Categoria: Attività

  • Austis, Dorgali e Orani: tre volti della Barbagia in un solo weekend

    Austis, Dorgali e Orani: tre volti della Barbagia in un solo weekend

    Il quarto weekend di Autunno in Barbagia – il 26 e 27 settembre 2026 – porta i visitatori alla scoperta di tre borghi che rappresentano altrettanti aspetti dell’anima più autentica della Sardegna. Austis, arroccato sulle pendici del Gennargentu; Dorgali, che abbraccia il mare del Golfo di Orosei e le montagne del Supramonte; Orani, culla dell’arte e della pietra lavorata . Tre tappe, tre esperienze diverse ma accomunate da ospitalità genuina e tradizioni vive.

    Austis: il borgo delle rocce scolpite dal vento

    A 737 metri di altitudine, sulle pendici occidentali del Gennargentu, Austis è un piccolo gioiello incastonato tra Barbagia, Mandrolisai e Barigadu . Il suo centro storico in granito, ben conservato, racconta storie di pastori e di una comunità che ha saputo preservare le proprie radici.

    Cosa vedere ad Austis

    Le meraviglie della natura scolpite nella roccia

    Il territorio di Austis è un autentico museo a cielo aperto, dove il vento e l’acqua hanno plasmato forme sorprendenti. La più celebre è Sa Crabarissa, un imponente massiccio di circa 30-40 metri che, secondo la leggenda, ricorda una donna in costume sardo . Accanto a lei, Su Cannizzu – che sembra un’aquila pronta a spiccare il volo – e Su Nodu Orruendeche, una roccia gigantesca che sembra in bilico su un’altra, pronta a cadere da un momento all’altro . Da qui, i tramonti regalano emozioni indimenticabili.

    Non meno affascinante è la foresta vergine di Tannoro, un’area incontaminata percorribile solo a piedi attraverso sentieri selvaggi, dove un torrente rende l’atmosfera quasi magica . La leggenda vuole che qui vivano Sas Maschingannas de Tannoro, figure misteriose della tradizione popolare .

    Architettura e centri di interesse

    Nel cuore del paese, la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, risalente al 1567, custodisce sculture dell’artista locale Elio Sanna e un pregevole coro ligneo del 1829 . Poco fuori, la chiesa di Sant’Antonio da Padova (1669), sull’altopiano di “Sa Sedda de Basiloccu”, è ancora oggi meta di festeggiamenti .

    Da non perdere Sa Domo Tunda, una curiosa costruzione a tre piani con base circolare all’angolo tra Via Dante e Vico I Dante, diventata uno dei luoghi più fotografati del borgo .

    Cosa gustare ad Austis

    La cucina di Austis è quella della tradizione agropastorale, fatta di sapori autentici e genuini. Da provare assolutamente:

    • Sa fregula istuvada (o cun lampazzu, con acetosella selvatica): la caratteristica pasta a forma di piccole palline 
    • I ravioli di patate e formaggio fresco, o di patate e cazzau saliu (caglio conservato sotto sale) 
    • I maccarroneddos: piccoli gnocchetti di pasta di semola fresca, lavorati a mano 
    • L’agnello e il capretto in umido o arrosto, e la pecora bollita con patate e cipolla 
    • Le seadas, il celebre dolce fritto ripieno di formaggio e ricoperto di miele 

    Tra i pani, spiccano il Pane Fresa (sottile e croccante, a forma ovale) e il Pane Pintàu, decorato e realizzato per le cerimonie festive .


    Dorgali: dove la montagna incontra il mare

    Dorgali è uno dei territori più vasti e suggestivi della Sardegna: 225 chilometri quadrati che abbracciano le montagne selvagge del Supramonte e le calette nascoste del Golfo di Orosei . Un borgo che unisce storia, archeologia, artigianato e natura in un equilibrio unico.

    Cosa vedere a Dorgali

    Il centro storico e l’artigianato

    Passeggiando per le vie del centro, tra case di pietra vulcanica, si scopre la vocazione artigiana di Dorgali: botteghe di gioielli in filigrana, ceramiche, tappeti e lavorazione del cuoio raccontano un sapere che si tramanda da generazioni . Le chiese di San Lussorio, della Madonna d’Itria e la parrocchiale di Santa Caterina sono testimoni della profonda devozione della popolazione .

    Archeologia e musei

    Il Museo Archeologico custodisce reperti di età nuragica, tra cui quelli del villaggio-santuario di Serra Òrrios, e di epoca punica e romana .

    Il Parco Museo S’Abba Frisca

    A pochi chilometri, questo piccolo villaggio ristrutturato è immerso in un parco ricco di piante, cascate e animali. Il nome – “l’acqua fresca” – si deve alla sorgente carsica che alimenta fontane, laghetto e suggestive cascate, in un ambiente fiabesco tra camminamenti megalitici e boschi di lecci .

    Cala Gonone e il mare

    La sinuosa discesa da Dorgali porta alla frazione di Cala Gonone, affacciata sul Golfo di Orosei. Da qui partono escursioni in barca verso le spiagge più celebri: Cala Luna (con la sua sabbia finissima e il bosco di oleandri che la fa da cornice, set del film “Travolti da un insolito destino”) e le Grotte del Bue Marino, spettacolare “foresta” di stalattiti e stalagmiti che un tempo era habitat della foca monaca .

    Per gli amanti dell’avventura, Dorgali è la porta d’accesso al villaggio nuragico di Tiscali, nascosto in una dolina carsica del Supramonte, e alle Gole di Gorropu, il “Grand Canyon d’Europa” .

    Cosa gustare a Dorgali

    La cucina dorgalese riflette la sua posizione tra montagna e mare. Tra le specialità:

    • I culurgiones: ravioli di patate, formaggio e menta
    • La fregola con arselle o frutti di mare
    • Il porcetto e l’agnello arrostiti
    • Le seadas e le papassinas tra i dolci 
    • I vini del territorio, in particolare il Cannonau e il Vermentino

    Orani: il borgo dell’arte e della pietra

    Orani è universalmente noto come il paese di Costantino Nivola, uno dei più importanti scultori del Novecento, ma è anche un borgo che ha saputo mantenere vive le sue tradizioni artigianali e le sue maschere più antiche .

    Cosa vedere a Orani

    Il Museo Nivola

    Il cuore culturale di Orani è il Museo Nivola, ospitato nell’antico lavatoio pubblico di via Gonare, splendidamente restaurato. Il museo custodisce una collezione permanente di opere dell’artista – sculture, disegni, grafiche e le sperimentazioni con il sand-casting (fusione nella sabbia) da lui inventato . Nel giardino e in varie parti del paese sono collocate sculture monumentali di Nivola, trasformando l’intero borgo in un museo diffuso a cielo aperto .

    Le architetture religiose

    Tra le chiese da visitare: la parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo (patrono del paese), la chiesa di Nostra Signora d’Itria e il suggestivo Campusantu Vezzu, il cimitero vecchio che racconta il rapporto della comunità con la morte e il culto dei defunti .

