• La Cavalcata Sarda: quando Sassari diventa la “Festa della Bellezza”

    La Cavalcata Sarda: quando Sassari diventa la “Festa della Bellezza”

    75 anni di tradizione: 2mila figuranti, 58 paesi e un mese di eventi per celebrare l’identità sarda

    Se pensate che dopo Sant’Efisio la Sardegna si “fermi”, vi sbagliate di grosso. Il 17 maggio 2026 un’altra grande kermesse popolare farà battere il cuore dell’isola, questa volta nel nord: la Cavalcata Sarda di Sassari, giunta alla sua 75ª edizione.

    Considerata la più grande manifestazione laica della Sardegna, la Cavalcata è un’esplosione di colori, suoni e profumi che trasforma il capoluogo turritano in un palcoscenico a cielo aperto. E quest’anno, per il traguardo importante dei 75 anni, il Comune ha deciso di fare le cose in grande: un mese intero di eventi per celebrare quella che chiamano la “Festa della Bellezza” .

    Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo evento imperdibile.


    Cos’è la Cavalcata Sarda? Un po’ di storia

    A differenza di Sant’Efisio, che ha origini religiose legate a un voto per la peste del 1656, la Cavalcata Sarda nasce come manifestazione laica. La sua prima edizione risale al 1951, quando l’amministrazione comunale di Sassari volle creare un evento che riunisse le tradizioni di tutta l’isola in un’unica, spettacolare sfilata .

    L’idea era semplice ma geniale: far sfilare per le vie della città i gruppi folkloristici provenienti da ogni angolo della Sardegna, ciascuno con i propri costumi tradizionali, i propri canti e le proprie danze. Da allora, ogni terza domenica di maggio, Sassari mantiene fede a questo appuntamento, che con gli anni è diventato un appuntamento fisso per gli amanti del folklore e un’importante vetrina turistica per l’isola .

    Dal 2006 l’organizzazione è passata direttamente al Comune di Sassari, che quest’anno festeggia i 20 anni di gestione diretta dell’evento .


    Il programma 2026: un mese di eventi

    Quest’anno la Cavalcata non è solo una giornata, ma un vero e proprio festival diffuso che parte il 9 maggio e si conclude il 30 maggio. Ecco gli appuntamenti principali .

    Dal 9 al 30 maggio – “Identità Svelate”: la mostra diffusa sul costume sardo

    Il tema scelto per il 75º anniversario è l’abito tradizionale femminile. Per tutto il mese, quattro sedi prestigiose ospiteranno una mostra diffusa intitolata “Identità Svelate” :

    • Padiglione Tavolara: “Tra-Me Tradizione e Meraviglia”
    • Museo Sanna: abiti storici delle collezioni
    • Pinacoteca Nazionale: il rapporto tra pittura e identità sarda
    • Palazzo Ducale: le varianti del bustino femminile

    Venerdì 15 maggio – La “Cavalcata dei Bambini”

    La grande novità di quest’anno è dedicata ai più piccoli. Circa 250 bambini provenienti da tutta l’isola sfileranno per le vie del centro storico indossando gli abiti tradizionali dei loro paesi d’origine. Il corteo si concluderà in piazza Tola con canti e balli. Un evento perfetto per famiglie, organizzato insieme alla Fondazione Maria Carta .

    Nella stessa giornata, un laboratorio dimostrativo di camiceria sarda si terrà in un esercizio storico di corso Vittorio Emanuele (su prenotazione) .

    Sabato 16 e domenica 17 maggio – La Rassegna di canti e danze

    Nel week-end clou, piazza d’Italia diventa il palcoscenico della tradizione. Si esibiranno :

    • 30 cori, gruppi a tenore e musicisti
    • 37 gruppi di ballo e canto sardo

    Spettacolo garantito dalla mattina alla sera.

    Domenica 17 maggio – La GRANDE SFILATA (il momento clou)

    Il cuore pulsante della festa. Il corteo parte alle 9:00 da via Asproni (zona San Giuseppe) e attraversa le vie principali: via Roma, piazza d’Italia, via Cagliari, via Brigata Sassari, viale Italia, per concludersi in via Manno entro le 14 .

    I numeri da record :

    CosaQuantità
    Figuranti totaliOltre 2.000
    Gruppi a piedi67
    Gruppi a cavallo26
    Paesi e città rappresentati58
    Donne in abito tradizionale160 (il momento più atteso)
    Transenne2.500
    Previsione di pubblico50.000 persone

    Tribune: una tribuna coperta da 1.080 posti in piazza d’Italia (biglietto 35 euro) e una tribuna gratuita per disabili in via Roma .

    Nel pomeriggio, all’Ippodromo Pinna, spettacolo delle pariglie (prove acrobatiche a cavallo) con 7 gruppi partecipanti .


    Un evento “diffuso”: anche fuori Sassari

    La Cavalcata Sarda non è solo la sfilata di domenica. L’intera città si anima con :

    • Villaggio espositivo “Tradizioni in movimento” in piazza Castello (15-17 maggio): artigianato e promozione turistica
    • Area mercatale di 4.200 mq con 271 stalli tra food e commerciale
    • Eventi collaterali nei dintorni: a Sorso, il 1° maggio, concerto di Fred De Palma al Parco Vita ; a Castelsardo, il 1° maggio, il “Castel Ballo” in piazza Pianedda .

    Come arrivare e informazioni utili

    Date: 17 maggio 2026 (con eventi dal 9 al 30 maggio)

    Dove: Sassari, centro storico

    Ingresso alla sfilata: gratuito lungo il percorso

    Tribuna a pagamento: piazza d’Italia, 35 euro 

    Parcheggi: si consiglia di lasciare l’auto fuori dal centro e utilizzare i mezzi pubblici

    Trasmissione TV: la sfilata sarà trasmessa in diretta da Videolina 

  • Monte d’Accoddi: lo Ziggurat sardo che sfida il tempo e l’archeologia

    Monte d’Accoddi: lo Ziggurat sardo che sfida il tempo e l’archeologia

    Sassari custodisce il monumento preistorico più unico del Mediterraneo

    C’è un luogo in Sardegna che non somiglia a nessun altro. Non è un nuraghe, non è una tomba dei giganti, non è un pozzo sacro. È qualcosa di completamente diverso, una struttura che gli archeologi hanno faticato a classificare e che ancora oggi, a distanza di migliaia di anni, continua a sollevare domande e a suscitare stupore.

    Sto parlando di Monte d’Accoddi, un altare prenuragico situato nel territorio di Sassari, a pochi chilometri dalla città, che rappresenta una delle testimonianze archeologiche più enigmatiche e affascinanti non solo della Sardegna, ma dell’intero bacino del Mediterraneo .

    La sua forma, una piattaforma tronco-piramidale a gradoni sormontata da una rampa d’accesso, evoca immediatamente l’immagine degli ziggurat mesopotamici. Ed è proprio per questo che Monte d’Accoddi viene spesso chiamato lo “Ziggurat sardo”. Ma è davvero così? E cosa sappiamo di questo luogo sacro che ha oltre 5.000 anni?


    Il nome e la scoperta

    Il nome Monte d’Accoddi deriva verosimilmente dal sardo logudorese e significa “Monte o collina delle Pietre” . Per secoli, infatti, quella che oggi riconosciamo come una struttura imponente era nascosta sotto un cumulo di terra e detriti che ne avevano fatto una semplice collinetta. Un “monte di pietre”, appunto.

    La scoperta del sito archeologico avvenne nel 1947 da parte di un agricoltore che, lavorando il terreno, si imbatté in manufatti antichi . Fu però nel 1952 che iniziarono i primi veri scavi, condotti dall’archeologo Ercole Contu, proseguiti poi da Santo Tinè tra il 1979 e il 1990 . Fu grazie al loro lavoro che emerse dalla terra una delle strutture più sorprendenti dell’intera preistoria europea.


    La storia: un santuario costruito in due templi

    Le indagini archeologiche hanno rivelato che l’area di Monte d’Accoddi fu frequentata già a partire dal Neolitico medio (V millennio a.C.). Qui sorgevano villaggi di capanne e una necropoli con tombe ipogeiche del tipo domus de janas, appartenenti alla Cultura di Ozieri.

    Ma fu intorno al 4000-3650 a.C. che venne edificata la prima grande struttura sacra .

