donne di Gusto” è diversa da tutte le altre sagre

    Chiudo con una riflessione. Viviamo in un’epoca in cui il cibo è spesso spettacolo, performance, business. Le sagre rischiano di trasformarsi in luna park del gusto, dove si mangia tanto e si capisce poco.

    “Donne di Gusto” fa esattamente l’opposto.

    Rallenta. Si ferma. Ascolta. Mette al centro non il prodotto, ma chi lo produce. Non la ricetta, ma chi la custodisce. Non il piatto, ma la storia che lo accompagna.

    È una sagra che si fa racconto. Che celebra il talento femminile non con slogan vuoti, ma con gesti concreti: le mani di Antonia che impastano, le ricette di Grazia tramandate da generazioni, la maestria di Maria Luisa nel friggere una seada.

    Se siete in Sardegna il 31 maggio, non perdetevi Genuri. Venite a sedervi a una tavola imbandita, ad assaggiare un pecorino stagionato, a bere un bicchiere di Carignano, ad ascoltare una storia.

    Perché “Donne di Gusto” non è solo una sagra. È un abbraccio. È la Sardegna che si racconta al femminile. Ed è il modo migliore per chiudere la primavera.

    Chiudendo gli occhi, quasi si riesce a sentire Antonia bisbigliare tra sé mentre stende la sfoglia – una ninna nanna, forse, o una ricetta che si recita a memoria. Un suono antico, dolcissimo, che non si trova in nessuna guida turistica.

  • Come si mangiava in Sardegna cent’anni fa: la cucina contadina tra pane carasau, formaggi, legumi e vino novello

    Come si mangiava in Sardegna cent’anni fa: la cucina contadina tra pane carasau, formaggi, legumi e vino novello

    Un viaggio nei sapori autentici dell’Isola, tra tradizioni secolari e l’atmosfera di comunità che rivive alla Festa dell’Ospitalità Contadina di Collinas (24 maggio 2026)

    C’era un tempo, non troppo lontano, in cui in Sardegna il cibo non era solo nutrimento. Era rito, condivisione, resistenza. Era il risultato di un patto silenzioso tra l’uomo e una terra aspra e generosa allo stesso tempo, capace di offrire frutti preziosi a chi sapeva aspettare e rispettare i suoi tempi.

    Cent’anni fa, nelle campagne e nei piccoli borghi dell’Isola, la tavola dei contadini e dei pastori raccontava una storia di semplicità e ingegno. Ogni pasto era il frutto di un lavoro duro, ma anche di una sapienza antica tramandata di generazione in generazione. Non si buttava via nulla, tutto veniva trasformato: il maiale in salumi pregiati, il latte in formaggi dalla lunga stagionatura, il grano in un pane sottile come carta da musica che poteva durare mesi.

    Oggi, quella stessa autenticità si può ancora respirare (e assaggiare) in molte realtà dell’Isola. E c’è un appuntamento, in particolare, che vi permetterà di fare un vero e proprio tuffo nel passato: la Festa dell’Ospitalità Contadina a Collinas, in programma il 24 maggio 2026. Un evento che non è solo una sagra, ma un’esperienza immersiva nella Sardegna più vera, lontana dalle rotte del turismo di massa .

    Ecco cosa si mangiava (e si mangia ancora) nella tradizione contadina sarda.


    Il Pane Carasau: la “carta da musica” dei pastori

    Se c’è un alimento che più di ogni altro rappresenta l’ingegno della cucina povera sarda, questo è il pane carasau.

    Conosciuto anche come pane carasatu (letteralmente “tostato”) o, poeticamente, “carta da musica” per la sua straordinaria sottigliezza e croccantezza, questo pane era la riserva di cibo dei pastori che si allontanavano da casa per settimane durante la transumanza . Grazie alla sua doppia cottura, poteva conservarsi per mesi senza alterarsi .

    La sua preparazione era un vero e proprio rito collettivo, che coinvolgeva l’intera comunità. Le cochitoras, le donne che impastavano il pane di mestiere, erano depositarie di canzoni, racconti e memorie lontane. Mentre le mani lavoravano la semola di grano duro, l’aria si riempiva di storie e di quel profumo inconfondibile che ancora oggi evoca l’idea di casa e di famiglia .

