• Guida ai tesori nascosti: dalla Gallura al Campidano

    Guida ai tesori nascosti: dalla Gallura al Campidano

    La Sardegna è famosa in tutto il mondo per le sue coste da sogno e il mare cristallino, ma chi si ferma solo alle cartoline più note rischia di perdersi l’anima più autentica dell’isola. Esiste un’altra Sardegna, fatta di borghi silenziosi, calette segrete, siti archeologici millenari e paesaggi che sembrano sospesi nel tempo . Un viaggio che parte dalla Gallura, nel nord, e scende fino al Campidano, nel sud, attraversando le regioni meno battute ma più affascinanti dell’isola.

    Gallura: il granito e il mare incontaminato

    La Gallura, nell’estremo nord-est della Sardegna, è famosa per la Costa Smeralda, ma nasconde tesori ben più discreti e autentici .

    Lu Impostu (Porto Brandinchi) è una delle spiagge più belle dell’Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo. Con la sua sabbia bianchissima e il mare dalle sfumature turchesi, è una meta perfetta per chi cerca relax e natura incontaminata . Il nome significa “luogo dove si ammassano le cose”, un tempo teatro di traffici commerciali segreti con l’entroterra. Si raggiunge facilmente da San Teodoro e dispone di parcheggi e servizi .

    Poco più a nord, Rena Majori, nel comune di Aglientu, è uno dei segreti meglio custoditi della Gallura. Un nastro di sabbia bianca incastonato tra scogliere granitiche e una pineta rigogliosa, con un mare che si tinge di tutte le sfumature del blu e del verde . Il fondale digrada dolcemente, ideale per famiglie, mentre le scogliere laterali sono un paradiso per snorkeling e diving. È anche una meta perfetta per surf e windsurf grazie ai venti che vi spirano, ed è stata scelta come set per diversi spot pubblicitari .

    Per chi cerca un’esperienza più intima e appartata, Cala Tinnari è una caletta a forma di cuore, nascosta tra Costa Paradiso e Isola Rossa. Si raggiunge solo via mare o tramite sentieri panoramici tra macchia mediterranea e rocce granitiche. Il fondale è roccioso e l’acqua cristallina, il paesaggio selvaggio e autentico .

    L’entroterra gallurese, con i suoi laghi come il Lago del Liscia, offre percorsi naturalistici, birdwatching e silenzio assoluto, lontano dal frastuono della costa .

    Barbagia e Ogliastra: l’anima più profonda

    Scendendo verso il centro dell’isola, si entra nella Barbagia, la regione più autentica e tradizionale della Sardegna . Qui il tempo sembra essersi fermato. Borghi come Orgosolo, famoso per i suoi murales che raccontano storie di ribellione e giustizia sociale, o Gavoi, con le sue antiche case in pietra e il lago di Gusana, offrono un viaggio nella cultura e nella storia più vera dell’isola .

    L’Ogliastra, invece, è la terra dei canyon e delle falesie a picco sul mare. È qui che si trova il Selvaggio Blu, uno dei trekking più impegnativi e spettacolari d’Europa, e le imperdibili Gole di Gorropu, il “Grand Canyon d’Europa” .

    Oristanese: tra archeologia e lagune

    Proseguendo verso sud-ovest, la provincia di Oristano è un concentrato di storia e natura. La penisola del Sinis custodisce l’antica città fenicio-punica di Tharros, con i suoi resti affacciati sul mare, e le splendide spiagge di quarzo di Is Arutas .

    Poco lontano, lo stagno di Cabras è un’area naturalistica di straordinario interesse, popolata da fenicotteri rosa e altre specie di uccelli acquatici . Da non perdere il Museo civico di Cabras, che conserva i celebri Giganti di Mont’e Prama, statue nuragiche di straordinario valore archeologico .

    Il borgo di Marceddì, vicino a Terralba, è un piccolo villaggio di pescatori affacciato sulla laguna, perfetto per chi cerca un’atmosfera autentica e tramonti spettacolari. Le case colorate, il porticciolo e le trattorie specializzate in bottarga e pesce fresco raccontano una Sardegna semplice e sincera, lontana dal lusso delle località più famose .

    Campidano: storia e sapori nel cuore dell’isola

    Il Campidano, la vasta pianura che attraversa il centro-sud della Sardegna, è una terra di antiche tradizioni e siti archeologici meno noti ma di straordinario fascino .

    Siddi, sull’altopiano della Giara, si concentrano testimonianze preziose della civiltà nuragica. La Tomba dei Giganti di Sa Domu ‘e S’Orcu, considerata tra le meglio conservate dell’isola, e il protonuraghe Sa Fogaia, affacciato su uno strapiombo, offrono un’immersione nella storia e nella natura selvaggia, tra querce e i celebri cavallini della Giara . Siddi è un vero museo a cielo aperto, dove ogni pietra racconta millenni di storia .

    Poco distante, a Lunamatrona, si trova la Tomba dei Giganti di Su Cuaddu ‘e Nixias, con la sua rara stele centinata, e il villaggio nuragico di Nuraghe Genna Maria a Villanovaforru, che domina la regione storica della Marmilla con una vista che spazia da Cagliari al Golfo di Oristano .

    Il Medio Campidano è anche una delle zone più economiche e autentiche della Sardegna, dove i prezzi degli alloggi possono essere fino al 40% più bassi rispetto alle località più gettonate della Gallura . Per chi cerca un rapporto qualità-prezzo imbattibile, l’Ovest e l’entroterra offrono un’esperienza immersiva senza prosciugare il conto in banca .

    Dalla Gallura al Campidano, la Sardegna nascosta è un viaggio che vale la pena intraprendere. È l’isola dei borghi silenziosi, delle tradizioni ancora vive, dei paesaggi che tolgono il fiato. È la Sardegna che non ti aspetti, quella che ti rimane nel cuore.

  • Sarule e Lodine: cuori tessili e sapori antichi nel centro della Barbagia

    Sarule e Lodine: cuori tessili e sapori antichi nel centro della Barbagia

    Dopo le prime tappe di Bitti e Oliena, Autunno in Barbagia prosegue il suo viaggio nel cuore più autentico della Sardegna. Il weekend del 19 e 20 settembre 2026 sarà dedicato a due borghi vicini ma ricchi di personalità: Sarule e Lodine . Due paesi che aprono le loro cortes – i cortili delle antiche case in pietra – per raccontare storie di telai, di archeologia millenaria e di sapori che sanno di casa .

    Cosa vedere: tra storia, archeologia e natura

    Sarule: il borgo dei tappeti ai piedi del Monte Gonare

    Sarule è un paese che ha fatto della tradizione tessile la sua anima più autentica. Famosa in tutto il mondo per i suoi tappeti di lana realizzati su antichi telai verticali, la “burra” sarulese è un’arte che qui si tramanda da generazioni . Negli anni Cinquanta, fu proprio la collaborazione con l’artista Eugenio Tavolara a rinnovare questa antica tradizione, trasformando i tappeti in vere e proprie opere d’arte apprezzate a livello internazionale .

