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  • La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    La vendemmia: un rito antico tra tradizione e sapori

    C’è un momento, ogni anno, in cui la Sardegna si veste dei suoi colori più autentici. Accade a settembre, quando la luce si fa dorata e i filari si inchinano sotto il peso di grappoli maturi. La vendemmia – chiamata “sa binnenna” o “sa innenna” in sardo – è molto più di una semplice raccolta: è un rito antico che fonde lavoro, tradizione e comunità .

    In Sardegna, questo rituale ha radici profonde. Le prime tracce di viticoltura risalgono a oltre duemila anni fa, quando i Fenici introdussero le prime viti nell’isola . Da allora, generazioni di viticoltori hanno tramandato saperi e gesti, rendendo la vendemmia un momento di incontro tra passato e presente, tra fatica e festa.

    Il ciclo che si rinnova

    Sa Inenna inizia tra la fine di agosto e l’inizio di ottobre, a seconda delle varietà di uva e delle condizioni climatiche . Settembre, tuttavia, è il mese che inaugura questo momento magico: le viti traboccano di grappoli che pendono come gioielli dai tralci, pronti per essere raccolti .

    Il momento della vendemmia deve coincidere con la piena maturità delle uve, quando hanno raggiunto il giusto equilibrio tra componenti acide e zuccherine. Una raccolta prematura darebbe vini aspri; una tardiva, vini eccessivamente dolci. È il risultato di pazienza, impegno e profonda conoscenza della vigna .

    Il giorno della vendemmia

    Tradizionalmente, il giorno della vendemmia comincia presto, quando la luce è ancora morbida e l’aria porta con sé il profumo del mare . Le famiglie e le comunità si riuniscono nei vigneti al primo chiarore dell’alba, armate di cesoie e ceste .

    Come racconta un testimone di quel rito: “Lu suli appèna spuntàtu, nmezzu li filàra sta ammucciàtu. Li pàmpini chini chini d’acquazzìna, vàgnanu li robbi di prima matìna” (Il sole appena spuntato, in mezzo ai filari sta nascosto. I pampini pieni di rugiada bagnano i vestiti del primo mattino) .

    Uomini e donne, giovani e meno giovani, lavorano fianco a fianco. I trattori sono già accesi, pronti a essere caricati di uva. Le mani esperte afferrano il grappolo, le cesoie lo recidono con un taglio netto, e il frutto cade nei secchi di plastica . È una danza collettiva, in cui ogni movimento è calibrato, ogni gesto ripetuto con la sicurezza di chi sa esattamente cosa fare .

    Un momento di condivisione

    La vendemmia non è mai stata solo lavoro. Era – e rimane – un momento di convivialità, di festa. Durante la raccolta si stringevano rapporti sociali, si rinnovavano contratti di lavoro e si concludevano trattative economiche .

    Le comunità partecipavano con entusiasmo, e la fatica si mescolava al canto, ai balli e ai banchetti . Come scrive un testimone di quell’atmosfera: “Anchi si lu suli tuttu lu jòrnu pica ntesta, vinnignàri è sempri ‘na ranni festa” (Anche se il sole tutto il giorno picchia in testa, vendemmiare è sempre una grande festa) .

    La vendemmia, inoltre, era un’anticipazione delle altre feste autunnali. Una parte del mosto veniva messa da parte per ottenere la sapa, necessaria per preparare is pabassinos, i dolci tipici consumati tra ottobre e novembre, in occasione della Festa dei Defunti (is Animeddas.

    Dal grappolo al calice

    Una volta raccolta con cura, l’uva viene portata in cantina, dove inizia il processo di vinificazione: la trasformazione del mosto in vino . I grappoli vengono diraspati e delicatamente pigiati. Le fermentazioni sono seguite con rispetto, senza forzature, per preservare l’identità di ogni varietà e ogni parcella .

    In questo passaggio, il territorio si racconta nella sua forma più pura. In Sardegna, la vendemmia è il momento in cui l’impegno prende forma liquida, diventando espressione autentica del territorio . Ogni bottiglia porterà con sé il sapore del mare e il calore del sole sardo.