    Il Tempio Rosso (4000-3500 a.C. circa)

    I popoli della Cultura di Ozieri costruirono un’ampia piattaforma sopraelevata, a forma di tronco di piramide, di circa 27 metri per lato e 5,5 metri di altezza . Vi si accedeva tramite una rampa lunga circa 25 metri . Sulla sommità della piattaforma sorgeva un edificio rettangolare di 12,50 metri per 7,20, interpretato come un tempio o una cella sacra .

    Questo primo santuario è conosciuto come “Tempio Rosso” perché la maggior parte delle sue superfici era intonacata e dipinta con ocra rossa. Sono state trovate anche tracce di giallo e di nero . Oggi, di questa struttura originaria rimangono solo il pavimento e il muro perimetrale, alto circa 70 centimetri .

    Il grande altare a gradoni (2800-2400 a.C. circa)

    All’inizio del III millennio a.C., probabilmente in seguito a un incendio, la struttura venne abbandonata . Ma intorno al 2800 a.C., le genti della Cultura di Abealzu-Filigosa decisero di non ricostruire semplicemente il vecchio tempio. Lo inglobarono, ricoprendolo completamente con un colossale riempimento di terra, pietre e calcare polverizzato.

    Sovrapponendosi al Tempio Rosso, crearono una seconda, imponente piattaforma a gradoni, che è quella che vediamo oggi. Le sue dimensioni sono notevoli: 36 metri per 29 di base, per un’altezza di circa 10 metri . La nuova rampa d’accesso, lunga 41,80 metri, fu costruita sopra quella più antica, come una sorta di “matrioska” architettonica .

    Questo secondo santuario, con la sua forma a gradoni, è quello che ha fatto paragonare Monte d’Accoddi a uno ziggurat mesopotamico .


    Perché è considerato un unicum nel Mediterraneo

    La domanda che da sempre accompagna Monte d’Accoddi è: com’è possibile che una struttura simile sorga in Sardegna?

    Gli ziggurat erano tipici della Mesopotamia (l’odierno Iraq), dove venivano costruiti a partire dal III millennio a.C. come templi a gradoni dedicati alle divinità. Eppure, a migliaia di chilometri di distanza, nella Sardegna del Nord-Ovest, troviamo un monumento che presenta sorprendenti analogie con quell’architettura.

    Non è un caso che Monte d’Accoddi venga definito “unico non solo in Europa, ma nell’intero bacino del Mediterraneo” .

    Ci sono diverse ipotesi:

    1. Contatti con l’Oriente: alcune teorie suggeriscono scambi culturali tra la Sardegna e le civiltà del Mediterraneo orientale nel IV millennio a.C.
    2. Migrazione: più recentemente, gli archeologi G. e M. Webster hanno ipotizzato che il monumento possa essere frutto di una migrazione (forse un esilio) dalla Mesopotamia avvenuta nella prima metà del IV millennio a.C. 
    3. Sviluppo indipendente: altri ritengono che popolazioni diverse, in luoghi distanti, possano essere giunte a soluzioni architettoniche simili in modo autonomo.

    Qualunque sia la risposta, Monte d’Accoddi rimane una testimonianza unica di un culto e di un’architettura che non ha eguali in Occidente.


    Un luogo di sacrifici e rituali

    Cosa accadeva sulla cima di questo altare? Gli scavi hanno fornito indizi preziosi. L’altare era considerato il punto di incontro tra l’umano e il divino . Qui venivano celebrati riti di fertilità e sacrifici animali.

    Ai piedi della piramide a gradoni, gli archeologi hanno rinvenuto grandi accumuli di resti ossei di animali – principalmente pecore, bovini e maiali – riconducibili a pasti sacri e sacrifici . Monte d’Accoddi è considerato uno dei più antichi siti sacrificali dell’Europa occidentale .


    Cosa vedere nell’area archeologica

    Oltre all’imponente altare, il sito di Monte d’Accoddi conserva altri manufatti di grande interesse che meritano una visita :

    ManufattoDescrizione
    Il MenhirAlta 4,40 metri e pesante 5,7 tonnellate, è stato recentemente rialzato nella sua posizione originaria 
    La lastra sacrificaleUn enorme blocco di calcare di 8,2 tonnellate, con sette fori passanti ai bordi che servivano probabilmente per legare le vittime dei sacrifici. Si trova sopra un inghiottitoio naturale 
    La Capanna dello StregoneUn’abitazione con più vani, l’unica del suo genere nell’area, così chiamata per i singolari reperti rinvenuti al suo interno durante gli scavi 
    Le pietre sferoidaliDue grandi sfere di pietra, probabilmente simboli astrali (Sole e Luna) o legate a culti della fertilità 

    Il dibattito sul restauro

    Una nota doverosa: il monumento che vediamo oggi non è esattamente come gli archeologi lo hanno ritrovato. Negli anni ottanta, Monte d’Accoddi fu oggetto di un pesante intervento di restauro. Oggi molti studiosi parlano di ricostruzioni arbitrarie o ingiustificate, soprattutto per quanto riguarda la rampa d’accesso e il posizionamento di alcuni reperti .

    È una critica che va tenuta presente quando si visita il sito: si cammina su una struttura che è stata in parte “ricomposta” e interpretata, più che semplicemente conservata. Resta comunque un luogo di straordinario fascino.


    Informazioni pratiche per la visita

    Se volete visitare Monte d’Accoddi, ecco tutto quello che c’è da sapere :

    • Dove si trova: a circa 13 km da Sassari, lungo la ex Strada Statale 131 in direzione Porto Torres (uscita per Bancali). L’indirizzo preciso è Strada Vicinale Monte d’Accoddi, 4, 07100 Sassari 
    • Orari di apertura:
      • Aprile – Ottobre: martedì – domenica, 9:00 – 18:00
      • Novembre – Marzo: martedì – domenica, 9:00 – 14:00
      • Lunedì: chiuso
    • Biglietti:
      • Intero: € 10,00
      • Ridotto (studenti 6-25 anni, gruppi minimo 10 persone): € 8,00
      • Famiglie: € 5,00 
    • Accessibilità: il sito è parzialmente accessibile a persone con mobilità ridotta (l’area esterna sì, la rampa principale potrebbe presentare difficoltà) 
  • La Sardegna si prepara all’estate 2026: via libera alla stagione balneare tra spiagge da sogno, regole e novità

    La Sardegna si prepara all’estate 2026: via libera alla stagione balneare tra spiagge da sogno, regole e novità

    Maggio è iniziato, e con lui l’attesissima riapertura dei litorali dell’Isola. Tutto quello che c’è da sapere tra spiagge a numero chiuso, concessioni e consigli per un bagno perfetto

    C’è un momento dell’anno in cui la Sardegna si sveglia davvero. Non è quando spuntano i primi fiori di campo, né quando le temperature iniziano a salire. È quando gli stabilimenti balneari abbassano le saracinesche, i bagnini tornano in servizio e il mare, finalmente tiepido, invita a tuffarsi.

    Quel momento è arrivato. Maggio 2026 segna l’inizio ufficiale della stagione balneare nell’Isola, e quest’anno le novità non mancano. Dalle spiagge a numero chiuso alle nuove regole per le concessioni demaniali, fino alle criticità che rischiano di offuscare l’avvio della stagione.

    Ecco una guida completa per orientarsi nell’estate 2026 in Sardegna.


    Quando inizia (ufficialmente) la stagione balneare?

    In Sardegna la stagione balneare parte ufficialmente il 1° maggio 2026 e si concluderà il 31 ottobre, seguendo il calendario standard adottato anche da altre regioni italiane .

    La data simbolo per molti bagnanti e per gli addetti ai lavori, però, è il 15 maggio: è questo il giorno in cui la maggior parte degli stabilimenti balneari dell’Isola alza le serrande, pronta ad accogliere i primi turisti e i sardi che non vedono l’ora di stendere l’asciugamano sulla sabbia .


    Cosa aspettarsi da maggio: il mese ideale per chi la folla non la sopporta

    Se pensate che il mare in Sardegna sia bello solo ad agosto, ripensateci. Maggio è forse il mese migliore per godersi le spiagge dell’Isola .

    Le temperature si aggirano tra i 18 e i 24°C, perfette per prendere il sole senza soffrire. E l’acqua? Già accogliente, con temperature tra i 18 e i 22°C – un po’ fresca per i più freddolosi, ma ideale per nuotare senza la calca di luglio e agosto .

    Il vero vantaggio? Niente ressa. I prezzi degli alloggi sono ancora moderati, i parcheggi si trovano, e l’atmosfera è rilassata. In più, la natura è nel suo momento migliore: la macchia mediterranea è in fiore e i profumi che si alzano dalle scogliere sono indimenticabili .