    Il cuore pulsante della manifestazione sarà la Casa Museo Giudice Ladu, una tipica residenza signorile che conserva arredi e manufatti originali . Qui potrai assistere a dimostrazioni di tessitura e di preparazione del pane e dei dolci tradizionali .

    Ma Sarule è anche un luogo di straordinaria bellezza naturale. Il Santuario di Nostra Signora di Gonare, la chiesa più alta della Sardegna, sorge a 1.100 metri di altitudine sul Monte Gonare (1.083 m) . Secondo la leggenda, fu eretto nel XII secolo dal giudice Gonario II di Torres, sopravvissuto a una tempesta in mare durante il ritorno dalla Seconda Crociata . Nelle giornate terse, dalla vetta si può scorgere il mare sia a oriente che a occidente . L’intera area, riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario, ospita specie endemiche e una ricca fauna selvatica .

    Il patrimonio archeologico di Sarule è altrettanto straordinario: il territorio vanta circa 40 siti archeologici, tra cui le antichissime domus de janas di Neunele, Sa Neale e Sa Pranedda, risalenti al Neolitico . Da visitare anche la chiesa di Nostra Signora del Rosario (XIII secolo) e la parrocchiale di San Michele (XVIII secolo) .

    Lodine: un tuffo nella storia e nella natura

    A pochi chilometri, Lodine è un borgo piccolo e raccolto, adagiato attorno alla chiesa di San Giorgio . La sua posizione panoramica regala scorci che abbracciano tutta la Sardegna centrale .

    Il suo simbolo è il nuraghe Sas Trintas Battallas, un sito che racconta la presenza nuragica in quest’area . Per gli amanti dell’archeologia, sono previste escursioni al sito di Soroeni, un altro importante insediamento nuragico . Da non perdere anche il Parco di Puddis, il polmone verde del paese, ideale per passeggiate e momenti di relax .

    Lodine ha saputo coniugare tradizione e contemporaneità: da oltre vent’anni ospita la manifestazione ArteLodine, che ha trasformato le serrande dei negozi in vere e proprie tele d’arte, arricchendo il paese di installazioni artistiche di pregio .

    Cosa gustare: un viaggio nei sapori della Barbagia

    A Sarule: dolci antiche tradizioni

    Le cortes di Sarule apriranno le loro cucine per far assaporare i dolci della tradizione. Da non perdere:

    • Coccone: un dolce tipico a base di formaggio e pasta di pane
    • Savadas (o Seadas): il celebre dolce fritto ripieno di formaggio e ricoperto di miele
    • Casadinas: dolci di pasta frolla ripieni di crema di formaggio
    • Aranzadas: filetti di buccia d’arancia canditi con miele e mandorle 

    A Lodine: specialità uniche

    Il piccolo borgo di Lodine offre varianti originali della cucina barbaricina:

    • Salsiccia aromatizzata con aglio selvatico: un sapore intenso e deciso
    • Su gusazu: un’altra specialità locale da scoprire 
    • Durante le dimostrazioni culinarie, potrai assistere alla preparazione dei dolci del carnevale (pilichittos e marigosos) e del pane nuziale sa huffettura 

    L’atmosfera delle feste

    Oltre al cibo, l’esperienza sarà arricchita da spettacoli musicali itineranti, organettisti e gruppi folk . A Lodine, il tradizionale carnevale Zirande su Harrasehare animerà le vie con balli e la vestizione del costume tradizionale . A Sarule, non perdere l’emozionante rievocazione della vestizione della sposa, un’antica tradizione locale, e l’arte effimera dell’Infiorata .

    Come arrivare

    In auto

    Da Nuoro (circa 30-35 km): Percorri la SS 129 in direzione di Macomer, poi prendi la SS 128 verso Gavoi e Lodine. Segui le indicazioni per Sarule o Lodine.

    Da Olbia (circa 90 km): Prendi la SS 131 d.c.n. in direzione Nuoro fino all’uscita per Lula/Bitti/Dorgali, poi prosegui sulla SS 128 in direzione di Gavoi .

    Da Cagliari (circa 150 km): Percorri la SS 131 Carlo Felice in direzione Sassari fino allo svincolo per Nuoro, poi prosegui sulla SS 129 e SS 128.

    Distanza tra Sarule e Lodine: I due paesi distano circa 17 km e sono collegati dalla SS128 e dalla SP30, circa 20 minuti di auto .

    In autobus

    La linea ARST 505 collega Nuoro a Lodine . La partenza è da Nuoro Stazione Arst, con fermate a Oniferi, Orani e Sarule prima di arrivare a Lodine in circa 1 ora e 20 minuti .

    In aereo

    Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui è possibile noleggiare un’auto per raggiungere i borghi in circa 2 ore e mezza.

    Sarule e Lodine vi aspettano per un weekend di autentica barbaricina. Tessitura, archeologia, natura e sapori si intrecciano in un’esperienza che vi porterà nel cuore più profondo della Sardegna.

  • Oltre il mare: avventura nel Supramonte

    Oltre il mare: avventura nel Supramonte

    La Sardegna è famosa in tutto il mondo per le sue spiagge da cartolina, ma chi si ferma solo alla costa si perde la sua anima più vera e selvaggia. A pochi chilometri dal mare turchese, si erge il Supramonte, un massiccio calcareo che domina la Sardegna centro-orientale con la sua bellezza aspra e incontaminata. È un mondo di canyon profondi, altopiani solitari, doline carsiche e falesie a picco sul Mediterraneo .

    Settembre è il mese ideale per esplorarlo: il caldo estivo si è attenuato, le giornate sono ancora lunghe e la luce dorata esalta i contrasti di questo paesaggio unico. Ecco alcuni itinerari imperdibili per chi vuole scoprire il Supramonte.

    1. L’impresa epica: Il Selvaggio Blu

    Per gli escursionisti esperti e gli amanti dell’avventura estrema, il Selvaggio Blu è il nome che fa battere il cuore. Considerato uno dei trekking più difficili e spettacolari d’Europa, questo percorso si snoda per circa 40-50 chilometri tra le falesie del Supramonte di Baunei e Dorgali, a picco sul mare .

    L’itinerario non è una semplice passeggiata: richiede esperienza, passo sicuro e preparazione atletica, alternando tratti esposti, passaggi attrezzati e calate in corda doppia per raggiungere spiagge segrete come Cala Goloritzé e Cala Mariolu . La ricompensa è un paesaggio primordiale, dove il bianco della roccia calcarea si contrappone all’azzurro intenso del mare.