    Il Santuario di Monte Gonare

    A 1.046 metri di altitudine, il santuario dedicato alla Vergine domina un vastissimo territorio che dalla Barbagia arriva fino al mare. L’8 settembre è meta di pellegrinaggi, e nelle giornate limpide la vista abbraccia un panorama mozzafiato .

    Artigianato e tradizioni

    Orani è rinomata per la lavorazione del legno (cassapanche decorate, mobili), del ferro battuto, dei tessuti e della ceramica . Durante Autunno in Barbagia, le botteghe aprono le porte per mostrare le tecniche e la simbologia di antiche lavorazioni .

    Cosa gustare a Orani

    La cucina oranese si inserisce nella grande tradizione barbaricina:

    • Carni ovine e suine: arrosti, stufati, la pecora bollita in brodo
    • Formaggi: pecorino sardo e caprini delle aziende locali
    • I pani tradizionali, con sottili sfoglie simili al pane carasau e pani più consistenti
    • I dolci, con una variante particolare delle seadas e altre specialità locali 

    Come arrivare

    In auto

    Austis

    • Da Nuoro (circa 35 km): percorri la SS 129 in direzione Macomer, poi prendi la SS 128 in direzione Gavoi e seguì le indicazioni per Austis
    • Da Olbia: SS 131 d.c.n. verso Nuoro, poi SS 129 e SS 128

    Dorgali

    • Da Nuoro (circa 25 km): SS 129 in direzione Dorgali
    • Da Olbia: SS 131 d.c.n. fino all’uscita per Lula/Bitti/Dorgali

    Orani

    • Da Nuoro (circa 30 km): SS 129 in direzione Macomer, poi seguì le indicazioni per Orani
    • Da Cagliari: SS 131 Carlo Felice fino allo svincolo per Nuoro, poi SS 129

    In autobus

    Linee ARST collegano Nuoro ai tre paesi. Per informazioni dettagliate sugli orari, consulta il sito dell’ARST.

    In aereo

    Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui è possibile noleggiare un’auto per raggiungere i borghi.

    Austis, Dorgali e Orani vi aspettano per un weekend di scoperta. Tre borghi, tre storie diverse, un’unica anima: quella della Barbagia più autentica.

  • Sarule e Lodine: cuori tessili e sapori antichi nel centro della Barbagia

    Sarule e Lodine: cuori tessili e sapori antichi nel centro della Barbagia

    Dopo le prime tappe di Bitti e Oliena, Autunno in Barbagia prosegue il suo viaggio nel cuore più autentico della Sardegna. Il weekend del 19 e 20 settembre 2026 sarà dedicato a due borghi vicini ma ricchi di personalità: Sarule e Lodine . Due paesi che aprono le loro cortes – i cortili delle antiche case in pietra – per raccontare storie di telai, di archeologia millenaria e di sapori che sanno di casa .

    Cosa vedere: tra storia, archeologia e natura

    Sarule: il borgo dei tappeti ai piedi del Monte Gonare

    Sarule è un paese che ha fatto della tradizione tessile la sua anima più autentica. Famosa in tutto il mondo per i suoi tappeti di lana realizzati su antichi telai verticali, la “burra” sarulese è un’arte che qui si tramanda da generazioni . Negli anni Cinquanta, fu proprio la collaborazione con l’artista Eugenio Tavolara a rinnovare questa antica tradizione, trasformando i tappeti in vere e proprie opere d’arte apprezzate a livello internazionale .

    Il cuore pulsante della manifestazione sarà la Casa Museo Giudice Ladu, una tipica residenza signorile che conserva arredi e manufatti originali . Qui potrai assistere a dimostrazioni di tessitura e di preparazione del pane e dei dolci tradizionali .

    Ma Sarule è anche un luogo di straordinaria bellezza naturale. Il Santuario di Nostra Signora di Gonare, la chiesa più alta della Sardegna, sorge a 1.100 metri di altitudine sul Monte Gonare (1.083 m) . Secondo la leggenda, fu eretto nel XII secolo dal giudice Gonario II di Torres, sopravvissuto a una tempesta in mare durante il ritorno dalla Seconda Crociata . Nelle giornate terse, dalla vetta si può scorgere il mare sia a oriente che a occidente . L’intera area, riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario, ospita specie endemiche e una ricca fauna selvatica .

    Il patrimonio archeologico di Sarule è altrettanto straordinario: il territorio vanta circa 40 siti archeologici, tra cui le antichissime domus de janas di Neunele, Sa Neale e Sa Pranedda, risalenti al Neolitico . Da visitare anche la chiesa di Nostra Signora del Rosario (XIII secolo) e la parrocchiale di San Michele (XVIII secolo) .

    Lodine: un tuffo nella storia e nella natura

    A pochi chilometri, Lodine è un borgo piccolo e raccolto, adagiato attorno alla chiesa di San Giorgio . La sua posizione panoramica regala scorci che abbracciano tutta la Sardegna centrale .

    Il suo simbolo è il nuraghe Sas Trintas Battallas, un sito che racconta la presenza nuragica in quest’area . Per gli amanti dell’archeologia, sono previste escursioni al sito di Soroeni, un altro importante insediamento nuragico . Da non perdere anche il Parco di Puddis, il polmone verde del paese, ideale per passeggiate e momenti di relax .

    Lodine ha saputo coniugare tradizione e contemporaneità: da oltre vent’anni ospita la manifestazione ArteLodine, che ha trasformato le serrande dei negozi in vere e proprie tele d’arte, arricchendo il paese di installazioni artistiche di pregio .

    Cosa gustare: un viaggio nei sapori della Barbagia

    A Sarule: dolci antiche tradizioni

    Le cortes di Sarule apriranno le loro cucine per far assaporare i dolci della tradizione. Da non perdere:

    • Coccone: un dolce tipico a base di formaggio e pasta di pane
    • Savadas (o Seadas): il celebre dolce fritto ripieno di formaggio e ricoperto di miele
    • Casadinas: dolci di pasta frolla ripieni di crema di formaggio
    • Aranzadas: filetti di buccia d’arancia canditi con miele e mandorle 

    A Lodine: specialità uniche

    Il piccolo borgo di Lodine offre varianti originali della cucina barbaricina:

    • Salsiccia aromatizzata con aglio selvatico: un sapore intenso e deciso
    • Su gusazu: un’altra specialità locale da scoprire 
    • Durante le dimostrazioni culinarie, potrai assistere alla preparazione dei dolci del carnevale (pilichittos e marigosos) e del pane nuziale sa huffettura 

    L’atmosfera delle feste

    Oltre al cibo, l’esperienza sarà arricchita da spettacoli musicali itineranti, organettisti e gruppi folk . A Lodine, il tradizionale carnevale Zirande su Harrasehare animerà le vie con balli e la vestizione del costume tradizionale . A Sarule, non perdere l’emozionante rievocazione della vestizione della sposa, un’antica tradizione locale, e l’arte effimera dell’Infiorata .

    Come arrivare

    In auto

    Da Nuoro (circa 30-35 km): Percorri la SS 129 in direzione di Macomer, poi prendi la SS 128 verso Gavoi e Lodine. Segui le indicazioni per Sarule o Lodine.

