Febbraio in Sardegna è un mese di passaggio. Il vento di maestrale spazza via gli ultimi residui d’inverno, i mandorli iniziano a fiorire e, tra i filari, un soffio di vita impercettibile inizia a muoversi. Nelle campagne, lontano dai frastuoni dei carnevali, si svolge un altro rito, silenzioso e altrettanto cruciale per l’anima dell’isola: il risveglio della vite e l’inizio del nuovo anno agrario in vigna. Per il viticoltore, questo è un periodo di attesa vigilante, di prime, decisive operazioni che detteranno il ritmo di tutta l’annata.

Il Sonno dell’Inverno e il Primo Segnale: Il Pianto della Vite
Dopo la caduta delle foglie (la senescenza), la vite è entrata in uno stato di riposo vegetativo. Sembra un groviglio di legno morto, spoglio e silenzioso contro il cielo invernale. Ma al suo interno, la vita non si è mai fermata.
Con l’allungarsi delle giornate e l’innalzamento, seppur lieve, delle temperature del suolo, le radici iniziano pian piano a riattivarsi. È a fine febbraio, spesso, che si manifesta il primo, poetico fenomeno del nuovo ciclo: il “pianto” della vite.
Non appena la temperatura del terreno supera stabilmente i 10°C circa, la vite inizia ad assorbire acqua. Questa risale attraverso i vasi legnosi e, dai tagli di potatura non ancora cicatrizzati, comincia a gocciolare un liquido limpido e trasparente. Non è linfa elaborata, ma semplice acqua e sali minerali. È il segnale inequivocabile che la pianta si sta risvegliando, che le “vene” sono di nuovo aperte. Per il vignaiolo, è un momento di commozione e di conferma: la stagione è davvero iniziata.

La Lavorazione Fondamentale: La Potatura Secca (o Invernale)
Febbraio è, in gran parte della Sardegna, il cuore della campagna di potatura. Questa è l’operazione più importante, delicata e “filosofica” dell’anno. Ogni taglio è una scelta che influenzerà la quantità, la qualità e la salute dell’uva a settembre.
- Lo Scopo: Regolare il carico di gemme (e quindi di grappoli futuri), dare forma alla pianta, rinnovare i capi a frutto e garantire un’ottimale esposizione di foglie e grappoli al sole e all’aria.
- Il Metodo: In Sardegna, a seconda delle zone e delle varietà, si praticano diverse forme di allevamento: l’alberello (tipico dei vigneti eroici di Carignano del Sulcis o di alcune vigne vecchie di Cannonau), il cordone speronato e il Guyot (molto diffusi per le uve a bacca bianca come Vermentino e Torbato).
- La Saggezza del Potatore: Il potatore esperto (su messadore in campidanese) non segue solo un protocollo. “Legge” la pianta: valuta la vigoria dei tralci dell’anno prima, la posizione delle gemme, la salute del legno. Sa che in una zona ventosa come la Gallura dovrà lasciare strutture più basse, mentre in un versante assolato del Parteòlla potrà osare di più. Ogni vigneto, ogni filare, quasi ogni ceppo ha una sua storia e una sua esigenza.

Altri Lavori al Termine dell’Inverno
Mentre procede la potatura, la vigna richiede altre attenzioni:
- La Legatura dei Capo a Frutto: Dopo il taglio, i tralci selezionati come “capo a frutto” (quelli che porteranno le gemme fertili) devono essere legati delicatamente ai fili di sostegno. Si usano materiali biodegradabili, come fibre naturali o legacci di rafia. È un lavoro di precisione che richiede mani pazienti.
- La Lavorazione del Terreno: Se non è stato fatto in autunno, si può procedere a una lavorazione superficiale del terreno tra i filari. Serve ad arieggiare il suolo, incorporare i residui organici e facilitare la penetrazione delle eventuali piogge di fine inverno.
- La Manutenzione dei Supporti: Si controllano e si riparano pali, fili e tutori danneggiati dal maltempo invernale. La struttura deve essere pronta a sostenere il peso della vegetazione che verrà.
- La Preparazione dei Sesti d’Impianto: Per chi sta progettando un nuovo vigneto, febbraio è il mese ideale per preparare il terreno e segnare i sesti d’impianto (la distanza tra le file e tra una vite e l’altra), in vista delle messe a dimora che avverranno in primavera.

Il Climatico e la Vigna: L’Ansia dell’Ultimo Freddo
Febbraio è un mese climaticamente ambiguo. Giornate di sole tiepido possono essere seguite da ritorni di freddo o da gelate notturne. Il viticoltore sardo, soprattutto nelle zone interne e collinari, vive con un’attenzione costante alle previsioni meteo.
Le gemme sono ancora iperate (protette da una peluria) e quindi relativamente al sicuro, ma un crollo brusco delle temperature può comunque arrecare danni. È un periodo di fiducia vigilante, in cui si osserva il cielo e si incrociano le dita, confidando nella resilienza delle viti, spesso vecchie di decenni, che hanno già superato innumerevoli inverni.

L’Enologo in Cantina: L’Attesa Diventa Vino
Mentre in vigna si lavora all’aria aperta, in cantina il ciclo dell’annata precedente sta volgendo al termine. Febbraio è un mese cruciale per l’enologo e il cantiniere:
- Gli Ultimi Travasi: I vini rossi strutturati (Cannonau Riserva, Carignano, Bovale) compiono gli ultimi travasi per separarli dalle fecce fini.
- Le Prime Prove di Assemblaggio: Si iniziano a fare le prime assaggiature e prove di blending per capire come i singoli lotti (magari da diverse vigne o varietà) possano integrarsi al meglio.
- L’Affinamento: Prosegue l’affinamento in barrique, anfora o acciaio. Il lavoro è di sorveglianza e pazienza: controllare i livelli, gli assaggi, l’evoluzione dei profumi.
- L’Imbottigliamento: Per alcuni vini giovani e pronti (come molti Vermentino), ci si prepara per le sessioni di imbottigliamento primaverili.

La Pazienza della Terra
Febbraio in vigna insegna l’arte della pazienza attiva. Non è il momento dell’esplosione verde o della frenetica vendemmia. È il momento della preparazione, del dialogo silenzioso tra l’uomo e la pianta. Ogni taglio di potatura è una domanda posta alla vite, che risponderà solo a settembre con l’abbondanza e la qualità dei suoi frutti.
Visitare una vigna sarda in febbraio significa cogliere l’essenza più autentica e meno celebrata del vino: la fatica fondante, la conoscenza profonda del territorio, l’attesa piena di speranza. Significa ascoltare il silenzio rotto solo dal clic delle forbici da pota e dal rumore di una motozappa lontana, mentre, in lontananza, forse, arriva l’eco di un campanaccio di Carnevale. Due riti paralleli, entrambi essenziali per l’anima di questa terra: uno per scacciare gli spiriti dell’inverno, l’altro per preparare con amore e sapienza il dono più prezioso della prossima estate.






























