    • Difficoltà: Molto alta. Adatto solo a escursionisti esperti con attrezzatura adeguata.
    • Periodo consigliato: Primavera e autunno. Settembre è perfetto per via delle temperature miti .
    • Consiglio: È fortemente consigliato affidarsi a una guida esperta e organizzare i rifornimenti d’acqua e il pernottamento in anticipo. Durante il percorso si possono utilizzare i “cuiles”, antichi rifugi pastorali ristrutturati .

    2. Nel cuore della terra: Il Canyon di Gorropu

    Se il Selvaggio Blu è un’esperienza per pochi, il Canyon di Gorropu è una meta iconica che offre un’avventura accessibile a più escursionisti. Soprannominato il “Grand Canyon d’Europa”, è un profondo canyon calcareo le cui pareti raggiungono i 500 metri di altezza e, in alcuni punti, si restringono fino a soli 4-5 metri .

    • L’escursione: Il percorso di scoperta più classico parte dal passo di Genna Silana e scende per circa 3,6 km fino al fondo della gola, seguendo il corso del Rio Flumineddu . Il ritorno, che prevede una ripida salita di 700 metri di dislivello, può essere affrontato a piedi o, in alcuni periodi, con un servizio di jeep .
    • Percorsi: All’interno del canyon si trovano sentieri segnalati di diversa difficoltà: il percorso “Verde” è il più semplice e accessibile, mentre il “Giallo” richiede capacità di arrampicata base e il “Rosso” è riservato a chi ha attrezzatura e esperienza professionale .
    • Difficoltà: Medio-alta. Richiede buona forma fisica, scarpe da trekking robuste (non scarpe da ginnastica) e almeno 1,5 litri d’acqua a persona .
    • Accesso: L’ingresso alla gola prevede un biglietto e, in alta stagione, un numero limitato di visitatori (circa 250 al giorno), quindi è meglio informarsi in anticipo .

    3. Un viaggio nella storia: Il villaggio nuragico di Tiscali

    Per unire l’avventura all’archeologia, il villaggio nuragico di Tiscali è una tappa obbligata. Situato all’interno di una dolina carsica sulla cima del Monte Tiscali, questo insediamento protostorico è unico nel suo genere e offre uno spaccato affascinante della vita nella Sardegna antica .

    Raggiungerlo è un’escursione che vale la fatica. L’accesso avviene attraverso due sentieri principali:

    1. Dal versante di Oliena (Su Gologone): il sentiero n.410 parte dalle sorgenti di Su Gologone e risale la Valle di Lanaitho. È un percorso più breve (circa 4,5 km, 3 ore totali) ma ripido e sconnesso, con un ultimo passaggio in una stretta fenditura nella roccia .
    2. Dal versante di Dorgali (Ponte Sa Barva): il sentiero n.411 è più lungo e segue la valle di Oddoene per poi risalire la “scala di Surtana”, offrendo panorami diversi e spettacolari .
    • Difficoltà: Media. Il percorso è breve ma impegnativo e in alcuni punti il sentiero è poco segnalato, per cui è fondamentale non improvvisare, seguire una guida o avere un buon GPS e mappe offline .
    • Periodo consigliato: Settembre offre un clima ideale per affrontare la salita senza il caldo estivo.

    4. Un classico da non perdere: La discesa a Cala Luna

    Per chi desidera unire l’avventura in montagna alla ricompensa del mare, la discesa verso Cala Luna è un’esperienza indimenticabile. Questa famosa spiaggia del Golfo di Orosei è raggiungibile via mare, ma l’approccio via terra, attraverso il canyon della Codula Elune (o Ilune), regala emozioni uniche .

    L’itinerario percorre l’antico letto del fiume, un canyon fossile lungo circa 20 km, che dal cuore del Supramonte scende fino al mare . Per chi non vuole affrontare l’intera traversata, esistono versioni più brevi, come la suggestiva discesa dalla Genna Salbene, che offre scorci mozzafiato su pareti rocciose e vegetazione rigogliosa .

    • Difficoltà: Variabile. Da medio-bassa per le escursioni più brevi e guidate, ad alta per la traversata completa.
    • Organizzazione: Parte del percorso è inserita in alcuni trekking organizzati come la “Grande Traversata del Supramonte (GTS)”  o come tappa del cammino “Sardegna Utopica”, che prevede il recupero in barca o kayak per il rientro .

    Settembre è il mese giusto per trasformare una vacanza al mare in un’avventura nell’entroterra. Il Supramonte offre un’esperienza autentica e profonda, lontano dalla folla, a contatto con una natura che ha plasmato paesaggi unici al mondo. Che siate escursionisti esperti o semplici amanti della natura, troverete un itinerario in grado di regalarvi emozioni indimenticabili.

  • Alla scoperta di Tiscali: il villaggio segreto nel cuore del Supramonte

    Alla scoperta di Tiscali: il villaggio segreto nel cuore del Supramonte

    Immagina un villaggio talmente ben nascosto da essere invisibile fino a quando non ci sei dentro. Nella suggestiva cornice del Supramonte, al confine tra i comuni di Dorgali e Oliena, sorge Tiscali: un sito archeologico unico in Sardegna e uno dei più affascinanti dell’intero Mediterraneo .

    Ciò che rende speciale questo luogo è la sua posizione: il villaggio è costruito interamente all’interno di un’enorme dolina carsica, una sorta di voragine naturale sulla cima del Monte Tiscali (518 metri di altitudine) . Un’ampia apertura nella parete rocciosa è l’unico accesso a questa cavità, e il villaggio non è visibile finché non si raggiunge il suo interno . In origine, il sito era una grotta carsica, ma il successivo crollo della volta ha creato questo riparo naturale, poi colonizzato da una rigogliosa vegetazione di lecci, ginepri e lentischi . Un tempo, il villaggio è stato forse l’estremo rifugio per le genti nuragiche che resistevano all’avanzata romana .

    Cenni storici: un rifugio nel tempo

    Le origini di Tiscali risalgono all’Età del Bronzo, tra il XV e il IX-VIII secolo a.C. . Il sito venne poi frequentato e ristrutturato in epoca romana (II-I secolo a.C.) , un periodo in cui probabilmente fungeva da ultimo baluardo per le popolazioni locali in fuga dai dominatori . La sua esistenza è nota solo da poco più di un secolo: fu scoperto casualmente da alcuni carbonai alla fine dell’Ottocento e visitato per la prima volta dallo storico Ettore Pais nel 1910 .

    Struttura del villaggio

    Il sito è composto da due distinti agglomerati di abitazioni, per un totale di circa 70 capanne, distribuite su un’area di circa 5.000 m² .

    • Area Nord: Qui si trovano quaranta capanne di forma tondeggiante e ovale, tipiche dell’architettura nuragica. Presentano pareti sottili e ingressi sormontati da architravi in legno di ginepro .
    • Area Sud-Ovest: Un secondo nucleo è composto da circa trenta abitazioni più piccole, con pianta quadrata o rettangolare. In questa zona sono evidenti due fasi costruttive: una più antica a secco, con pietre di medie e grandi dimensioni (di chiara origine nuragica), e una più recente con pareti di piccole pietre miste a malta, risalente probabilmente al periodo romano .

