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  • Fave in Sardegna: storia, leggende e ricette di un legume che ha nutrito un’isola

    Fave in Sardegna: storia, leggende e ricette di un legume che ha nutrito un’isola

    Dalla favata contadina alle fave lesse di Sant’Efisio, un viaggio nei sapori autentici della tradizione sarda

    C’è un legume, in Sardegna, che ha accompagnato la storia dell’isola per secoli. Un alimento semplice, povero, quasi umile, ma capace di nutrire generazioni di contadini e pastori, di ispirare proverbi e leggende, e di dare il nome persino a un castello medievale.

    Sto parlando della fava (Vicia faba). Un piccolo seme che racchiude in sé l’anima della Sardegna rurale, quella delle corti aperte, dei fuochi a legna e delle tavole imbandite per le grandi occasioni.

    A fine maggio, quando le prime fave fresche cominciano a riempire i mercati e le campagne si tingono di verde, è il momento perfetto per riscoprire questo ingrediente antico e le ricette che lo celebrano. Ecco tutto quello che c’è da sapere.


    La favella della fava: storia e tradizione

    La fava non è originaria della Sardegna – arriva dall’Asia – ma nell’isola è stata adottata e amata come poche altre cose. Gran parte delle famiglie sarde la coltivava negli orti di campagna e in montagna, lontano dai centri abitati.

    La sua semina avveniva in pieno inverno, per avere la raccolta in primavera, quando si consumavano le favette fresche. Durante l’inverno, invece, si utilizzavano le fave secche per piatti succulenti a base di verdure e carne suina.

    Un alimento fondamentale per secoli

    Per tutto il Medioevo e fino alla prima metà del Novecento, le fave secche hanno costituito la principale fonte di proteine di molte popolazioni dell’Italia del Sud, Sardegna compresa. Coltivate nei campi in rotazione con il grano, erano un elemento essenziale della dieta contadina.

    Il maiale allevato a livello domestico rappresentava per la famiglia sarda la principale fonte di proteine dell’alimentazione tradizionale, e le fave erano il complemento perfetto per accompagnare le carni suine in piatti ricchi e nutrienti.

    L’ironia cagliaritana: le fave come “pesce col colletto”

    I sardi, popolo ironico e orgoglioso, hanno sempre saputo ridere anche delle loro ristrettezze. A Cagliari, la favata (fave secche lessate e condite con aglio, menta, olio e pepe) si chiama ironicamente “pisci a collettu”, ossia “pesce col colletto”.

    Perché? Perché i cagliaritani, talmente poveri da non potersi permettere l’amato pesce, chiamavano così le fave a causa della striscetta nera che ha sulla buccia il legume secco, immaginandolo un pesce elegante, per darsi un tono, con il tipico humour cagliaritano. La stessa pietanza compare anche nel percorso del pellegrinaggio di Sant’Efisio a maggio, distribuita ai fedeli durante la processione.

    Proverbi e detti popolari

    Numerosi sono i detti popolari e i proverbi sardi che hanno come protagonisti le fave. Uno su tutti: “Genti e genti e fai cun lardu” , che significa che le persone dello stesso censo o della stessa età stanno bene tra loro come le fave col lardo. Oppure “candu proidi fai cun lardu” , che ha lo stesso significato de “alle calende greche”, cioè mai.

    Tra i tanti aneddoti, ce n’è uno che riguarda i sanluresi, abitanti di Sanluri, da sempre considerati grandi mangiatori di fave. Una storiella popolare narra che una famiglia di contadini, riunitasi per mangiare favette una domenica, ne mangiò così tante che il neonato, addormentato in una corbula (cesta tipica), fu completamente sommerso dalle bucce di fave che avevano invaso il pavimento. La madre, accortasi solo dopo molti minuti che la cesta col figlio era scomparsa, cominciò a scavare tra le bucce per ritrovare il piccolo, che fortunatamente dormiva beato e non si era accorto di nulla.