    Le spiagge più belle dove fare il primo bagno della stagione

    Per chi cerca ispirazione, ecco alcune delle perle dell’Isola che già a maggio sono pronte a incantare.

    Costa Smeralda e Gallura – Il lusso della natura

    Le spiagge attorno a Olbia, come Pittulongu, offrono il connubio perfetto tra acque turchesi e servizi. Sabbia fine, fondale basso (ideale per famiglie) e stabilimenti attrezzati la rendono una scelta comoda e affidabile. Già a maggio i bagnini sono in servizio e i chioschi iniziano ad aprire .

    Arcipelago della Maddalena – Un paradiso da prenotare

    Cala Coticcio e Cala Brigantina sono due gioielli che però si possono visitare solo accompagnati da guide ambientali, con un numero di ingressi molto limitato. Un sistema che garantisce la conservazione di questi luoghi unici .

    Ogliastra – Le cale selvagge

    Cala Goloritzé, patrimonio dell’UNESCO, è una delle spiagge più fotografate della Sardegna. Per l’estate 2026 l’accesso è contingentato a 250 persone al giorno attraverso l’app “Heart of Sardinia”. Un piccolo contributo ecologico finanzia la pulizia dei sentieri .


    Le spiagge a numero chiuso: prenotare è (quasi) obbligatorio

    Negli ultimi anni la Sardegna è diventata leader nella gestione sostenibile dei flussi turistici. L’estate 2026 conferma e rafforza questo modello .

    Ecco le spiagge dove serve la prenotazione:

    SpiaggiaZonaLimiteSistema
    La PelosaStintino (Nord Ovest)~1.500 bagnanti/giornoPrenotazione online con ticket servizi
    Cala BrandinchiSan Teodoro (Gallura)Accesso contingentatoRegistrazione preventiva
    Lu ImpostuSan Teodoro (Gallura)Accesso contingentatoRegistrazione preventiva
    Cala GoloritzéBaunei (Ogliastra)250 persone/giornoApp “Heart of Sardinia”
    Cala MarioluBaunei (Ogliastra)Accesso limitatoApp “Heart of Sardinia”
    TuerreddaTeulada (Sud Sardegna)Monitoraggio ingressiSistema locale
    Punta MolentisVillasimius (Sud Est)Tetto massimo presenzeParcheggi contingentati

    Attenzione: molte prenotazioni aprono con 48-72 ore di anticipo, ma per alcune spiagge conviene organizzarsi con settimane di anticipo, specialmente per luglio e agosto .

    Consiglio pratico: scaricate già in primavera le app dei singoli comuni (come “Heart of Sardinia” per Baunei) e tenete d’occhio i siti delle Aree Marine Protette. La programmazione è la chiave per non rimanere fuori .


    Regole da ricordare in spiaggia (anche a maggio)

    Anche se maggio è meno affollato, le regole valgono per tutta la stagione. Ecco le principali :

    • Divieto di fumo in spiaggia a Stintino (La Pelosa) e in molti altri lidi dell’Isola.
    • Obbligo di stuoia sotto l’asciugamano a La Pelosa (per non asportare la sabbia, un’erosione che negli anni ha fatto sparire metri di arenile).
    • Accesso solo con guida a Cala Coticcio e Cala Brigantina (Maddalena).
    • Divieto di asporto di sabbia, conchiglie e ciottoli – ovunque, sempre. È reato.

    Il dietro le quinte della stagione: concessioni e criticità

    Mentre i bagnanti pensano a prendere il sole, il mondo degli stabilimenti balneari è in fermento.

    Le nuove regole della Regione

    Il 16 aprile 2026, la Giunta regionale ha approvato la delibera annuale sull’utilizzo dei litorali, introducendo nuovi indirizzi operativi in attesa dei Piani di Utilizzo dei Litorali (PUL) .

    L’assessore Francesco Spanedda ha spiegato l’obiettivo: “Accompagnare il comparto verso una pianificazione completa, assicurando nel frattempo certezze giuridiche e operative” .

    Tra le misure più rilevanti:

    • Concessioni stagionali nei Comuni ancora senza PUL, per garantire la continuità delle attività.
    • Durata triennale per le nuove concessioni in periodo transitorio.
    • Riposizionamento temporaneo per gli stabilimenti danneggiati dalle mareggiate, che hanno colpito diversi litorali nell’inverno 2025-2026 .

    Le criticità: Alghero e il caso A-Mare Beach Club

    Non tutto è semplice. Ad Alghero, il noto A-Mare Beach Club non aprirà per l’estate 2026. È la terza stagione consecutiva segnata da vicende giudiziarie per la struttura, che pure aveva ottenuto tutte le autorizzazioni da diciannove enti pubblici .

    Il messaggio della società è amaro: “Quando un’impresa che ha ottenuto tutte le autorizzazioni non può operare, il messaggio è devastante”. Oltre venti lavoratori stagionali resteranno a casa, insieme a un indotto di fornitori e artigiani .


    Accessibilità e sicurezza: cosa cambia quest’anno

    La Capitaneria di Porto ha messo al centro della stagione 2026 due temi chiave: sicurezza e accessibilità .

    Le aree riservate alla balneazione saranno interdette alla navigazione dalle 9 alle 19 fino a 200 metri dalle spiagge, con una fascia cuscinetto di ulteriori 50 metri. Una misura pensata per separare bagnanti e imbarcazioni, riducendo i rischi .

    Attenzione particolare alle persone con disabilità: la Regione ha richiamato l’obbligo di garantire accessi liberi, sicuri e attrezzati sulle aree demaniali e sulla battigia. Un passo avanti verso un turismo più inclusivo .


    Consigli per godersi al meglio la stagione balneare 2026

    1. Prenotate in anticipo – non solo per le spiagge a numero chiuso, ma anche per voli e alloggi. Maggio è ancora gestibile, ma i prezzi migliori si trovano con largo anticipo .
    2. Sfruttate maggio e giugno – il clima è già caldo, il mare è bello e la folla è lontana. L’acqua tra i 22 e i 24°C di giugno è già perfetta per nuotare .
    3. Scaricate le app giuste – “Heart of Sardinia” per le spiagge di Baunei, i siti dei Comuni di Stintino, San Teodoro e Villasimius per le altre prenotazioni .
    4. Rispettate le regole – non portate via sabbia, non fumate dove è vietato, usate la stuoia dove richiesto. Sono piccoli gesti che preservano questi paradisi per chi verrà dopo .
    5. Verificate gli orari dei bagnini – anche a maggio molti stabilimenti hanno il servizio di salvataggio, ma non tutti. Informatevi prima di tuffarvi .

    Perché vale la pena (ri)scoprire il mare della Sardegna nel 2026

    La Sardegna non è solo una meta: è un’emozione. È l’acqua che da turchese diventa blu oltremare in pochi metri. È la sabbia che scricchiola sotto i piedi. È il profumo del mirto e del lentisco che si mescola alla salsedine.

    La stagione balneare 2026 si preannuncia ricca di novità, tra regole più stringenti per proteggere l’ambiente e una maggiore attenzione all’accessibilità. Sì, ci saranno code, divieti e prenotazioni. Ma chi ama quest’isola sa che ne vale la pena – anzi, che proprio grazie a queste regole questi luoghi resteranno belli per sempre.

    Preparate i costumi, caricate la crema solare e segnatevi le date: il mare vi aspetta.

  • Sagra della Fragola ad Alghero: la X edizione celebra il gioiello rosso della Nurra

    Sagra della Fragola ad Alghero: la X edizione celebra il gioiello rosso della Nurra

    Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026, la borgata di Sa Segada-Tanca Farrà si tinge di rosso per la decima edizione della dolcissima festa primaverile

    C’è un profumo che in questi giorni sta invadendo la Nurra, l’aspra e affascinante regione che si estende alle spalle di Alghero. È un profumo dolce, intenso, inconfondibile: è il profumo delle fragole mature pronte per essere colte.

    E proprio per celebrare questo frutto, diventato in pochi anni uno dei simboli dell’agricoltura algherese, torna l’appuntamento più atteso della primavera nel Nord Ovest Sardegna. Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026, la borgata di Sa Segada-Tanca Farrà ospiterà la X edizione della Sagra della Fragola .

    Un’edizione speciale, quella del decennale, che promette di essere più ricca che mai. Tra degustazioni, musica, solidarietà e tanto buon cibo, ecco tutto quello che c’è da sapere per non perdersi questa festa indimenticabile.