    Il carasau si mangiava (e si mangia) in mille modi:

    • Secco, per accompagnare salumi e formaggi.
    • Bagnato appena con acqua o brodo, per essere arrotolato o piegato .
    • Nel pane frattau, un piatto povero nato dall’ingegno pastorale: i pezzetti di pane rimasti sul fondo della taschedda (lo zaino dei pastori) venivano recuperati la sera, ammorbiditi nel brodo di pecora, conditi con salsa di pomodoro, un uovo in camicia e abbondante pecorino grattugiato .

    I formaggi: l’oro bianco della pastorizia

    Cent’anni fa, il formaggio era molto più di un alimento: era moneta di scambio, risorsa per l’inverno, orgoglio di una famiglia. La pecora era la vera regina dell’economia sarda, e il suo latte veniva trasformato con sapienza antica.

    Il Pecorino Romano (che, paradossalmente, è nato in Sardegna e non a Roma) e il Pecorino Sardo rappresentavano la base dell’alimentazione contadina . Ma non solo: ogni massaia aveva le sue ricette per la ricotta, prodotta dal siero di latte avanzato, e i formaggi a pasta filata come la “Piritta”, una specialità di Bitti che ricorda il caciocavallo .

    Oggi, negli agriturismi più autentici, si può ancora vivere l’esperienza dello smurzu – la colazione del pastore – a base di salumi fatti in casa, formaggi dalla stagionatura decennale e l’immancabile pane carasau . Un pasto che racconta la fatica e la nobiltà di un mestiere antico.


    I legumi e il maiale: il piatto della comunità

    La favata è forse il piatto che meglio incarna lo spirito della cucina contadina sarda .

    L’inverno era il momento della macellazione del maiale, un evento che coinvolgeva l’intero paese. Non importava che l’animale fosse di proprietà di una famiglia specifica: tutte le parti venivano condivise e distribuite anche a chi non aveva nulla, confidando che in futuro il dono sarebbe stato ricambiato .

    In quei giorni di festa, i legumi – le fave messe in ammollo – venivano fatti bollire con testina, piedini e costine di maiale precedentemente messe sotto sale. Nell’acqua di cottura si aggiungevano gradualmente patate, verze, cipolle, scarola e finocchietto selvatico. Il risultato era una zuppa densa e nutriente, capace di scaldare il corpo e lo spirito, da servire con una spolverata di pecorino e pane abbrustolito .


    Il vino novello e l’ospitalità: il Carignano e i “Sentieri del Sulcis”

    E il vino? Cent’anni fa, in Sardegna, il vino non era un lusso: era pane liquido. Ogni famiglia contadina aveva la propria piccola vigna, e il vino che si beveva era quello dell’anno prima, autentico e non filtrato.

    Oggi, una delle più affascinanti eredità di quella cultura è il Carignano del Sulcis DOC, un vitigno a bacca rossa introdotto dalla Spagna intorno al 1300 e che nel Sulcis Iglesiente ha trovato un ambiente ideale per svilupparsi .

    Ciò che rende unico questo vino è il fatto che molte delle sue viti sono a piede franco – cioè non innestate – e crescono su terreni sabbiosi che le hanno salvate dalla fillossera. Oggi possiamo ancora ammirare vigneti di oltre cent’anni, coltivati ad alberello, che producono un vino dal rosso profondo, dalla struttura importante e dal carattere “arcigno” – come il territorio che lo genera .

    E proprio qui, nel Sulcis, nasce il progetto dei “Sentieri del Carignano”, un itinerario slow che si innesta nel Cammino Minerario di Santa Barbara e che unisce vino, storia mineraria e paesaggi mozzafiato . Un modo per camminare – metaforicamente e letteralmente – sulle orme dei contadini e dei minatori di un tempo, assaporando un vino che è simbolo di resilienza e riscatto.


    La Festa dell’Ospitalità Contadina a Collinas (24 maggio 2026): un viaggio nel tempo

    Se avete voglia di vivere tutto questo sulla vostra pelle – e sulle vostre papille gustative – segnatevi questa data: domenica 24 maggio 2026, a Collinas.

    La Festa dell’Ospitalità Contadina è l’evento che più di ogni altro incarna lo spirito della Sardegna autentica . Non è una semplice sagra: è un’immersione totale nella vita rurale di un tempo, dove le famiglie del paese aprono le loro corti per accogliere i visitatori e offrire il meglio dei loro prodotti.

    Cosa troverete a Collinas?