    Da Olbia (circa 90 km): Prendi la SS 131 d.c.n. in direzione Nuoro fino all’uscita per Lula/Bitti/Dorgali, poi prosegui sulla SS 128 in direzione di Gavoi .

    Da Cagliari (circa 150 km): Percorri la SS 131 Carlo Felice in direzione Sassari fino allo svincolo per Nuoro, poi prosegui sulla SS 129 e SS 128.

    Distanza tra Sarule e Lodine: I due paesi distano circa 17 km e sono collegati dalla SS128 e dalla SP30, circa 20 minuti di auto .

    In autobus

    La linea ARST 505 collega Nuoro a Lodine . La partenza è da Nuoro Stazione Arst, con fermate a Oniferi, Orani e Sarule prima di arrivare a Lodine in circa 1 ora e 20 minuti .

    In aereo

    Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui è possibile noleggiare un’auto per raggiungere i borghi in circa 2 ore e mezza.

    Sarule e Lodine vi aspettano per un weekend di autentica barbaricina. Tessitura, archeologia, natura e sapori si intrecciano in un’esperienza che vi porterà nel cuore più profondo della Sardegna.

  • Oliena nel cuore di Autunno in Barbagia: tradizione, vino e ospitalità

    Oliena nel cuore di Autunno in Barbagia: tradizione, vino e ospitalità

    Ai piedi del maestoso Monte Corrasi, nel cuore della Barbagia, Oliena si prepara ad accogliere i visitatori per uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno sardo. Il 12 e 13 settembre 2026, il borgo della Bandiera Arancione apre le sue cortes – i caratteristici cortili delle case storiche – per celebrare la 25ª edizione di Autunno in Barbagia, un viaggio tra cultura, tradizioni e sapori antichi .

    Cosa vedere: tra natura, archeologia e artigianato

    Il centro storico e le cortes

    Il cuore pulsante della manifestazione saranno le vie del centro storico di Oliena, dove le antiche cortes si trasformeranno in vetrine dell’artigianato e dell’ospitalità locale . Durante il weekend, gli abitanti apriranno le porte delle loro case per mostrare le antiche lavorazioni artigianali: dalle cassepanche intagliate per la conservazione del pane carasau, ai preziosi ricami su scialli di seta, fino alla gioielleria in filigrana . Non mancheranno dimostrazioni dal vivo di queste antiche tecniche, che permetteranno ai visitatori di scoprire i segreti tramandati da generazioni .

    La Grotta Corbeddu e il Monte Corrasi

    A pochi passi dal paese, la valle di Lanaitto custodisce la Grotta Corbeddu, un sito archeologico di straordinaria importanza dove sono state rinvenute le prime testimonianze di vita umana in Sardegna, risalenti al Paleolitico Superiore . Per gli amanti della natura, le pendici del Monte Corrasi – la cima più alta del Supramonte – offrono percorsi trekking tra boschi di lecci e specie botaniche endemiche, dove è possibile avvistare mufloni, falchi e l’aquila reale . Un’escursione perfetta per godere delle temperature miti di settembre e della luce autunnale che rende magici questi paesaggi.

    Cosa gustare: un viaggio nei sapori della Barbagia

    Il vino degli dèi: il Nepente di Oliena

    Oliena è famosa in tutto il mondo per il suo Cannonau Nepente, il vino che conquistò Gabriele D’Annunzio, al punto da definirlo il “vino degli dèi” . Durante Autunno in Barbagia, le cantine del territorio apriranno le loro porte per degustazioni di etichette storiche e produzioni artigianali, dove il Cannonau si racconta in tutte le sue sfumature .

    La cucina olianese: sapori autentici

    La tradizione gastronomica di Oliena è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Tra i primi piatti da non perdere, i celebri “maharrones de busa”, pasta di semola lavorata a mano, e i “tundos”, accompagnati da “sa vrughe”, un latte quagliato freddo dal sapore deciso . Da assaggiare anche “sos angelottos”, ravioli ripieni di formaggio fresco .

    Tra i secondi, spiccano il porcetto, l’agnello e il capretto arrostiti nel camino con ceppi di legno e sementi odorosi che conferiscono alla carne un sapore unico . Per chi ama i salumi, la produzione locale offre salsicce, prosciutto, pancetta e “sa grandula” .

    I dolci: l’arte del miele e delle mandorle

    Miele e mandorle sono gli ingredienti protagonisti della pasticceria olianese. Imperdibili le seadas, fritte e ricoperte di miele, e le papassinas, ricche di mandorle, noci e uva passa, preparate per la festa dei Santi di novembre . Da assaggiare anche l’“aranzada”, filetti di buccia d’arancia canditi con miele e mandorle, e “sos amarettos”, soffici dolci dal gusto unico .

    Come arrivare

    In auto

    Da Nuoro (circa 20 km): Seguire le indicazioni per Oliena e Orgosolo percorrendo la Strada Provinciale 58, poi girare a sinistra sulla Strada Provinciale 22 .

    Da Olbia e Golfo Aranci: Percorrere la Strada Statale 131 d.c.n. fino all’uscita “Lula-Bitti-Dorgali”, poi la Strada Provinciale 38 in direzione Dorgali. All’incrocio con la SS 129, girare a destra in direzione Nuoro e, dopo alcuni km, girare a sinistra per Oliena .

    Da Sassari e Alghero (circa 116 km): Percorrere la SS 131 Carlo Felice in direzione Cagliari, poi prendere l’uscita “Nuoro-Macomer” e percorrere la SS 129. Seguire le indicazioni per Nuoro Superstrada-Olbia, poi la circonvallazione sud di Nuoro e le indicazioni per Oliena .

    Da Cagliari e Oristano (circa 120 km): Percorrere la SS 131 Carlo Felice in direzione Sassari fino all’uscita “Nuoro-Olbia”, poi proseguire sulla SS 131 d.c.n. .

    In autobus

    La linea ARST 520 Nuoro-Cala Gonone effettua fermate a Oliena . Da Nuoro, il viaggio dura circa 30-40 minuti. Per chi arriva da Sassari, sono disponibili autobus per Nuoro con coincidenze per Oliena .

    In aereo

    Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui è possibile noleggiare un’auto per raggiungere Oliena in circa 2 ore e mezza .

    Oliena vi aspetta con le sue cortes aperte, i sapori antichi e l’ospitalità genuina della Barbagia. Un weekend da non perdere per scoprire l’anima più autentica della Sardegna.

  • La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    C’è un momento, ogni anno, in cui la Sardegna si veste dei suoi colori più autentici. Accade a settembre, quando la luce si fa dorata e i filari si inchinano sotto il peso di grappoli maturi. La vendemmia – chiamata “sa binnenna” o “sa innenna” in sardo – è molto più di una semplice raccolta: è un rito antico che fonde lavoro, tradizione e comunità .

    In Sardegna, questo rituale ha radici profonde. Le prime tracce di viticoltura risalgono a oltre duemila anni fa, quando i Fenici introdussero le prime viti nell’isola . Da allora, generazioni di viticoltori hanno tramandato saperi e gesti, rendendo la vendemmia un momento di incontro tra passato e presente, tra fatica e festa.