    La fragola di Alghero: un’eccellenza nata dal coraggio dei giovani

    Forse non tutti sanno che la fragola è diventata una protagonista dell’economia algherese solo di recente. Negli ultimi anni, la produzione nella Riviera del Corallo ha avuto un’impennata del 300% . Se fino a qualche tempo fa gli ettari coltivati erano solo 15, oggi se ne contano 35 solo nel Comune di Alghero, per un totale di quasi 400mila piante .

    Il segreto di questo successo? Il sapore e il profumo unici di queste fragole , coltivate nella fertile terra della Nurra, e il fatto che siano gestite da tanti giovani imprenditori agricoli: quasi una trentina le aziende, che danno lavoro a circa dieci persone per ogni ettaro coltivato .

    Come ha raccontato Antonio Zidda, presidente del Comitato di Borgata di Sa Segada-Tanca Farrà che organizza la sagra, la manifestazione è diventata ormai un punto di riferimento non solo per il territorio ma anche oltre i confini regionali . Tanto che una delegazione del comitato ha recentemente partecipato alla Festa Frawli di Mġarr, a Malta, per confrontarsi su strategie e possibili collaborazioni future .


    Il programma 2026: due giorni tra gusto, musica e solidarietà

    La X edizione della Sagra della Fragola si presenta con un programma ricco e variegato, pensato per accontentare tutti: famiglie, giovani, appassionati di buon cibo e curiosi.

    Ecco il programma giorno per giorno .

    Sabato 9 maggio – L’apertura tra cultura e musica anni ’90

    La festa prende il via nel pomeriggio con l’apertura degli stand gastronomici e artigianali, che resteranno attivi per tutta la durata della manifestazione .

    • Pomeriggio – Convegno sul futuro della Nurra: La giornata si apre con un momento di approfondimento dedicato alle potenzialità del territorio. Un convegno che metterà a tema il rapporto tra turismo, agricoltura e gestione delle risorse nella Nurra . Un’occasione per capire come questa terra stia vivendo una seconda giovinezza grazie proprio a colture come quella della fragola.
    • Serata – Revival anni ’90 e 2000: Quando il sole tramonta, la sagra cambia passo. Spazio alla musica con uno show dedicato ai grandi successi degli anni ’90 e 2000, pensato per far ballare il pubblico più giovane e per regalare un tuffo nel cuore a chi quegli anni li ha vissuti .

    Domenica 10 maggio – La grande festa per famiglie

    La seconda giornata è quella più attesa, con un’atmosfera da grande festa di paese. L’ingresso è gratuito e l’intera borgata si anima .

    • Mattina e pomeriggio – Animazione per bambini e attività sportive: La domenica è dedicata ai più piccoli e alle famiglie. Giochi, animazione e attività sportive allieteranno i bambini, mentre i genitori potranno godersi la festa .
    • Nel corso della giornata – Screening gratuito della vista: Un’attenzione particolare alla salute grazie all’ambulatorio mobile dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che offrirà controlli gratuiti della vista . Un’iniziativa lodevole che arricchisce la dimensione sociale dell’evento.
    • Pomeriggio – La Grande Corrida della Sardegna: Il momento clou della giornata. Un appuntamento imperdibile con la Grande Corrida della Sardegna, il celebre show dei “dilettanti allo sbaraglio” che vede protagonisti aspiranti comici e talenti improvvisati da tutta l’isola . Tra esibizioni esilaranti e momenti di puro intrattenimento, è garantita un’ora di sano divertimento.
    • Gran finale – La grande torta di beneficenza e la pesca: Per tutto il weekend sarà attiva la Pesca di Beneficenza . I biglietti, già acquistabili contattando il comitato di borgata via social, comprendono anche una fetta di deliziosa torta e mettono in palio premi come una televisione, una bicicletta, una macchinetta per il caffè e una cassa Bluetooth . Il ricavato dell’iniziativa e della grande torta sarà devoluto alla Fondazione IEO Monzino (per la ricerca contro il cancro) e alla Lega del Filo d’Oro (che assiste le persone sordocieche) .

    Cosa si mangia (e si compra) alla Sagra della Fragola

    Naturalmente, la vera protagonista sarà lei: la fragola . I visitatori potranno degustare le migliori varietà coltivate dai produttori locali, in tutte le loro forme: fresche, al naturale, oppure trasformate in dolci, marmellate e golose torte .

    Ma non finisce qui. Intorno al frutto rosso ruota un vero e proprio villaggio del gusto e dell’artigianato. Numerosi stand enogastronomici offriranno il meglio della tradizione culinaria sarda: formaggi, salumi, pane carasau, vini della Nurra, olio extravergine d’oliva e molto altro .

    Accanto al cibo, spazio anche all’artigianato locale, con bancarelle che espongono prodotti tipici, creazioni artistiche e oggetti di artigianato sardo . È l’occasione perfetta per portare a casa un pezzo di Sardegna.


    Dove si svolge e come arrivare

    📍 Dove: Borgata di Sa Segada-Tanca Farrà, nell’agro di Alghero 

    🗓️ Quando: Sabato 9 e domenica 10 maggio 2026 

    💰 Costo: Ingresso gratuito 

    🚗 Come arrivare: Sa Segada si trova a pochi chilometri dal centro di Alghero. Trattandosi di una borgata rurale, è consigliabile raggiungerla in auto. Seguite le indicazioni per l’agro di Alghero e per la località Sa Segada . In occasione della sagra, potrebbero essere attivati servizi navetta (verificate sulle pagine social del comitato organizzatore) .

    💡 Consiglio: Arrivate in mattinata se volete godervi la festa con calma e trovare parcheggio senza difficoltà. Portate con voi una borsa termica: le fragole fresche comprate direttamente dai produttori sono un souvenir goloso da portare a casa!


    Perché vale la pena venire

    La Sagra della Fragola di Sa Segada non è solo una festa del cibo. È un’immersione nella Sardegna più autentica e rurale, lontana dalle rotte del turismo di massa ma a due passi da una delle città più belle dell’isola, Alghero .

    È la gioia di vedere una comunità che si stringe attorno ai suoi prodotti, ai suoi sapori e alle sue tradizioni. È l’emozione di assaggiare una fragola colta poche ore prima, ancora calda di sole. È la solidarietà di una pesca di beneficenza che guarda al bene comune.

    Ah, e visto che siete in zona: approfittatene per organizzare un weekend lungo. Alghero, con le sue mura catalane, il suo mare e il suo centro storico, dista solo pochi minuti di auto. Una gita perfetta per una primavera sarda all’insegna del gusto e della bellezza.

  • Antonio Ligabue a Cagliari: la grande mostra che racconta il genio e il tormento del pittore naïf

    Antonio Ligabue a Cagliari: la grande mostra che racconta il genio e il tormento del pittore naïf

    Fino al 7 giugno 2026, Palazzo di Città ospita 60 capolavori di uno dei più intensi artisti del Novecento italiano

    C’è una mostra, in questo periodo a Cagliari, che sta facendo registrare il tutto esaurito. Dal 28 novembre 2025, le sale storiche di Palazzo di Città hanno accolto quasi 8.000 visitatori, con una media di oltre mille ingressi a settimana .

    Sto parlando di “Antonio Ligabue. La grande mostra” , una retrospettiva straordinaria dedicata a una delle figure più emozionanti, intense e tormentate del panorama artistico italiano . E la grande notizia è che c’è ancora tempo per vederla: l’esposizione resterà aperta fino al 7 giugno 2026 .

    Se non avete ancora avuto l’occasione di immergervi nell’universo viscerale e visionario di questo artista unico, ecco tutto quello che c’è da sapere.


    Chi era Antonio Ligabue? Una vita da romanzo

    Per capire la pittura di Ligabue, bisogna prima conoscere la sua storia. Perché pochi artisti come lui hanno trasformato la sofferenza in arte in modo così diretto e potente.

    Le origini: un’infanzia difficile

    Antonio Ligabue nasce a Zurigo il 18 dicembre 1899 da madre friulana. A soli nove mesi viene affidato a una famiglia adottiva . È l’inizio di un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’emarginazione e dall’insofferenza verso un mondo che non lo capisce .

    C’è però un talento che si manifesta presto: a scuola, già si rivelano la sua passione e la sua capacità per il disegno .

    L’arrivo in Italia e l’incontro con l’arte

    Il 9 agosto 1919, dopo essere stato espulso dalla Svizzera, Ligabue approda a Gualtieri, nella bassa reggiana, sulle rive del Po . Qui la vita è durissima. Per sopravvivere, fa lo scariolante, l’operaio che trasporta materiali, vive in condizioni di miseria e viene più volte ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia .

    Ma nel 1928 accade qualcosa di decisivo. Ligabue incontra Renato Marino Mazzacurati, scultore e pittore della cosiddetta Scuola Romana. Mazzacurati intuisce il suo talento, lo introduce all’uso dei colori a olio e ne affina le capacità pittoriche .

    Da quel momento, Ligabue inizia a dipingere. E non smetterà più.

    Il riconoscimento tardivo

    Per anni, Ligabue vive barattando qualche quadro per un alloggio o qualcosa da mangiare. La sua arte è spesso incompresa, talvolta persino derisa .

    La prima svolta arriva nel 1955, quando tiene la sua prima personale a Gonzaga, in occasione della Fiera Millenaria . Ma è nel 1961 che arriva la consacrazione nazionale: una mostra alla Galleria La Barcaccia di Roma. È il cosiddetto “caso Ligabue”, che attira l’interesse di collezionisti, critici e storici dell’arte .

    La fama, però, arriva tardi. Nel 1962 Ligabue viene colpito da una paresi e muore il 27 maggio 1965 a Gualtieri .


    La pittura di Ligabue: un’esplosione di vita e conflitto

    Cosa rende così speciale l’arte di Ligabue? Perché continua a emozionare e a scuotere il pubblico a sessant’anni dalla sua scomparsa?

    Autoritratti: lo specchio dell’anima

    Ligabue ha realizzato più di cento autoritratti . In ognuno di essi, affronta il proprio volto come un “campo di battaglia interiore” . Lo sguardo che fissa l’osservatore è di una lucidità disarmante, capace di trasmettere tutta la sofferenza e insieme la dignità di un uomo che non ha mai smesso di lottare .

    Animali selvaggi: il conflitto interiore dipinto

    Le tigri, i leoni, i serpenti, gli avvoltoi sono i protagonisti assoluti delle sue tele. Ligabue li dipinge nell’atto di predare, in lotta tra loro, con colori brillanti e tonalità forti .

    Queste immagini sono molto più che semplici scene di natura. Sono metafore di un conflitto interiore mai sopito . Attraverso la rappresentazione della forza animale, Ligabue esorcizza la paura della vita .

    Scene di vita contadina: la memoria della tradizione

    Non solo animali feroci. Ligabue dipinge anche carrozze, troike (le caratteristiche slitte trainate da tre cavalli), postiglioni che evocano la memoria delle stampe popolari e della tradizione rurale . Un universo che appartiene alla sua terra d’adozione, la pianura padana.


    Cosa si vede a Cagliari: la mostra in dettaglio

    L’esposizione cagliaritana, curata da Francesco Negri e Francesca Villanti (gli stessi curatori della grande mostra di Padova del 2018), propone una lettura completa e coerente dell’opera di Ligabue attraverso una selezione di 60 capolavori, tra oli e disegni .

    Il percorso espositivo

    La mostra segue l’evoluzione cronologica e psicologica dell’artista :

    PeriodoCaratteristiche
    Primi anni (1928-1939)Tele a tema agreste, dai toni tenui, influenze naïf 
    Anni centrali (1939-1952)Densità materica crescente, composizioni più equilibrate 
    Ultimo decennio (1952-1962)Esplosione violenta e segnica, ossessione per l’autoritratto 

    Cosa NON troverete

    Non aspatevi una mostra che racconta Ligabue solo come “genio e follia”. L’obiettivo dei curatori è andare oltre lo stereotipo dell’artista marginale, restituendo il profilo di “un creatore consapevole e tecnico, che ha trovato nell’arte l’unico strumento di riconciliazione con il mondo” .

    Uno dei valori aggiunti della mostra è proprio questo: vedere Ligabue non come un “primitivo” o un “folle con i pennelli”, ma come un pittore con basi estetiche proprie e riconoscibilissime .


    Informazioni utili per la visita

    Ecco tutto quello che serve per organizzare la visita.

    Dove e quando

    • Luogo: Palazzo di Città, Cagliari 
    • Periodo: fino al 7 giugno 2026 
    • Orari: dal martedì alla domenica, 10:00 – 18:00 
    • Chiuso: il lunedì 

    Attenzione: la biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura .

    Biglietti e prezzi

    TipologiaPrezzo
    Intero€ 9,00 
    Ridotto€ 4,50 
    Supplemento visita guidata€ 3,00 

    La riduzione si applica a: studenti fino a 26 anni, gruppi di almeno 15 persone, adulti over 65, guide turistiche regionali .

    Ingresso gratuito per: bambini minori di 6 anni, giornalisti, portatori di handicap e loro accompagnatore, soci ICOM .

    Contatti e prenotazioni

    • Telefono: 070 6776482 
    • Email: museicivici@comune.cagliari.it 

    Eventi collaterali

    Se siete amanti dell’arte, approfittate della visita per esplorare anche gli altri musei civici. Nello stesso periodo, la Galleria Comunale d’Arte ha registrato circa 600 ingressi e il Museo di Arte Siamese “Stefano Cardu” oltre 350 visitatori, a conferma di un interesse diffuso per l’offerta culturale di Cagliari .


    Perché vale la pena vedere questa mostra

    Chiudo con una riflessione. Antonio Ligabue è stato un uomo che ha vissuto ai margini, incompreso, deriso, rinchiuso in manicomio. Ed è proprio da quel dolore che ha tratto la sua arte.

    Le sue tele non sono “belle” nel senso classico del termine. Sono vere. Sono crudeli, a volte. Sono piene di vita e di morte, di lotta e di tenerezza. Sono un’anima messa nuda davanti a chi guarda.

    Vedere dal vivo i suoi autoritratti, le sue tigri che azzannano prede immaginarie, i suoi paesaggi della bassa padana, significa entrare in contatto con qualcosa di autentico e raro.

    La mostra di Cagliari, con i suoi 60 capolavori, è un’occasione imperdibile per farlo .

    E poi, diciamocelo: un weekend culturale a Cagliari, tra una visita a Palazzo di Città e una passeggiata sul Bastione di Saint Remy (dove nel frattempo è allestita anche la mostra su Tutankhamon…), non è forse un’ottima idea per maggio? 

  • Il ritorno di Sant’Efisio: il 4 maggio Cagliari riabbraccia il suo Martire

    Il ritorno di Sant’Efisio: il 4 maggio Cagliari riabbraccia il suo Martire

    Il trionfo della fede nella 370ª edizione, tra tradizione e novità

    Se avete seguito il Santo nel suo cammino verso Nora, o se semplicemente sentite il bisogno di chiudere il cerchio di questa esperienza unica, il 4 maggio è la giornata che vi regalerà le emozioni più forti. È il giorno del rientro trionfale: la notte si accende di fiaccole, i canti salgono al cielo e migliaia di fedeli accompagnano il simulacro fino alla sua dimora a Stampace.

    Dopo quattro giorni di pellegrinaggio, la processione più lunga d’Italia (oltre 80 km tra andata e ritorno) si prepara a concludersi. Il 4 maggio 2026 non sarà un rientro qualunque, perché quest’anno, per la prima volta dopo decenni, il Santo tornerà a casa… portato a spalla.

    Ecco la storia, il cammino, il programma e tutte le informazioni per vivere questo giorno indimenticabile.


    Perché Sant’Efisio compie questo pellegrinaggio? La storia del Voto

    Per capire l’emozione del 4 maggio, dobbiamo fare un passo indietro di quasi quattro secoli.

    Nel 1656 una terribile epidemia di peste devastò la Sardegna, decimando la popolazione di Cagliari . In preda alla disperazione, i cagliaritani si rivolsero a Sant’Efisio, un martire romano di origine antiochena che fu decapitato il 15 gennaio del 303 d.C. sulla spiaggia di Nora per non aver rinnegato la fede cristiana .

    La tradizione racconta che il 12 luglio 1652 (o nel 1656, secondo alcune cronache) i rappresentanti della città fecero un voto solenne: se la peste fosse cessata, ogni anno avrebbero portato il simulacro del Santo in processione dalla sua chiesa nel quartiere di Stampace fino al luogo del martirio, a Nora .

    Il miracolo avvenne: la peste scomparve misteriosamente. Da allora, per 370 anni ininterrotti, Cagliari ha mantenuto fede a quella promessa, sciogliendo il voto persino durante i bombardamenti del 1943 e la pandemia da Covid-19 “Il voto è stato sciolto durante i bombardamenti del ’43 e durante il Covid – ricorda Andrea Loi, presidente dell’Arciconfraternita – e sarà sciolto anche quest’anno” .

