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  • Alla scoperta di Tiscali: il villaggio segreto nel cuore del Supramonte

    Alla scoperta di Tiscali: il villaggio segreto nel cuore del Supramonte

    Immagina un villaggio talmente ben nascosto da essere invisibile fino a quando non ci sei dentro. Nella suggestiva cornice del Supramonte, al confine tra i comuni di Dorgali e Oliena, sorge Tiscali: un sito archeologico unico in Sardegna e uno dei più affascinanti dell’intero Mediterraneo .

    Ciò che rende speciale questo luogo è la sua posizione: il villaggio è costruito interamente all’interno di un’enorme dolina carsica, una sorta di voragine naturale sulla cima del Monte Tiscali (518 metri di altitudine) . Un’ampia apertura nella parete rocciosa è l’unico accesso a questa cavità, e il villaggio non è visibile finché non si raggiunge il suo interno . In origine, il sito era una grotta carsica, ma il successivo crollo della volta ha creato questo riparo naturale, poi colonizzato da una rigogliosa vegetazione di lecci, ginepri e lentischi . Un tempo, il villaggio è stato forse l’estremo rifugio per le genti nuragiche che resistevano all’avanzata romana .

    Cenni storici: un rifugio nel tempo

    Le origini di Tiscali risalgono all’Età del Bronzo, tra il XV e il IX-VIII secolo a.C. . Il sito venne poi frequentato e ristrutturato in epoca romana (II-I secolo a.C.) , un periodo in cui probabilmente fungeva da ultimo baluardo per le popolazioni locali in fuga dai dominatori . La sua esistenza è nota solo da poco più di un secolo: fu scoperto casualmente da alcuni carbonai alla fine dell’Ottocento e visitato per la prima volta dallo storico Ettore Pais nel 1910 .

    Struttura del villaggio

    Il sito è composto da due distinti agglomerati di abitazioni, per un totale di circa 70 capanne, distribuite su un’area di circa 5.000 m² .

    • Area Nord: Qui si trovano quaranta capanne di forma tondeggiante e ovale, tipiche dell’architettura nuragica. Presentano pareti sottili e ingressi sormontati da architravi in legno di ginepro .
    • Area Sud-Ovest: Un secondo nucleo è composto da circa trenta abitazioni più piccole, con pianta quadrata o rettangolare. In questa zona sono evidenti due fasi costruttive: una più antica a secco, con pietre di medie e grandi dimensioni (di chiara origine nuragica), e una più recente con pareti di piccole pietre miste a malta, risalente probabilmente al periodo romano .

    Purtroppo, decenni di incuria e saccheggi da parte di tombaroli hanno danneggiato il sito, che oggi conserva solo una parte della sua struttura originaria .

    Quando visitarlo

    Il sito archeologico di Tiscali è visitabile tutto l’anno, con orari che variano a seconda della stagione :

    • Da maggio a settembre: 9:00 – 19:00 .
    • Da ottobre ad aprile: 9:00 – 17:00 .

    Il periodo ideale per una visita è la tarda primavera o l’autunno, quando le temperature sono miti e il paesaggio è rigoglioso. L’estate può essere molto calda, mentre in inverno i sentieri potrebbero essere scivolosi.

    Come arrivare e sentieri

    Raggiungere Tiscali è un’avventura in sé. L’escursione è classificata come di livello Escursionistico (E), adatta a chi è in buona forma fisica e ha un minimo di familiarità con i sentieri di montagna . È obbligatorio indossare scarpe da trekking e portare con sé una scorta d’acqua .

    Esistono due percorsi principali per arrivare al villaggio :

    1. Dal versante di Oliena (Sentiero n.410): La partenza è dalla Valle di Lanaitho, nei pressi delle sorgenti di Su Gologone. Questo è il percorso più gettonato. Si percorre un sentiero che sale in modo piuttosto ripido fino alla “spaccatura” (Sa Harpidura) che dà accesso alla dolina. Si tratta di un’escursione di circa 2,35 km con un dislivello di 350 metri e una durata di circa 1,5 ore per la salita .
    2. Dal versante di Dorgali (Sentiero n.411): La partenza è dal ponte Sa Barva, nella valle di Oddoene. Il percorso segue il fiume Flumineddu e poi risale la ripida “scala di Surtana” .