    Il ciclo che si rinnova

    Sa Inenna inizia tra la fine di agosto e l’inizio di ottobre, a seconda delle varietà di uva e delle condizioni climatiche . Settembre, tuttavia, è il mese che inaugura questo momento magico: le viti traboccano di grappoli che pendono come gioielli dai tralci, pronti per essere raccolti .

    Il momento della vendemmia deve coincidere con la piena maturità delle uve, quando hanno raggiunto il giusto equilibrio tra componenti acide e zuccherine. Una raccolta prematura darebbe vini aspri; una tardiva, vini eccessivamente dolci. È il risultato di pazienza, impegno e profonda conoscenza della vigna .

    Il giorno della vendemmia

    Tradizionalmente, il giorno della vendemmia comincia presto, quando la luce è ancora morbida e l’aria porta con sé il profumo del mare . Le famiglie e le comunità si riuniscono nei vigneti al primo chiarore dell’alba, armate di cesoie e ceste .

    Come racconta un testimone di quel rito: “Lu suli appèna spuntàtu, nmezzu li filàra sta ammucciàtu. Li pàmpini chini chini d’acquazzìna, vàgnanu li robbi di prima matìna” (Il sole appena spuntato, in mezzo ai filari sta nascosto. I pampini pieni di rugiada bagnano i vestiti del primo mattino) .

    Uomini e donne, giovani e meno giovani, lavorano fianco a fianco. I trattori sono già accesi, pronti a essere caricati di uva. Le mani esperte afferrano il grappolo, le cesoie lo recidono con un taglio netto, e il frutto cade nei secchi di plastica . È una danza collettiva, in cui ogni movimento è calibrato, ogni gesto ripetuto con la sicurezza di chi sa esattamente cosa fare .

    Un momento di condivisione

    La vendemmia non è mai stata solo lavoro. Era – e rimane – un momento di convivialità, di festa. Durante la raccolta si stringevano rapporti sociali, si rinnovavano contratti di lavoro e si concludevano trattative economiche .

    Le comunità partecipavano con entusiasmo, e la fatica si mescolava al canto, ai balli e ai banchetti . Come scrive un testimone di quell’atmosfera: “Anchi si lu suli tuttu lu jòrnu pica ntesta, vinnignàri è sempri ‘na ranni festa” (Anche se il sole tutto il giorno picchia in testa, vendemmiare è sempre una grande festa) .

    La vendemmia, inoltre, era un’anticipazione delle altre feste autunnali. Una parte del mosto veniva messa da parte per ottenere la sapa, necessaria per preparare is pabassinos, i dolci tipici consumati tra ottobre e novembre, in occasione della Festa dei Defunti (is Animeddas) .

    Dal grappolo al calice

    Una volta raccolta con cura, l’uva viene portata in cantina, dove inizia il processo di vinificazione: la trasformazione del mosto in vino . I grappoli vengono diraspati e delicatamente pigiati. Le fermentazioni sono seguite con rispetto, senza forzature, per preservare l’identità di ogni varietà e ogni parcella .

    In questo passaggio, il territorio si racconta nella sua forma più pura. In Sardegna, la vendemmia è il momento in cui l’impegno prende forma liquida, diventando espressione autentica del territorio . Ogni bottiglia porterà con sé il sapore del mare e il calore del sole sardo.

    La vendemmia oggi

    Oggi, in Sardegna, la vendemmia si vive in un’intrigante mescolanza di tradizione e innovazione. Come nell’antichità, i vitigni autoctoni come il Carignano e il Vermentino dimostrano una straordinaria adattabilità alle condizioni climatiche . Ma si affiancano anche nuove interpretazioni, come il Nepente di Oliena, un Cannonau che racconta la storia della Barbagia .

    La vendemmia è diventata anche un’occasione di enoturismo. Manifestazioni come “Cantine Aperte in Vendemmia” aprono le porte delle aziende ai visitatori, offrendo l’esperienza unica di partecipare alla raccolta, assistere alla pigiatura e degustare i vini appena prodotti . A Oliena, l’evento “Calici in Vendemmia” si inserisce nel circuito di Cortes Apertas di Autunno in Barbagia, offrendo l’assaggio dei vini locali in abbinamento ai formaggi del territorio .

    Anche i più piccoli possono vivere questa esperienza: laboratori come “La vendemmia dei bambini” permettono di raccogliere l’uva e pigiarla a piedi nudi come si faceva tanto tempo fa, trasmettendo alle nuove generazioni un patrimonio di saperi e sapori .

    La vendemmia in Sardegna è un viaggio nei sensi e nella memoria. È un rito che si rinnova ogni anno, un filo che lega il passato al presente, la terra al calice, il lavoro alla festa. Un momento per scoprire l’anima più autentica dell’isola, quella che si nasconde tra i filari e che si svela in ogni sorso di vino.

  • Un settembre di eventi: tra sagre, corse e festival

    Un settembre di eventi: tra sagre, corse e festival

    Settembre in Sardegna è un mese che non delude mai. Mentre il mare conserva ancora il calore dell’estate, l’isola si anima di un’altra energia: quella delle sagre, delle feste patronali e dei grandi eventi che colorano piazze e borghi. È il momento in cui la Sardegna si racconta attraverso i suoi riti più autentici, mescolando tradizione, musica, sport e sapori.

    Il grande ritorno: Autunno in Barbagia

    Se c’è un evento che incarna lo spirito di settembre in Sardegna, quello è Autunno in Barbagia. Quest’anno la manifestazione spegne ben 25 candeline e festeggia i 30 anni di Cortes Apertas, il format originario che aprì al pubblico le tradizionali cortes dei paesi barbaricini .

    Da settembre a dicembre, 31 comuni e 32 appuntamenti accoglieranno i visitatori tra le 450mila e le 500mila presenze stimate ogni anno . Ogni tappa è un’esperienza unica: a Oliena si degusta il pane carasau, a Sorgono il vino Mandrolisai, a Gavoi si ammirano i coltelli artigianali, a Tonara i dolci tipici . La novità del 2026? In ogni borgo saranno presenti dimostrazioni dal vivo delle lavorazioni artigianali e gazebo informativi dedicati al progetto Einstein Telescope .

    L’edizione di quest’anno porta il claim “Il gusto antico dell’ospitalità” e si terrà dal 5 settembre al 13 dicembre, attraversando 33 borghi in 32 comuni . Un’occasione imperdibile per immergersi nell’anima più autentica dell’isola.

    Oristano, un evento al giorno

    Nel centro-ovest della Sardegna, Settembre Oristanese trasforma la città e Torregrande in un palcoscenico a cielo aperto. Il calendario è fitto e variegato .

    Al Palasport di Sa Rodia il grande basket con Dinamo Sassari e Valtur Brindisi, mentre dal 10 al 13 settembre spazio a Sardegnacavalli e dal 24 al 27 alla Sardinia Gravel Race, gara ciclistica a tappe .

