Domenica 31 maggio 2026, la 26ª edizione della sagra “Pani, Casu e Binu a Rasu” diventa un palcoscenico per il talento delle cuoche della Marmilla
C’è una sagra, in Sardegna, che non assomiglia a nessun’altra. Non è solo una festa del cibo. Non è solo una celebrazione del pane, del formaggio e del vino. È qualcosa di più intimo, più prezioso, più autentico.
È “Donne di Gusto” , il gran finale di Primavera in Marmilla che va in scena a Genuri domenica 31 maggio 2026 . E la sua anima, come suggerisce il nome, non è fatta di stand anonimi o di produzioni industriali. È fatta di mani femminili, di ricordi tramandati di madre in figlia, di ricette che sopravvivono al tempo perché qualcuna ha deciso di custodirle.
In un mondo che corre veloce, dove il cibo è sempre più spesso esperienza standardizzata, “Donne di Gusto” fa una scelta coraggiosa e controcorrente: mette al centro le cuoche del paese. Quelle che da decenni – forse secoli – preparano con gli stessi gesti il pane, i formaggi, i dolci, i piatti della tradizione.
Ecco perché vale la pena andare a Genuri il 31 maggio. Ecco perché questa sagra merita un articolo che vada oltre il semplice “cosa si mangia”.

Genuri e la Marmilla: la “terra del grano” che custodisce le radici
Genuri si trova nel cuore della Marmilla, una regione del centro-sud Sardegna che gli antichi chiamavano la “terra del grano” . È un territorio di dolci colline, di pascoli infiniti, di borghi antichi che si arrampicano su speroni di roccia. Ed è qui, in questo paesaggio che sembra fermo nel tempo, che la tradizione contadina e pastorale è sopravvissuta intatta più che altrove.
Primavera in Marmilla, la rassegna che coordina il Consorzio Turistico Sa Corona Arrùbia, è nata proprio per valorizzare questo patrimonio . Da fine marzo a fine maggio, nove comuni si alternano in un calendario di eventi che raccontano l’anima autentica del territorio: dalle sagre del pane alle feste della mandorla, dalle rievocazioni storiche alle gare poetiche dei cantadoris .
E l’ultimo appuntamento, il sigillo finale di questo viaggio primaverile nella Sardegna più vera, è proprio Genuri con “Donne di Gusto” .

L’angolazione unica: una sagra dedicata al talento femminile
La 26ª edizione della sagra “Pani, Casu e Binu a Rasu” si tinge quest’anno di una sfumatura speciale . L’evento, pur mantenendo il suo focus sui prodotti tipici – il pane carasau e gli altri pani della tradizione, i formaggi della pastorizia locale, il vino novello delle vigne circostanti – si arricchisce di una dimensione narrativa al femminile.
Protagoniste assolute sono le donne del paese. Quelle che hanno imparato a impastare il pane guardando le loro nonne. Quelle che conoscono il segreto per ottenere la ricotta perfetta. Quelle che ancora oggi, nei forni a legna delle loro case, preparano i dolci della festa seguendo ricette che nessun libro di cucina ha mai trascritto.
Come spiega il Consorzio Sa Corona Arrùbia, l’obiettivo di Primavera in Marmilla è trasformare ogni tappa in “un’occasione di scoperta del territorio e in un’esperienza autentica e coinvolgente” . E a Genuri, quella scoperta passa attraverso l’incontro con le custodi della memoria gastronomica del paese.