    Purtroppo, decenni di incuria e saccheggi da parte di tombaroli hanno danneggiato il sito, che oggi conserva solo una parte della sua struttura originaria .

    Quando visitarlo

    Il sito archeologico di Tiscali è visitabile tutto l’anno, con orari che variano a seconda della stagione :

    • Da maggio a settembre: 9:00 – 19:00 .
    • Da ottobre ad aprile: 9:00 – 17:00 .

    Il periodo ideale per una visita è la tarda primavera o l’autunno, quando le temperature sono miti e il paesaggio è rigoglioso. L’estate può essere molto calda, mentre in inverno i sentieri potrebbero essere scivolosi.

    Come arrivare e sentieri

    Raggiungere Tiscali è un’avventura in sé. L’escursione è classificata come di livello Escursionistico (E), adatta a chi è in buona forma fisica e ha un minimo di familiarità con i sentieri di montagna . È obbligatorio indossare scarpe da trekking e portare con sé una scorta d’acqua .

    Esistono due percorsi principali per arrivare al villaggio :

    1. Dal versante di Oliena (Sentiero n.410): La partenza è dalla Valle di Lanaitho, nei pressi delle sorgenti di Su Gologone. Questo è il percorso più gettonato. Si percorre un sentiero che sale in modo piuttosto ripido fino alla “spaccatura” (Sa Harpidura) che dà accesso alla dolina. Si tratta di un’escursione di circa 2,35 km con un dislivello di 350 metri e una durata di circa 1,5 ore per la salita .
    2. Dal versante di Dorgali (Sentiero n.411): La partenza è dal ponte Sa Barva, nella valle di Oddoene. Il percorso segue il fiume Flumineddu e poi risale la ripida “scala di Surtana” .

    Informazioni utili per la visita

    Prima di metterti in cammino, ecco alcune informazioni pratiche per organizzare al meglio la tua escursione.

    • Biglietto d’ingresso: Per accedere al sito è necessario acquistare un biglietto, che viene venduto direttamente all’ingresso. È importante sapere che il pagamento è possibile solo in contanti, poiché la zona non è coperta da servizio POS .
    • Tariffe: (dati aggiornati al 2026)
      • Intero: € 6,00 .
      • Ridotto: € 3,00 .
      • Gruppi: € 4,00 a persona .
    • Visite guidate e organizzazione: Il sito è gestito dalla Cooperativa Ghivine di Dorgali . È possibile visitarlo in autonomia, ma dato che il sentiero non è sempre segnalato in modo impeccabile e l’ultimo tratto può essere insidioso, è fortemente consigliato rivolgersi a una guida escursionistica locale o a una delle cooperative del territorio . Le escursioni organizzate hanno un costo che si aggira intorno ai 50€ a persona e spesso includono il trasporto con fuoristrada fino al punto di partenza del sentiero .
    • Contatti: Per informazioni, puoi contattare il numero +39 349 442 5552  o fare riferimento al sito del Museo Archeologico di Dorgali .

    Visitare Tiscali significa immergersi in una Sardegna autentica e selvaggia, dove storia, natura e avventura si fondono in un’esperienza indimenticabile. È un viaggio nel tempo e nel cuore più profondo dell’isola.

  • Oliena nel cuore di Autunno in Barbagia: tradizione, vino e ospitalità

    Oliena nel cuore di Autunno in Barbagia: tradizione, vino e ospitalità

    Ai piedi del maestoso Monte Corrasi, nel cuore della Barbagia, Oliena si prepara ad accogliere i visitatori per uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno sardo. Il 12 e 13 settembre 2026, il borgo della Bandiera Arancione apre le sue cortes – i caratteristici cortili delle case storiche – per celebrare la 25ª edizione di Autunno in Barbagia, un viaggio tra cultura, tradizioni e sapori antichi .

    Cosa vedere: tra natura, archeologia e artigianato

    Il centro storico e le cortes

    Il cuore pulsante della manifestazione saranno le vie del centro storico di Oliena, dove le antiche cortes si trasformeranno in vetrine dell’artigianato e dell’ospitalità locale . Durante il weekend, gli abitanti apriranno le porte delle loro case per mostrare le antiche lavorazioni artigianali: dalle cassepanche intagliate per la conservazione del pane carasau, ai preziosi ricami su scialli di seta, fino alla gioielleria in filigrana . Non mancheranno dimostrazioni dal vivo di queste antiche tecniche, che permetteranno ai visitatori di scoprire i segreti tramandati da generazioni .

    La Grotta Corbeddu e il Monte Corrasi

    A pochi passi dal paese, la valle di Lanaitto custodisce la Grotta Corbeddu, un sito archeologico di straordinaria importanza dove sono state rinvenute le prime testimonianze di vita umana in Sardegna, risalenti al Paleolitico Superiore . Per gli amanti della natura, le pendici del Monte Corrasi – la cima più alta del Supramonte – offrono percorsi trekking tra boschi di lecci e specie botaniche endemiche, dove è possibile avvistare mufloni, falchi e l’aquila reale . Un’escursione perfetta per godere delle temperature miti di settembre e della luce autunnale che rende magici questi paesaggi.

    Cosa gustare: un viaggio nei sapori della Barbagia

    Il vino degli dèi: il Nepente di Oliena

    Oliena è famosa in tutto il mondo per il suo Cannonau Nepente, il vino che conquistò Gabriele D’Annunzio, al punto da definirlo il “vino degli dèi” . Durante Autunno in Barbagia, le cantine del territorio apriranno le loro porte per degustazioni di etichette storiche e produzioni artigianali, dove il Cannonau si racconta in tutte le sue sfumature .

    La cucina olianese: sapori autentici

    La tradizione gastronomica di Oliena è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Tra i primi piatti da non perdere, i celebri “maharrones de busa”, pasta di semola lavorata a mano, e i “tundos”, accompagnati da “sa vrughe”, un latte quagliato freddo dal sapore deciso . Da assaggiare anche “sos angelottos”, ravioli ripieni di formaggio fresco .

    Tra i secondi, spiccano il porcetto, l’agnello e il capretto arrostiti nel camino con ceppi di legno e sementi odorosi che conferiscono alla carne un sapore unico . Per chi ama i salumi, la produzione locale offre salsicce, prosciutto, pancetta e “sa grandula” .

    I dolci: l’arte del miele e delle mandorle

    Miele e mandorle sono gli ingredienti protagonisti della pasticceria olianese. Imperdibili le seadas, fritte e ricoperte di miele, e le papassinas, ricche di mandorle, noci e uva passa, preparate per la festa dei Santi di novembre . Da assaggiare anche l’“aranzada”, filetti di buccia d’arancia canditi con miele e mandorle, e “sos amarettos”, soffici dolci dal gusto unico .

