Sassari custodisce il monumento preistorico più unico del Mediterraneo
C’è un luogo in Sardegna che non somiglia a nessun altro. Non è un nuraghe, non è una tomba dei giganti, non è un pozzo sacro. È qualcosa di completamente diverso, una struttura che gli archeologi hanno faticato a classificare e che ancora oggi, a distanza di migliaia di anni, continua a sollevare domande e a suscitare stupore.
Sto parlando di Monte d’Accoddi, un altare prenuragico situato nel territorio di Sassari, a pochi chilometri dalla città, che rappresenta una delle testimonianze archeologiche più enigmatiche e affascinanti non solo della Sardegna, ma dell’intero bacino del Mediterraneo .
La sua forma, una piattaforma tronco-piramidale a gradoni sormontata da una rampa d’accesso, evoca immediatamente l’immagine degli ziggurat mesopotamici. Ed è proprio per questo che Monte d’Accoddi viene spesso chiamato lo “Ziggurat sardo”. Ma è davvero così? E cosa sappiamo di questo luogo sacro che ha oltre 5.000 anni?

Il nome e la scoperta
Il nome Monte d’Accoddi deriva verosimilmente dal sardo logudorese e significa “Monte o collina delle Pietre” . Per secoli, infatti, quella che oggi riconosciamo come una struttura imponente era nascosta sotto un cumulo di terra e detriti che ne avevano fatto una semplice collinetta. Un “monte di pietre”, appunto.
La scoperta del sito archeologico avvenne nel 1947 da parte di un agricoltore che, lavorando il terreno, si imbatté in manufatti antichi . Fu però nel 1952 che iniziarono i primi veri scavi, condotti dall’archeologo Ercole Contu, proseguiti poi da Santo Tinè tra il 1979 e il 1990 . Fu grazie al loro lavoro che emerse dalla terra una delle strutture più sorprendenti dell’intera preistoria europea.

La storia: un santuario costruito in due templi
Le indagini archeologiche hanno rivelato che l’area di Monte d’Accoddi fu frequentata già a partire dal Neolitico medio (V millennio a.C.). Qui sorgevano villaggi di capanne e una necropoli con tombe ipogeiche del tipo domus de janas, appartenenti alla Cultura di Ozieri.
Ma fu intorno al 4000-3650 a.C. che venne edificata la prima grande struttura sacra .
Il Tempio Rosso (4000-3500 a.C. circa)
I popoli della Cultura di Ozieri costruirono un’ampia piattaforma sopraelevata, a forma di tronco di piramide, di circa 27 metri per lato e 5,5 metri di altezza . Vi si accedeva tramite una rampa lunga circa 25 metri . Sulla sommità della piattaforma sorgeva un edificio rettangolare di 12,50 metri per 7,20, interpretato come un tempio o una cella sacra .
Questo primo santuario è conosciuto come “Tempio Rosso” perché la maggior parte delle sue superfici era intonacata e dipinta con ocra rossa. Sono state trovate anche tracce di giallo e di nero . Oggi, di questa struttura originaria rimangono solo il pavimento e il muro perimetrale, alto circa 70 centimetri .
Il grande altare a gradoni (2800-2400 a.C. circa)
All’inizio del III millennio a.C., probabilmente in seguito a un incendio, la struttura venne abbandonata . Ma intorno al 2800 a.C., le genti della Cultura di Abealzu-Filigosa decisero di non ricostruire semplicemente il vecchio tempio. Lo inglobarono, ricoprendolo completamente con un colossale riempimento di terra, pietre e calcare polverizzato.
Sovrapponendosi al Tempio Rosso, crearono una seconda, imponente piattaforma a gradoni, che è quella che vediamo oggi. Le sue dimensioni sono notevoli: 36 metri per 29 di base, per un’altezza di circa 10 metri . La nuova rampa d’accesso, lunga 41,80 metri, fu costruita sopra quella più antica, come una sorta di “matrioska” architettonica .
Questo secondo santuario, con la sua forma a gradoni, è quello che ha fatto paragonare Monte d’Accoddi a uno ziggurat mesopotamico .

Perché è considerato un unicum nel Mediterraneo
La domanda che da sempre accompagna Monte d’Accoddi è: com’è possibile che una struttura simile sorga in Sardegna?
Gli ziggurat erano tipici della Mesopotamia (l’odierno Iraq), dove venivano costruiti a partire dal III millennio a.C. come templi a gradoni dedicati alle divinità. Eppure, a migliaia di chilometri di distanza, nella Sardegna del Nord-Ovest, troviamo un monumento che presenta sorprendenti analogie con quell’architettura.
Non è un caso che Monte d’Accoddi venga definito “unico non solo in Europa, ma nell’intero bacino del Mediterraneo” .
Ci sono diverse ipotesi:
- Contatti con l’Oriente: alcune teorie suggeriscono scambi culturali tra la Sardegna e le civiltà del Mediterraneo orientale nel IV millennio a.C.
- Migrazione: più recentemente, gli archeologi G. e M. Webster hanno ipotizzato che il monumento possa essere frutto di una migrazione (forse un esilio) dalla Mesopotamia avvenuta nella prima metà del IV millennio a.C.
- Sviluppo indipendente: altri ritengono che popolazioni diverse, in luoghi distanti, possano essere giunte a soluzioni architettoniche simili in modo autonomo.
Qualunque sia la risposta, Monte d’Accoddi rimane una testimonianza unica di un culto e di un’architettura che non ha eguali in Occidente.

Un luogo di sacrifici e rituali
Cosa accadeva sulla cima di questo altare? Gli scavi hanno fornito indizi preziosi. L’altare era considerato il punto di incontro tra l’umano e il divino . Qui venivano celebrati riti di fertilità e sacrifici animali.
Ai piedi della piramide a gradoni, gli archeologi hanno rinvenuto grandi accumuli di resti ossei di animali – principalmente pecore, bovini e maiali – riconducibili a pasti sacri e sacrifici . Monte d’Accoddi è considerato uno dei più antichi siti sacrificali dell’Europa occidentale .
Cosa vedere nell’area archeologica
Oltre all’imponente altare, il sito di Monte d’Accoddi conserva altri manufatti di grande interesse che meritano una visita :
Il dibattito sul restauro
Una nota doverosa: il monumento che vediamo oggi non è esattamente come gli archeologi lo hanno ritrovato. Negli anni ottanta, Monte d’Accoddi fu oggetto di un pesante intervento di restauro. Oggi molti studiosi parlano di ricostruzioni arbitrarie o ingiustificate, soprattutto per quanto riguarda la rampa d’accesso e il posizionamento di alcuni reperti .
È una critica che va tenuta presente quando si visita il sito: si cammina su una struttura che è stata in parte “ricomposta” e interpretata, più che semplicemente conservata. Resta comunque un luogo di straordinario fascino.

Informazioni pratiche per la visita
Se volete visitare Monte d’Accoddi, ecco tutto quello che c’è da sapere :
- Dove si trova: a circa 13 km da Sassari, lungo la ex Strada Statale 131 in direzione Porto Torres (uscita per Bancali). L’indirizzo preciso è Strada Vicinale Monte d’Accoddi, 4, 07100 Sassari
- Orari di apertura:
- Aprile – Ottobre: martedì – domenica, 9:00 – 18:00
- Novembre – Marzo: martedì – domenica, 9:00 – 14:00
- Lunedì: chiuso
- Biglietti:
- Accessibilità: il sito è parzialmente accessibile a persone con mobilità ridotta (l’area esterna sì, la rampa principale potrebbe presentare difficoltà)