    “Atennos annos!” (Altri cent’anni!) è l’augurio che i fedeli si scambiano ogni anno, rinnovando questa promessa eterna .


    Le tappe del pellegrinaggio: da Cagliari a Nora

    Prima di raccontarvi il ritorno, è giusto ricordare il cammino che il Santo ha compiuto. Il pellegrinaggio si snoda attraverso quattro giorni e tocca alcuni dei luoghi più suggestivi del Sud Sardegna :

    DataTappe principali
    1° maggio (Andata)Partenza da Stampace (Cagliari) → Giorgino (cambio abiti) → Maddalena Spiaggia → Sarroch → Villa d’Orri
    2 maggioSarroch → Villa San Pietro → Pula (chiesa di San Giovanni Battista) → Nora (arrivo)
    3 maggio (Sosta)Giornata di preghiera a Nora: messe, celebrazioni e infine ripartenza verso Pula per la notte
    4 maggio (Rientro)Nora → Pula → Villa San Pietro → Sarroch → Su Loi → Maddalena Spiaggia → Giorgino → Cagliari (Stampace)

    La processione è una delle più lunghe d’Europa a piedi: si percorrono circa 80 chilometri in quattro giorni, con migliaia di fedeli, cavalieri e figuranti che si alternano lungo il tragitto .


    4 maggio 2026: il programma del rientro

    Il ritorno del Santo a Cagliari è un crescendo di emozioni che coinvolge l’intera città. Ecco il programma dettagliato della giornata:

    Mattina e pomeriggio – L’ultima tappa del pellegrinaggio

    Il Santo ripercorre a ritroso i passi dell’andata, attraversando i paesi che lo hanno accolto nei giorni precedenti. Nel pomeriggio raggiunge Giorgino, dove avviene il cambio del cocchio e degli abiti del simulacro, preparandosi per l’ingresso solenne in città .

    Un’importante novità di quest’anno: per l’emergenza dermatite nodulare bovina che ha colpito gli allevamenti, i buoi non possono essere utilizzati . Così, il Santo sarà trasportato a spalla dai confratelli nel tratto urbano, sia all’andata che al ritorno. Il sindaco Massimo Zedda ha commentato: “Sant’Efisio sarà ancora più vicino a fedeli e devoti” .

    Dalle 18:00 – La musica d’attesa a Palazzo Bacaredda

    Mentre il Santo si avvicina, il cuore culturale della città si scalda con eventi collaterali:

    • Ore 18:00 – Cortile di Palazzo BacareddaCoralità sarda per Sant’Efisio. Si esibiranno sei cori polifonici in canti sacri, tra cui Cantos de Jara e Terra Mea .

    Dalle 19:00 – Divieti e chiusure al traffico

    Per garantire il passaggio sicuro della processione, scattano le limitazioni alla viabilità :

    • Dalle 8:00 divieto di sosta con rimozione forzata in tutte le vie interessate dal percorso.
    • Dalle 19:00 alle 24:00 stop alla circolazione lungo l’intero itinerario.
    • Già dalle 18:00 chiudono via Malta (tratto tra vico Malta e via Sassari) e le strade attorno a piazza del Carmine.

    Se dovete muovervi in auto, programmate con largo anticipo .

    Dalle 20:00 – La partenza della processione da Giorgino

    Il momento più atteso: da Giorgino prende il via il corteo che accompagna il Santo verso Cagliari. Migliaia di fedeli si uniscono in processione, molti dei quali in costume tradizionale. Il percorso attraversa:

    Viale La Plaia → Ponte della Scafa → Via Roma → Largo Carlo Felice → Corso Vittorio Emanuele → Piazza Yenne → Via Azuni → Via Portoscalas → Via Sant’Efisio → infine la Chiesa di Sant’Efisio in Stampace .

    Ore 21:00 – La fiaccolata

    L’apice dell’emozione. Quando il buio scende sulla città, la processione si accende: le fiaccole dei devoti illuminano il cammino del Santo. Decine di cavalieri in costume scortano il simulacro, mentre i canti dei tenores e delle confraternite risuonano tra le vie del centro storico .

    Ore 22:00 – L’arrivo a Stampace e lo scioglimento del voto

    L’abbraccio finale. Il Santo varca la soglia della sua chiesa nel quartiere di Stampace, lo stesso da cui era partito quattro giorni prima. Qui, in un clima di raccoglimento e devozione, viene celebrata la benedizione e l’annuncio ufficiale dello scioglimento del voto per il 370° anno consecutivo .

    I confratelli dell’Arciconfraternita del Gonfalone, che hanno portato il simulacro a spalla nell’ultimo tratto, lo riporranno all’interno. Sarà poi possibile venerarlo fino al 22 maggio, in un momento di preghiera più intimo, lontano dalla folla della processione .


    Informazioni utili per il 4 maggio

    Come arrivare e muoversi

    • Bus navetta linea 8A (CTM): il 4 maggio sarà attivo un servizio potenziato per raggiungere Giorgino e assistere alla partenza della processione. Partenze da piazza Matteotti (fronte Stazione FS) verso Porto Canale/Giorgino, con corse supplementari dalle 17:30. Il servizio si interrompe alle 19:00 per la chiusura di viale La Plaia .
    • Treni (Trenitalia): per tutta la durata della festa, sono stati aggiunti treni speciali sulla linea Cagliari-San Gavino-Oristano, con 3.000 posti in più rispetto al servizio ordinario .

    Cosa aspettarsi

    • Niente buoi: l’immagine iconica dei gioghi e delle traccas non sarà presente in processione per l’emergenza sanitaria. Ma proprio per questo, il Santo sarà più “a portata di mano” dei fedeli, portato a spalla come nei primi secoli della festa .
    • Moltissima gente: si aspettano migliaia di persone lungo il percorso. Le tribune a pagamento sono già esaurite, ma la processione è gratuita e accessibile ovunque .
    • Parcheggi: evitate di avvicinarvi con l’auto al centro dopo le 18. Meglio lasciare l’auto fuori (es. area parcheggi dello Stadio) e usare i mezzi pubblici o muoversi a piedi.

    Cosa portare

    • Una giacca leggera: la sera si fa fresca a maggio.
    • Acqua e scarpe comode (camminerete molto, magari seguendo il corteo).
    • Una torcia o lampada frontale: per unirvi idealmente alla fiaccolata.

    Perché non mancare

    Il rientro di Sant’Efisio non è solo una processione: è il ritorno a casa di un padre. È il momento in cui la città, dopo giorni di attesa e pellegrinaggio, si stringe attorno al suo protettore, rinnovando un patto che dura da quasi quattro secoli.

    Nel 2026, poi, c’è qualcosa in più: l’assenza dei buoi e il trasporto a spalla rendono questa edizione unica nella memoria viva. Non una festa diminuita, ma una festa più umana, più autentica. Come ha detto il sindaco Zedda: “Sarà più vicino a fedeli e devoti” .

    Venite a vedere la fiaccolata, a sentire le launeddas che accompagnano il Santo nell’oscurità, a gridare con la folla “Atennos annos!”.

    Sant’Efisio torna a casa. E noi saremo lì ad aspettarlo.

  • Sant’Efisio 2026: il miracolo del Voto e la forza di una tradizione che si rinnova

    Sant’Efisio 2026: il miracolo del Voto e la forza di una tradizione che si rinnova

    C’è un momento, ogni anno, in cui la Sardegna smette di essere tante isole diverse e diventa una cosa sola. Quel momento è la Festa di Sant’Efisio. Se state leggendo questo articolo, probabilmente lo sapete già: dal 1° al 4 maggio, Cagliari e la sua provincia diventano il palcoscenico di un evento che è fede, identità, folklore e storia tutto insieme.

    Ma il 2026 non è un anno qualunque. Quest’anno si celebra la 370ª edizione della festa, e per la prima volta dopo decenni, assisteremo a una scelta storica che renderà il rito ancora più umano e toccante.

    Ecco tutto quello che c’è da sapere su Sant’Efisio 2026, tra il fascino del passato e le novità di quest’anno.

    La storia: quel voto del 1656

    Per capire l’emozione del 1° maggio, dobbiamo fare un salto indietro al 1656. La peste aveva devastato il Regno di Sardegna, uccidendo gran parte della popolazione. In preda alla disperazione, i cagliaritani si rivolsero a Sant’Efisio (Efisio di Elia), un martire romano decapitato il 15 gennaio del 303 d.C. nella spiaggia di Nora per non aver rinnegato la fede cristiana .