    Come arrivare

    In auto

    Da Nuoro (circa 20 km): Seguire le indicazioni per Oliena e Orgosolo percorrendo la Strada Provinciale 58, poi girare a sinistra sulla Strada Provinciale 22 .

    Da Olbia e Golfo Aranci: Percorrere la Strada Statale 131 d.c.n. fino all’uscita “Lula-Bitti-Dorgali”, poi la Strada Provinciale 38 in direzione Dorgali. All’incrocio con la SS 129, girare a destra in direzione Nuoro e, dopo alcuni km, girare a sinistra per Oliena .

    Da Sassari e Alghero (circa 116 km): Percorrere la SS 131 Carlo Felice in direzione Cagliari, poi prendere l’uscita “Nuoro-Macomer” e percorrere la SS 129. Seguire le indicazioni per Nuoro Superstrada-Olbia, poi la circonvallazione sud di Nuoro e le indicazioni per Oliena .

    Da Cagliari e Oristano (circa 120 km): Percorrere la SS 131 Carlo Felice in direzione Sassari fino all’uscita “Nuoro-Olbia”, poi proseguire sulla SS 131 d.c.n. .

    In autobus

    La linea ARST 520 Nuoro-Cala Gonone effettua fermate a Oliena . Da Nuoro, il viaggio dura circa 30-40 minuti. Per chi arriva da Sassari, sono disponibili autobus per Nuoro con coincidenze per Oliena .

    In aereo

    Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui è possibile noleggiare un’auto per raggiungere Oliena in circa 2 ore e mezza .

    Oliena vi aspetta con le sue cortes aperte, i sapori antichi e l’ospitalità genuina della Barbagia. Un weekend da non perdere per scoprire l’anima più autentica della Sardegna.

  • La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    C’è un momento, ogni anno, in cui la Sardegna si veste dei suoi colori più autentici. Accade a settembre, quando la luce si fa dorata e i filari si inchinano sotto il peso di grappoli maturi. La vendemmia – chiamata “sa binnenna” o “sa innenna” in sardo – è molto più di una semplice raccolta: è un rito antico che fonde lavoro, tradizione e comunità .

    In Sardegna, questo rituale ha radici profonde. Le prime tracce di viticoltura risalgono a oltre duemila anni fa, quando i Fenici introdussero le prime viti nell’isola . Da allora, generazioni di viticoltori hanno tramandato saperi e gesti, rendendo la vendemmia un momento di incontro tra passato e presente, tra fatica e festa.

    Il ciclo che si rinnova

    Sa Inenna inizia tra la fine di agosto e l’inizio di ottobre, a seconda delle varietà di uva e delle condizioni climatiche . Settembre, tuttavia, è il mese che inaugura questo momento magico: le viti traboccano di grappoli che pendono come gioielli dai tralci, pronti per essere raccolti .

    Il momento della vendemmia deve coincidere con la piena maturità delle uve, quando hanno raggiunto il giusto equilibrio tra componenti acide e zuccherine. Una raccolta prematura darebbe vini aspri; una tardiva, vini eccessivamente dolci. È il risultato di pazienza, impegno e profonda conoscenza della vigna .

    Il giorno della vendemmia

    Tradizionalmente, il giorno della vendemmia comincia presto, quando la luce è ancora morbida e l’aria porta con sé il profumo del mare . Le famiglie e le comunità si riuniscono nei vigneti al primo chiarore dell’alba, armate di cesoie e ceste .

    Come racconta un testimone di quel rito: “Lu suli appèna spuntàtu, nmezzu li filàra sta ammucciàtu. Li pàmpini chini chini d’acquazzìna, vàgnanu li robbi di prima matìna” (Il sole appena spuntato, in mezzo ai filari sta nascosto. I pampini pieni di rugiada bagnano i vestiti del primo mattino) .

    Uomini e donne, giovani e meno giovani, lavorano fianco a fianco. I trattori sono già accesi, pronti a essere caricati di uva. Le mani esperte afferrano il grappolo, le cesoie lo recidono con un taglio netto, e il frutto cade nei secchi di plastica . È una danza collettiva, in cui ogni movimento è calibrato, ogni gesto ripetuto con la sicurezza di chi sa esattamente cosa fare .

    Un momento di condivisione

    La vendemmia non è mai stata solo lavoro. Era – e rimane – un momento di convivialità, di festa. Durante la raccolta si stringevano rapporti sociali, si rinnovavano contratti di lavoro e si concludevano trattative economiche .

    Le comunità partecipavano con entusiasmo, e la fatica si mescolava al canto, ai balli e ai banchetti . Come scrive un testimone di quell’atmosfera: “Anchi si lu suli tuttu lu jòrnu pica ntesta, vinnignàri è sempri ‘na ranni festa” (Anche se il sole tutto il giorno picchia in testa, vendemmiare è sempre una grande festa) .

    La vendemmia, inoltre, era un’anticipazione delle altre feste autunnali. Una parte del mosto veniva messa da parte per ottenere la sapa, necessaria per preparare is pabassinos, i dolci tipici consumati tra ottobre e novembre, in occasione della Festa dei Defunti (is Animeddas.

    Dal grappolo al calice

    Una volta raccolta con cura, l’uva viene portata in cantina, dove inizia il processo di vinificazione: la trasformazione del mosto in vino . I grappoli vengono diraspati e delicatamente pigiati. Le fermentazioni sono seguite con rispetto, senza forzature, per preservare l’identità di ogni varietà e ogni parcella .

    In questo passaggio, il territorio si racconta nella sua forma più pura. In Sardegna, la vendemmia è il momento in cui l’impegno prende forma liquida, diventando espressione autentica del territorio . Ogni bottiglia porterà con sé il sapore del mare e il calore del sole sardo.

    La vendemmia oggi

    Oggi, in Sardegna, la vendemmia si vive in un’intrigante mescolanza di tradizione e innovazione. Come nell’antichità, i vitigni autoctoni come il Carignano e il Vermentino dimostrano una straordinaria adattabilità alle condizioni climatiche . Ma si affiancano anche nuove interpretazioni, come il Nepente di Oliena, un Cannonau che racconta la storia della Barbagia .

    La vendemmia è diventata anche un’occasione di enoturismo. Manifestazioni come “Cantine Aperte in Vendemmia” aprono le porte delle aziende ai visitatori, offrendo l’esperienza unica di partecipare alla raccolta, assistere alla pigiatura e degustare i vini appena prodotti . A Oliena, l’evento “Calici in Vendemmia” si inserisce nel circuito di Cortes Apertas di Autunno in Barbagia, offrendo l’assaggio dei vini locali in abbinamento ai formaggi del territorio .

    Anche i più piccoli possono vivere questa esperienza: laboratori come “La vendemmia dei bambini” permettono di raccogliere l’uva e pigiarla a piedi nudi come si faceva tanto tempo fa, trasmettendo alle nuove generazioni un patrimonio di saperi e sapori .

