Fino al 30 maggio 2026, quattro sedi espositive per un viaggio nell’abito femminile della Sardegna tra storia, artigianato e memoria
C’è un modo, in Sardegna, di raccontare chi si è senza bisogno di parole. È il costume tradizionale. Quel concentrato di stoffe, colori, ricami e gioielli che ogni comunità dell’isola ha cucito nei secoli come una seconda pelle, un’identità visibile, un orgoglio da indossare nelle occasioni che contano.
A Sassari, fino al 30 maggio 2026, questo patrimonio straordinario è protagonista di “Identità Svelate” , una mostra diffusa che celebra l’abito femminile sardo in tutte le sue varianti . L’esposizione, che apre il ricco cartellone della 75ª Cavalcata Sarda, rappresenta il focus tematico scelto dall’amministrazione comunale per l’edizione 2026 della “Festa della Bellezza” .
Non una mostra tradizionale, ma un percorso a tappe che si snoda attraverso quattro sedi prestigiose del centro storico, ognuna dedicata a un aspetto specifico dell’abito tradizionale . Un’occasione unica per immergersi in un universo fatto di tessuti pregiati, tecniche artigianali secolari e simboli antichi.
Ecco cosa vi aspetta.

Il progetto: un racconto visivo coordinato
L’idea alla base di “Identità Svelate” è ambiziosa: raccontare l’abito tradizionale sardo non come un reperto museale, ma come un elemento vivo e in continua evoluzione. L’assessora alla Cultura di Sassari, Nicoletta Puggioni, ha spiegato il cambio di prospettiva rispetto al passato: «Per troppo tempo la Cavalcata è rimasta uguale a sé stessa. Quest’anno mettiamo al centro il lavoro artigiano che sta dietro la bellezza, con un focus sul costume tradizionale» .
Le quattro esposizioni sono legate da un’immagine coordinata studiata dalla designer Mara Damiani, che ha unito i luoghi in un racconto visivo coerente . L’intero percorso è visitabile fino al 30 maggio, con orari e aperture consultabili sul sito del Comune di Sassari .

Le quattro sedi della mostra diffusa
1. Padiglione Tavolara – “TRA-ME, Tradizione e Meraviglia”
Il Padiglione Tavolara, storico spazio espositivo nel cuore di Sassari, ospita il cuore della mostra . Qui, “TRA-ME” (un gioco di parole che unisce “tradizione” e “meraviglia”) propone un percorso che esplora il costume femminile sardo attraverso abiti d’epoca, tessuti pregiati e ricami provenienti da diverse comunità dell’isola.
L’obiettivo è mostrare la straordinaria varietà dei costumi sardi: ogni paese ha il suo modello, riconoscibile da dettagli precisi come il copricapo, il colore del corpetto o la foggia della gonna . Come spiegano gli esperti, in Sardegna “l’abito della tradizione ha caratteristiche analoghe alla lingua locale: ogni comunità ha il suo abito tradizionale, così come ha la sua parlata tipica” .
2. Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico “Sanna” – “Dentro e fuori il museo: gli abiti del Sanna in un’esposizione partecipata”
Il prestigioso Museo “Sanna” propone un approccio innovativo: un’esposizione che non si limita a mostrare gli abiti delle sue collezioni, ma li contestualizza all’interno della vita e delle tradizioni delle comunità che li hanno indossati .
L’aspetto più affascinante? È un’esposizione partecipata, che coinvolge le comunità locali nel racconto e nella valorizzazione del proprio patrimonio. Un modo per restituire voce a chi quegli abiti li ha indossati, tramandati, custoditi.
3. Pinacoteca Nazionale di Sassari – “Vestire da Regina: dipingere un’isola favolosa”
La Pinacoteca Nazionale affronta il tema del costume da una prospettiva diversa: quella artistica . Attraverso dipinti e ritratti d’epoca, la mostra “Vestire da Regina” esplora come l’abito tradizionale sardo sia stato rappresentato nell’arte nel corso dei secoli.
Le tele raccontano un’isola percepita come favolosa e lontana, dove il costume diventa simbolo di un’identità forte e riconoscibile. È interessante notare come anche grandi personalità del passato, come Dante Alighieri nella Divina Commedia, abbiano avuto modo di notare e commentare le peculiarità dell’abbigliamento sardo .
4. Sala Giuseppe Duce di Palazzo Ducale – “L’arte del ricamo: trenta varianti del bustino femminile”
L’ultima tappa del percorso è forse la più sorprendente. Nella sala Giuseppe Duce di Palazzo Ducale, la mostra si concentra su un dettalo specifico dell’abito femminile: il bustino .
«Trenta varianti del bustino femminile» dimostra come anche un singolo elemento dell’abito possa variare in modo straordinario da un paese all’altro, raccontando storie diverse di artigianato, gusto e tradizione. I bustini esposti mostrano una varietà sorprendente di ricami, tessuti, colori e tecniche di confezione, testimoniando l’incredibile ricchezza del patrimonio artigianale sardo.