    Le tradizioni trovano spazio con la Festa del Rimedio, Santa Croce e Sant’Efisio, la serata folk con i Tenores di Neoneli e il Memorial Enrico Fiori del 19 settembre in piazza Eleonora, dedicato ai balli e alla musica tradizionale . Non mancano libri, teatro e arte contemporanea, con la rassegna “E ora… autori in biblioteca” e gli spettacoli del progetto europeo Island Connect II .

    Corse, devozione e feste patronali

    Settembre è anche il mese delle feste patronali, momenti in cui fede e comunità si intrecciano in riti antichi.

    A Siurgus Donigala, nel Sud Sardegna, “Sa Festa” della patrona si svolge all’inizio di settembre. È scandita dal lancio di razzi che annunciano l’inizio delle celebrazioni, e per gli abitanti e gli emigrati di ritorno rappresenta un momento di ritrovo collettivo, una pausa dai lavori in campagna per onorare la Vergine in una lunga processione che unisce i territori della Trexenta .

    Ad Aritzo, in Barbagia, la festa in onore di San Basilio si tiene la prima domenica di settembre. È una ricorrenza che risale a oltre cento anni fa, quando i pastori, prima di intraprendere la transumanza verso il Campidano, si riunivano per celebrare il Santo. La processione coinvolge l’intero paese in costume tradizionale, seguita da “Su Pinnone”, l’albero della cuccagna, e da giochi popolari come la corsa dei sacchi .

    La celebre Corsa degli Scalzi di Cabras, dedicata a San Salvatore, è un evento di fede e tradizione che si ripete a settembre . Una corsa a piedi nudi che attraversa lo stagno per raggiungere la chiesetta di San Salvatore, un rito che unisce devozione e sacrificio.

    Artigianato e cultura

    A Mogoro (Oristano), fino al 13 settembre, si tiene la 65esima edizione della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna. Con il concept “Intrecci”, ispirato alla tradizione tessile del paese, la fiera riunisce 113 artigiani provenienti da tutta l’isola, rappresentativi di 13 comparti: ceramica, tessitura, oreficeria, legno, vetro, metalli, pelletteria, coltelleria e molto altro . Una vetrina straordinaria del saper fare sardo, capace di unire tradizione e design contemporaneo.

    Settembre in Sardegna è un mese che sa sorprendere. Dai borghi della Barbagia che aprono le loro cortes alle piazze di Oristano animate da concerti e sport, dalle corse devozionali ai banchetti delle sagre, l’isola offre un calendario ricchissimo di eventi. È il momento perfetto per scoprire una Sardegna autentica, fatta di comunità, tradizione e accoglienza.

  • La Corsa degli Scalzi di Cabras: fede, storia e sacrificio nel cuore del Sinis

    La Corsa degli Scalzi di Cabras: fede, storia e sacrificio nel cuore del Sinis

    C’è un momento in cui il tempo sembra fermarsi nel borgo di Cabras, sulla penisola del Sinis. È il primo fine settimana di settembre, quando la polvere dei sentieri si solleva sotto i piedi di centinaia di uomini che corrono scalzi in una processione antica di oltre quattro secoli . La Corsa degli Scalzi è molto più di una tradizione: è un atto di fede collettivo, un rito che trasforma la fatica in devozione e la memoria in identità.

    Un racconto che affonda le radici nel 1619

    La leggenda narra di un’incursione saracena che minacciava il villaggio di San Salvatore di Sinis. Era il 1619, e i pirati barbareschi imperversavano lungo le coste della Sardegna . Per salvare il simulacro del Santo, gli abitanti escogitarono uno stratagemma ingegnoso: si legarono rami e frasche ai piedi nudi e si misero a correre sollevando un enorme polverone .

    I Saraceni, vedendo quel nuvolone di polvere, credettero di trovarsi di fronte a un esercito numeroso e si ritirarono . Il villaggio e la statua di San Salvatore furono salvi, e da allora quel voto viene rinnovato ogni anno . Alcune fonti collocano l’evento addirittura nel 1506, ma il dato certo è che questa tradizione si tramanda di generazione in generazione da oltre cinquecento anni .

    Il programma: due giorni di corsa e devozione

    La festa solenne si svolge il primo sabato e la prima domenica di settembre, ed è preceduta da nove giorni di funzioni religiose che iniziano il 25 agosto . Durante la novena, le donne di Cabras, scalze e in abito tradizionale, portano in processione il simulacro del Santo – affettuosamente chiamato Santu Srabadoeddu – fino al villaggio di San Salvatore, animando le antiche muristenes (piccole case di proprietà dei novenanti) .

    Il momento clou: il sabato all’alba

    Il sabato della festa solenne inizia presto. Alle 6 del mattino viene celebrata la messa nella chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras . Subito dopo, intorno alle 7,30, centinaia di uomini e ragazzi – i curridoris – vestiti con il tradizionale saio bianco stretto ai fianchi da un cordone, iniziano la corsa verso il villaggio di San Salvatore .

    Il percorso è di circa 7-8 chilometri, tra asfalto e sentieri sterrati, polverosi e spesso disseminati di pietre . La statua del Santo, sistemata su una portantina, viene trasportata a spalle da gruppi di cinque corridori che si alternano ogni cento metri circa . L’arrivo al villaggio di San Salvatore è previsto intorno alle 8,30, accolto dagli applausi della folla .

    La domenica: il ritorno a Cabras

    La statua del Santo trascorre la notte nel villaggio. La domenica pomeriggio, al calare del sole, gli scalzi ripercorrono lo stesso tragitto per riportare il simulacro nella chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras . Con questo secondo atto, la festa si conclude e il Santo rimane nel paese fino all’anno successivo . Le donne chiudono simbolicamente le celebrazioni il lunedì successivo .

    Come partecipare e assistere all’evento

    Se desideri vivere questa esperienza unica, ecco alcuni consigli utili:

    Dove si svolge: La Corsa degli Scalzi parte da Cabras, in provincia di Oristano, e si sviluppa lungo la strada che collega il paese al villaggio di San Salvatore di Sinis, nei pressi dell’antica città di Tharros .

    Come arrivare:

    • In auto: Da Oristano, percorri la SS 131 in direzione nord fino allo svincolo per Cabras, poi segui le indicazioni per il paese. Durante l’evento, la via Tharros viene chiusa al traffico a partire dalle 7 del mattino, quindi è consigliabile arrivare in anticipo .
    • In aereo: Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui puoi noleggiare un’auto o prendere un bus per Oristano.

    Dove seguire la corsa: Per assistere alla partenza, posizionati lungo via Tharros, dove è presente una tribuna . Per chi non può essere presente, la corsa viene trasmessa in diretta su Videolina e Sardegna Uno, oltre che in streaming sulle pagine social del Comune di Cabras .

    Quando: L’edizione 2026 si terrà il 5 e 6 settembre .

    La Corsa degli Scalzi è un patrimonio di fede e identità che rende la Sardegna unica. Ogni passo, ogni abrasione sul piede, ogni nuvola di polvere è testimonianza di un legame profondo tra una comunità e il suo Santo, un rito che da cinquecento anni continua a correre, fedele al proprio voto

  • Il mare d’argento: perché settembre è il vero mese per la Sardegna

    Il mare d’argento: perché settembre è il vero mese per la Sardegna

    C’è un momento, ogni anno, in cui la Sardegna si svela davvero. Accade quando il turista di agosto ha ripiegato le sue tapparelle e le spiagge tornano a respirare. Settembre è il mese che trasforma l’isola in un gioiello prezioso e silenzioso, un “mare d’argento” dove il tempo sembra scorrere con più calma e dove ogni esperienza acquista un sapore più autentico.