    Il Castello della Fava: una leggenda legata a un piccione

    Le fave sono così importanti in Sardegna da dare il nome persino a un castello medievale. A Posada, nel Nuorese, si erge il Castello della Fava (Casteddu de sa Fae), una fortezza pisana del XIII secolo che veglia sull’omonimo paese.

    La leggenda narra che intorno al 1300 una flotta di Turchi sbarcò sulle coste isolane e pose sotto assedio Posada, con l’intento di conquistarla per fame. Nel tentativo di ingannare gli assedianti, gli abitanti di Posada fecero mangiare l’ultima manciata di fave rimasta a un piccione, ferendolo leggermente.

    L’uccello, durante il volo, cadde nell’accampamento dei Turchi, che lo sventrarono e rivelarono lo stomaco pieno di fave. I Turchi, convinti che Posada fosse ricca di viveri e che non potesse essere facilmente conquistata, decisero così di rinunciare e abbandonare le coste dell’isola.

    Una leggenda che ha anche un fondo di storia: Posada fu effettivamente vittima di incursioni saracene a partire dal XIV secolo. Oggi il castello è visitabile e offre una vista spettacolare sulla valle del fiume Posada e sul mare.


    Le ricette della tradizione: dalla favata invernale alle fave fresche primaverili

    Fave lesse (o “pisci a collettu”) – Il piatto dei pellegrini

    La ricetta più semplice e antica, quella che ancora oggi viene distribuita durante la processione di Sant’Efisio a maggio.

    Ingredienti:

    • 500 g di fave secche
    • Menta fresca
    • 2 spicchi d’aglio
    • Olio extravergine d’oliva
    • Sale

    Preparazione:

    1. Mettere le fave a bagno per una notte intera.
    2. Lessarle per circa tre ore in acqua salata abbondante, insieme alla menta e agli spicchi d’aglio.
    3. Scolarle e servirle calde, condite con un filo d’olio.

    Nota: Questa ricetta, come accennato, era il piatto dei poveri, denominato ironicamente “pisci a collettu” (pesce col colletto) per la striscia nera sulla buccia che ricordava un elegante corsetto di cuoio.


    Favata Sassarese (Fabadda) – La ricetta invernale per eccellenza

    Questo è il piatto che meglio rappresenta l’incontro tra la terra (le fave) e l’allevamento (il maiale). Un tempo considerato povero perché alla portata di contadini e pastori, oggi è riconosciuto tra i piatti più ricercati dai buongustai.

    Ingredienti:

    • 1 kg di fave secche con la buccia
    • 1 mazzetto di finocchietto selvatico
    • 3 pomodori secchi
    • 1 spicchio d’aglio
    • 1 cipolla
    • 1 mazzo di bietole selvatiche e cicoria selvatica
    • 4 cardi o cavolo verza
    • Un pezzo di cotenna di maiale
    • 2 piedi di maiale
    • Olio extravergine d’oliva, peperoncino, sale

    Preparazione:

    1. La sera prima, lavate le fave e lasciatele in ammollo per tutta una notte in acqua tiepida con un cucchiaino di bicarbonato.
    2. Il giorno dopo, tritate l’aglio, la cipolla e il pomodoro secco e fateli rosolare in un tegame con poco olio.
    3. Unite le fave dopo averle scolate dall’acqua dell’ammollo, e aggiungete la carne.
    4. Coprite tutto con abbondante acqua di fonte e salate.
    5. A metà cottura, aggiungete il finocchietto selvatico e le verdure selvatiche (bietole, cicoria, cavolo verza o cardi) e il peperoncino.
    6. Lasciate sul fuoco per circa un’ora e mezza, fino a quando le fave e la carne saranno ben cotte.
    7. Servite in un bel vassoio di ceramica sarda e condite con un filo di olio a crudo.

    Abbinamento: Si sposa perfettamente con un buon Cannonau di Jerzu.


    Favata alla Sanlurese – La variante con l’arancia

    La versione della cittadina di Sanluri, nel Sud Sardegna, prevede un ingrediente segreto che la rende unica: la buccia d’arancia.