    • Corti aperte: case e cortili storici trasformati in piccoli ristoranti a cielo aperto, dove sedersi a tavola insieme agli abitanti del paese.
    • Piatti della tradizione contadina: pane carasau, formaggi, salumi, legumi, dolci tipici come le seadas (ravioli fritti ripieni di formaggio e miele) .
    • Musica e artigianato: canti a tenore, dimostrazioni di artigiani locali, laboratori per bambini.
    • Atmosfera di comunità: il senso di appartenenza e di condivisione che solo una comunità che apre le sue porte sa regalare .

    Come spiega il presidente di ASPEN, Roberto Cadeddu, eventi come questo “sono un’occasione concreta per valorizzare l’autenticità dei nostri territori e sostenere le comunità locali” . Ogni tappa diventa un’opportunità per entrare in contatto diretto con la quotidianità dei luoghi, lontano dai grandi flussi turistici .


    Perché (ri)scoprire la cucina contadina oggi

    Cent’anni fa, in Sardegna, mangiare era un atto semplice ma profondamente significativo. Era il momento in cui la comunità si riuniva, in cui il lavoro nei campi trovava la sua ricompensa, in cui le tradizioni venivano trasmesse dai nonni ai nipoti.

    Oggi, in un mondo che va sempre più veloce, riscoprire quei sapori – e l’atmosfera che li accompagna – è un modo per rallentare, ascoltare, assaporare. È un viaggio che non passa solo attraverso il palato, ma attraverso gli occhi, il tatto, l’olfatto e, soprattutto, il cuore.

    Venite in Sardegna a fine maggio. Sedetevi a una tavola contadina. Assaggiate un pecorino stagionato, inzuppate il pane carasau nel brodo, bevete un bicchiere di Carignano. E lasciatevi raccontare la storia di un’isola che non ha dimenticato – e non dimenticherà mai – chi è.


    Avete mai partecipato a una festa dell’ospitalità contadina in Sardegna? Conoscete altri eventi dove si può vivere la tradizione autentica dell’Isola? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti!

    Informazioni utili – Festa dell’Ospitalità Contadina 2026

    • 📍 Dove: Collinas (in provincia del Sud Sardegna)
    • 🗓️ Quando: 24 maggio 2026
    • 💰 Costo: ingresso libero, consumazioni a pagamento presso le corti
    • 🚗 Come arrivare: Collinas si trova nella storica regione della Marmilla, facilmente raggiungibile da Cagliari (circa 50 km) e da Oristano (circa 40 km)
    • 💡 Consiglio: arrivate in mattinata per godervi la festa con calma. Portate con voi una macchina fotografica: i colori delle corti fiorite e dei costumi tradizionali sono uno spettacolo che merita di essere immortalato
  • Identità Svelate a Sassari: il costume tradizionale sardo si racconta in una mostra diffusa

    Identità Svelate a Sassari: il costume tradizionale sardo si racconta in una mostra diffusa

    Fino al 30 maggio 2026, quattro sedi espositive per un viaggio nell’abito femminile della Sardegna tra storia, artigianato e memoria

    C’è un modo, in Sardegna, di raccontare chi si è senza bisogno di parole. È il costume tradizionale. Quel concentrato di stoffe, colori, ricami e gioielli che ogni comunità dell’isola ha cucito nei secoli come una seconda pelle, un’identità visibile, un orgoglio da indossare nelle occasioni che contano.

    A Sassari, fino al 30 maggio 2026, questo patrimonio straordinario è protagonista di “Identità Svelate” , una mostra diffusa che celebra l’abito femminile sardo in tutte le sue varianti . L’esposizione, che apre il ricco cartellone della 75ª Cavalcata Sarda, rappresenta il focus tematico scelto dall’amministrazione comunale per l’edizione 2026 della “Festa della Bellezza” .

    Non una mostra tradizionale, ma un percorso a tappe che si snoda attraverso quattro sedi prestigiose del centro storico, ognuna dedicata a un aspetto specifico dell’abito tradizionale . Un’occasione unica per immergersi in un universo fatto di tessuti pregiati, tecniche artigianali secolari e simboli antichi.

    Ecco cosa vi aspetta.


    Il progetto: un racconto visivo coordinato

    L’idea alla base di “Identità Svelate” è ambiziosa: raccontare l’abito tradizionale sardo non come un reperto museale, ma come un elemento vivo e in continua evoluzione. L’assessora alla Cultura di Sassari, Nicoletta Puggioni, ha spiegato il cambio di prospettiva rispetto al passato: «Per troppo tempo la Cavalcata è rimasta uguale a sé stessa. Quest’anno mettiamo al centro il lavoro artigiano che sta dietro la bellezza, con un focus sul costume tradizionale» .

