Tag: San Salvatore di Sinis

  • La Corsa degli Scalzi di Cabras: fede, storia e sacrificio nel cuore del Sinis

    La Corsa degli Scalzi di Cabras: fede, storia e sacrificio nel cuore del Sinis

    C’è un momento in cui il tempo sembra fermarsi nel borgo di Cabras, sulla penisola del Sinis. È il primo fine settimana di settembre, quando la polvere dei sentieri si solleva sotto i piedi di centinaia di uomini che corrono scalzi in una processione antica di oltre quattro secoli . La Corsa degli Scalzi è molto più di una tradizione: è un atto di fede collettivo, un rito che trasforma la fatica in devozione e la memoria in identità.

    Un racconto che affonda le radici nel 1619

    La leggenda narra di un’incursione saracena che minacciava il villaggio di San Salvatore di Sinis. Era il 1619, e i pirati barbareschi imperversavano lungo le coste della Sardegna . Per salvare il simulacro del Santo, gli abitanti escogitarono uno stratagemma ingegnoso: si legarono rami e frasche ai piedi nudi e si misero a correre sollevando un enorme polverone .

    I Saraceni, vedendo quel nuvolone di polvere, credettero di trovarsi di fronte a un esercito numeroso e si ritirarono . Il villaggio e la statua di San Salvatore furono salvi, e da allora quel voto viene rinnovato ogni anno . Alcune fonti collocano l’evento addirittura nel 1506, ma il dato certo è che questa tradizione si tramanda di generazione in generazione da oltre cinquecento anni .

    Il programma: due giorni di corsa e devozione

    La festa solenne si svolge il primo sabato e la prima domenica di settembre, ed è preceduta da nove giorni di funzioni religiose che iniziano il 25 agosto . Durante la novena, le donne di Cabras, scalze e in abito tradizionale, portano in processione il simulacro del Santo – affettuosamente chiamato Santu Srabadoeddu – fino al villaggio di San Salvatore, animando le antiche muristenes (piccole case di proprietà dei novenanti) .

    Il momento clou: il sabato all’alba

    Il sabato della festa solenne inizia presto. Alle 6 del mattino viene celebrata la messa nella chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras . Subito dopo, intorno alle 7,30, centinaia di uomini e ragazzi – i curridoris – vestiti con il tradizionale saio bianco stretto ai fianchi da un cordone, iniziano la corsa verso il villaggio di San Salvatore .

    Il percorso è di circa 7-8 chilometri, tra asfalto e sentieri sterrati, polverosi e spesso disseminati di pietre . La statua del Santo, sistemata su una portantina, viene trasportata a spalle da gruppi di cinque corridori che si alternano ogni cento metri circa . L’arrivo al villaggio di San Salvatore è previsto intorno alle 8,30, accolto dagli applausi della folla .

    La domenica: il ritorno a Cabras

    La statua del Santo trascorre la notte nel villaggio. La domenica pomeriggio, al calare del sole, gli scalzi ripercorrono lo stesso tragitto per riportare il simulacro nella chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras . Con questo secondo atto, la festa si conclude e il Santo rimane nel paese fino all’anno successivo . Le donne chiudono simbolicamente le celebrazioni il lunedì successivo .

    Come partecipare e assistere all’evento

    Se desideri vivere questa esperienza unica, ecco alcuni consigli utili:

    Dove si svolge: La Corsa degli Scalzi parte da Cabras, in provincia di Oristano, e si sviluppa lungo la strada che collega il paese al villaggio di San Salvatore di Sinis, nei pressi dell’antica città di Tharros .

    Come arrivare:

    • In auto: Da Oristano, percorri la SS 131 in direzione nord fino allo svincolo per Cabras, poi segui le indicazioni per il paese. Durante l’evento, la via Tharros viene chiusa al traffico a partire dalle 7 del mattino, quindi è consigliabile arrivare in anticipo .
    • In aereo: Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui puoi noleggiare un’auto o prendere un bus per Oristano.

    Dove seguire la corsa: Per assistere alla partenza, posizionati lungo via Tharros, dove è presente una tribuna . Per chi non può essere presente, la corsa viene trasmessa in diretta su Videolina e Sardegna Uno, oltre che in streaming sulle pagine social del Comune di Cabras .

    Quando: L’edizione 2026 si terrà il 5 e 6 settembre .

    La Corsa degli Scalzi è un patrimonio di fede e identità che rende la Sardegna unica. Ogni passo, ogni abrasione sul piede, ogni nuvola di polvere è testimonianza di un legame profondo tra una comunità e il suo Santo, un rito che da cinquecento anni continua a correre, fedele al proprio voto

  • Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Penisola del Sinis e Rovine di Tharros: dove il mare incontra la storia millenaria

    Nella Sardegna centro-occidentale, a pochi chilometri da Oristano, si apre uno dei paesaggi più affascinanti e autentici dell’isola: la Penisola del Sinis . Questo lembo di terra, lungo circa 30 chilometri e racchiuso dall’Area Marina Protetta più estesa d’Italia, è un mosaico di spiagge di quarzo, stagni popolati da fenicotteri, falesie a picco sul mare e un patrimonio storico che affonda le radici in epoche lontanissime . Al centro di questa straordinaria ricchezza, le rovine di Tharros raccontano una storia lunga quasi duemila anni.