    La vendemmia in Sardegna è un viaggio nei sensi e nella memoria. È un rito che si rinnova ogni anno, un filo che lega il passato al presente, la terra al calice, il lavoro alla festa. Un momento per scoprire l’anima più autentica dell’isola, quella che si nasconde tra i filari e che si svela in ogni sorso di vino.

  • Un settembre di eventi: tra sagre, corse e festival

    Un settembre di eventi: tra sagre, corse e festival

    Settembre in Sardegna è un mese che non delude mai. Mentre il mare conserva ancora il calore dell’estate, l’isola si anima di un’altra energia: quella delle sagre, delle feste patronali e dei grandi eventi che colorano piazze e borghi. È il momento in cui la Sardegna si racconta attraverso i suoi riti più autentici, mescolando tradizione, musica, sport e sapori.

    Il grande ritorno: Autunno in Barbagia

    Se c’è un evento che incarna lo spirito di settembre in Sardegna, quello è Autunno in Barbagia. Quest’anno la manifestazione spegne ben 25 candeline e festeggia i 30 anni di Cortes Apertas, il format originario che aprì al pubblico le tradizionali cortes dei paesi barbaricini .

    Da settembre a dicembre, 31 comuni e 32 appuntamenti accoglieranno i visitatori tra le 450mila e le 500mila presenze stimate ogni anno . Ogni tappa è un’esperienza unica: a Oliena si degusta il pane carasau, a Sorgono il vino Mandrolisai, a Gavoi si ammirano i coltelli artigianali, a Tonara i dolci tipici . La novità del 2026? In ogni borgo saranno presenti dimostrazioni dal vivo delle lavorazioni artigianali e gazebo informativi dedicati al progetto Einstein Telescope .

    L’edizione di quest’anno porta il claim “Il gusto antico dell’ospitalità” e si terrà dal 5 settembre al 13 dicembre, attraversando 33 borghi in 32 comuni . Un’occasione imperdibile per immergersi nell’anima più autentica dell’isola.

    Oristano, un evento al giorno

    Nel centro-ovest della Sardegna, Settembre Oristanese trasforma la città e Torregrande in un palcoscenico a cielo aperto. Il calendario è fitto e variegato .

    Al Palasport di Sa Rodia il grande basket con Dinamo Sassari e Valtur Brindisi, mentre dal 10 al 13 settembre spazio a Sardegnacavalli e dal 24 al 27 alla Sardinia Gravel Race, gara ciclistica a tappe .

    Le tradizioni trovano spazio con la Festa del Rimedio, Santa Croce e Sant’Efisio, la serata folk con i Tenores di Neoneli e il Memorial Enrico Fiori del 19 settembre in piazza Eleonora, dedicato ai balli e alla musica tradizionale . Non mancano libri, teatro e arte contemporanea, con la rassegna “E ora… autori in biblioteca” e gli spettacoli del progetto europeo Island Connect II .

    Corse, devozione e feste patronali

    Settembre è anche il mese delle feste patronali, momenti in cui fede e comunità si intrecciano in riti antichi.

    Siurgus Donigala, nel Sud Sardegna, “Sa Festa” della patrona si svolge all’inizio di settembre. È scandita dal lancio di razzi che annunciano l’inizio delle celebrazioni, e per gli abitanti e gli emigrati di ritorno rappresenta un momento di ritrovo collettivo, una pausa dai lavori in campagna per onorare la Vergine in una lunga processione che unisce i territori della Trexenta .

    Ad Aritzo, in Barbagia, la festa in onore di San Basilio si tiene la prima domenica di settembre. È una ricorrenza che risale a oltre cento anni fa, quando i pastori, prima di intraprendere la transumanza verso il Campidano, si riunivano per celebrare il Santo. La processione coinvolge l’intero paese in costume tradizionale, seguita da “Su Pinnone”, l’albero della cuccagna, e da giochi popolari come la corsa dei sacchi .

    La celebre Corsa degli Scalzi di Cabras, dedicata a San Salvatore, è un evento di fede e tradizione che si ripete a settembre . Una corsa a piedi nudi che attraversa lo stagno per raggiungere la chiesetta di San Salvatore, un rito che unisce devozione e sacrificio.

    Artigianato e cultura

    Mogoro (Oristano), fino al 13 settembre, si tiene la 65esima edizione della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna. Con il concept “Intrecci”, ispirato alla tradizione tessile del paese, la fiera riunisce 113 artigiani provenienti da tutta l’isola, rappresentativi di 13 comparti: ceramica, tessitura, oreficeria, legno, vetro, metalli, pelletteria, coltelleria e molto altro . Una vetrina straordinaria del saper fare sardo, capace di unire tradizione e design contemporaneo.

    Settembre in Sardegna è un mese che sa sorprendere. Dai borghi della Barbagia che aprono le loro cortes alle piazze di Oristano animate da concerti e sport, dalle corse devozionali ai banchetti delle sagre, l’isola offre un calendario ricchissimo di eventi. È il momento perfetto per scoprire una Sardegna autentica, fatta di comunità, tradizione e accoglienza.

  • La Corsa degli Scalzi di Cabras: fede, storia e sacrificio nel cuore del Sinis

    La Corsa degli Scalzi di Cabras: fede, storia e sacrificio nel cuore del Sinis

    C’è un momento in cui il tempo sembra fermarsi nel borgo di Cabras, sulla penisola del Sinis. È il primo fine settimana di settembre, quando la polvere dei sentieri si solleva sotto i piedi di centinaia di uomini che corrono scalzi in una processione antica di oltre quattro secoli La Corsa degli Scalzi è molto più di una tradizione: è un atto di fede collettivo, un rito che trasforma la fatica in devozione e la memoria in identità.

    Un racconto che affonda le radici nel 1619

    La leggenda narra di un’incursione saracena che minacciava il villaggio di San Salvatore di Sinis. Era il 1619, e i pirati barbareschi imperversavano lungo le coste della Sardegna . Per salvare il simulacro del Santo, gli abitanti escogitarono uno stratagemma ingegnoso: si legarono rami e frasche ai piedi nudi e si misero a correre sollevando un enorme polverone .

    I Saraceni, vedendo quel nuvolone di polvere, credettero di trovarsi di fronte a un esercito numeroso e si ritirarono . Il villaggio e la statua di San Salvatore furono salvi, e da allora quel voto viene rinnovato ogni anno . Alcune fonti collocano l’evento addirittura nel 1506, ma il dato certo è che questa tradizione si tramanda di generazione in generazione da oltre cinquecento anni .

    Il programma: due giorni di corsa e devozione

    La festa solenne si svolge il primo sabato e la prima domenica di settembre, ed è preceduta da nove giorni di funzioni religiose che iniziano il 25 agosto . Durante la novena, le donne di Cabras, scalze e in abito tradizionale, portano in processione il simulacro del Santo – affettuosamente chiamato Santu Srabadoeddu – fino al villaggio di San Salvatore, animando le antiche muristenes (piccole case di proprietà dei novenanti) .