    Informazioni utili per la visita

    Prima di metterti in cammino, ecco alcune informazioni pratiche per organizzare al meglio la tua escursione.

    • Biglietto d’ingresso: Per accedere al sito è necessario acquistare un biglietto, che viene venduto direttamente all’ingresso. È importante sapere che il pagamento è possibile solo in contanti, poiché la zona non è coperta da servizio POS .
    • Tariffe: (dati aggiornati al 2026)
      • Intero: € 6,00 .
      • Ridotto: € 3,00 .
      • Gruppi: € 4,00 a persona .
    • Visite guidate e organizzazione: Il sito è gestito dalla Cooperativa Ghivine di Dorgali . È possibile visitarlo in autonomia, ma dato che il sentiero non è sempre segnalato in modo impeccabile e l’ultimo tratto può essere insidioso, è fortemente consigliato rivolgersi a una guida escursionistica locale o a una delle cooperative del territorio . Le escursioni organizzate hanno un costo che si aggira intorno ai 50€ a persona e spesso includono il trasporto con fuoristrada fino al punto di partenza del sentiero .
    • Contatti: Per informazioni, puoi contattare il numero +39 349 442 5552  o fare riferimento al sito del Museo Archeologico di Dorgali .

    Visitare Tiscali significa immergersi in una Sardegna autentica e selvaggia, dove storia, natura e avventura si fondono in un’esperienza indimenticabile. È un viaggio nel tempo e nel cuore più profondo dell’isola.

  • Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Nella Sardegna centro-occidentale, a pochi chilometri da Oristano, si apre uno dei paesaggi più affascinanti e autentici dell’isola: la Penisola del Sinis . Questo lembo di terra, lungo circa 30 chilometri e racchiuso dall’Area Marina Protetta più estesa d’Italia, è un mosaico di spiagge di quarzo, stagni popolati da fenicotteri, falesie a picco sul mare e un patrimonio storico che affonda le radici in epoche lontanissime . Al centro di questa straordinaria ricchezza, le rovine di Tharros raccontano una storia lunga quasi duemila anni.

    Tharros: un viaggio nella storia millenaria

    Tharros è molto più di un semplice sito archeologico. È un luogo in cui si percepisce il peso della storia, un museo a cielo aperto che si affaccia su un mare cristallino. La sua fondazione risale alla fine dell’VIII secolo a.C., quando i Fenici scelsero questo punto strategico della penisola per stabilirvi una città . L’insediamento sorse in un’area già frequentata in epoca nuragica, come testimoniano i resti del villaggio dell’età del Bronzo sulla collina di Su Muru Mannu .

    I Fenici, abili navigatori e commercianti, sfruttarono la posizione di Tharros per i loro traffici nel Mediterraneo, come dimostrano i raffinati manufatti e le ceramiche d’importazione (attiche, ioniche, corinzie) rinvenuti nell’area, che testimoniano una straordinaria vivacità commerciale già nel periodo arcaico .

    Dalla potenza cartaginese alla grandezza romana

    A partire dalla seconda metà del VI secolo a.C., Tharros entrò nell’orbita di Cartagine, che ne fece un centro strategico e una delle capitali provinciali dell’isola. In questo periodo la città venne monumentalizzata con una poderosa cinta fortificata, il cui tracciato è ancora in parte visibile, e con edifici sacri di grande impatto, come il cosiddetto “tempio delle semicolonne doriche”, un imponente basamento con semicolonne doriche risparmiate sulla roccia viva . Il tophet, il santuario fenicio-punico a cielo aperto, divenne in questa fase uno dei più importanti del Mediterraneo, con migliaia di urne e oltre 300 stele .