Incontriamo le cuoche: voci dalla tradizione (ideale)
Immaginiamo di passeggiare per le vie di Genuri il giorno della festa. Immaginiamo di spingerci oltre gli stand, di bussare a un portone socchiuso, di essere accolte in una cucina che profuma di lievito e di ricordi.
Antonia, 72 anni, ha imparato a fare il pane da sua madre quando era ancora una bambina.
“Avevo sette anni”, racconta mentre le sue mani, rapide e sicure, danno forma a un disco di pasta destinato a diventare pane carasau. “La mattina presto, prima di andare a scuola, mia madre mi chiamava: ‘Antò, vieni che oggi impastiamo’. All’inizio era un gioco. Poi, col tempo, è diventato un dovere. E oggi, finalmente, ho capito che era un dono.”
Il pane carasau – la celebre “carta da musica” dei pastori sardi – era un tempo la scorta di cibo per la transumanza. La sua preparazione era un rito collettivo che coinvolgeva le donne del vicinato. Mentre una impastava, un’altra stendeva la sfoglia, un’altra ancora controllava il forno a legna. E mentre le mani lavoravano, si raccontavano storie, si cantavano ninne nanne, si tramandavano segreti.
Oggi, Antonia è una delle cuoche che il 31 maggio aprirà le porte della sua cucina ai visitatori di “Donne di Gusto”. Non ci saranno lezioni formali, ma dimostrazioni spontanee, fatte di gesti antichi e di spiegazioni semplici. Perché, come dice lei, “la ricetta vera non si scrive. Si guarda. Si assaggia. Si sente” .
Grazia, 58 anni, è la regina dei formaggi nella sua famiglia.
“Mio padre aveva trenta pecore”, ricorda. “Ogni mattina, prima dell’alba, andava a mungerle. Mia madre, nel frattempo, scaldava il siero. Il profumo del latte appena munto che si trasforma in cacio è qualcosa che non si può descrivere. È il profumo della nostra terra.”
La tradizione casearia della Marmilla è antica quanto la pastorizia stessa. I formaggi caprini e ovini prodotti in quest’area – pecorino, ricotta, casu axedu (il formaggio fresco acido) – sono ancora realizzati secondo metodi artigianali, senza additivi né conservanti. Al ritmo lento della natura.
Alla sagra di Genuri, Grazia porterà i suoi formaggi, ma soprattutto porterà la sua storia. “Ogni forma di formaggio racconta qualcosa”, spiega. “La stagione in cui è stato prodotto, l’erba che hanno mangiato le pecore, la mano che lo ha lavorato. Non c’è mai un formaggio uguale a un altro. Come non ci sono due giorni uguali nella vita di un pastore.”
Maria Luisa, 45 anni, ha ereditato dalla suocera la ricetta delle seadas.
“Quando mi sono sposata, quasi vent’anni fa, mia suocera mi ha detto: ‘Ora ti insegno a fare le seadas. Perché un giorno le farai per i tuoi figli, e loro le faranno per i loro. È così che si continua’.”
Le seadas (o sebadas) sono il dolce forse più famoso della Sardegna: un raviolo di pasta di semola ripieno di formaggio fresco (la casu ‘e fitta), fritto nello strutto e servito con miele amaro. Ma la versione di Maria Luisa ha un segreto – un pizzico di scorza d’arancia nell’impasto, un miele specifico raccolto sui monti vicini – che la rende unica.
“Mia suocera non me l’ha mai detto, il segreto”, confessa ridendo. “Me lo ha fatto scoprire guardandola lavorare. Per mesi. Anni. ‘Vedi’, mi diceva, ‘la quantità giusta si sente con le mani. Non si misura con la bilancia’.”
Il 31 maggio, Maria Luisa sarà tra le cuoche che prepareranno i dolci sotto gli occhi dei visitatori. E anche se non rivelerà tutte le sue carte, l’emozione di vedere nascere una seada – dalla sfoglia alla frittura – sarà comunque magia pura.

