Tag: Nepente di Oliena

  • Oliena nel cuore di Autunno in Barbagia: tradizione, vino e ospitalità

    Oliena nel cuore di Autunno in Barbagia: tradizione, vino e ospitalità

    Ai piedi del maestoso Monte Corrasi, nel cuore della Barbagia, Oliena si prepara ad accogliere i visitatori per uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno sardo. Il 12 e 13 settembre 2026, il borgo della Bandiera Arancione apre le sue cortes – i caratteristici cortili delle case storiche – per celebrare la 25ª edizione di Autunno in Barbagia, un viaggio tra cultura, tradizioni e sapori antichi .

    Cosa vedere: tra natura, archeologia e artigianato

    Il centro storico e le cortes

    Il cuore pulsante della manifestazione saranno le vie del centro storico di Oliena, dove le antiche cortes si trasformeranno in vetrine dell’artigianato e dell’ospitalità locale . Durante il weekend, gli abitanti apriranno le porte delle loro case per mostrare le antiche lavorazioni artigianali: dalle cassepanche intagliate per la conservazione del pane carasau, ai preziosi ricami su scialli di seta, fino alla gioielleria in filigrana . Non mancheranno dimostrazioni dal vivo di queste antiche tecniche, che permetteranno ai visitatori di scoprire i segreti tramandati da generazioni .

    La Grotta Corbeddu e il Monte Corrasi

    A pochi passi dal paese, la valle di Lanaitto custodisce la Grotta Corbeddu, un sito archeologico di straordinaria importanza dove sono state rinvenute le prime testimonianze di vita umana in Sardegna, risalenti al Paleolitico Superiore . Per gli amanti della natura, le pendici del Monte Corrasi – la cima più alta del Supramonte – offrono percorsi trekking tra boschi di lecci e specie botaniche endemiche, dove è possibile avvistare mufloni, falchi e l’aquila reale . Un’escursione perfetta per godere delle temperature miti di settembre e della luce autunnale che rende magici questi paesaggi.

    Cosa gustare: un viaggio nei sapori della Barbagia

    Il vino degli dèi: il Nepente di Oliena

    Oliena è famosa in tutto il mondo per il suo Cannonau Nepente, il vino che conquistò Gabriele D’Annunzio, al punto da definirlo il “vino degli dèi” . Durante Autunno in Barbagia, le cantine del territorio apriranno le loro porte per degustazioni di etichette storiche e produzioni artigianali, dove il Cannonau si racconta in tutte le sue sfumature .

    La cucina olianese: sapori autentici

    La tradizione gastronomica di Oliena è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Tra i primi piatti da non perdere, i celebri “maharrones de busa”, pasta di semola lavorata a mano, e i “tundos”, accompagnati da “sa vrughe”, un latte quagliato freddo dal sapore deciso . Da assaggiare anche “sos angelottos”, ravioli ripieni di formaggio fresco .

    Tra i secondi, spiccano il porcetto, l’agnello e il capretto arrostiti nel camino con ceppi di legno e sementi odorosi che conferiscono alla carne un sapore unico . Per chi ama i salumi, la produzione locale offre salsicce, prosciutto, pancetta e “sa grandula” .

    I dolci: l’arte del miele e delle mandorle

    Miele e mandorle sono gli ingredienti protagonisti della pasticceria olianese. Imperdibili le seadas, fritte e ricoperte di miele, e le papassinas, ricche di mandorle, noci e uva passa, preparate per la festa dei Santi di novembre . Da assaggiare anche l’“aranzada”, filetti di buccia d’arancia canditi con miele e mandorle, e “sos amarettos”, soffici dolci dal gusto unico .

    Come arrivare

    In auto

    Da Nuoro (circa 20 km): Seguire le indicazioni per Oliena e Orgosolo percorrendo la Strada Provinciale 58, poi girare a sinistra sulla Strada Provinciale 22 .

    Da Olbia e Golfo Aranci: Percorrere la Strada Statale 131 d.c.n. fino all’uscita “Lula-Bitti-Dorgali”, poi la Strada Provinciale 38 in direzione Dorgali. All’incrocio con la SS 129, girare a destra in direzione Nuoro e, dopo alcuni km, girare a sinistra per Oliena .

    Da Sassari e Alghero (circa 116 km): Percorrere la SS 131 Carlo Felice in direzione Cagliari, poi prendere l’uscita “Nuoro-Macomer” e percorrere la SS 129. Seguire le indicazioni per Nuoro Superstrada-Olbia, poi la circonvallazione sud di Nuoro e le indicazioni per Oliena .

    Da Cagliari e Oristano (circa 120 km): Percorrere la SS 131 Carlo Felice in direzione Sassari fino all’uscita “Nuoro-Olbia”, poi proseguire sulla SS 131 d.c.n. .

    In autobus

    La linea ARST 520 Nuoro-Cala Gonone effettua fermate a Oliena . Da Nuoro, il viaggio dura circa 30-40 minuti. Per chi arriva da Sassari, sono disponibili autobus per Nuoro con coincidenze per Oliena .

    In aereo

    Gli aeroporti più vicini sono Elmas (Cagliari) e Fertilia (Alghero), da cui è possibile noleggiare un’auto per raggiungere Oliena in circa 2 ore e mezza .

    Oliena vi aspetta con le sue cortes aperte, i sapori antichi e l’ospitalità genuina della Barbagia. Un weekend da non perdere per scoprire l’anima più autentica della Sardegna.