    La vendemmia oggi

    Oggi, in Sardegna, la vendemmia si vive in un’intrigante mescolanza di tradizione e innovazione. Come nell’antichità, i vitigni autoctoni come il Carignano e il Vermentino dimostrano una straordinaria adattabilità alle condizioni climatiche . Ma si affiancano anche nuove interpretazioni, come il Nepente di Oliena, un Cannonau che racconta la storia della Barbagia .

    La vendemmia è diventata anche un’occasione di enoturismo. Manifestazioni come “Cantine Aperte in Vendemmia” aprono le porte delle aziende ai visitatori, offrendo l’esperienza unica di partecipare alla raccolta, assistere alla pigiatura e degustare i vini appena prodotti . A Oliena, l’evento “Calici in Vendemmia” si inserisce nel circuito di Cortes Apertas di Autunno in Barbagia, offrendo l’assaggio dei vini locali in abbinamento ai formaggi del territorio .

    Anche i più piccoli possono vivere questa esperienza: laboratori come “La vendemmia dei bambini” permettono di raccogliere l’uva e pigiarla a piedi nudi come si faceva tanto tempo fa, trasmettendo alle nuove generazioni un patrimonio di saperi e sapori .

    La vendemmia in Sardegna è un viaggio nei sensi e nella memoria. È un rito che si rinnova ogni anno, un filo che lega il passato al presente, la terra al calice, il lavoro alla festa. Un momento per scoprire l’anima più autentica dell’isola, quella che si nasconde tra i filari e che si svela in ogni sorso di vino.

  • Un settembre di eventi: tra sagre, corse e festival

    Un settembre di eventi: tra sagre, corse e festival

    Settembre in Sardegna è un mese che non delude mai. Mentre il mare conserva ancora il calore dell’estate, l’isola si anima di un’altra energia: quella delle sagre, delle feste patronali e dei grandi eventi che colorano piazze e borghi. È il momento in cui la Sardegna si racconta attraverso i suoi riti più autentici, mescolando tradizione, musica, sport e sapori.

    Il grande ritorno: Autunno in Barbagia

    Se c’è un evento che incarna lo spirito di settembre in Sardegna, quello è Autunno in Barbagia. Quest’anno la manifestazione spegne ben 25 candeline e festeggia i 30 anni di Cortes Apertas, il format originario che aprì al pubblico le tradizionali cortes dei paesi barbaricini .

    Da settembre a dicembre, 31 comuni e 32 appuntamenti accoglieranno i visitatori tra le 450mila e le 500mila presenze stimate ogni anno . Ogni tappa è un’esperienza unica: a Oliena si degusta il pane carasau, a Sorgono il vino Mandrolisai, a Gavoi si ammirano i coltelli artigianali, a Tonara i dolci tipici . La novità del 2026? In ogni borgo saranno presenti dimostrazioni dal vivo delle lavorazioni artigianali e gazebo informativi dedicati al progetto Einstein Telescope .

    L’edizione di quest’anno porta il claim “Il gusto antico dell’ospitalità” e si terrà dal 5 settembre al 13 dicembre, attraversando 33 borghi in 32 comuni . Un’occasione imperdibile per immergersi nell’anima più autentica dell’isola.

    Oristano, un evento al giorno

    Nel centro-ovest della Sardegna, Settembre Oristanese trasforma la città e Torregrande in un palcoscenico a cielo aperto. Il calendario è fitto e variegato .

    Al Palasport di Sa Rodia il grande basket con Dinamo Sassari e Valtur Brindisi, mentre dal 10 al 13 settembre spazio a Sardegnacavalli e dal 24 al 27 alla Sardinia Gravel Race, gara ciclistica a tappe .