    Tharros: un viaggio nella storia millenaria

    Tharros è molto più di un semplice sito archeologico. È un luogo in cui si percepisce il peso della storia, un museo a cielo aperto che si affaccia su un mare cristallino. La sua fondazione risale alla fine dell’VIII secolo a.C., quando i Fenici scelsero questo punto strategico della penisola per stabilirvi una città . L’insediamento sorse in un’area già frequentata in epoca nuragica, come testimoniano i resti del villaggio dell’età del Bronzo sulla collina di Su Muru Mannu .

    I Fenici, abili navigatori e commercianti, sfruttarono la posizione di Tharros per i loro traffici nel Mediterraneo, come dimostrano i raffinati manufatti e le ceramiche d’importazione (attiche, ioniche, corinzie) rinvenuti nell’area, che testimoniano una straordinaria vivacità commerciale già nel periodo arcaico .

    Dalla potenza cartaginese alla grandezza romana

    A partire dalla seconda metà del VI secolo a.C., Tharros entrò nell’orbita di Cartagine, che ne fece un centro strategico e una delle capitali provinciali dell’isola. In questo periodo la città venne monumentalizzata con una poderosa cinta fortificata, il cui tracciato è ancora in parte visibile, e con edifici sacri di grande impatto, come il cosiddetto “tempio delle semicolonne doriche”, un imponente basamento con semicolonne doriche risparmiate sulla roccia viva . Il tophet, il santuario fenicio-punico a cielo aperto, divenne in questa fase uno dei più importanti del Mediterraneo, con migliaia di urne e oltre 300 stele .

    Nel 238 a.C., dopo la prima guerra punica, Tharros passò sotto il controllo di Roma. La città non perse il suo ruolo, anzi: durante l’età repubblicana e imperiale conobbe un periodo di grande prosperità e rinnovamento . Il centro venne trasformato urbanisticamente: le strade furono lastricate in basalto, fu realizzato un sistema fognario e venne costruito un acquedotto che portava l’acqua fino a un grande edificio, il castellum aquae, posto all’incrocio tra le due vie principali . Oggi è possibile ammirare i resti di tre complessi termali, di cui uno trasformato in epoca paleocristiana, e le fondamenta di numerose case e botteghe artigiane .

    Il declino e l’abbandono

    Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Tharros, governata da Vandali e Bizantini, iniziò un lento declino, segnato dalle incursioni saracene . Nel 1050 d.C., la città fu definitivamente abbandonata . Il Giudice Orzocco I de Lacon-Zori trasferì la capitale del Giudicato di Arborea e la sede vescovile nella vicina Oristano . Un celebre detto popolare, “e sa cittad’e Tharros, portant sa perda a carros” (“dalla città di Tharros portano le pietre a carri”), testimonia che le sue pietre furono utilizzate per costruire la nuova città .

    Cosa vedere nell’area archeologica oggi

    Camminare tra le rovine di Tharros significa attraversare diverse epoche. Le strutture più visibili risalgono al periodo romano e paleocristiano. Tra queste, è possibile osservare:

    • I resti delle terme: tre impianti termali in diversi stati di conservazione, che mostrano la raffinatezza della vita pubblica in epoca romana .
    • Il Tophet: il santuario fenicio-punico, uno degli esempi più importanti di questo tipo di luogo di culto nel Mediterraneo occidentale .
    • Il basamento del tempio monumentale: con le sue caratteristiche semicolonne doriche, un’icona del sito .
    • Le strade e le fondamenta: le antiche vie lastricate e i resti di abitazioni e botteghe che raccontano la vita quotidiana .
    • Il battistero paleocristiano: una delle terme fu riadattata a edificio sacro, a testimonianza del periodo tardo-antico .

    Informazioni pratiche per la visita

    • Come arrivare: Tharros si trova nel comune di Cabras, a circa 20 km da Oristano. Si raggiunge facilmente in auto seguendo la SS292 e poi la SP6 verso San Giovanni di Sinis .
    • Biglietteria: È attiva una nuova biglietteria presso l’Infopoint turistico di San Giovanni di Sinis, nella piazza principale, oltre a quella tradizionale all’ingresso dell’area archeologica. Qui è possibile acquistare i biglietti e anche il servizio di trenino panoramico che accompagna i visitatori fino al sito, ideale per chi ha difficoltà motorie .
    • Orari e costi: Il sito è visitabile tutto l’anno. In estate è aperto dalle 9:00 fino al tramonto . Il costo del biglietto d’ingresso è di circa 6 euro (ridotto 4 euro) .
    • Visite guidate: Sono disponibili in loco e sono altamente consigliate per comprendere la complessa stratificazione storica del sito .
    • Consigli: Il sito è ampio e presenta poche zone d’ombra. Si consigliano scarpe comode, cappello e una scorta d’acqua, soprattutto nei mesi estivi .

    Oltre Tharros: i tesori della Penisola del Sinis

    La visita a Tharros può essere il punto di partenza per esplorare le altre meraviglie del Sinis. A pochi passi si trova il borgo di pescatori di San Giovanni di Sinis, con la sua antica chiesa paleocristiana . La penisola è famosa per le sue spiagge uniche, come Is Arutas, detta la “spiaggia del riso” per la sua sabbia di quarzo bianco e rosato . Da non perdere anche lo Stagno di Cabras, un paradiso per il birdwatching dove è facile avvistare i fenicotteri rosa, e l’affascinante borgo di San Salvatore di Sinis, famoso per la Corsa degli Scalzi e per essere stato location di film western .