  • La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    C’è un momento, ogni anno, in cui la Sardegna si veste dei suoi colori più autentici. Accade a settembre, quando la luce si fa dorata e i filari si inchinano sotto il peso di grappoli maturi. La vendemmia – chiamata “sa binnenna” o “sa innenna” in sardo – è molto più di una semplice raccolta: è un rito antico che fonde lavoro, tradizione e comunità .

    In Sardegna, questo rituale ha radici profonde. Le prime tracce di viticoltura risalgono a oltre duemila anni fa, quando i Fenici introdussero le prime viti nell’isola . Da allora, generazioni di viticoltori hanno tramandato saperi e gesti, rendendo la vendemmia un momento di incontro tra passato e presente, tra fatica e festa.

    Il ciclo che si rinnova

    Sa Inenna inizia tra la fine di agosto e l’inizio di ottobre, a seconda delle varietà di uva e delle condizioni climatiche . Settembre, tuttavia, è il mese che inaugura questo momento magico: le viti traboccano di grappoli che pendono come gioielli dai tralci, pronti per essere raccolti .

    Il momento della vendemmia deve coincidere con la piena maturità delle uve, quando hanno raggiunto il giusto equilibrio tra componenti acide e zuccherine. Una raccolta prematura darebbe vini aspri; una tardiva, vini eccessivamente dolci. È il risultato di pazienza, impegno e profonda conoscenza della vigna .

    Il giorno della vendemmia

    Tradizionalmente, il giorno della vendemmia comincia presto, quando la luce è ancora morbida e l’aria porta con sé il profumo del mare . Le famiglie e le comunità si riuniscono nei vigneti al primo chiarore dell’alba, armate di cesoie e ceste .

    Come racconta un testimone di quel rito: “Lu suli appèna spuntàtu, nmezzu li filàra sta ammucciàtu. Li pàmpini chini chini d’acquazzìna, vàgnanu li robbi di prima matìna” (Il sole appena spuntato, in mezzo ai filari sta nascosto. I pampini pieni di rugiada bagnano i vestiti del primo mattino) .

    Uomini e donne, giovani e meno giovani, lavorano fianco a fianco. I trattori sono già accesi, pronti a essere caricati di uva. Le mani esperte afferrano il grappolo, le cesoie lo recidono con un taglio netto, e il frutto cade nei secchi di plastica . È una danza collettiva, in cui ogni movimento è calibrato, ogni gesto ripetuto con la sicurezza di chi sa esattamente cosa fare .

    Un momento di condivisione

    La vendemmia non è mai stata solo lavoro. Era – e rimane – un momento di convivialità, di festa. Durante la raccolta si stringevano rapporti sociali, si rinnovavano contratti di lavoro e si concludevano trattative economiche .

    Le comunità partecipavano con entusiasmo, e la fatica si mescolava al canto, ai balli e ai banchetti . Come scrive un testimone di quell’atmosfera: “Anchi si lu suli tuttu lu jòrnu pica ntesta, vinnignàri è sempri ‘na ranni festa” (Anche se il sole tutto il giorno picchia in testa, vendemmiare è sempre una grande festa) .

    La vendemmia, inoltre, era un’anticipazione delle altre feste autunnali. Una parte del mosto veniva messa da parte per ottenere la sapa, necessaria per preparare is pabassinos, i dolci tipici consumati tra ottobre e novembre, in occasione della Festa dei Defunti (is Animeddas) .

    Dal grappolo al calice

    Una volta raccolta con cura, l’uva viene portata in cantina, dove inizia il processo di vinificazione: la trasformazione del mosto in vino . I grappoli vengono diraspati e delicatamente pigiati. Le fermentazioni sono seguite con rispetto, senza forzature, per preservare l’identità di ogni varietà e ogni parcella .

    In questo passaggio, il territorio si racconta nella sua forma più pura. In Sardegna, la vendemmia è il momento in cui l’impegno prende forma liquida, diventando espressione autentica del territorio . Ogni bottiglia porterà con sé il sapore del mare e il calore del sole sardo.

    La vendemmia oggi

    Oggi, in Sardegna, la vendemmia si vive in un’intrigante mescolanza di tradizione e innovazione. Come nell’antichità, i vitigni autoctoni come il Carignano e il Vermentino dimostrano una straordinaria adattabilità alle condizioni climatiche . Ma si affiancano anche nuove interpretazioni, come il Nepente di Oliena, un Cannonau che racconta la storia della Barbagia .

    La vendemmia è diventata anche un’occasione di enoturismo. Manifestazioni come “Cantine Aperte in Vendemmia” aprono le porte delle aziende ai visitatori, offrendo l’esperienza unica di partecipare alla raccolta, assistere alla pigiatura e degustare i vini appena prodotti . A Oliena, l’evento “Calici in Vendemmia” si inserisce nel circuito di Cortes Apertas di Autunno in Barbagia, offrendo l’assaggio dei vini locali in abbinamento ai formaggi del territorio .

    Anche i più piccoli possono vivere questa esperienza: laboratori come “La vendemmia dei bambini” permettono di raccogliere l’uva e pigiarla a piedi nudi come si faceva tanto tempo fa, trasmettendo alle nuove generazioni un patrimonio di saperi e sapori .

    La vendemmia in Sardegna è un viaggio nei sensi e nella memoria. È un rito che si rinnova ogni anno, un filo che lega il passato al presente, la terra al calice, il lavoro alla festa. Un momento per scoprire l’anima più autentica dell’isola, quella che si nasconde tra i filari e che si svela in ogni sorso di vino.