    La leggenda narra che il 12 luglio 1652 (o nel 1656, secondo le cronache) i rappresentanti della città fecero un voto solenne: se la peste fosse cessata, ogni anno avrebbero portato il simulacro del Santo in processione dalla sua chiesa nel quartiere di Stampace fino al luogo del martirio, a Nora .

    Il miracolo avvenne. La peste finì. Da allora, per 370 anni, la città ha mantenuto fede a quella promessa, interrompendosi solo simbolicamente (mai realmente) nemmeno durante i bombardamenti del 1943 o la pandemia da Covid-19 .

    “Il voto è stato sciolto durante i bombardamenti del ’43 e durante il Covid – ricorda Andrea Loi, presidente dell’Arciconfraternita – e sarà sciolto anche quest’anno” .

    L’edizione 2026: cosa cambia (e cosa no)

    Quest’anno la natura ha voluto mettere alla prova la devozione dei sardi. A causa di un’emergenza sanitaria legata alla dermatite nodulare bovina (un virus che ha colpito gli allevamenti del Sud Sardegna), la Regione e l’Asl hanno vietato l’utilizzo dei buoi .

    Cosa significa? Che per la prima volta nella storia recente, lo spettacolo iconico dei gioghi e dei carri trainati dagli imponenti buoi (le famose Traccas) non sfilerà lungo il percorso urbano.

    La decisione eroica dell’Arciconfraternita del Gonfalone: non annullare nulla. Anzi, tornare alle origini. Il simulacro di Sant’Efisio sarà portato a spalla dai confratelli dalla partenza fino a viale La Plaia . Come ha sottolineato il sindaco Massimo Zedda: “Sarà più vicino a fedeli e devoti” .

    • Niente buoi in processione: il trasporto avverrà a spalla e, su strada, su un pick-up civile appositamente allestito.
    • Traccas in versione statica: pur non potendo sfilare, circa 10 modelli di carri addobbati saranno esposti al pubblico in aree dedicate per ammirarne la bellezza.
    • Partecipazione da record: ci saranno comunque 4mila figuranti (cavalieri, gruppi folk, devoti a piedi da tutta l’isola) e le tribune a pagamento sono già andate sold out .

    Se non altro, quest’anno il Santo non è in una teca di vetro lontana: è “in carne e ossa” tra la gente, portato a braccia.

    Il programma completo: da venerdì 1 maggio a lunedì 4 maggio

    Ecco il programma dettagliato per non perdervi nemmeno un attimo della 370esima edizione.

    📅 Venerdì 1° maggio – L’andata (Il giorno più lungo)

    È il giorno della processione solenne. Il Santo lascia la chiesetta di Stampace.

    • Mattina presto: I ’Alter Nos’ Giovanni Porrà (il rappresentante laico del Sindaco) e i confratelli iniziano i riti.
    • Percorso Storico: La processione attraversa Cagliari. Quest’anno, da Stampace a viale La Plaia, il Santo sarà portato a spalla.
    • Soste: Da Stampace si procede verso Giorgino, poi Sarroch, per arrivare a Nora (dove il Santo sosterà fino al rientro).
    • Intrattenimento: La sera del 1° maggio (sempre in Piazza del Carmine) spazio al ballo rituale con la partecipazione di 24 gruppi folkloristici e del maestro di Launeddas Luigi Lai .

    📅 Sabato 2 e Domenica 3 maggio – Il Pellegrinaggio

    Sono i giorni più “intimi” della festa. Il Santo rimane esposto nella chiesetta di Nora (Pula), meta di pellegrinaggi a piedi da tutta l’isola.

    • A Cagliari (ore 20:00 – Palazzo Bacaredda)Il canto popolare sardo. Notti dedicate ai tenores e alla musica tradizionale nell’attesa del ritorno del Santo .

    📅 Lunedì 4 maggio – Il rientro trionfale

    L’apice dell’emozione. La statua fa ritorno a Cagliari in serata. Il momento più suggestivo è la fiaccolata.

    • Ore 18:00 – Cortile Palazzo BacareddaCoralità Sarda. Sei cori polifonici (tra cui Cantos de Jara e Terra Mea) si esibiranno in canti sacri .
    • Ore 21:00 – Viale La Plaia e percorso cittadino: Inizia la Fiaccolata per Sant’Efisio. Migliaia di devoti in costume e circa 120 cavalieri illuminano la notte accompagnando il Santo a casa.
    • Ore 22:00 – Chiesa di Sant’Efisio (Stampace) : L’arrivo del Santo, la benedizione e l’annuncio dello scioglimento del voto per il 370° anno consecutivo .

    Informazioni pratiche per muoversi

    Se venite a Cagliari per vedere la festa, tenete conto di alcune modifiche alla viabilità e ai trasporti, rese necessarie proprio dall’emergenza buoi e dall’afflusso record di visitatori:

    • Treni: Trenitalia ha aggiunto 10 treni speciali (3.000 posti in più) per chi arriva da Oristano e dalla North Sardegna .
    • Bus Navetta (Linea 8A) : Per seguire il Santo da vicino, il CTM ha attivato una navetta dedicata tra viale La Plaia e Giorgino. Attenzione: la linea non circola durante il passaggio della processione (dalle 9:20 alle 15 del 1° maggio) .
    • Cosa mangiare: Non perdetevi i piatti tipici del periodo: MalloreddusCulurgionisPardulas e il pane decorato che viene benedetto durante la festa .

    Perché dovete viverla almeno una volta

    La Festa di Sant’Efisio è classificata come la processione religiosa più lunga d’Italia (40 km in quattro giorni), ma è molto di più. È uno dei grandi tesori immateriali del Mediterraneo.

    Venite a vedere i colori dei costumi, a sentire il suono ipnotico delle Launeddas, e lasciatevi travolgere dal profumo dei fiori gettati al passaggio del Santo. Nel 2026, senza la barriera dei buoi e dei grandi carri, l’abbraccio tra il Santo e il suo popolo sarà più forte che mai.

    Atennos annos! (Altri cent’anni!).

  • Ponte del 1 maggio: non c’è solo Sant’Efisio

    Ponte del 1 maggio: non c’è solo Sant’Efisio

    Il primo maggio in Sardegna per molti significa una cosa sola: Sant’Efisio a Cagliari. È una festa immensa, barocca e commovente, ma se non ami la folla oceanica o se hai già vissuto l’esperienza, l’isola offre alternative straordinarie proprio mentre la primavera tocca il suo picco massimo.

    Mentre migliaia di persone si accalcano lungo le strade della capitale, ecco tre itinerari alternativi per godersi il weekend del primo maggio tra miniere abbandonate, borghi colorati e foreste millenarie.


    1. Il Cammino delle Miniere: Iglesiente e Costa Verde

    Se cerchi panorami che sembrano usciti da un film di avventura, il sud-ovest è la tua meta. Qui il “lavoro” (tema del 1° maggio) si respira nella roccia delle vecchie miniere.

    • Cosa fare: Visita Porto Flavia, l’incredibile porto sospeso sulla scogliera davanti al Pan di Zucchero. È un capolavoro di ingegneria mineraria unico al mondo.
    • La passeggiata: Il sentiero costiero di Nebida (il Belvedere). È una camminata facile, adatta a tutti, che offre una vista mozzafiato sui faraglioni.
    • Il tocco selvaggio: Spingiti fino a Piscinas. Le dune di sabbia dorata più alte d’Europa in questo periodo sono punteggiate di gigli bianchi e il caldo è ancora sopportabile per una lunga camminata sulla sabbia.

    2. Lo Spirito della Barbagia: Orgosolo e il Supramonte

    Mentre a Cagliari sfilano le traccas, nel cuore dell’isola si cammina nel silenzio dei boschi di leccio. Il 1° maggio in Barbagia è sinonimo di ospitalità e tradizioni arcaiche.

    • Cosa fare: Un tour dei murales di Orgosolo. Non sono solo dipinti, sono cronache di lotta e vita quotidiana. Ogni muro racconta una storia che ti farà riflettere sul significato della libertà e del lavoro.
    • L’esperienza: Un pranzo con i pastori nella foresta di Montes. Molti agriturismi e guide locali organizzano pranzi all’aperto a base di porceddu e formaggi locali, un modo autentico per onorare la festa dei lavoratori.
    • Per i più attivi: Il trekking verso la dolina di Tiscali o la gola di Gorropu. Ad aprile/maggio il clima è perfetto per queste escursioni che in estate sarebbero proibitive per il caldo.

