C’è un momento preciso, nell’anno, in cui il confine tra il nostro mondo e un altro, più antico e arcaico, si fa sottile. Per molti, è il 2 gennaio, giorno in cui l’atmosfera festosa sembra esaurirsi insieme all’ultimo pandoro. Ma se ci si spinge nel cuore della Sardegna, tra i graniti e i boschi della Barbagia, si scopre che il vero rito collettivo deve ancora cominciare. Qui, il Carnevale non è una semplice festa: è un ciclo stagionale, un rito agrario, un dialogo con le forze della natura che si risveglia puntuale a metà gennaio.
Questo non è il Carnevale di coriandoli e stelle filanti. Questo è il Carnevale Barbaricino, un fenomeno unico al mondo, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, forse legate ai culti dionisiaci o ai riti per la fecondità della terra. E la sua prima, solenne apparizione avviene proprio nel cuore dell’inverno, dopo la festa di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio.

Il Battesimo del Fuoco: Sant’Antonio e l’Accensione dei Riti
Tutto comincia con i falò, “is foghidonis”, che la notte del 16 gennaio illuminano a giorno le piazze dei paesi barbaricini. Le fiamme di Sant’Antonio, santo protettore degli animali e del fuoco purificatore, non servono solo a scaldarsi. Simbolicamente, bruciano il vecchio, puliscono l’aria e, soprattutto, “risvegliano” le maschere dal loro sonno pietrificato. È come se il calore di quelle fiamme sciogliesse il ghiaccio del tempo, permettendo agli spiriti dell’inverno e della fertilità di tornare a camminare tra gli uomini.

Le Prime Comparse: Mamuthones e Boes Escono dal Buio
Subito dopo il 17 gennaio, spesso già nel fine settimana successivo, accade qualcosa di magico. Nelle strade ancora fredde di Mamoiada si comincia a sentire il cupo, ritmico scandire dei campanacci. Sono i Mamuthones e i loro accompagnatori, gli Issocadores. I primi, incappucciati di nero, con volti di legno (“viseras”) serrati in un’espressione tragica, portano sul dorso fino a 30 kg di campanacci (“carrigarpones”). Il loro passo è un lento, ipnotico incedere, un urto contro la terra. Gli Issocadores, agili e colorati, li guidano e li “catturano” metaforicamente con le loro funi. È una rappresentazione potente, di fatica, di lotta tra uomo e natura, di domesticazione delle forze selvagge.

Nello stesso periodo, a Ottana, si odono muggiti inquietanti. Sono i Boes (buoi) e i Merdùles (pastori/padroni). Anche qui, maschere di legno scuro (“mascaras”), pelli di pecora, e campanacci. I Merdules guidano, frustano, tentano di domare il movimento disordinato e animalesco dei Boes, in una pantomima della transumanza e del rapporto simbiotico e conflittuale tra l’uomo-pastore e l’animale-forza della natura.
Queste non sono “sfilate” nel senso moderno. Sono riti di comparsa, annunci. Dicono: “Siamo tornati. Il ciclo ricomincia”. Un assaggio, un’anteprima di quello che esploderà in tutta la sua forza nei giorni grassi prima delle Ceneri, ma non per questo meno autentica e suggestiva.

Perché proprio Gennaio?
Visitare la Barbagia in questo periodo significa cogliere l’essenza più pura e meno turistica della tradizione. Non c’è folla, non c’è spettacolarizzazione. C’è la comunità che, nell’oscurità dell’inverno, si riunisce attorno al suo rito identitario più profondo. Le maschere si muovono nell’aria frizzante, il fumo dei falò si mischia alla nebbia che sale dalle valli, il suono dei campanacci rimbomba più netto nel silenzio invernale.
È un’esperienza emotiva e quasi mistica, lontana anni luce dai cliché del Carnevale. Ti fa sentire testimone di un segreto antico, di un patto tra una terra aspra e il suo popolo, rinnovato ogni anno al tepore di un fuoco di gennaio.

Consiglio per il Viaggiatore Curioso
Se vuoi assistere a queste prime, magiche comparse:
- Informati sempre sulle date esatte contattando le Pro Loco di Mamoiada e Ottana.
- Sii rispettoso: questo è prima di tutto un rito per la comunità. Mantieni una distanza discreta, non intralciare il percorso delle maschere, eviamo flash fotografici aggressivi.
- Vestiti bene: fa freddo, soprattutto la sera. Scarpe comode e a strati sono d’obbligo.
- Approfondisci: visita il Museo delle Maschere Mediterranee a Mamoiada per comprendere il significato profondo di ciò che vedrai.

Gennaio in Sardegna non è un mese di attesa. È un mese di inizio. E il battito d’apertura è il suono greve dei campanacci che, nel cuore della notte invernale, annunciano il risveglio degli spiriti della montagna.
Hai mai pensato di vivere il Carnevale come un rito e non come una festa? Raccontaci la tua esperienza o le tue curiosità nei commenti!






