    Le quattro esposizioni sono legate da un’immagine coordinata studiata dalla designer Mara Damiani, che ha unito i luoghi in un racconto visivo coerente . L’intero percorso è visitabile fino al 30 maggio, con orari e aperture consultabili sul sito del Comune di Sassari .


    Le quattro sedi della mostra diffusa

    1. Padiglione Tavolara – “TRA-ME, Tradizione e Meraviglia”

    Il Padiglione Tavolara, storico spazio espositivo nel cuore di Sassari, ospita il cuore della mostra . Qui, “TRA-ME” (un gioco di parole che unisce “tradizione” e “meraviglia”) propone un percorso che esplora il costume femminile sardo attraverso abiti d’epoca, tessuti pregiati e ricami provenienti da diverse comunità dell’isola.

    L’obiettivo è mostrare la straordinaria varietà dei costumi sardi: ogni paese ha il suo modello, riconoscibile da dettagli precisi come il copricapo, il colore del corpetto o la foggia della gonna . Come spiegano gli esperti, in Sardegna “l’abito della tradizione ha caratteristiche analoghe alla lingua locale: ogni comunità ha il suo abito tradizionale, così come ha la sua parlata tipica” .

    2. Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico “Sanna” – “Dentro e fuori il museo: gli abiti del Sanna in un’esposizione partecipata”

    Il prestigioso Museo “Sanna” propone un approccio innovativo: un’esposizione che non si limita a mostrare gli abiti delle sue collezioni, ma li contestualizza all’interno della vita e delle tradizioni delle comunità che li hanno indossati .

    L’aspetto più affascinante? È un’esposizione partecipata, che coinvolge le comunità locali nel racconto e nella valorizzazione del proprio patrimonio. Un modo per restituire voce a chi quegli abiti li ha indossati, tramandati, custoditi.

    3. Pinacoteca Nazionale di Sassari – “Vestire da Regina: dipingere un’isola favolosa”

    La Pinacoteca Nazionale affronta il tema del costume da una prospettiva diversa: quella artistica . Attraverso dipinti e ritratti d’epoca, la mostra “Vestire da Regina” esplora come l’abito tradizionale sardo sia stato rappresentato nell’arte nel corso dei secoli.

    Le tele raccontano un’isola percepita come favolosa e lontana, dove il costume diventa simbolo di un’identità forte e riconoscibile. È interessante notare come anche grandi personalità del passato, come Dante Alighieri nella Divina Commedia, abbiano avuto modo di notare e commentare le peculiarità dell’abbigliamento sardo .

    4. Sala Giuseppe Duce di Palazzo Ducale – “L’arte del ricamo: trenta varianti del bustino femminile”

    L’ultima tappa del percorso è forse la più sorprendente. Nella sala Giuseppe Duce di Palazzo Ducale, la mostra si concentra su un dettalo specifico dell’abito femminile: il bustino .

    «Trenta varianti del bustino femminile» dimostra come anche un singolo elemento dell’abito possa variare in modo straordinario da un paese all’altro, raccontando storie diverse di artigianato, gusto e tradizione. I bustini esposti mostrano una varietà sorprendente di ricami, tessuti, colori e tecniche di confezione, testimoniando l’incredibile ricchezza del patrimonio artigianale sardo.


    L’abito tradizionale sardo: un patrimonio di significati

    Ma cosa rende il costume tradizionale sardo così speciale da meritare una mostra interamente dedicata? La risposta sta nella sua capacità di raccontare.

    Un’identità, mille varianti

    Come accennato, non esiste un solo costume sardo, ma centinaia di varianti, ognuna legata a un paese o a una comunità specifica . I costumi femminili di Oristano non assomigliano a quelli di Nuoro, e quelli di Desulo sono immediatamente riconoscibili rispetto a quelli di Cabras o di Samugheo .

    Questa varietà è il riflesso della storia dell’isola: un territorio frammentato, con comunità che per secoli hanno sviluppato tradizioni autonome, pur condividendo una stessa identità di fondo .

    Eleganza e simbolismo

    Dal punto di vista stilistico, i costumi sardi colpiscono per l’equilibrio tra esuberanza ed eleganza . Quelli femminili sono composti da gonne ampie, camicie ricamate, corpetti aderenti e scialli finemente decorati. I colori spaziano dal nero profondo al rosso intenso, dal blu al verde, con accenti dorati che richiamano gioielli e bottoni in filigrana .