    Le tradizioni trovano spazio con la Festa del Rimedio, Santa Croce e Sant’Efisio, la serata folk con i Tenores di Neoneli e il Memorial Enrico Fiori del 19 settembre in piazza Eleonora, dedicato ai balli e alla musica tradizionale . Non mancano libri, teatro e arte contemporanea, con la rassegna “E ora… autori in biblioteca” e gli spettacoli del progetto europeo Island Connect II .

    Corse, devozione e feste patronali

    Settembre è anche il mese delle feste patronali, momenti in cui fede e comunità si intrecciano in riti antichi.

    Siurgus Donigala, nel Sud Sardegna, “Sa Festa” della patrona si svolge all’inizio di settembre. È scandita dal lancio di razzi che annunciano l’inizio delle celebrazioni, e per gli abitanti e gli emigrati di ritorno rappresenta un momento di ritrovo collettivo, una pausa dai lavori in campagna per onorare la Vergine in una lunga processione che unisce i territori della Trexenta .

    Ad Aritzo, in Barbagia, la festa in onore di San Basilio si tiene la prima domenica di settembre. È una ricorrenza che risale a oltre cento anni fa, quando i pastori, prima di intraprendere la transumanza verso il Campidano, si riunivano per celebrare il Santo. La processione coinvolge l’intero paese in costume tradizionale, seguita da “Su Pinnone”, l’albero della cuccagna, e da giochi popolari come la corsa dei sacchi .

    La celebre Corsa degli Scalzi di Cabras, dedicata a San Salvatore, è un evento di fede e tradizione che si ripete a settembre . Una corsa a piedi nudi che attraversa lo stagno per raggiungere la chiesetta di San Salvatore, un rito che unisce devozione e sacrificio.

    Artigianato e cultura

    Mogoro (Oristano), fino al 13 settembre, si tiene la 65esima edizione della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna. Con il concept “Intrecci”, ispirato alla tradizione tessile del paese, la fiera riunisce 113 artigiani provenienti da tutta l’isola, rappresentativi di 13 comparti: ceramica, tessitura, oreficeria, legno, vetro, metalli, pelletteria, coltelleria e molto altro . Una vetrina straordinaria del saper fare sardo, capace di unire tradizione e design contemporaneo.

    Settembre in Sardegna è un mese che sa sorprendere. Dai borghi della Barbagia che aprono le loro cortes alle piazze di Oristano animate da concerti e sport, dalle corse devozionali ai banchetti delle sagre, l’isola offre un calendario ricchissimo di eventi. È il momento perfetto per scoprire una Sardegna autentica, fatta di comunità, tradizione e accoglienza.

  • Autunno in Barbagia 2025: Un Viaggio nel Cuore più Autentico della Sardegna

    Autunno in Barbagia 2025: Un Viaggio nel Cuore più Autentico della Sardegna

    C’è un momento magico, ogni anno, in cui il cuore antico della Sardegna apre le sue porte e svela i suoi segreti più custoditi. Questo momento è Autunno in Barbagia, conosciuto anche come “Cortes Apertas”, una manifestazione che trasforma i paesi del cuore dell’isola in un palcoscenico vivente di tradizioni, artigianato, sapori e accoglienza.

    Se pensate che la Sardegna sia solo mare, questo evento vi conquisterà e vi mostrerà un’isola profonda, genuina e struggentemente bella. Ecco una guida per vivere appieno questa esperienza unica nel 2025.

    Cortes Apertas: Storia e Significato di una Tradizione

    L’autunno in Barbagia non è una semplice sagra o una fiera. È un progetto nato per valorizzare l’identità di un territorio ricchissimo di storia, ma spesso lontano dai flitti turistici tradizionali. Le “cortes” sono i cortili, i cortili interni delle case, i piccoli slarghi, i vicoli nascosti che sono sempre stati il centro della vita sociale dei paesi barbaricini.

    Storicamente, la “corte” era il luogo dove si lavorava, si socializzava, si trasmettevano i saperi dagli anziani ai giovani. Aprire queste corti (“Cortes Apertas”) significa aprire le case, le botteghe e il cuore della comunità ai visitatori. È un gesto di accoglienza autentica che permette di respirare l’anima più vera della Sardegna, fatta di gesti antichi, mani sapienti e profumi che parlano di terra e tradizione.