    Ingredienti (variante rispetto alla ricetta base):

    • 1 kg di fave secche
    • 300 gr di cotiche di maiale
    • 4 pomodori secchi
    • 2 spicchi d’aglio
    • La buccia di un’arancia (l’ingrediente segreto!)
    • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
    • 1 mazzetto di finocchietto selvatico o bietola selvatica
    • 1 cucchiaino di semi di anice
    • Sale q.b.

    Preparazione:

    1. Mettere a mollo le fave dalla sera precedente, poi sciacquarle.
    2. In una pentola, mettere l’olio, il pomodoro secco tritato, l’aglio, le cotiche e far rosolare a fuoco vivo per 3-4 minuti.
    3. Aggiungere le fave, l’arancia, il finocchietto e acqua fino a coprirle abbondantemente, salare.
    4. Cuocere il tutto per circa un’ora e mezza.
    5. Servire la favata calda, con fette tostate di pane di Sanluri.

    Fae e laldu (Fave e lardo) – Il piatto del Carnevale

    A Tula, piccolo paese del Logudoro, ogni anno nel giorno del giovedì grasso si organizza una grande mangiata collettiva sulla piazza centrale, cui partecipa praticamente l’intero paese. Il piatto unico è proprio il “fae e laldu” (fave e lardo), un pasto sostanzioso composto, oltre che dai due elementi essenziali, anche da carne di maiale, salsicce ed erbe aromatiche come il finocchio selvatico.

    Questa tradizione, nata oltre trent’anni fa per iniziativa di un volenteroso gruppo di giovani, è diventata uno degli eventi del Carnevale sardo. Il documentarista Fiorenzo Serra ha persino realizzato un film-documentario sull’evento, “Fae e laldu” (2002), che documenta l’intero ciclo della festa: dalla preparazione e cottura del cibo nei grandi paioli, alla distribuzione e consumo all’aperto.


    Un menu di fine maggio ispirato alle fave

    PortataRicettaCaratteristiche
    AntipastoFavette fresche crude con pecorinoLe primizie di maggio, semplici e deliziose
    PrimoFregola con favette e pecorinoUn primo piatto primaverile e leggero
    SecondoFae e LarduIl piatto sostanzioso a base di carne di maiale con fave e verza
    Piatto unicoFavata alla SanluresePer chi cerca il gusto deciso della tradizione invernale

    Un patrimonio da riscoprire

    Le fave in Sardegna non sono solo un alimento. Sono storia, cultura, ironia, leggenda. Dalle tavole dei pastori ai grandi paioli del Carnevale, dal piatto dei pellegrini di Sant’Efisio al nome di un castello medievale, questo piccolo legume racconta un’isola intera.

    A fine maggio, quando le favette fresche sono nel loro momento migliore, la tradizione si rinnova. Sedetevi a tavola, preparate una favata o un piatto di carciofi e fave, e assaporate un pezzo di Sardegna autentica.

    Bonu pratu! (Buon appetito!)

  • Marzo in Sardegna: Trekking tra i Primi Profumi di Primavera

    Marzo in Sardegna: Trekking tra i Primi Profumi di Primavera

    Mentre il resto d’Europa aspetta timidamente la primavera, in Sardegna la natura esplode in un tripudio di colori e profumi. Marzo è il mese segreto degli escursionisti esperti, il momento perfetto per calzare gli scarponi e immergersi in un’isola autentica, lontana dalla folla estiva.

    Le temperature sono miti, la macchia mediterranea è in fiore e i sentieri sono tutti da scoprire in solitudine. Se ami camminare, questa è la stagione ideale per farlo. Ecco una guida ai migliori trekking da fare a marzo, con tutti i consigli pratici per goderti al meglio l’esperienza.