    Quelli maschili, più essenziali ma non meno carichi di significato, prevedono camicie bianche, gilet, pantaloni in orbace o velluto e il caratteristico copricapo: la tradizionale berritta, nera o rossa, a forma di sacco .

    Le antiche origini

    Gli studiosi hanno notato sorprendenti analogie tra alcune caratteristiche del costume sardo (in particolare il corpetto femminile che evidenzia il seno) e i costumi minoici dell’antica Creta . Già nel 1855, Padre Antonio Bresciani osservava come certe fogge dell’abito sardo fossero «antichissime al ragguaglio de’ monumenti» .

    Questa connessione non deve stupire: gli antichi sardi, come gli altri popoli del mare, viaggiavano nel Mediterraneo e scambiavano materiali e usanze. I costumi tradizionali, in questo senso, sono veri e propri monumenti che portano i segni della lunga storia dell’isola e dei suoi abitanti .

    I gioielli: tra estetica e magia

    Non si può parlare di costume sardo senza menzionare i gioielli che lo impreziosiscono. Bottoni in argento e oro, collane, orecchini, spille e amuleti raccontano storie di artigianato raffinato e, talvolta, di antichi saperi magici .

    Secondo la leggenda, erano le Janas (le fate delle antiche Domus de Janas) a tessere fili d’oro e d’argento per creare gioielli in filigrana . Tra tutti, il più celebre è la fede sarda, capace di intrecciare le vite di due amanti. La sua forma tradizionale presenta piccole sfere che simboleggiano i chicchi di grano, segno di prosperità e del legame dei due innamorati con la loro terra .


    Quando il costume torna a vivere

    Oggi i costumi tradizionali della Sardegna escono dagli armadi nelle occasioni più importanti: feste patronali, processioni religiose, sagre, rievocazioni storiche . La Cavalcata Sarda del 17 maggio, naturalmente, sarà l’appuntamento clou in cui questi abiti torneranno a sfilare per le vie di Sassari .

    Come sottolinea il sindaco Giuseppe Mascia, l’obiettivo è far sì che Sassari «riacquisti un ruolo centrale nell’isola» attraverso la valorizzazione della propria identità culturale . E “Identità Svelate” è il primo, fondamentale passo in questa direzione.


    Informazioni pratiche

    • 📍 Dove: quattro sedi nel centro di Sassari:
      • Padiglione Tavolara
      • Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico “Sanna”
      • Pinacoteca Nazionale di Sassari
      • Sala Giuseppe Duce, Palazzo Ducale 
    • 🗓️ Quando: dal 9 maggio al 30 maggio 2026 
    • 🕒 Orari: consultabili sul sito del Comune di Sassari (le singole sedi possono avere orari diversi)
    • 💰 Costo: l’ingresso alle mostre potrebbe variare a seconda della sede (verificare sul sito ufficiale)
    • 🎟️ Evento speciale: venerdì 15 maggio, su Videolina, andrà in onda una puntata speciale del programma “Bistimenta” condotto da Ambra Pintore, interamente dedicata alla mostra diffusa 
    • 📍 Infopoint: in piazza Castello sarà attivo il villaggio espositivo “Tradizioni in movimento – Visioni di Sardegna” con materiali informativi 

    Perché visitare “Identità Svelate”

    “Identità Svelate” non è una mostra per soli appassionati di folklore o di moda. È un viaggio nell’anima della Sardegna, un’opportunità per capire come un’isola intera abbia scelto di raccontarsi – e di resistere – attraverso il linguaggio universale dell’abbigliamento.

    Come scrive Antonio Malandrone, studioso di tradizioni sarde, «a guardar bene anche gli abiti tradizionali possono essere considerati dei veri e propri monumenti, che portano i segni della lunga storia dell’Isola e dei suoi abitanti» .

    Venite a Sassari. Passeggiate da una sede all’altra. Lasciatevi sorprendere dalla varietà dei ricami, dalla ricchezza dei tessuti, dalla profondità dei significati. E scoprirete che ogni costume è una storia, e ogni storia è un pezzo di Sardegna.