    La Sardegna di settembre è fatta di luce diversa, di acque che sembrano più limpide e di un ritmo che si adatta a chi non cerca il brusio ma il senso profondo del viaggio. È il momento perfetto per godersi il meglio dell’isola senza le rinunce che la stagione estiva impone. Come ha sottolineato Lonely Planet, in questo periodo le spiagge si svuotano già dalla prima settimana del mese e i prezzi degli alloggi scendono mediamente del 30-40% rispetto al picco di agosto .

    Un mare che ancora accoglie

    La prima obiezione che viene in mente è: “Ma l’acqua sarà fredda?”. La risposta è un “no” convinto. Le temperature del mare in Sardegna a settembre si aggirano tra i 23 e i 25 gradi, e talvolta superano addirittura quelle di agosto nelle zone più riparate . Le acque della costa orientale, come quelle di Arbatax, possono raggiungere i 25.3°C, regalando bagni che sono ancora un vero abbraccio .

    Quest’acqua tiepida e cristallina si può finalmente godere senza la ressa. Le lunghe file per i parcheggi, gli ombrelloni così vicini da sfiorarsi, le attese interminabili per un gelato: tutto questo a settembre è un lontano ricordo. Come racconta un’analisi del settore, “le code e la folla sono lontani ricordi di qualche settimana prima” . Spiagge iconiche come Cala Goloritzé, che in estate è spesso a numero chiuso, a settembre si possono ammirare nella loro quiete selvaggia, magari dopo un trekking di un’ora e mezza dall’altopiano del Golgo con temperature finalmente sopportabili .

    Le spiagge che aspettano solo te

    Con la folla che si dirada, alcune spiagge diventano improvvisamente paradisi accessibili. Luoghi che durante l’estate sono un miraggio di bellezza e un incubo di organizzazione, a settembre si rivelano per quello che sono: piccoli angoli di paradiso.

    • Cala Luna e Cala Goloritzé (Golfo di Orosei): Le lunghe code estive per le imbarcazioni che partono da Cala Gonone sono sparite, ma i servizi funzionano ancora a pieno regime. Il mare è calmo e le scogliere del Golfo sono ideali da esplorare in kayak .
    • Is Piscinas (Costa Verde): Questa spiaggia dalle immense dune, che a luglio è già selvaggia, a settembre diventa una vera delizia per chi cerca l’isolamento. Le dune che sfiorano i 100 metri di altezza sembrano un deserto affacciato sul mare .
    • La Pelosa (Stintino): Il famoso sistema di prenotazione obbligatoria estivo viene meno dopo il picco stagionale, e si può tornare a visitare questa meraviglia senza pianificare con settimane di anticipo .
    • Villasimius e Chia (Sud Sardegna): Il sud dell’isola regge benissimo fino a ottobre. Le spiagge candide e il mare cristallino offrono una tranquillità che ad agosto sarebbe impensabile, con parcheggi disponibili e sabbia finalmente visibile .

    Un’isola a misura d’uomo

    Il fascino di settembre, però, non si esaurisce sulla battigia. Con il calo delle temperature che si attesta su valori miti durante il giorno (tra i 18 e i 24°C), si aprono le porte a tutta un’altra Sardegna: quella dell’entroterra .

    Settembre è il mese perfetto per intraprendere il Selvaggio Blu, uno dei percorsi di trekking più impegnativi e suggestivi d’Italia, che costeggia le scogliere del Golfo di Orosei, o per camminare tra i borghi della Gallura senza il sole rovente dell’estate . Anche i siti archeologici, come il complesso nuragico di Su Nuraxi a Barumini, diventano una visita piacevole, senza le code estive e con guide che hanno finalmente il tempo di raccontare la storia . Le serate, poi, regalano un clima freschino che invita a gustare un piatto di fregola con le vongole in una trattoria sul mare, godendosi un ritmo lento e genuino .

    La Sardegna che vale la pena vivere

    Scegliere la Sardegna a settembre è un atto di consapevolezza. È scegliere la qualità alla quantità, l’esperienza autentica alla cartolina affollata. È il mese in cui l’isola diventa tua, in cui puoi davvero sentire il profumo della macchia mediterranea, ascoltare il suono delle onde senza il sottofondo di migliaia di voci e guardare le stelle in uno dei cieli più bui d’Europa, dove la Via Lattea si vede ancora a occhio nudo . È il momento di scoprire perché settembre è, per chi la conosce, il vero volto della Sardegna. Quello che ti rimane dentro.

  • Sagra del Zichi a Bonorva 2026: un tuffo nei sapori autentici della Sardegna

    Sagra del Zichi a Bonorva 2026: un tuffo nei sapori autentici della Sardegna

    Nel cuore del Logudoro, il piccolo borgo di Bonorva si prepara ad accogliere la Sagra del Zichi, un evento che celebra uno dei pani più antichi e affascinanti della Sardegna. La manifestazione si terrà dall’8 al 10 agosto 2026 e promette tre giorni di gusto, cultura e tradizione .

    Cosa è lo Zichi?

    Lo Zichi è molto più di un semplice pane: è un simbolo identitario di Bonorva e un’eccellenza riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) . La sua storia affonda le radici in epoche antichissime, quando veniva preparato con un grano speciale, “su trigu biancu bonorvesu”, coltivato nella piana di Santa Lucia, un tempo considerata il granaio dell’intera isola .

    Le sue caratteristiche principali sono:

    • Forma: una spianata circolare, morbida o croccante a seconda della cottura .
    • Ingredienti: solo farina, acqua, sale e “su frammentarzu” (lievito madre) .
    • Preparazione: necessita di ben 17 fasi di lavorazione, tramandate di generazione in generazione .

    Lo Zichi nasce come “cibo povero”, ma oggi è diventato un ingrediente principe per piatti ricchi e innovativi . Si può gustare in vari modi:

    • Morbido: appena sfornato, con un filo d’olio .
    • “Pane a fittas”: cotto in acqua e sale e condito come una pasta, con sughi di carne, pesce o verdure .
    • “Su pane uddidu”: la versione più antica, tagliato a pezzi e cotto in un saporito brodo di pecora .

    Il programma della Sagra 2026

    Il programma dell’edizione 2026, in via di definizione, si preannuncia ricco e coinvolgente per tutta la famiglia.

    8 agosto 2026

    • Mattina: laboratori creativi per bambini e rassegna regionale del cane bassotto .
    • Serata: show cooking e degustazioni per le vie del centro storico, con musica e spettacoli dal vivo.

    9 agosto 2026

    • Ore 18.00: apertura della sagra con convegni sulla tradizione panificatoria e la cultura locale.
    • Ore 20.00: cena “Zichi in Villa”, un viaggio tra i sapori della cucina sarda, dall’antipasto al dolce .
    • Ore 22.00: concerto degli Istentales in Piazza Santa Maria, per un gran finale all’insegna della musica sarda contemporanea .