    Perché Marzo è il Mese Perfetto per il Trekking in Sardegna

    Prima di partire, capiamo perché dovresti proprio scegliere marzo per la tua avventura:

    • Clima ideale: giornate soleggiate ma non troppo calde, perfette per camminare senza soffrire il caldo estivo .
    • Natura rigogliosa: dopo le piogge invernali, la campagna è di un verde brillante e i primi fiori iniziano a sbocciare .
    • Sentieri deserti: niente ressa, niente code. I percorsi più famosi sono tutti per te .
    • Acqua abbondante: torrenti e cascate sono nel loro massimo splendore, uno spettacolo che in estate spesso scompare .
    • Fauna in movimento: è il periodo degli amori per molti animali, più facile avvistare mufloni, grifoni e uccelli migratori .

    I 5 Trekking Imperdibili per Marzo

    1. La Gola di Gorropu (Supramonte) – Per chi cerca l’avventura

    Non potevamo non iniziare dalla regina dei canyon sardi. Gola di Gorropu è uno dei canyon più profondi d’Europa, scavato dal fiume Flumineddu tra pareti che raggiungono i 500 metri di altezza .

    A marzo, il percorso che parte dall’Altopiano del Golgo (Baunei) è spettacolare: il torrente è in piena e l’acqua scorre impetuosa, creando un’atmosfera primordiale . Il sentiero è impegnativo (circa 3-4 ore tra andata e ritorno), ma il paesaggio lunare che ti aspetta sul fondo ripaga di ogni sforzo.

    • Difficoltà: alta (EE per escursionisti esperti)
    • Partenza: Genna ‘e Silana o Passo Ghenna ‘e Silana 
    • Consiglio: obbligatorie scarpe da trekking alte e possibilmente una guida se è la prima volta.

    2. Il Montiferru tra cascate e vulcani spenti (Oristano) – Per gli amanti dell’acqua

    Il Massiccio del Montiferru, in provincia di Oristano, è un antico vulcano spento che regala paesaggi unici . Il trekking chiamato “La via dell’Acqua” è perfetto per marzo: si cammina tra boschi secolari, sorgenti considerate “miracolose” per le loro proprietà curative e piccole cascate formate dai ruscelli che scendono verso il mare .

    Il profumo del mare si mescola all’odore di mirto, lentisco e timo . Un’esperienza che rigenera corpo e spirito.

    • Difficoltà: media
    • Zona: Santu Lussurgiu e dintorni 
    • Dettaglio: si possono incontrare cervi e mufloni .

    3. Cala Goloritzé (Baunei) – Per chi vuole il mare (anche senza bagno)

    Raggiungere Cala Goloritzé via terra a marzo è un’esperienza che non ha nulla da invidiare all’estate. Il sentiero lungo 3,6 km parte da “Su Porteddu” sull’Altopiano del Golgo e scende dolcemente verso il mare, attraversando lecci e antiche costruzioni in pietra . La spiaggia, patrimonio UNESCO, sarà probabilmente deserta . Non potrai fare il bagno (a meno di non essere un tricheco!), ma sederti su quei ciottoli bianchi ad ascoltare il silenzio rotto solo dal rumore delle onde è un lusso che pochi possono permettersi.

    • Difficoltà: media
    • Tempo di percorrenza: circa 1h30 
    • Attenzione: il sentiero è ben tracciato, ma la discesa (e soprattutto la risalita) richiedono un buon allenamento.

    4. Le Dune di Piscinas (Costa Verde) – Per un paesaggio da altro pianeta

    Se cerchi qualcosa di completamente diverso, il Sentiero delle Dune di Piscinas nella Costa Verde è ciò che fa per te. Camminare tra le dune sabbiose, tra le più alte d’Europa, fiancheggiando il corso del Rio Piscinas, ti farà sentire in un deserto africano . A marzo, le temperature miti rendono la camminata piacevole e si possono ammirare i ruderi delle vecchie miniere che raccontano la storia industriale di quest’area .

    • Difficoltà: facile (adatto a tutti)
    • Lunghezza: variabile, si possono fare percorsi da 2 a 10 km
    • Scenario: dune mobili, spiagge infinite e macchia mediterranea.