  • La Cavalcata Sarda: quando Sassari diventa la “Festa della Bellezza”

    La Cavalcata Sarda: quando Sassari diventa la “Festa della Bellezza”

    75 anni di tradizione: 2mila figuranti, 58 paesi e un mese di eventi per celebrare l’identità sarda

    Se pensate che dopo Sant’Efisio la Sardegna si “fermi”, vi sbagliate di grosso. Il 17 maggio 2026 un’altra grande kermesse popolare farà battere il cuore dell’isola, questa volta nel nord: la Cavalcata Sarda di Sassari, giunta alla sua 75ª edizione.

    Considerata la più grande manifestazione laica della Sardegna, la Cavalcata è un’esplosione di colori, suoni e profumi che trasforma il capoluogo turritano in un palcoscenico a cielo aperto. E quest’anno, per il traguardo importante dei 75 anni, il Comune ha deciso di fare le cose in grande: un mese intero di eventi per celebrare quella che chiamano la “Festa della Bellezza” .

    Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo evento imperdibile.


    Cos’è la Cavalcata Sarda? Un po’ di storia

    A differenza di Sant’Efisio, che ha origini religiose legate a un voto per la peste del 1656, la Cavalcata Sarda nasce come manifestazione laica. La sua prima edizione risale al 1951, quando l’amministrazione comunale di Sassari volle creare un evento che riunisse le tradizioni di tutta l’isola in un’unica, spettacolare sfilata .

    L’idea era semplice ma geniale: far sfilare per le vie della città i gruppi folkloristici provenienti da ogni angolo della Sardegna, ciascuno con i propri costumi tradizionali, i propri canti e le proprie danze. Da allora, ogni terza domenica di maggio, Sassari mantiene fede a questo appuntamento, che con gli anni è diventato un appuntamento fisso per gli amanti del folklore e un’importante vetrina turistica per l’isola .

    Dal 2006 l’organizzazione è passata direttamente al Comune di Sassari, che quest’anno festeggia i 20 anni di gestione diretta dell’evento .


    Il programma 2026: un mese di eventi

    Quest’anno la Cavalcata non è solo una giornata, ma un vero e proprio festival diffuso che parte il 9 maggio e si conclude il 30 maggio. Ecco gli appuntamenti principali .

    Dal 9 al 30 maggio – “Identità Svelate”: la mostra diffusa sul costume sardo

    Il tema scelto per il 75º anniversario è l’abito tradizionale femminile. Per tutto il mese, quattro sedi prestigiose ospiteranno una mostra diffusa intitolata “Identità Svelate” :

    • Padiglione Tavolara: “Tra-Me Tradizione e Meraviglia”
    • Museo Sanna: abiti storici delle collezioni
    • Pinacoteca Nazionale: il rapporto tra pittura e identità sarda
    • Palazzo Ducale: le varianti del bustino femminile

    Venerdì 15 maggio – La “Cavalcata dei Bambini”

    La grande novità di quest’anno è dedicata ai più piccoli. Circa 250 bambini provenienti da tutta l’isola sfileranno per le vie del centro storico indossando gli abiti tradizionali dei loro paesi d’origine. Il corteo si concluderà in piazza Tola con canti e balli. Un evento perfetto per famiglie, organizzato insieme alla Fondazione Maria Carta .

    Nella stessa giornata, un laboratorio dimostrativo di camiceria sarda si terrà in un esercizio storico di corso Vittorio Emanuele (su prenotazione) .

    Sabato 16 e domenica 17 maggio – La Rassegna di canti e danze

    Nel week-end clou, piazza d’Italia diventa il palcoscenico della tradizione. Si esibiranno :

    • 30 cori, gruppi a tenore e musicisti
    • 37 gruppi di ballo e canto sardo

    Spettacolo garantito dalla mattina alla sera.

    Domenica 17 maggio – La GRANDE SFILATA (il momento clou)

    Il cuore pulsante della festa. Il corteo parte alle 9:00 da via Asproni (zona San Giuseppe) e attraversa le vie principali: via Roma, piazza d’Italia, via Cagliari, via Brigata Sassari, viale Italia, per concludersi in via Manno entro le 14 .

    I numeri da record :

    CosaQuantità
    Figuranti totaliOltre 2.000
    Gruppi a piedi67
    Gruppi a cavallo26
    Paesi e città rappresentati58
    Donne in abito tradizionale160 (il momento più atteso)
    Transenne2.500
    Previsione di pubblico50.000 persone

    Tribune: una tribuna coperta da 1.080 posti in piazza d’Italia (biglietto 35 euro) e una tribuna gratuita per disabili in via Roma .