    Il momento clou: il sabato all’alba

    Il sabato della festa solenne inizia presto. Alle 6 del mattino viene celebrata la messa nella chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras . Subito dopo, intorno alle 7,30, centinaia di uomini e ragazzi – i curridoris – vestiti con il tradizionale saio bianco stretto ai fianchi da un cordone, iniziano la corsa verso il villaggio di San Salvatore .

    Il percorso è di circa 7-8 chilometri, tra asfalto e sentieri sterrati, polverosi e spesso disseminati di pietre . La statua del Santo, sistemata su una portantina, viene trasportata a spalle da gruppi di cinque corridori che si alternano ogni cento metri circa . L’arrivo al villaggio di San Salvatore è previsto intorno alle 8,30, accolto dagli applausi della folla .

    La domenica: il ritorno a Cabras

    La statua del Santo trascorre la notte nel villaggio. La domenica pomeriggio, al calare del sole, gli scalzi ripercorrono lo stesso tragitto per riportare il simulacro nella chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras . Con questo secondo atto, la festa si conclude e il Santo rimane nel paese fino all’anno successivo . Le donne chiudono simbolicamente le celebrazioni il lunedì successivo .

    Come partecipare e assistere all’evento

    Se desideri vivere questa esperienza unica, ecco alcuni consigli utili:

    Dove si svolge: La Corsa degli Scalzi parte da Cabras, in provincia di Oristano, e si sviluppa lungo la strada che collega il paese al villaggio di San Salvatore di Sinis, nei pressi dell’antica città di Tharros .

    Come arrivare:

    • In auto: Da Oristano, percorri la SS 131 in direzione nord fino allo svincolo per Cabras, poi segui le indicazioni per il paese. Durante l’evento, la via Tharros viene chiusa al traffico a partire dalle 7 del mattino, quindi è consigliabile arrivare in anticipo .
    • In aereo: Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui puoi noleggiare un’auto o prendere un bus per Oristano.

    Dove seguire la corsa: Per assistere alla partenza, posizionati lungo via Tharros, dove è presente una tribuna . Per chi non può essere presente, la corsa viene trasmessa in diretta su Videolina e Sardegna Uno, oltre che in streaming sulle pagine social del Comune di Cabras .

    Quando: L’edizione 2026 si terrà il 5 e 6 settembre .

    La Corsa degli Scalzi è un patrimonio di fede e identità che rende la Sardegna unica. Ogni passo, ogni abrasione sul piede, ogni nuvola di polvere è testimonianza di un legame profondo tra una comunità e il suo Santo, un rito che da cinquecento anni continua a correre, fedele al proprio voto

  • Il mare d’argento: perché settembre è il vero mese per la Sardegna

    Il mare d’argento: perché settembre è il vero mese per la Sardegna

    C’è un momento, ogni anno, in cui la Sardegna si svela davvero. Accade quando il turista di agosto ha ripiegato le sue tapparelle e le spiagge tornano a respirare. Settembre è il mese che trasforma l’isola in un gioiello prezioso e silenzioso, un “mare d’argento” dove il tempo sembra scorrere con più calma e dove ogni esperienza acquista un sapore più autentico.

    La Sardegna di settembre è fatta di luce diversa, di acque che sembrano più limpide e di un ritmo che si adatta a chi non cerca il brusio ma il senso profondo del viaggio. È il momento perfetto per godersi il meglio dell’isola senza le rinunce che la stagione estiva impone. Come ha sottolineato Lonely Planet, in questo periodo le spiagge si svuotano già dalla prima settimana del mese e i prezzi degli alloggi scendono mediamente del 30-40% rispetto al picco di agosto .

    Un mare che ancora accoglie

    La prima obiezione che viene in mente è: “Ma l’acqua sarà fredda?”. La risposta è un “no” convinto. Le temperature del mare in Sardegna a settembre si aggirano tra i 23 e i 25 gradi, e talvolta superano addirittura quelle di agosto nelle zone più riparate . Le acque della costa orientale, come quelle di Arbatax, possono raggiungere i 25.3°C, regalando bagni che sono ancora un vero abbraccio .

    Quest’acqua tiepida e cristallina si può finalmente godere senza la ressa. Le lunghe file per i parcheggi, gli ombrelloni così vicini da sfiorarsi, le attese interminabili per un gelato: tutto questo a settembre è un lontano ricordo. Come racconta un’analisi del settore, “le code e la folla sono lontani ricordi di qualche settimana prima” . Spiagge iconiche come Cala Goloritzé, che in estate è spesso a numero chiuso, a settembre si possono ammirare nella loro quiete selvaggia, magari dopo un trekking di un’ora e mezza dall’altopiano del Golgo con temperature finalmente sopportabili .

    Le spiagge che aspettano solo te

    Con la folla che si dirada, alcune spiagge diventano improvvisamente paradisi accessibili. Luoghi che durante l’estate sono un miraggio di bellezza e un incubo di organizzazione, a settembre si rivelano per quello che sono: piccoli angoli di paradiso.

    • Cala Luna e Cala Goloritzé (Golfo di Orosei): Le lunghe code estive per le imbarcazioni che partono da Cala Gonone sono sparite, ma i servizi funzionano ancora a pieno regime. Il mare è calmo e le scogliere del Golfo sono ideali da esplorare in kayak .
    • Is Piscinas (Costa Verde): Questa spiaggia dalle immense dune, che a luglio è già selvaggia, a settembre diventa una vera delizia per chi cerca l’isolamento. Le dune che sfiorano i 100 metri di altezza sembrano un deserto affacciato sul mare .
    • La Pelosa (Stintino): Il famoso sistema di prenotazione obbligatoria estivo viene meno dopo il picco stagionale, e si può tornare a visitare questa meraviglia senza pianificare con settimane di anticipo .
    • Villasimius e Chia (Sud Sardegna): Il sud dell’isola regge benissimo fino a ottobre. Le spiagge candide e il mare cristallino offrono una tranquillità che ad agosto sarebbe impensabile, con parcheggi disponibili e sabbia finalmente visibile .

    Un’isola a misura d’uomo

    Il fascino di settembre, però, non si esaurisce sulla battigia. Con il calo delle temperature che si attesta su valori miti durante il giorno (tra i 18 e i 24°C), si aprono le porte a tutta un’altra Sardegna: quella dell’entroterra .

    Settembre è il mese perfetto per intraprendere il Selvaggio Blu, uno dei percorsi di trekking più impegnativi e suggestivi d’Italia, che costeggia le scogliere del Golfo di Orosei, o per camminare tra i borghi della Gallura senza il sole rovente dell’estate . Anche i siti archeologici, come il complesso nuragico di Su Nuraxi a Barumini, diventano una visita piacevole, senza le code estive e con guide che hanno finalmente il tempo di raccontare la storia . Le serate, poi, regalano un clima freschino che invita a gustare un piatto di fregola con le vongole in una trattoria sul mare, godendosi un ritmo lento e genuino .