    Come raggiungere Bonorva

    Bonorva si trova nella provincia di Sassari, nel territorio del Meilogu, a circa 47 km da Sassari e 156 km da Cagliari .

    In auto

    Il mezzo più comodo è l’auto. Bonorva è facilmente raggiungibile dalla SS 131 Carlo Felice, che collega Cagliari a Sassari .

    Con i mezzi pubblici

    Per chi arriva con i mezzi pubblici, Bonorva è servita da autobus e treni :

    • Autobus: linee 1703, 702, 116-02, 544, 713 .
    • Treno: linea regionale REG (fermata Bonorva) .

    Le fermate principali sono a pochi minuti a piedi dal centro .

  • Jerzu Wine Festival 2026: il gusto del Cannonau tra tradizione e spettacolo

    Jerzu Wine Festival 2026: il gusto del Cannonau tra tradizione e spettacolo

    Nel cuore dell’Ogliastra, il borgo di Jerzu si prepara ad accogliere una delle manifestazioni enogastronomiche più attese dell’estate sarda. Il Jerzu Wine Festival si terrà nei primi giorni di agosto 2026, con la Sagra del Vino in programma per la prima domenica del mese , e rappresenta un appuntamento imperdibile per gli appassionati di vino e cultura sarda.

    La storia del Jerzu Wine Festival

    Il Jerzu Wine Festival è un evento che cresce di anno in anno, diventando un punto di riferimento per l’enoturismo in Sardegna. Organizzato dal comune di Jerzu, la manifestazione si articola in diverse giornate che celebrano il legame profondo tra il paese e la vite .

    “La manifestazione è caratterizzata da un’imponente sfilata folkloristica”  con gruppi provenienti da tutte le province sarde, che si esibiscono presso l’anfiteatro del paese.

    Tra le iniziative più suggestive, spicca “Calici di Stelle”, un evento delle Città del Vino che si sviluppa in un’atmosfera incantevole nelle antiche cantine del centro storico, dove i visitatori possono degustare vini pregiati accompagnati da prodotti tipici locali, con la colonna sonora di tenores e launeddas .

    Il paese di Jerzu

    Jerzu è un antico borgo dell’Ogliastra sud-occidentale, situato a 450 metri di altitudine nella vallata del rio Pardu . Il paese è incorniciato dagli altopiani calcarei dai “Tacchi”, formazioni rocciose dalle forme singolari che dominano il paesaggio .

    Con circa 3.000 abitanti , Jerzu si arrampica su vari livelli con ripide strade che conducono a scorci suggestivi. Il suo territorio è caratterizzato da vigneti che si estendono a perdita d’occhio, soprattutto nelle valli del Pardu, del rio Quirra e nella piana di Pelau, dove annualmente vengono prodotte centinaia di tonnellate di uva .

    La tradizione vitivinicola di Jerzu

    La coltivazione della vite e la vinificazione vantano in Sardegna una storia antichissima, che affonda le radici nell’età del bronzo e si sviluppa nei secoli grazie alle eccezionali caratteristiche ambientali e climatiche dell’isola .

    Jerzu è uno dei comuni più antichi d’Italia dove si coltiva la vite: il primo documento che parla della coltivazione di vigne a Jerzu risale al 1130 . Il testo, contenuto nelle “Carte volgari” conservate a Firenze, riporta che il “Giudice Soluni di Laconi ricevendo licenza dal suo Signore dona alla chiesa di Santa Maria servi e ancelle e vigne e terre possedute a Jerzu” .

    Nel 1839, il Dizionario geografico storico-statistico-commerciale del Casalis descriveva Jerzu come un paese dove si producono vini di ottima qualità, principalmente Cannonau e Vernaccia, con cui si realizzava un fiorente scambio commerciale con i Genovesi .

    Il vitigno più diffuso a Jerzu è il Cannonau, il vitigno autoctono sardo per antonomasia . L’area di Jerzu rappresenta la sottozona più importante del disciplinare di produzione e da sola produce oltre il 30% di tutto il Cannonau della Sardegna .

    Il momento di svolta per Jerzu è stato nel 1950, quando per volere del medico Josto Miglior viene fondata la Vitivinicola Sociale Jerzu, che oggi conta 430 soci e 500 ettari di vigneti coltivati . La cantina “Antichi Poderi Jerzu” è oggi un punto di riferimento per la produzione di Cannonau di qualità .

    Il programma del Jerzu Wine Festival 2026

    La manifestazione si articola in diverse iniziative, tra cui:

    • Sfilata folkloristica: un’imponente parata con gruppi folk provenienti da tutte le province sarde, che si esibiscono presso l’anfiteatro 
    • Sfilata di antichi carri: i carri usati per la vendemmia, addobbati a festa, sfilano per le vie del paese accompagnati da costumi tradizionali 
    • Degustazioni: di vino Cannonau e dei prodotti tipici locali come i culurgiones, le coccoi prenas, la coccoi de tamata e i dolci tradizionali 
    • Calici di Stelle: un evento serale dedicato alla degustazione dei vini più pregiati, distribuiti nei calici di vetro, accompagnato dalla musica dei tenores e delle launeddas 
    • Concerto finale: in Piazza Mereu e all’anfiteatro per chiudere la manifestazione 

    Come raggiungere Jerzu

    Jerzu si trova nella provincia di Nuoro (in Ogliastra), nel versante orientale della Sardegna.

    In auto

    • Da Cagliari: circa 130 km, percorrendo la SS 125 in direzione nord
    • Da Nuoro: circa 80 km, sempre sulla SS 389
    • Da Olbia: circa 170 km

    Coordinate GPS

    Per chi utilizza il navigatore, le coordinate del paese sono 39°47’30.98″ N – 09°31’1″ E .

    Cosa trovare al Jerzu Wine Festival

    Oltre alle degustazioni di Cannonau, il vino che ha reso Jerzu “Città del Vino” , i visitatori potranno assaporare le specialità della cucina tradizionale sarda:

    • Culurgiones: la pasta ripiena tipica dell’Ogliastra
    • Coccoi prenas: pane tradizionale sardo
    • Coccoi de tamata: pane condito con pomodoro
    • Dolci tipici: preparati secondo le ricette locali 

    Un’esperienza imperdibile per gli amanti del vino, della cultura e delle tradizioni sarde in uno dei borghi più affascinanti dell’isola.

    Calici di Stelle a Jerzu 2026: una notte tra vino, musica e tradizione

    Tra gli eventi più suggestivi del Jerzu Wine Festival, spicca “Calici di Stelle” , la manifestazione nazionale delle Città del Vino che a Jerzu si trasforma in un’esperienza unica. L’edizione 2026 si terrà il 10 agosto e trasformerà il borgo in un palcoscenico diffuso di sapori, suoni e magia .

    L’esperienza
    “Una notte. Sei cantine. Tutto Jerzu.” Questo il concept della serata: un percorso enogastronomico a tappe per le vie del centro storico, dove i partecipanti potranno degustare un pasto completo dall’antipasto al dolce, abbinato a sei diversi vini della Cantina Antichi Poderi di Jerzu . Il calice di vetro con portacalice è incluso e rimarrà come ricordo della serata .