    3. Il Fiume e il Castello: Bosa e la Valle del Temo

    Se cerchi un’atmosfera romantica e ritmi lenti, la costa centro-occidentale è il rifugio perfetto.

    • Cosa fare: Perditi tra le case color pastello di Sa Costa, il quartiere medievale di Bosa. Sali fino al Castello di Malaspina per goderti la vista sul fiume Temo (l’unico navigabile della Sardegna).
    • L’itinerario panoramico: Prendi la litoranea Bosa-Alghero. Sono 35 km di curve a picco sul mare. Fermati in una delle piazzole di sosta: con un po’ di fortuna potrai avvistare il maestoso Grifone, l’avvoltoio che nidifica su queste scogliere.
    • A tavola: Assaggia la malvasia di Bosa in una delle cantine del centro storico, accompagnata da qualche dolce tipico alla mandorla.

    Consiglio da “local”: Se decidi di muoverti verso le zone costiere meno famose, porta con te un cestino da picnic. Il 1° maggio in Sardegna la vera tradizione non è il ristorante, ma il pranzo sull’erba (o sulla sabbia) con gli amici!

  • Sa Die de sa Sardigna: Perché il 28 Aprile è il nostro “Giorno del Giudizio”

    Sa Die de sa Sardigna: Perché il 28 Aprile è il nostro “Giorno del Giudizio”

    Se pensate che la Sardegna sia solo spiagge cristalline e vacanze estive, probabilmente non conoscete ciò che accadde a Cagliari in una movimentata giornata di fine Settecento. Il 28 aprile non è una data qualunque: è Sa Die de sa Sardigna, la festa del popolo sardo.

    Ma cosa stiamo festeggiando esattamente? Non è una sagra e non è una celebrazione religiosa. È il ricordo di un momento in cui un intero popolo disse, all’unisono: “Basta”.


    1794: Il grande “Sfratto” ai Piemontesi

    Per capire il 28 aprile dobbiamo tornare al 1794. La Sardegna era sotto il dominio della dinastia dei Savoia. Il malcontento serpeggiava ovunque: i sardi chiedevano di poter partecipare all’amministrazione della propria terra, ma da Torino arrivavano solo rifiuti e l’assegnazione di ogni incarico pubblico a funzionari piemontesi.

    La miccia esplose quando il Viceré arrestò due leader del movimento patriottico, gli avvocati Vincenzo Cabras e Efisio Pintor.

    La rivolta di Cagliari

    Il 28 aprile 1794 il popolo cagliaritano perse la pazienza. In una vera e propria insurrezione, i cittadini presero il controllo della città e cercarono i funzionari piemontesi per espellerli dall’isola.

    Curiosità: Il “trucco” della pronuncia Si racconta che per scovare i piemontesi che cercavano di nascondersi tra la folla vestiti da sardi, i rivoltosi usassero uno “shibboleth”. Chiedevano di dire la parola “Cixiri” (cece). Chi, tradito dall’accento, pronunciava la “x” in modo errato, veniva immediatamente identificato e imbarcato forzatamente verso il continente.


    Perché festeggiarla ancora oggi?

    Istituita dal Consiglio Regionale nel 1993, questa festa non serve a rinfocolare vecchi rancori, ma a ricordare l’importanza dell’autonomia e dell’identità. È la celebrazione della consapevolezza: la Sardegna non è un accessorio di un regno, ma un’entità con una dignità propria.

    Cosa succede nell’isola durante Sa Die?

    Se ti trovi in Sardegna il 28 aprile, potrai imbatterti in:

    • Rievocazioni storiche: Soprattutto nel quartiere Castello a Cagliari, dove attori in costume rimettono in scena la cacciata del Viceré.
    • Eventi culturali: Musei aperti, concerti di musica tradizionale e conferenze che raccontano le gesta di Giovanni Maria Angioy, l’eroe della rivolta antifeudale.
    • Scuole in festa: È un momento cruciale per tramandare ai più giovani la storia sarda, spesso poco studiata nei libri di testo nazionali.

    Il simbolo: L’Inno “Procurade de moderare”

    Non si può parlare di Sa Die senza citare “Procurade de moderare, barones, sa tirannia”. Scritto da Francesco Ignazio Mannu proprio in quegli anni, è un inno potente contro l’oppressione. Leggerne le strofe oggi fa ancora venire i brividi per la loro attualità.


    In conclusione

    Sa Die de sa Sardigna è l’occasione perfetta per scoprire il volto più fiero e profondo dell’isola. Se sei un turista, è il momento ideale per ammirare la bandiera dei Quattro Mori sventolare con un significato più profondo. Se sei sardo, è il giorno per ricordare che la nostra storia l’abbiamo scritta (anche) noi.

    Bonas Pascas de Sa Die de sa Sardigna a totus!

  • Ponti di Primavera: 3 Itinerari di un Giorno per il 25 Aprile in Sardegna

    Ponti di Primavera: 3 Itinerari di un Giorno per il 25 Aprile in Sardegna

    Il ponte del 25 Aprile è il primo vero banco di prova per l’estate sarda. Le giornate si allungano, l’aria profuma di cisto e lentischio e, se si è fortunati, il sole permette già il primo pranzo in spiaggia.

    Se non avete voglia dei soliti posti affollati, ecco tre itinerari insoliti per vivere la Sardegna in un solo giorno, da nord a sud.


    1. Il Cuore Selvaggio: Le Cascate di Villagrande Strisaili (Ogliastra)

    L’Ogliastra ad aprile è un paradiso di verde smeraldo. Questo itinerario è dedicato a chi ama il trekking leggero e i suoni della natura.

    • Mattina: Direzione Cascata di Sothai. È una delle più spettacolari dell’isola, situata in un canyon profondo. In questo periodo la portata d’acqua è massima.
    • Pranzo: Un picnic nell’area attrezzata di Santa Barbara, all’ombra di querce secolari. Non dimenticate di portare con voi i Culurgiones artigianali comprati in un pastificio locale.
    • Pomeriggio: Una visita al sito archeologico di S’Arcu ‘e Is Forros, un antico villaggio-santuario dove un tempo si fondevano i metalli. L’atmosfera tra i graniti è mistica.

    Consiglio Top: Portate una giacca a vento leggera; in Ogliastra il clima cambia rapidamente!


    2. Storia e Mare: Da Tharros a Capo San Marco (Oristanese)

    Il Sinis è la meta perfetta per chi vuole unire la cultura a una passeggiata rigenerante vista mare, senza la calca delle spiagge più famose.

    • Mattina: Esplorazione delle rovine di Tharros. Camminare tra le colonne romane con il blu del mare di sfondo è un’esperienza che toglie il fiato.
    • Pranzo: Spostatevi nel borgo di San Salvatore di Sinis. È il villaggio “western” della Sardegna, famoso per essere stato il set di diversi film. Qui potrete mangiare in una delle piccole trattorie che cucinano il muggine arrosto o la celebre bottarga.
    • Pomeriggio: Passeggiata verso il faro di Capo San Marco. Il sentiero è pianeggiante, circondato da fiori selvatici gialli e viola, e offre una vista a 360 gradi sul Golfo di Oristano.

    3. Sardegna Insolita: La Valle della Luna e Aggius (Gallura)

    Dimenticate la Costa Smeralda per un giorno e addentratevi nell’entroterra gallurese, dove il granito modella il paesaggio.

    • Mattina: Trekking fotografico nella Valle della Luna (Aggius). Non confondetela con quella di Santa Teresa: questa è una piana costellata di enormi massi di granito dalle forme bizzarre che sembrano sculture contemporanee.
    • Pranzo: Tappa obbligatoria ad Aggius, borgo Bandiera Arancione del TCI. Assaggiate la Zuppa Gallurese (il “piatto dei poveri” più ricco e buono dell’isola).
    • Pomeriggio: Visita al MEOC, il Museo Etnografico più grande della Sardegna. Scoprirete l’arte della tessitura e la storia del banditismo locale in un contesto curatissimo.

    Cosa mettere nello zaino per il 25 Aprile?

    Il meteo sardo ad aprile è “pazzerello”. Ecco l’attrezzatura minima:

    1. Scarpe da trekking o sneakers con buon grip: Il terreno sardo è spesso scivoloso a causa del granito o dell’umidità.
    2. Protezione solare: Il sole di aprile non scotta, ma “riflette” molto, specialmente vicino al mare.
    3. Un telo mare: Anche se non farete il bagno, stendersi sull’erba o sulla sabbia tiepida è d’obbligo.

    Quale di questi itinerari ti ispira di più?

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