    5. Lo stagno di Posada e Iscràios (Nuoro) – Per il birdwatching

    Un’escursione perfetta per le famiglie o per chi ama la fotografia naturalistica. Il percorso intorno allo Stagno di Posada, in particolare la zona di Iscràios, è una passeggiata semplice (dislivello di soli 3 metri!) che si snoda tra spiaggia e area umida . Marzo è il periodo ideale per osservare i fenicotteri rosa, gli aironi e molte altre specie di uccelli migratori che popolano quest’area .

    • Difficoltà: turistica (adatto a tutti) 
    • Lunghezza: circa 8,5 km 
    • Punto di partenza: Spiaggia di San Giovanni a Posada .

    Cosa Mettere nello Zaino: Il Vestirsi a Cipolla

    Marzo è imprevedibile: si passa dal sole caldo al vento freddo in poche ore. Ecco cosa non deve mancare nel tuo zaino:

    • Scarponcini da trekking: obbligatori, possibiliamente alti alla caviglia e già collaudati .
    • Abbigliamento a strati (la famosa “cipolla”): maglia termica, pile e giacca a vento impermeabile (k-way) .
    • Acqua: almeno 1,5/2 litri, le sorgenti non sono sempre presenti .
    • Pranzo al sacco e snack (frutta secca, cioccolato) per recuperare le energie .
    • Cappellino e crema solare: il sole di marzo inganna e brucia!
    • Fotocamera: i colori di marzo sono da immortalare.

    Un Consiglio in Più: Il Trenino Verde

    Se vuoi unire il trekking a un’esperienza culturale unica, con la bella stagione parte spesso una gita speciale sul Trenino Verde della Sardegna attraverso il Sarcidano . Si viaggia su carrozze d’epoca da Mandas a Laconi, con soste per brevi passeggiate e pranzo a base di prodotti tipici. Un modo diverso e suggestivo per scoprire l’entroterra sardo .

    Marzo in Sardegna è un segreto ben custodito da chi ama la montagna e la natura selvaggia. I sentieri sono verdi, l’aria è pulita e l’isola ti accoglie con la sua anima più autentica. Non ti resta che organizzare il tuo fine settimana e partire.

    Hai già un percorso del cuore in Sardegna? Raccontacelo nei commenti o condividi con noi le tue foto di primavera!

  • Sardegna da Sogno: I Borghi più Belli d’Italia

    Sardegna da Sogno: I Borghi più Belli d’Italia

    La Sardegna non è solo mare cristallino e spiagge da cartolina: la sua vera anima si nasconde nei borghi medievali, arroccati su colline o affacciati sul mare, dove il tempo sembra essersi fermato. Dalle case in granito della Gallura ai villaggi minerari dell’Iglesiente, passando per i paesi arroccati della Barbagia, ecco una selezione dei borghi più belli dell’isola, molti dei quali inseriti nel circuito “I Borghi più Belli d’Italia”.


    1. Bosa (Oristano) – Il Borgo Colorato sul Fiume Temo

    📍 Perché visitarlo:

    • Case pastello che si specchiano nel fiume Temo, l’unico navigabile della Sardegna.
    • Castello dei Malaspina, fortezza medievale con vista panoramica.
    • Antiche concerie e botteghe artigiane.

    🍴 Cosa assaggiare: Malvasia di Bosa, pesce fresco e s’aligusta (aragosta locale).


    2. Castelsardo (Sassari) – Il Villaggio-Fortezza sul Mare

    📍 Perché visitarlo:

    • Roccia dell’Elefante, enorme masso vulcanico a forma di pachiderma.
    • Cattedrale di Sant’Antonio Abate, con il suo campanile affacciato sul golfo dell’Asinara.
    • Museo dell’Intreccio Mediterraneo, dedicato alla tradizione dei cestai.

    🍴 Cosa assaggiare: Aragosta alla catalana e aioli, una salsa tipica.