    Nel pomeriggio, all’Ippodromo Pinna, spettacolo delle pariglie (prove acrobatiche a cavallo) con 7 gruppi partecipanti .


    Un evento “diffuso”: anche fuori Sassari

    La Cavalcata Sarda non è solo la sfilata di domenica. L’intera città si anima con :

    • Villaggio espositivo “Tradizioni in movimento” in piazza Castello (15-17 maggio): artigianato e promozione turistica
    • Area mercatale di 4.200 mq con 271 stalli tra food e commerciale
    • Eventi collaterali nei dintorni: a Sorso, il 1° maggio, concerto di Fred De Palma al Parco Vita ; a Castelsardo, il 1° maggio, il “Castel Ballo” in piazza Pianedda .

    Come arrivare e informazioni utili

    Date: 17 maggio 2026 (con eventi dal 9 al 30 maggio)

    Dove: Sassari, centro storico

    Ingresso alla sfilata: gratuito lungo il percorso

    Tribuna a pagamento: piazza d’Italia, 35 euro 

    Parcheggi: si consiglia di lasciare l’auto fuori dal centro e utilizzare i mezzi pubblici

    Trasmissione TV: la sfilata sarà trasmessa in diretta da Videolina 

  • Sagra della Fragola ad Alghero: la X edizione celebra il gioiello rosso della Nurra

    Sagra della Fragola ad Alghero: la X edizione celebra il gioiello rosso della Nurra

    Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026, la borgata di Sa Segada-Tanca Farrà si tinge di rosso per la decima edizione della dolcissima festa primaverile

    C’è un profumo che in questi giorni sta invadendo la Nurra, l’aspra e affascinante regione che si estende alle spalle di Alghero. È un profumo dolce, intenso, inconfondibile: è il profumo delle fragole mature pronte per essere colte.

    E proprio per celebrare questo frutto, diventato in pochi anni uno dei simboli dell’agricoltura algherese, torna l’appuntamento più atteso della primavera nel Nord Ovest Sardegna. Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026, la borgata di Sa Segada-Tanca Farrà ospiterà la X edizione della Sagra della Fragola .

    Un’edizione speciale, quella del decennale, che promette di essere più ricca che mai. Tra degustazioni, musica, solidarietà e tanto buon cibo, ecco tutto quello che c’è da sapere per non perdersi questa festa indimenticabile.


    La fragola di Alghero: un’eccellenza nata dal coraggio dei giovani

    Forse non tutti sanno che la fragola è diventata una protagonista dell’economia algherese solo di recente. Negli ultimi anni, la produzione nella Riviera del Corallo ha avuto un’impennata del 300% . Se fino a qualche tempo fa gli ettari coltivati erano solo 15, oggi se ne contano 35 solo nel Comune di Alghero, per un totale di quasi 400mila piante .

    Il segreto di questo successo? Il sapore e il profumo unici di queste fragole , coltivate nella fertile terra della Nurra, e il fatto che siano gestite da tanti giovani imprenditori agricoli: quasi una trentina le aziende, che danno lavoro a circa dieci persone per ogni ettaro coltivato .

    Come ha raccontato Antonio Zidda, presidente del Comitato di Borgata di Sa Segada-Tanca Farrà che organizza la sagra, la manifestazione è diventata ormai un punto di riferimento non solo per il territorio ma anche oltre i confini regionali . Tanto che una delegazione del comitato ha recentemente partecipato alla Festa Frawli di Mġarr, a Malta, per confrontarsi su strategie e possibili collaborazioni future .


    Il programma 2026: due giorni tra gusto, musica e solidarietà

    La X edizione della Sagra della Fragola si presenta con un programma ricco e variegato, pensato per accontentare tutti: famiglie, giovani, appassionati di buon cibo e curiosi.

    Ecco il programma giorno per giorno .

    Sabato 9 maggio – L’apertura tra cultura e musica anni ’90

    La festa prende il via nel pomeriggio con l’apertura degli stand gastronomici e artigianali, che resteranno attivi per tutta la durata della manifestazione .

    • Pomeriggio – Convegno sul futuro della Nurra: La giornata si apre con un momento di approfondimento dedicato alle potenzialità del territorio. Un convegno che metterà a tema il rapporto tra turismo, agricoltura e gestione delle risorse nella Nurra . Un’occasione per capire come questa terra stia vivendo una seconda giovinezza grazie proprio a colture come quella della fragola.
    • Serata – Revival anni ’90 e 2000: Quando il sole tramonta, la sagra cambia passo. Spazio alla musica con uno show dedicato ai grandi successi degli anni ’90 e 2000, pensato per far ballare il pubblico più giovane e per regalare un tuffo nel cuore a chi quegli anni li ha vissuti .