    Il programma della serata

    • Ore 19:00 – Apertura delle cantinette e inizio del percorso enogastronomico (ordine libero)
    • Dalle 19:15 – Musica dal vivo e spettacoli itineranti per le vie del paese: live band, sax, organetto, DJ set, il Psicomagick Fireshow (spettacolo di fuoco) e la banda itinerante “Gli Sbandati di Aggius”
    • Ore 23:00 – DJ Corgiolu apre il gran finale in piazza
    • Ore 00:00 – DJ Sandro Murru special guest per chiudere la notte

    Le tappe del percorso
    Il menù completo prevede sei tappe con piatti della tradizione sarda: Antipasto Sardo, Cocoi Prena, Culurgiones, Carne Arrosto, Dolci e Frutta, con un calice di vino diverso a ogni tappa .

    Come partecipare e costo
    Il biglietto per il percorso enogastronomico costa 25 euro. Si consiglia vivamente l’acquisto online sul sito ufficiale https://www.calicidistellejerzu.it/ (disponibile fino al 9 agosto), per evitare le lunghe code che si formano la sera dell’evento al botteghino di Jerzu . I calici sono limitati e ogni anno si esauriscono.

    Per tutti, anche senza calice
    La musica, i concerti e gli spettacoli itineranti sono accessibili a tutti gratuitamente. Il calice dà accesso al percorso enogastronomico delle sei cantinette .

    Informazioni utili

    • Parcheggi: disponibili aree di sosta nelle vicinanze del centro; è attivo un servizio navetta da Genn’e Cresia e da Sant’Antonio
    • Ritiro calice: presso il Teatro Carlo Acutis (via Umberto 50, oratorio), con indicazioni inviate via email
    • Adatto a tutti: i minori possono partecipare godendo di musica e spettacoli
    • Info: scrivere a info@calicidistellejerzu.it
  • Rocce Rosse Blues 2026: musica, programma e grandi nomi a Lanusei

    Rocce Rosse Blues 2026: musica, programma e grandi nomi a Lanusei

    Il Rocce Rosse Blues Festival è molto più di una semplice rassegna musicale: è un pezzo di storia della Sardegna, un evento che da oltre trent’anni porta nell’isola alcune delle più grandi leggende della musica internazionale. La 36ª edizione, in programma fino al 19 settembre 2026, si prepara a scrivere un nuovo capitolo di questa straordinaria avventura .

    La storia del festival

    Nato nel 1992 a Tortolì per volontà del suo fondatore e patron Tito Loi, il festival ha preso il nome dalle celebri Rocce Rosse di Arbatax, uno degli scenari più suggestivi della costa ogliastrina . Quella prima edizione vide già sul palco leggende del calibro di B.B. King, segnando l’inizio di un’era .

    L’anno successivo, il 1993, fu la volta di Ike Turner, mentre nel 1995 il festival venne spostato nel piazzale delle Rocce Rosse, la sua sede storica . Il 1996 è ricordato come uno degli anni più memorabili, con il concerto di Zucchero Fornaciari il 27 luglio . Ma è l’estate del 1997 a entrare nella leggenda: dal 12 al 15 agosto si esibirono infatti David Bowie, BB King, James Brown e Marcus Miller feat Eric Clapton .

    Nel corso degli anni, il Rocce Rosse Blues ha continuato a stupire, portando in Sardegna artisti del calibro di Lou Reed, Patti Smith, Yes, Johnny Winter, Lucky Peterson, Sinéad O’Connor e Goran Bregovich . Nel 2004 il festival si è esteso anche a Santa Maria Navarrese e nel 2007 ha raggiunto l’Anfiteatro romano di Cagliari .

    Oggi, dopo aver attraversato diverse location tra Arbatax, Cardedu, Osini e Ulassai, il festival ha trovato a Lanusei, nel cuore dell’Ogliastra, la sua casa principale, continuando a spaziare tra blues, rock, jazz, cantautorato e world music .

    Il programma dei concerti di agosto

    Per chi arriva per Ferragosto, il festival riserva alcune delle sue serate più attese, tutte in programma nell’area spettacoli dell’Istituto Salesiani di Lanusei.

    Venerdì 8 agosto – La Pola

    La serata dell’8 agosto sarà protagonista La Pola, uno dei gruppi teatrali comici più celebri della Sardegna, che porterà sul palco le loro gag e i personaggi più amati dal pubblico.

    Sabato 9 agosto – Modena City Ramblers

    Domenica 9 agosto sarà la volta dei Modena City Ramblers, la storica band che da oltre trent’anni mescola folk, rock e musica d’autore, regalando concerti trascinanti che coinvolgono generazioni di appassionati .

    Mercoledì 13 agosto – Stazioni Lunari

    Il 13 agosto, il palco si aprirà a sonorità più eteree con Stazioni Lunari, un progetto musicale che esplora paesaggi onirici e suggestivi.

    Sabato 16 agosto – Dr. Feelgood / Nine Below Zero

    Il 16 agosto, il festival ospiterà una doppia serata di grande rock blues con i mitici Dr. Feelgood e i Nine Below Zero, due band storiche che hanno fatto la storia del rhythm and blues inglese, pronte a infiammare il pubblico con il loro sound grezzo e travolgente .

    Gli ultimi appuntamenti

    Il gran finale del Rocce Rosse Blues 2026 si articolerà in tre imperdibili serate:

    • 29 agosto: i Bandabardò con il loro rock alternativo e i testi poetici
    • 30 agosto: The Floyd Experience per un tributo fedele ai Pink Floyd
    • 19 settembre: i mitici Nomadi, la storica band italiana attiva da oltre cinquant’anni, chiuderanno la 36ª edizione con un concerto evento .

    Dove si svolgono i concerti e come arrivare

    Tutti i concerti si terranno a Lanusei, nell’area spettacoli dell’Istituto Salesiani, la location che ormai da anni ospita le serate principali del festival .

    In auto: Lanusei è facilmente raggiungibile tramite la SS 198, che collega il paese alla costa e alla SS 125 Orientale Sarda. Da Cagliari si percorre la SS 131 fino a Nuoro, poi si prosegue per la SS 389 e la SS 198. Da Olbia si segue la SS 131 e poi la SS 389.

    In autobus: Il paese è servito dalle linee di autobus dell’ARST che collegano Lanusei ai principali centri della provincia e a Cagliari.

    Biglietti e informazioni

    I biglietti per i concerti del Rocce Rosse Blues sono disponibili sul circuito BoxOffice Sardegna e sul sito ufficiale www.roccerosse.it.

    Per aggiornamenti e informazioni:

    • Sito ufficiale: www.roccerosse.it
    • Facebook: @RocceRosseB
    • Instagram: @roccerosseblues_festival

    Il festival è organizzato dall’associazione Rocce Rosse Blues con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e del Comune di Lanusei, confermandosi un appuntamento imperdibile per chi ama la grande musica dal vivo in uno scenario unico.