    3. Carloforte (Sud Sardegna) – Un Pezzo di Liguria in Sardegna

    📍 Perché visitarlo:

    • Unico borgo di origine ligure nell’isola, sull’Isola di San Pietro.
    • Architettura genovese e dialetto tabarchino.
    • Spiagge incontaminate come La Caletta e Punta Nera.

    🍴 Cosa assaggiare: Cascà (couscous di pesce) e tonno rosso di Carloforte.


    4. Orgosolo (Nuoro) – Il Paese dei Murales

    📍 Perché visitarlo:

    • Oltre 150 murales che raccontano storia, politica e tradizioni sarde.
    • Cuore della Barbagia, terra di pastori e banditi leggendari.
    • Vicino al Supramonte, paradiso per trekking e arrampicate.

    🍴 Cosa assaggiare: Porceddu (maialino arrosto) e pane carasau.


    5. Galtellì (Nuoro) – Il Borgo di Grazia Deledda

    📍 Perché visitarlo:

    • Fa parte del Parco Letterario di Grazia Deledda, ispirato al romanzo Canne al vento.
    • Chiesa di San Pietro, con affreschi medievali.
    • Atmosfera autentica e tranquilla, lontana dal turismo di massa.

    🍴 Cosa assaggiare: Culurgiones e formaggi di pecora.


    6. Santu Lussurgiu (Oristano) – Il Paese delle Fonti Sacre

    📍 Perché visitarlo:

    • Centro storico medievale con case in pietra e cortili nascosti.
    • Fonte sacra di San Leonardo, antica sorgente termale.
    • Ideale per chi cerca enogastronomia e tradizioni rurali.

    🍴 Cosa assaggiare: Bue rosso (carne bovina locale) e aranzada (dolce a base di miele).


    7. Iglesias (Sud Sardegna) – La Città Mineraria

    📍 Perché visitarlo:

    • Architettura medievale e eredità mineraria (Patrimonio UNESCO).
    • Cattedrale di Santa Chiara, in stile gotico-catalano.
    • A due passi dalle spiagge della Costa Verde.

    🍴 Cosa assaggiare: Panadas (fagottini di pasta ripieni di carne).


    8. Aggius (Sassari) – Il Borgo del Granito

    📍 Perché visitarlo:

    • Museo del Banditismo, che racconta la storia dei fuorilegge sardi.
    • Paesaggio lunare di rocce granitiche modellate dal vento.
    • Tradizione tessile con tappeti sardi fatti a mano.

    🍴 Cosa assaggiare: Pecorino suppa cuata.


    9. Atzara (Nuoro) – Il Paese degli Artisti

    📍 Perché visitarlo:

    • Museo d’Arte Moderna, con opere di pittori sardi e spagnoli.
    • Vigneti che producono il famoso Mandrolisai DOC.
    • Atmosfera tranquilla e panorami sulla Barbagia.

    🍴 Cosa assaggiare: Vini rossi locali e malloreddus alla campidanese.


    10. Posada (Nuoro) – Il Borgo con Vista sul Mare

    📍 Perché visitarlo:

    • Castello della Fava, fortezza medievale con vista sulle spiagge della Baronia.
    • Spiagge vicine come San Giovanni di Posada.
    • Festa di San Costantino (maggio), con cavalieri in costume tradizionale.

    🍴 Cosa assaggiare: Pesce fresco e seadas con miele di corbezzolo.


    Come Visitare i Borghi della Sardegna

    • Auto indispensabile: Molti borghi sono collegati da strade panoramiche (SS125, SS131).
    • Treno storico del Trenino Verde: Percorsi suggestivi tra montagne e campagne.
    • Periodo migliore: Primavera e autunno per evitare il caldo estivo.

    Conclusione

    Dai borghi marinari ai villaggi di montagna, la Sardegna offre un viaggio indietro nel tempo, tra storia, natura e tradizioni immutate. Quale ti ha conquistato di più?

    Pronto a partire per un tour tra i borghi più belli d’Italia?