    Domenica 10 maggio – La grande festa per famiglie

    La seconda giornata è quella più attesa, con un’atmosfera da grande festa di paese. L’ingresso è gratuito e l’intera borgata si anima .

    • Mattina e pomeriggio – Animazione per bambini e attività sportive: La domenica è dedicata ai più piccoli e alle famiglie. Giochi, animazione e attività sportive allieteranno i bambini, mentre i genitori potranno godersi la festa .
    • Nel corso della giornata – Screening gratuito della vista: Un’attenzione particolare alla salute grazie all’ambulatorio mobile dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che offrirà controlli gratuiti della vista . Un’iniziativa lodevole che arricchisce la dimensione sociale dell’evento.
    • Pomeriggio – La Grande Corrida della Sardegna: Il momento clou della giornata. Un appuntamento imperdibile con la Grande Corrida della Sardegna, il celebre show dei “dilettanti allo sbaraglio” che vede protagonisti aspiranti comici e talenti improvvisati da tutta l’isola . Tra esibizioni esilaranti e momenti di puro intrattenimento, è garantita un’ora di sano divertimento.
    • Gran finale – La grande torta di beneficenza e la pesca: Per tutto il weekend sarà attiva la Pesca di Beneficenza . I biglietti, già acquistabili contattando il comitato di borgata via social, comprendono anche una fetta di deliziosa torta e mettono in palio premi come una televisione, una bicicletta, una macchinetta per il caffè e una cassa Bluetooth . Il ricavato dell’iniziativa e della grande torta sarà devoluto alla Fondazione IEO Monzino (per la ricerca contro il cancro) e alla Lega del Filo d’Oro (che assiste le persone sordocieche) .

    Cosa si mangia (e si compra) alla Sagra della Fragola

    Naturalmente, la vera protagonista sarà lei: la fragola . I visitatori potranno degustare le migliori varietà coltivate dai produttori locali, in tutte le loro forme: fresche, al naturale, oppure trasformate in dolci, marmellate e golose torte .

    Ma non finisce qui. Intorno al frutto rosso ruota un vero e proprio villaggio del gusto e dell’artigianato. Numerosi stand enogastronomici offriranno il meglio della tradizione culinaria sarda: formaggi, salumi, pane carasau, vini della Nurra, olio extravergine d’oliva e molto altro .

    Accanto al cibo, spazio anche all’artigianato locale, con bancarelle che espongono prodotti tipici, creazioni artistiche e oggetti di artigianato sardo . È l’occasione perfetta per portare a casa un pezzo di Sardegna.


    Dove si svolge e come arrivare

    📍 Dove: Borgata di Sa Segada-Tanca Farrà, nell’agro di Alghero 

    🗓️ Quando: Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026 

    💰 Costo: Ingresso gratuito 

    🚗 Come arrivare: Sa Segada si trova a pochi chilometri dal centro di Alghero. Trattandosi di una borgata rurale, è consigliabile raggiungerla in auto. Seguite le indicazioni per l’agro di Alghero e per la località Sa Segada . In occasione della sagra, potrebbero essere attivati servizi navetta (verificate sulle pagine social del comitato organizzatore) .

    💡 Consiglio: Arrivate in mattinata se volete godervi la festa con calma e trovare parcheggio senza difficoltà. Portate con voi una borsa termica: le fragole fresche comprate direttamente dai produttori sono un souvenir goloso da portare a casa!


    Perché vale la pena venire

    La Sagra della Fragola di Sa Segada non è solo una festa del cibo. È un’immersione nella Sardegna più autentica e rurale, lontana dalle rotte del turismo di massa ma a due passi da una delle città più belle dell’isola, Alghero .

    È la gioia di vedere una comunità che si stringe attorno ai suoi prodotti, ai suoi sapori e alle sue tradizioni. È l’emozione di assaggiare una fragola colta poche ore prima, ancora calda di sole. È la solidarietà di una pesca di beneficenza che guarda al bene comune.

    Ah, e visto che siete in zona: approfittatene per organizzare un weekend lungo. Alghero, con le sue mura catalane, il suo mare e il suo centro storico, dista solo pochi minuti di auto. Una gita perfetta per una primavera sarda all’insegna del gusto e della bellezza.