L’abito tradizionale sardo: un patrimonio di significati
Ma cosa rende il costume tradizionale sardo così speciale da meritare una mostra interamente dedicata? La risposta sta nella sua capacità di raccontare.
Un’identità, mille varianti
Come accennato, non esiste un solo costume sardo, ma centinaia di varianti, ognuna legata a un paese o a una comunità specifica . I costumi femminili di Oristano non assomigliano a quelli di Nuoro, e quelli di Desulo sono immediatamente riconoscibili rispetto a quelli di Cabras o di Samugheo .
Questa varietà è il riflesso della storia dell’isola: un territorio frammentato, con comunità che per secoli hanno sviluppato tradizioni autonome, pur condividendo una stessa identità di fondo .
Eleganza e simbolismo
Dal punto di vista stilistico, i costumi sardi colpiscono per l’equilibrio tra esuberanza ed eleganza . Quelli femminili sono composti da gonne ampie, camicie ricamate, corpetti aderenti e scialli finemente decorati. I colori spaziano dal nero profondo al rosso intenso, dal blu al verde, con accenti dorati che richiamano gioielli e bottoni in filigrana .
Quelli maschili, più essenziali ma non meno carichi di significato, prevedono camicie bianche, gilet, pantaloni in orbace o velluto e il caratteristico copricapo: la tradizionale berritta, nera o rossa, a forma di sacco .
Le antiche origini
Gli studiosi hanno notato sorprendenti analogie tra alcune caratteristiche del costume sardo (in particolare il corpetto femminile che evidenzia il seno) e i costumi minoici dell’antica Creta . Già nel 1855, Padre Antonio Bresciani osservava come certe fogge dell’abito sardo fossero «antichissime al ragguaglio de’ monumenti» .
Questa connessione non deve stupire: gli antichi sardi, come gli altri popoli del mare, viaggiavano nel Mediterraneo e scambiavano materiali e usanze. I costumi tradizionali, in questo senso, sono veri e propri monumenti che portano i segni della lunga storia dell’isola e dei suoi abitanti .
I gioielli: tra estetica e magia
Non si può parlare di costume sardo senza menzionare i gioielli che lo impreziosiscono. Bottoni in argento e oro, collane, orecchini, spille e amuleti raccontano storie di artigianato raffinato e, talvolta, di antichi saperi magici .
Secondo la leggenda, erano le Janas (le fate delle antiche Domus de Janas) a tessere fili d’oro e d’argento per creare gioielli in filigrana . Tra tutti, il più celebre è la fede sarda, capace di intrecciare le vite di due amanti. La sua forma tradizionale presenta piccole sfere che simboleggiano i chicchi di grano, segno di prosperità e del legame dei due innamorati con la loro terra .

Quando il costume torna a vivere
Oggi i costumi tradizionali della Sardegna escono dagli armadi nelle occasioni più importanti: feste patronali, processioni religiose, sagre, rievocazioni storiche . La Cavalcata Sarda del 17 maggio, naturalmente, sarà l’appuntamento clou in cui questi abiti torneranno a sfilare per le vie di Sassari .
Come sottolinea il sindaco Giuseppe Mascia, l’obiettivo è far sì che Sassari «riacquisti un ruolo centrale nell’isola» attraverso la valorizzazione della propria identità culturale . E “Identità Svelate” è il primo, fondamentale passo in questa direzione.
Informazioni pratiche
- 📍 Dove: quattro sedi nel centro di Sassari:
- 🗓️ Quando: dal 9 maggio al 30 maggio 2026
- 🕒 Orari: consultabili sul sito del Comune di Sassari (le singole sedi possono avere orari diversi)
- 💰 Costo: l’ingresso alle mostre potrebbe variare a seconda della sede (verificare sul sito ufficiale)
- 🎟️ Evento speciale: venerdì 15 maggio, su Videolina, andrà in onda una puntata speciale del programma “Bistimenta” condotto da Ambra Pintore, interamente dedicata alla mostra diffusa
- 📍 Infopoint: in piazza Castello sarà attivo il villaggio espositivo “Tradizioni in movimento – Visioni di Sardegna” con materiali informativi
Perché visitare “Identità Svelate”

“Identità Svelate” non è una mostra per soli appassionati di folklore o di moda. È un viaggio nell’anima della Sardegna, un’opportunità per capire come un’isola intera abbia scelto di raccontarsi – e di resistere – attraverso il linguaggio universale dell’abbigliamento.
Come scrive Antonio Malandrone, studioso di tradizioni sarde, «a guardar bene anche gli abiti tradizionali possono essere considerati dei veri e propri monumenti, che portano i segni della lunga storia dell’Isola e dei suoi abitanti» .
Venite a Sassari. Passeggiate da una sede all’altra. Lasciatevi sorprendere dalla varietà dei ricami, dalla ricchezza dei tessuti, dalla profondità dei significati. E scoprirete che ogni costume è una storia, e ogni storia è un pezzo di Sardegna.

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