    Nel 238 a.C., dopo la prima guerra punica, Tharros passò sotto il controllo di Roma. La città non perse il suo ruolo, anzi: durante l’età repubblicana e imperiale conobbe un periodo di grande prosperità e rinnovamento . Il centro venne trasformato urbanisticamente: le strade furono lastricate in basalto, fu realizzato un sistema fognario e venne costruito un acquedotto che portava l’acqua fino a un grande edificio, il castellum aquae, posto all’incrocio tra le due vie principali . Oggi è possibile ammirare i resti di tre complessi termali, di cui uno trasformato in epoca paleocristiana, e le fondamenta di numerose case e botteghe artigiane .

    Il declino e l’abbandono

    Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Tharros, governata da Vandali e Bizantini, iniziò un lento declino, segnato dalle incursioni saracene . Nel 1050 d.C., la città fu definitivamente abbandonata . Il Giudice Orzocco I de Lacon-Zori trasferì la capitale del Giudicato di Arborea e la sede vescovile nella vicina Oristano . Un celebre detto popolare, “e sa cittad’e Tharros, portant sa perda a carros” (“dalla città di Tharros portano le pietre a carri”), testimonia che le sue pietre furono utilizzate per costruire la nuova città .

    Cosa vedere nell’area archeologica oggi

    Camminare tra le rovine di Tharros significa attraversare diverse epoche. Le strutture più visibili risalgono al periodo romano e paleocristiano. Tra queste, è possibile osservare:

    • I resti delle terme: tre impianti termali in diversi stati di conservazione, che mostrano la raffinatezza della vita pubblica in epoca romana .
    • Il Tophet: il santuario fenicio-punico, uno degli esempi più importanti di questo tipo di luogo di culto nel Mediterraneo occidentale .
    • Il basamento del tempio monumentale: con le sue caratteristiche semicolonne doriche, un’icona del sito .
    • Le strade e le fondamenta: le antiche vie lastricate e i resti di abitazioni e botteghe che raccontano la vita quotidiana .
    • Il battistero paleocristiano: una delle terme fu riadattata a edificio sacro, a testimonianza del periodo tardo-antico .

    Informazioni pratiche per la visita

    • Come arrivare: Tharros si trova nel comune di Cabras, a circa 20 km da Oristano. Si raggiunge facilmente in auto seguendo la SS292 e poi la SP6 verso San Giovanni di Sinis .
    • Biglietteria: È attiva una nuova biglietteria presso l’Infopoint turistico di San Giovanni di Sinis, nella piazza principale, oltre a quella tradizionale all’ingresso dell’area archeologica. Qui è possibile acquistare i biglietti e anche il servizio di trenino panoramico che accompagna i visitatori fino al sito, ideale per chi ha difficoltà motorie .
    • Orari e costi: Il sito è visitabile tutto l’anno. In estate è aperto dalle 9:00 fino al tramonto . Il costo del biglietto d’ingresso è di circa 6 euro (ridotto 4 euro) .
    • Visite guidate: Sono disponibili in loco e sono altamente consigliate per comprendere la complessa stratificazione storica del sito .
    • Consigli: Il sito è ampio e presenta poche zone d’ombra. Si consigliano scarpe comode, cappello e una scorta d’acqua, soprattutto nei mesi estivi .

    Oltre Tharros: i tesori della Penisola del Sinis

    La visita a Tharros può essere il punto di partenza per esplorare le altre meraviglie del Sinis. A pochi passi si trova il borgo di pescatori di San Giovanni di Sinis, con la sua antica chiesa paleocristiana . La penisola è famosa per le sue spiagge uniche, come Is Arutas, detta la “spiaggia del riso” per la sua sabbia di quarzo bianco e rosato . Da non perdere anche lo Stagno di Cabras, un paradiso per il birdwatching dove è facile avvistare i fenicotteri rosa, e l’affascinante borgo di San Salvatore di Sinis, famoso per la Corsa degli Scalzi e per essere stato location di film western .