    La Sardegna che vale la pena vivere

    Scegliere la Sardegna a settembre è un atto di consapevolezza. È scegliere la qualità alla quantità, l’esperienza autentica alla cartolina affollata. È il mese in cui l’isola diventa tua, in cui puoi davvero sentire il profumo della macchia mediterranea, ascoltare il suono delle onde senza il sottofondo di migliaia di voci e guardare le stelle in uno dei cieli più bui d’Europa, dove la Via Lattea si vede ancora a occhio nudo . È il momento di scoprire perché settembre è, per chi la conosce, il vero volto della Sardegna. Quello che ti rimane dentro.

  • Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Nella Sardegna centro-occidentale, a pochi chilometri da Oristano, si apre uno dei paesaggi più affascinanti e autentici dell’isola: la Penisola del Sinis . Questo lembo di terra, lungo circa 30 chilometri e racchiuso dall’Area Marina Protetta più estesa d’Italia, è un mosaico di spiagge di quarzo, stagni popolati da fenicotteri, falesie a picco sul mare e un patrimonio storico che affonda le radici in epoche lontanissime . Al centro di questa straordinaria ricchezza, le rovine di Tharros raccontano una storia lunga quasi duemila anni.

    Tharros: un viaggio nella storia millenaria

    Tharros è molto più di un semplice sito archeologico. È un luogo in cui si percepisce il peso della storia, un museo a cielo aperto che si affaccia su un mare cristallino. La sua fondazione risale alla fine dell’VIII secolo a.C., quando i Fenici scelsero questo punto strategico della penisola per stabilirvi una città . L’insediamento sorse in un’area già frequentata in epoca nuragica, come testimoniano i resti del villaggio dell’età del Bronzo sulla collina di Su Muru Mannu .

    I Fenici, abili navigatori e commercianti, sfruttarono la posizione di Tharros per i loro traffici nel Mediterraneo, come dimostrano i raffinati manufatti e le ceramiche d’importazione (attiche, ioniche, corinzie) rinvenuti nell’area, che testimoniano una straordinaria vivacità commerciale già nel periodo arcaico .

    Dalla potenza cartaginese alla grandezza romana

    A partire dalla seconda metà del VI secolo a.C., Tharros entrò nell’orbita di Cartagine, che ne fece un centro strategico e una delle capitali provinciali dell’isola. In questo periodo la città venne monumentalizzata con una poderosa cinta fortificata, il cui tracciato è ancora in parte visibile, e con edifici sacri di grande impatto, come il cosiddetto “tempio delle semicolonne doriche”, un imponente basamento con semicolonne doriche risparmiate sulla roccia viva . Il tophet, il santuario fenicio-punico a cielo aperto, divenne in questa fase uno dei più importanti del Mediterraneo, con migliaia di urne e oltre 300 stele .

    Nel 238 a.C., dopo la prima guerra punica, Tharros passò sotto il controllo di Roma. La città non perse il suo ruolo, anzi: durante l’età repubblicana e imperiale conobbe un periodo di grande prosperità e rinnovamento . Il centro venne trasformato urbanisticamente: le strade furono lastricate in basalto, fu realizzato un sistema fognario e venne costruito un acquedotto che portava l’acqua fino a un grande edificio, il castellum aquae, posto all’incrocio tra le due vie principali . Oggi è possibile ammirare i resti di tre complessi termali, di cui uno trasformato in epoca paleocristiana, e le fondamenta di numerose case e botteghe artigiane .

    Il declino e l’abbandono

    Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Tharros, governata da Vandali e Bizantini, iniziò un lento declino, segnato dalle incursioni saracene . Nel 1050 d.C., la città fu definitivamente abbandonata . Il Giudice Orzocco I de Lacon-Zori trasferì la capitale del Giudicato di Arborea e la sede vescovile nella vicina Oristano . Un celebre detto popolare, “e sa cittad’e Tharros, portant sa perda a carros” (“dalla città di Tharros portano le pietre a carri”), testimonia che le sue pietre furono utilizzate per costruire la nuova città .

    Cosa vedere nell’area archeologica oggi

    Camminare tra le rovine di Tharros significa attraversare diverse epoche. Le strutture più visibili risalgono al periodo romano e paleocristiano. Tra queste, è possibile osservare:

    • I resti delle terme: tre impianti termali in diversi stati di conservazione, che mostrano la raffinatezza della vita pubblica in epoca romana .
    • Il Tophet: il santuario fenicio-punico, uno degli esempi più importanti di questo tipo di luogo di culto nel Mediterraneo occidentale .
    • Il basamento del tempio monumentale: con le sue caratteristiche semicolonne doriche, un’icona del sito .
    • Le strade e le fondamenta: le antiche vie lastricate e i resti di abitazioni e botteghe che raccontano la vita quotidiana .
    • Il battistero paleocristiano: una delle terme fu riadattata a edificio sacro, a testimonianza del periodo tardo-antico .

    Informazioni pratiche per la visita

    • Come arrivare: Tharros si trova nel comune di Cabras, a circa 20 km da Oristano. Si raggiunge facilmente in auto seguendo la SS292 e poi la SP6 verso San Giovanni di Sinis .
    • Biglietteria: È attiva una nuova biglietteria presso l’Infopoint turistico di San Giovanni di Sinis, nella piazza principale, oltre a quella tradizionale all’ingresso dell’area archeologica. Qui è possibile acquistare i biglietti e anche il servizio di trenino panoramico che accompagna i visitatori fino al sito, ideale per chi ha difficoltà motorie .
    • Orari e costi: Il sito è visitabile tutto l’anno. In estate è aperto dalle 9:00 fino al tramonto . Il costo del biglietto d’ingresso è di circa 6 euro (ridotto 4 euro) .
    • Visite guidate: Sono disponibili in loco e sono altamente consigliate per comprendere la complessa stratificazione storica del sito .
    • Consigli: Il sito è ampio e presenta poche zone d’ombra. Si consigliano scarpe comode, cappello e una scorta d’acqua, soprattutto nei mesi estivi .

    Oltre Tharros: i tesori della Penisola del Sinis

    La visita a Tharros può essere il punto di partenza per esplorare le altre meraviglie del Sinis. A pochi passi si trova il borgo di pescatori di San Giovanni di Sinis, con la sua antica chiesa paleocristiana . La penisola è famosa per le sue spiagge uniche, come Is Arutas, detta la “spiaggia del riso” per la sua sabbia di quarzo bianco e rosato . Da non perdere anche lo Stagno di Cabras, un paradiso per il birdwatching dove è facile avvistare i fenicotteri rosa, e l’affascinante borgo di San Salvatore di Sinis, famoso per la Corsa degli Scalzi e per essere stato location di film western .

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