Cosa si mangia (e si impara) a “Donne di Gusto”
Oltre alle storie, naturalmente, ci sarà il cibo. E che cibo.
Il nome della sagra – “Pani, Casu e Binu a Rasu” – dice già tutto: pane, formaggio e vino in abbondanza .
Ecco alcune delle eccellenze che si potranno degustare:
- Il pane carasau e le sue varianti: il pane guttiau (condito con olio e sale), il pane frattau (il piatto povero dei pastori, che recuperava le scaglie di pane nel brodo di pecora).
- I formaggi della Marmilla: pecorino stagionato, ricotta affumicata, casu axedu da spalmare.
- I salumi locali: salsiccia secca, coppa di maiale, lardo della lavorazione del maiale.
- I dolci della tradizione: seadas, pardulas (dolcetti di ricotta e zafferano), amaretti alle mandorle.
- Il vino novello: il Carignano del Sulcis DOC e i vini bianchi dei vitigni autoctoni della Marmilla.
Ogni piatto, ogni bicchiere, sarà accompagnato da una storia. Perché a “Donne di Gusto” non si mangia e basta. Si impara mentre si mangia. Si capisce da dove viene quel cibo, chi lo ha preparato, con quali gesti, con quali ingredienti.

Oltre la sagra: cosa vedere a Genuri e dintorni
Se decidete di trascorrere l’intera giornata a Genuri – e ve lo consiglio vivamente – approfittatene per esplorare il borgo e le sue bellezze. Il paese, arroccato su una collina a 250 metri di altitudine, offre scorci suggestivi sulla campagna circostante.
E se avete tempo, la Marmilla merita una visita più approfondita. Il territorio è ricco di siti archeologici (nuraghe, domus de janas, tombe dei giganti), di chiese romaniche e di musei come il Museo del Territorio a Sa Corona Arrùbia e l’adiacente Parco Botanico .
Il consorzio Sa Corona Arrùbia, presente a ogni tappa di Primavera in Marmilla con un proprio infopoint, mette a disposizione materiali informativi e offre anche la possibilità di noleggiare biciclette per esplorare le campagne in modo sostenibile .

Informazioni pratiche per la visita
- 📍 Dove: Genuri, in provincia del Sud Sardegna (Marmilla)
- 🗓️ Quando: Domenica 31 maggio 2026
- 🕒 Orari: dalle 10:00 alle sera (il programma dettagliato sarà pubblicato nei giorni precedenti sulla pagina Facebook ufficiale di Primavera in Marmilla)
- 💰 Costo: ingresso libero; consumazioni a pagamento presso gli stand e le “corti aperte” delle cuoche
- 🚗 Come arrivare: Genuri si trova a circa 55 km da Cagliari (1 ora di auto) e a circa 45 km da Oristano (50 minuti). La strada principale è la SS 197
- 🅿️ Parcheggio: saranno allestite aree di parcheggio alle porte del paese, con navette gratuite per il centro (verificate i dettagli nelle settimane precedenti l’evento)
- 📍 Infopoint: sarà presente uno stand del Consorzio Sa Corona Arrubia con materiali informativi e mappe del territorio
- 📞 Contatti utili:
Perché “Donne di Gusto” è diversa da tutte le altre sagre
Chiudo con una riflessione. Viviamo in un’epoca in cui il cibo è spesso spettacolo, performance, business. Le sagre rischiano di trasformarsi in luna park del gusto, dove si mangia tanto e si capisce poco.
“Donne di Gusto” fa esattamente l’opposto.
Rallenta. Si ferma. Ascolta. Mette al centro non il prodotto, ma chi lo produce. Non la ricetta, ma chi la custodisce. Non il piatto, ma la storia che lo accompagna.
È una sagra che si fa racconto. Che celebra il talento femminile non con slogan vuoti, ma con gesti concreti: le mani di Antonia che impastano, le ricette di Grazia tramandate da generazioni, la maestria di Maria Luisa nel friggere una seada.
Se siete in Sardegna il 31 maggio, non perdetevi Genuri. Venite a sedervi a una tavola imbandita, ad assaggiare un pecorino stagionato, a bere un bicchiere di Carignano, ad ascoltare una storia.
Perché “Donne di Gusto” non è solo una sagra. È un abbraccio. È la Sardegna che si racconta al femminile. Ed è il modo migliore per chiudere la primavera.
Chiudendo gli occhi, quasi si riesce a sentire Antonia bisbigliare tra sé mentre stende la sfoglia – una ninna nanna, forse, o una ricetta che si recita a memoria. Un suono antico, dolcissimo, che non si trova in nessuna guida turistica.


























