    Non si tratta di una rievocazione folkloristica, ma di una mostra viva del patrimonio culturale immateriale dell’isola. Gli abitanti diventano protagonisti e custodi, mostrando con orgoglio ciò che sono.

    Cosa Si Fa durante l’Autunno in Barbagia?

    Visitare un paese durante il suo weekend di “Cortes Apertas” significa immergersi in un’esperienza totale:

    1. Artigianato di Alto Livello: Nei cortili e nelle piccole botteghe, maestri artigiani lavorano il legno, intrecciano l’asfodelo, tessono su telaio tradizionale, lavorano il ferro battuto e cesellano l’oro. Potrete assistere dal vivo a queste creazioni e acquistare pezzi unici.
    2. Sapori Puri e Antichi: È un trionfo per il palato. In ogni corte assaggerete formaggi pecorini stagionaticulurgionesporceddu (maialino arrosto), pane carasau appena sfornato, vini Cannonau corposi e dolci secchi come le pardulas o amaretti.
    3. Musica e Canti a Tenore: L’aria si riempie delle note delle launeddas e dei canti a tenore, riconosciuti dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. È una colonna sonora potente e ipnotica.
    4. Mostre e Allestimenti: Spesso le corti ospitano mostre fotografiche, esposizioni di abiti tradizionali o di antichi attrezzi per il lavoro nei campi.

    Calendario 2025: Itinerario tra i Borghi

    Il calendario è fitto e permette di pianificare diversi weekend alla scoperta di paesi diversi, ognuno con la sua peculiarità. Ecco alcune tappe imperdibili:

    • 11 – 12 Ottobre: Tonara. La capitale indiscussa del torrone sardo. L’aria profumerà di miele, noci e zucchero caramellato. Imperdibile.
    • 18 – 19 Ottobre: Orgosolo. Il paese famoso per i murales che raccontano storia e protesta sociale. Un connubio unico tra arte moderna e tradizione antica.
    • 7 – 9 Novembre: Mamoiada. Il paese degli Mamuthones e Issohadores, le maschere più misteriose e affascinanti del carnevale sardo. Un’atmosfera unica e arcaica.
    • 15 – 16 Novembre: Nuoro. La “Atene sarda”, con i suoi importanti musei (Museo Deleddiano, MAN), si unisce al percorso con le sue corti nel centro storico.
    • 6 – 8 Dicembre: Fonni. Il paese più alto della Sardegna, spesso già imbiancato dalla prima neve. Un’atmosfera natalizia unirà ai profumi del bosco e della cucina tipica.

    Consigli Pratici per il Viaggiatore

    1. Pianifica: Scegli 1-2 paesi per weekend. I percorsi sono tortuosi e le distanze, seppur brevi in km, richiedono tempo in auto.
    2. Prenota con Anticipo: Gli alloggi (B&B, agriturismi) in questi piccoli paesi vengono prenotati mesi prima, soprattutto per i weekend più gettonati (es. Tonara, Mamoiada).
    3. Vestiti a Strati: L’autunno in Barbagia è fresco, soprattutto la sera. Indossa scarpe comode perché si cammina molto, spesso su selciati irregolari.
    4. Vieni Affamato e Curioso: Assaggia tutto, parla con gli artigiani, fai domande. L’accoglienza è calorosa e gli abitanti sono felici di condividere la loro cultura.
    5. Viaggia Lento: L’autunno in Barbagia non è una gara a vedere più paesi possibile. È un’esperienza da assaporare con lentezza, in un solo cortile alla volta, assaporando un bicchiere di vino e ascoltando una storia.

    Autunno in Barbagia è più di un evento; è un sentimento. È la sensazione di essere ospiti, non turisti. È l’opportunità di scoprire che il vero tesoro della Sardegna non è solo nel suo mare, ma nel cuore forte e generoso della sua gente.